Virtù e sogno economico del cartello luterano

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Heinrich Heine[1], uno dei più grandi poeti del Romanticismo tedesco diceva: «I tedeschi sono un popolo speculativo, di ideologi, di precursori e contemplatori, di sognatori, che vivono solo nel passato e nel futuro e non hanno presente».

Forse non a caso, la parola sogno è proprio nel titolo dell’interessante ricostruzione storica del prof. Hiram Kümper[2], implicitamente insieme anche alla parola passato per il richiamo all’Hansa: Il sogno del mercante rispettabile. I tedeschi e la Lega Anseatica[3].

Tutti gli uomini, d’altronde, cercano e sperano di un passato puro e glorioso che li porti a immaginare un futuro più limpido del presente: nella presentazione del libro, in Germania, hanno scomodato il padre nobile per eccellenza dell’etica protestante imprenditoriale,

Thomas Mann[4], con una frase da I Buddenbrook: “Sii con piacere nei negozi durante il giorno, ma fai solo le cose in modo da poter dormire sonni tranquilli di notte”, con la quale lo stimabile uomo d’affari Johann consegna l’attività a suo figlio.

Il romanzo è la storia dello struggente declino, diventandone simbolo europeo e occidentale, di una famiglia della borghesia mercantile di Lubecca che, fatalità, è anche il centro principale delle città che formavano la Lega Anseatica.

Ma cos’era la Lega Anseatica? Il nome deriva da Hanse che significa raggruppamento, e fu un’alleanza di città che dal tardo medioevo arrivò all’inizio dell’era moderna, ebbe il monopolio dei commerci sul mar Baltico e sui mari dell’Europa settentrionale che però, diversamente dalle Repubbliche marinare mediterranee, non arrivò mai all’indipendenza politica.

Il quadro raffigura il Sig. Berck, di Colonia, che era uno dei mercanti anseatici dello Steelyard che Holbein[5] ritrasse durante il suo secondo soggiorno in Inghilterra, quando fu incaricato di decorare la sala riunioni e di produrre ritratti individuali dei membri della gilda. Tutti con lo stesso formato, con il protagonista rappresentato frontalmente contro uno sfondo non adornato.

Interessante notare il messaggio che questi quadri vogliono trasmettere, è un messaggio rappresentativo della dottrina di vita protestante, al contrario della mentalità mediterranea francese, spagnola o italiana, che sfoggiava abiti di lusso e colorati, qui il colore che prevale è il nero e gli abiti sono di qualità ma non di lusso: il capitano d’impresa luterano ritratto, ci dice che i soldi dei guadagni non vengono spesi in lussi, ma vengono reinvestiti nella società.

Questo quadro racconta la forza economica della sua espansione territoriale. Lo Steelyard, dal tedesco Stalhof, fu la principale base commerciale della Lega Anseatica a Londra durante il XV e XVI secolo. Lo Steelyard si trovava sulla riva nord del Tamigi vicino al deflusso del Walbrook, nel quartiere di Dowgate della City di Londra. Come le altre basi Hansa, era una comunità separata da mura con i propri magazzini sul fiume, con locali di pesatura e conteggio, cappella, cantine, cucine e quartieri residenziali.

La Lega esercitò un’enorme influenza economica, politica e culturale: Che cosa desidererai di più/Dell’onore della vecchia Lubecca? (Distico dei mercanti anseatici, XIV secolo[6]), che ancora oggi non si è spenta e riemerge in numerosi riferimenti, come il termine di capitalismo anseatico[7], coniato dal sociologo Aldo Bonomi, o nel richiamo (forse ora un po’ sopito dal Next Generation EU?) alla Nuova Lega anseatica[8] nell’ambito delle discussioni tra i gruppi di stati in Europa, tra “frugali” e “cicale”, tra paesi del nord e paesi mediterranei.

La lega in fondo era un cartello? La Treccani lo definisce in questo modo:

“In economia, il cartello industriale è una forma di coalizione tra imprese, detta anche sindacato industriale o consorzio: un gruppo d’imprese dello stesso ramo di produzione si accordano per sospendere la concorrenza. I cartelli, nazionali o internazionali, mirano al raggiungimento dell’obiettivo: impedire la discesa dei prezzi e ridurre il costo della concorrenza.”

