Le contraddizioni logiche della Costituzione americana

Estratto da: Stephen Budiansky, Journey to the Edge of Reason: The Life of Kurt Gödel, W.W. Norton & Company, New York, 2021, pp. p. 233–234

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Kurt Gödel (a sinistra) con Albert Einstein durante la quotidiana passeggiata di ritorno a casa dall’Institute for Advanced Study a Princeton (NJ)

Ecco l’estratto dalla recente biografia di Kurt Gödel di Stephen Budiansky che ricostruisce, con nuove fonti, la vicenda quasi leggendaria dell’esame sostenuto da Kurt Gödel per ottenere la cittadinanza americana.

Poco dopo il ritorno della moglie Adele, Kurt e Adele si recarono a Trenton per gli esami di cittadinanza, ultimo ostacolo per diventare cittadini americani. I garanti di Gödel erano Einstein e Morgenstern. Kurt e la consorte sarebbero dovuti comparire per la prova d’esame davanti allo stesso giudice federale distrettuale, Phillip Forman, che aveva presieduto l’udienza di naturalizzazione di Einstein sette anni prima.

La storia dell’esame di Gödel è entrata nella leggenda ed è stata raccontata in molte versioni assai ricamate, ma Morgenstern ha lasciato un racconto di prima mano che è sicuramente il più accurato.

Mesi prima del suo esame di cittadinanza, Gödel aveva iniziato uno studio esaustivo della storia americana, del governo, degli avvenimento coevi, delle leggi e delle statistiche, riempiendo pagine e pagine di appunti (nella stenografia di Gabelsberger), sulle tribù indiane d’America, sui nomi dei generali britannici nella guerra rivoluzionaria, sulla legge fallimentare nazionale del 1863, sull’ufficio del direttore generale delle poste. Nella biblioteca dell’Università di Princeton esaminò anche gli statuti riveduti dello Stato del New Jersey, il codice sanitario del 1901 e l’atto di incorporazione della città di Princeton.

Quasi tutti i giorni chiamava Morgenstern per chiedere altri libri e per tempestarlo di domande su ciò che aveva scoperto fino a quel momento. Scrisse Morgenstern[1].

“Gödel sta leggendo il World’s Almanac e mi chiama molte volte, stupito dei fatti che vi trova e di quelli che si aspetta di trovare e che invece non ci sono, e li attribuisce a un intento malvagio di nasconderli. Un divertimento innocuo. Anch’io mi diverte molto”.

Con l’avvicinarsi della data iniziò a interpellare ossessivamente Morgenstern sull’organizzazione del governo locale.

Morgenstern ha ricordato:

“In particolare, voleva sapere da me dove fosse il confine tra la Contea e la città. Ho cercato di spiegargli che tutto questo era totalmente inutile, ma, naturalmente, senza successo… Poi volle sapere come era eletto il consiglio della Contea, il consiglio comunale, e chi era il sindaco e come funzionava il consiglio comunale. Pensava che avrebbe potuto essere interrogato su tali argomenti. Se avesse dimostrato di non conoscere la città in cui viveva, avrebbe fatto una cattiva impressione.
Cercai di persuaderlo che tali domande non venivano mai poste, che la maggior parte delle domande erano di tipo formale e che lui avrebbe risposto facilmente; che al massimo gli avrebbero chiesto che tipo di governo abbiamo in questo paese o il nome della corte più alta. Insomma: domande di questo tipo. In ogni caso, continuò con lo studio della Costituzione.
Mi disse, piuttosto eccitato, che esaminando la Costituzione, con sua grande angoscia, aveva trovato alcune contraddizioni interne e che poteva dimostrare come, in modo perfettamente legale, sarebbe stato possibile per qualcuno diventare un dittatore e instaurare un regime fascista, aborrito da coloro che avevano redatto la Costituzione stessa. Gli dissi che era molto improbabile che tali eventi potessero verificarsi, anche supponendo che avesse ragione, cosa di cui ovviamente dubitavo. Ma lui insisteva e così abbiamo avuto molti colloqui su questo particolare argomento. Cercai di persuaderlo di non sollevare tali questioni nell’esame davanti al tribunale di Trenton, e ne parlai anche con Einstein: era inorridito dal solo fatto che un’idea del genere fosse venuta in mente a Gödel e dissi esplicitamente a Gödel che non doveva preoccuparsi di queste cose né discutere tale questione”.

Il giorno dell’esame, Morgenstern andò a prendere Gödel con la sua auto, poi andò a casa di Einstein e i tre partirono per Trenton. Einstein, con il suo solito fare malizioso, si girò verso Gödel, seduto sul sedile posteriore, e chiese seriamente: “Ora, Gödel, sei davvero preparato bene per questo esame?”. Domanda che, per la gioia di Einstein, ebbe esattamente l’effetto desiderato, mandò Gödel in un panico momentaneo. Entrando nell’aula, il giudice Forman fu felice di vedere Einstein e chiacchierò brevemente con il famoso visitatore prima di rivolgersi a Gödel. “Allora, signor Gödel, da dove viene?”

“Da dove vengo? Dall’Austria”.
“Che tipo di governo avevate in Austria?”.
“Era una repubblica, ma la costituzione era tale che alla fine fu trasformata in una dittatura”, rispose Gödel.
“Questo è del tutto inaccettabile”, disse il giudice. “E, naturalmente non potrebbe accadere in questo paese”.
“Oh, sì”, esclamò Gödel. “Posso provarlo!”[2]

Forman, Einstein e Morgenstern guardandosi l’uno l’altro combinarono i loro sforzi per zittire Gödel prima che potesse dire qualcos’altro su questo argomento. Il resto della cerimonia si svolse senza incidenti.

Nessuno ha trovato nelle carte di Gödel una spiegazione di quale fosse il difetto che sosteneva di aver scoperto. Un studioso di diritto[3]

ha suggerito in modo fantasioso l’ipotesi che Gödel potrebbe aver osservato questa contraddizione: mentre la Costituzione rende volutamente assai difficile emanare emendamenti, non c’è nulla che impedisca che il processo di emendazione stessa venga rivisto per indebolire queste salvaguardie — un pezzo di logica autoreferenziale piacevolmente “gödeliana”.

[…] La cittadinanza e la sua posizione permanente a Princeton cementarono i sentimenti che aveva già trasmesso alla madre circa la felicità e la sicurezza che trovava nella nuova Patria. “Mi sento molto a casa qui in questo paese”, le scrisse Gödel, “e non tornerei a Vienna nemmeno nel caso in cui mi venisse offerto qualcosa. A parte tutte le circostanze personali, trovo il paese e le persone qui 10 volte più piacevoli che a Vienna”.

Note

[1] Notes on American Government and History, KGP, 11b/1–2; OMD, 23 February 1947.

[2] Oskar Morgenstern, History of the Naturalization of Kurt Gödel, draft memorandum, 13 September 1971, in Thomas, Collection.

[3] Guerra-Pujol, Gödel’s Loophole.

Da Stephen Budiansky, Journey to the Edge of Reason: The Life of Kurt Gödel, W. W. Norton & Company, New York, 2021, pp. p. 233–234 (Kindle edition)

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Laureatosi in storia a Firenze nel 1977, è entrato nell’editoria dopo essersi imbattuto in un computer Mac nel 1984. Pensò: Apple cambierà tutto. Così è stato.

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Mario Mancini

Mario Mancini

Laureatosi in storia a Firenze nel 1977, è entrato nell’editoria dopo essersi imbattuto in un computer Mac nel 1984. Pensò: Apple cambierà tutto. Così è stato.

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