Il socialismo utopistico

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Scritti di
Henri de Saint-Simon
Charles Fourier
Robert Owen
Pierre Joseph Proudhon

Kuzma Petrov-Vodkin, Fantasia, 1925, Museo russo, Mosca

L’utopia ha un posto notevole nella storia del pensiero politico e ne accompagna lo svolgimento sia nel mondo antico che nel mondo moderno. Essa presenta però caratteri profondamente diversi.

Nel pensiero politico greco l’utopismo è, per cosi dire, un elemento organico, strettamente connesso con la specifica caratteristica della speculazione politica di mirare alla identificazione di un modello di perfetto Stato di virtù e di saggezza.

La Repubblica di Platone è il tipo più compiuto di questo utopismo antico che concepisce lo Stato positivo come la realizzazione di un ideale globale di vita. A questa impostazione del pensiero politico che continua ad esercitare influenza notevole fino all’età del Rinascimento il pensiero moderno reagisce, si è già visto, contrapponendo al perfezionismo platonico l’indagine realistica delle strutture positive dello Stato.

Capostipite di questo indirizzo è Machiavelli, che riassume in questi termini la sua critica all’utopismo: «Sento l’intento mio scrivere cosa utile a chi l’intende, mi è parso più conveniente andare dietro alla verità effettuale della cosa, che all’immaginazione di essa; e molti si sono immaginati repubbliche e principati, che non si sono mai visti né conosciuti essere in vero, perché egli è tanto discosto da come si vive a come si dovrebbe vivere, che colui che lascia quello che si fa per quello che si dovrebbe fare, impara piuttosto la rovina che la preservazione sua; perché un uomo che voglia fare in tutte le parti professione di buono, conviene che rovini infra tanti che non sono buoni».

Da questa indagine sperimentale dello Stato positivo resta in definitiva influenzato anche l’utopismo politico moderno, sia nel suo primo filone rinascimentale che annovera, oltre a Moro e a Campanella, Francesco Bacone (1561-1626, La nuova Atlantide), sia nel filone eminentemente politicopratico di Thomas Münzer (circa 1498-1525), degli evangelici protestanti e dei «livellatori” e degli “zappatori” inglesi del Seicento, ma ancor più nelle più tarde varianti illuministiche settecentesche (Morelly, Basiliade, Codice della natura; Jean Meslier, 1664-1729, Il mio testamento; Babeuf, 1760-1797; Filippo Buonarroti, 1761-1837, La congiura degli eguali).

Ciò che caratterizza infatti l’utopismo moderno è di essere una stretta funzione della ricognizione degli ordinamenti politico-sociali positivi e di scaricare nell’utopia un forte potenziale critico nei confronti degli istituti vigenti e in particolare della proprietà privata ormai trionfante.

Tale caratteristica si accentua soprattutto nella produzione utopistica che nasce nel periodo della rivoluzione industriale e della affermazione della nuova società privatistica. In essa l’elemento critico fa corpo, quasi sempre, con una diffusa e spesso approfondita analisi delle strutture sociali e politiche, sicché vi si stabilisce un importante collegamento con la nuova scienza dell’economia politica.

La stessa progettazione della nuova società è strettamente connessa con la risoluzione dei contrasti e degli sconvolgimenti generati dallo sviluppo industriale. Nasce cosi una possente denuncia della miseria e dello sfruttamento che si slarga nella critica spesso bruciante e mordace della proprietà privata, del parassitismo statalistico, ecclesiastico e militaristico.

Su questo terreno la produzione utopistica si alimenta ben presto della filantropia positivista. Ma questa pur fondamentale fisionomia critica resta disfatta nelle nuove escogitazioni dottrinarie che non di rado sconfinano in forme ammodernate di misticismo e di autoritarismo.

Più filosofica, invece, la generazione degli utopisti minori che seguono la triade di Saint Simon, Fourier e Owen: Étienne Cabet (1788-1856, Viaggio in Icaria); Wilhelm Weitling (1808-1871, Garanzie dell’armonia e della libertà), Moses Hess (1812-1875, Triarchia europea) che si muovono già sul piano del radicalismo politico.