Anche Enrico Mattei[9] ne scriveva nel 1960, riferendosi al mercato del petrolio, di cui fu uno dei massimi protagonisti: “Io lotto contro il cartello non solo perché è oligopolistico ma perché è maltusiano e maltusiano ai danni dei paesi produttori come ai danni dei paesi consumatori”.[10]

È in questo contesto che il lavoro del prof. Kümper appare interessante perché, come riportano le recensioni tedesche, smonta il sogno di un rispettabile uomo d’affari, dell’imprenditore responsabile e fa pubbliche le nuove intuizioni dell’ascesa, sulla vecchia via della seta del nord, della Lega Anseatica, la mafia[11] del Medioevo, che in realtà operava come un’organizzazione segreta che metteva in ginocchio gli avversari con metodi brutali[12]. «Uomini d’onore probabilmente lo erano, ma più nel senso che anche i membri della mafia si percepiscono come tali», dice lo studioso in un’intervista e «Il mercante rispettabile non è automaticamente un mercante onesto».[13]

La mancata rappresentazione pubblica fu sfruttata, facendo rimanere nell’ombra chi tirava le fila e prendeva le decisioni, e dettava le regole. Come quelle severe sul comportamento che vietava di bazzicare i bordelli e obbligava a dormire nei loro quartieri, non solo per ragioni morali, o forse in minima parte, ma prevalentemente per non interferire e ostacolare in nessun modo i commerci.

Oppure come nel 1468, quando la Lega fu chiamata in tribunale perché pareva che alcuni membri inglesi avessero ucciso il governatore di un’isola danese, per cui il re di Danimarca, considerandoli responsabili collegialmente, comminò una multa di 20.000 sterline. Il processo invece si risolse con la vittoria della causa da parte della Lega, anche grazie all’ingaggio di un famoso avvocato, Johannes Osthusen[14], che impostò la difesa dicendo che la Lega non era una società registrata, non possedeva beni in comune e, soprattutto, gli aderenti non condividevano il rischio d’impresa.

Quindi, in chiusura, si può ben capire come lo scoprire che le certezze etiche, anche quando vengono messe in discussione, induca comunque a rimanerne aggrappati e in fondo a credere che siano anche vere ma, allo stesso tempo, possa creare disagio, malessere e imbarazzo e i tedeschi in questo ritratto, in questo specchio delle loro nobili origini, devono averci visto il loro demone, cosi come successe, un secolo prima delle vicende narrate, a Villana de’ Botti a metà del Trecento.

Villana de’ Botti nasce nel 1332 a Firenze, da una famiglia di ricchi commercianti. Andò in sposa a Rosso di Pietro Benintendi, con il quale ebbe un figlio.

Furono anni vissuti nella dissolutezza, nel piacere e nel lusso, finché un giorno guardandosi allo specchio, come faceva spesso, vide una figura orribile, un demonio: il segno divino della corruzione interiore.

Allora, nella chiesa di Santa Maria Novella, si confessò e dopo aver venduto tutti i suoi beni si fece terziaria domenicana e riuscì a convertire anche il marito e il padre.

Note

[1] Düsseldorf 1797-Parigi 1856: Amore mio, noi sedevamo insieme/nell’intimo d’una barca leggera. /Navigavam nella notte silente/sulla strada infinita dei flutti…/Sempre più dolce si fa la musica/e sempre più vorticosa la danza;/noi allor davanti a lei passammo/senza conforto sul mare infinito.

[2] Professore di storia del tardo medioevo e della prima età moderna, all’Università di Mannheim.

[3] Der Traum vom Ehrbaren Kaufmann. Die Deutschen und die Hanse.

[4] Lubecca, 1875-Zurigo 1955.

[5] Hans Holbein il Giovane (1497–1543), pittore e incisore tedesco, dipinse a Basilea e poi in Inghilterra alla corte di Enrico VIII.

[6] Was willst begehren mehr/Als die alte Lübsche Ehr? (www.limesonline.com).

[7] 2011: cinque tipologie di capitalismo europeo: 1. Il capitalismo anglosassone; 2. Il capitalismo renano; 3. Il capitalismo francese; 4. Il capitalismo anseatico; 5. Il capitalismo di territorio.

[8] Otto Stati: Paesi Bassi, Svezia, Danimarca, Finlandia, Irlanda, Lituania, Lettonia, Estonia.

[9] Enrico Mattei, 1906-1962), imprenditore, partigiano, politico e dirigente pubblico italiano. Nel 1953 fondò l’Eni, e l’Agip diventò la struttura più importante.

[10] Dagli appunti (poi non utilizzati) per un discorso da tenere a Tunisi nel giugno 1960, Archivio storico dell’Eni (wikiquote).

[11] Così come i cartelli dei narcos messicani o colombiani.

[12] Di Frank Thadeusz, der Spiegel, dicembre 2020.

[13] Paolo Valentino, Corriere della sera 4-1-2021.

[14] John Osthusen, 1425-1506, avvocato tedesco, sindaco di Lubecca e canonico nella cattedrale di Lubecca.

Laureatosi in storia a Firenze nel 1977, è entrato nell’editoria dopo essersi imbattuto in un computer Mac nel 1984. Pensò: Apple cambierà tutto. Così è stato.

Laureatosi in storia a Firenze nel 1977, è entrato nell’editoria dopo essersi imbattuto in un computer Mac nel 1984. Pensò: Apple cambierà tutto. Così è stato.