Di formazione quasi esclusivamente economicopolitica, infine, è quella ala del movimento operaio socialista che può considerarsi un’ultima propaggine del socialismo utopistico e che, di fronte all’indirizzo scientifico di Marx, è già valutabile come “socialismo piccolo borghese”: P.J. Proudhon e Louis Blanc (1812-1882, L’organizzazione del lavoro).

Una posizione a parte tengono, per la loro attività rivoluzionaria, Auguste Blanqui (18051881), che rientra peraltro nel novero vastissimo dei pubblicisti socialisti piuttosto che fra i teorici veri e propri, Michajl Bakunin (1814-1876, Lo Stato e l’anarchia) il teorico russo dell’anarchismo e il gruppo dei cosiddetti democratici rivoluzionari russi (Herzen, Dobroljubov, Cerniscevskij).

Bibliografia

Per un quadro generale: G. Perticone, Linee di storia del comunismo, Milano, 1945; L. Valiani, Storia del movimento socialista, Firenze, 1951; V. Pareto, I sistemi socialisti, Torino, 1954, capp. VI-VII; F. Engels, Antiduhring, Roma, 1956, terza parte; K. Marx e F. Engels, L’Ideologia tedesca, Roma, 1958; L. Valiani, Questioni di storia del socialismo, Torino, 1958; J. Touchard, Storia del pensiero politico, Milano, 1963, cap. XII; G. Mosca, Storia delle dottrine politiche, Bari, 1963, capp. XXXI-XXXIII.

Sui singoli autori e movimenti: F. Buonarroti, La congiura per l’eguaglianza o di Babeuf, Torino, 1946; A. Galante Garrone, Filippo Buonarroti e i rivoluzionari dell’800 (1828-1837), Torino, 1951; L. Federici, Saint-Simon, Napoli, 1922; A. Ferrau, L’avvenire nella politica di Saint-Simon, Roma, 1931; M.F. Fazio, Linea di sviluppo del pensiero di C.H. di Saint-Simon, Palermo, 1942; F. Gentile, Dalla concezione illuministica alla concezione storicistica della vita sociale. Saggio sul concetto di società nel pensiero di C.H. de Saint-Simon, Padova, 1960; E. Cordero, Carlo Fourier e il suo tentativo di educazione sociale, Milano, 1920; G. Del Bo, Charles Fourier e la scuola societaria (1801-1922). Saggio bibliografico, Milano, 1957; G. Santonastaso, P.J. Proudhon, Bari, 1935; R.G. de Marsico, La dottrina eticogiuridica di P.J. Proudhon, Roma, s.d.; K. Marx e F. Engels, Contro l’anarchismo, Roma, 1950; G.M. Bravo, Wilhelm Weitling e il comunismo tedesco prima del Quarantotto, Torino, 1963; S. Bernstein, Storia del socialismo in Francia, Roma, 1963, 2 voll.; M. Beer, Storia del socialismo britannico, Firenze, 1964, 2 voll.; U. Cerroni, Le origini del socialismo in Russia, Roma, 1965; F. Engels, L’Internazionale e gli anarchici, Roma, 1965; F. Della Peruta, Democrazia e socialismo nel Risorgimento, Roma, 1965; G.M. Bravo, Il socialismo prima di Marx, Roma, 1966.

Da Umberto Cerroni, Il pensiero politico. Dalle origini ai nostri giorni, Editori Riuniti, Roma, 1966, pp. 755–757

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Laureatosi in storia a Firenze nel 1977, è entrato nell’editoria dopo essersi imbattuto in un computer Mac nel 1984. Pensò: Apple cambierà tutto. Così è stato.

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Mario Mancini

Mario Mancini

Laureatosi in storia a Firenze nel 1977, è entrato nell’editoria dopo essersi imbattuto in un computer Mac nel 1984. Pensò: Apple cambierà tutto. Così è stato.

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