Veganesimo: fa bene alla Terra e alla ricerca della felicità

Il futuro può essere davvero dei vegani

Via agli altri articoli della serie Sostenibilità e stili di vita

Image for post
Image for post
Un ritaglio di una delle molte versioni della copertina preparata dalla Emi per “Atom Earth Mother”, quinto album dei Pink Floyd, un classico degli anni settanta.

Pubblichiamo di seguito la seconda parte del post sul veganesimo che riporta in traduzione italiana un servizio del magazine “The Economist”. Leggi la prima parte.

La carne è affamata di terra

Alon Shepon e colleghi del Weizmann Institute hanno esaminato questo aspetto in termini di costo-opportunità (cioè il costo derivante dal mancato sfruttamento di un’opportunità concessa a un soggetto economico, è un indicatore di perdita o di spreco). La scelta di produrre un grammo di proteine alimentando una gallina ovaiola, piuttosto che ottenere l’equivalente dalle piante, ha un costo- opportunità del 40%. Ottenere il grammo di proteine dalla carne bovina rappresenta un costo-opportunità del 96% (vedi grafico). Questi studiosi affermano che, se l’America smettesse di pagare questi costi opportunità e in primo luogo ottenesse le proteine dalle piante, potrebbe aumentare l’offerta di cibo di un terzo o eliminare tutte le perdite dovute allo spreco degli alimenti.

Image for post
Image for post
Questo grafico rende bene l’idea del rapporto tra costo e opportunità, che è un indice di perdita di valore, tra la crescita di animali da allevamento e il loro equivalente vegetale in termini proteici.

Mandrie: emissioni di CO2 da spavento

Springmann ei suoi colleghi hanno calcolato che nel 2050, in un mondo dominato dal veganesimo, le emissioni di gas serra prodotte dall’agricoltura sarebbero inferiori del 70% rispetto al mondo attuale; in un mondo della “alimentazione globale sana” sarebbero inferiori del 29%. I benefici non sono tutti dovuti solo al minor numero di bovini; ma una grande parte di essi sì. L’allevamento di bovini produce sette volte più emissioni per tonnellata di proteine rispetto agli allevamenti di suini o di pollame, 12 volte più della soia e 30 volte più del grano. Rinunciare alla carne produce molti dei benefici della scelta vegana.

Cibarsi di altri animali fa anche molta differenza. In termini ambientali, ottenere le proteine dagli insetti — convertitori molto efficienti — potrebbe essere quasi indistinguibile dal veganesimo.

Image for post
Image for post

La sofferenza degli animali è morale?

Nelle mandrie da latte i vitelli vengono in genere sottratti alle madri entro 24 ore dalla loro nascita, rispetto ai 9 mesi/1 anno necessari per l’allattamento naturale. I vitelli maschi vengono uccisi o allevati per la produzione di carne. Nella produzione industriale di uova, i pulcini maschi vengono uccisi e semplicemente scartati già al primo giorno di vita.

Il bilancio delle vittime è immenso. Ogni anno oltre 50 miliardi di animali da fattoria vengono uccisi per farne prodotti da alimentazione.

Image for post
Image for post
Il processo a Bill Burn, primo condannato della storia per violenza sugli animali. Questa stampa di Charles Hunt, da un dipinto di P. Mathews, è una simpatica caricatura del primo processo per abuso contro gli animali secondo quanto prescritto dal Martin’s Act del 1821. Un asino, che ha deposto il proprio pesante fardello, viene condotto proprio dal parlamentare Richard Martin, promotore della legge, a testimoniare davanti a una corte sui torti subiti dal proprio padrone che rivolge un gesto di scherno al povero animale.

#MooToo

Image for post
Image for post
Peter Singer il filosofo antispecista di Princeton che nega ogni differenza tra persone e animali.

Il più noto sostenitore della causa animale è Peter Singer, un filosofo dell’Università di Princeton. Singer sostiene che considerare bisogni e gli interessi degli esseri umani come superiori a quelli di altri animali è un pregiudizio nefasto, analogo a quello di considerare gli uomini come superiori alle donne o i bianchi superiori alle persone di colore. Un pregiudizio che si basa su una distinzione arbitraria tra due gruppi, uno dei quali ha il potere di sopprimere i bisogni dell’altro. Il filosofo di Princeton ha scritto:

“Ciò che dobbiamo fare è includere gli animali non umani nella sfera della nostra considerazione morale e cessare di vedere le loro vite come spendibili per qualunque futile scopo ci capiti di avere. Se consideriamo sbagliato infliggere una certa quantità di dolore a un bambino senza buone ragioni, dobbiamo considerare altrettanto sbagliato infliggere la stessa quantità di dolore a un cavallo senza buone ragioni. L’animale che uccide con meno ragioni per farlo è l’animale umano.”

Ciò che importa, dice Singer, non è la specie a cui appartiene un essere, ma la sua capacità di sofferenza. Se un animale soffre tanto quanto una persona, allora le cose che sarebbero inammissibili per una persona — come ucciderlo e mangiarlo o immobilizzarlo in una gabbia — sono inaccettabili se fatte all’animale. “Nella sofferenza”, scrive Singer, “gli animali sono nostri pari”.

Questo punto morale sembrerebbe dipendere da una considerazione empirica; in che misura e in che modo soffrono gli animali? Il cervello degli animali contiene aree chiaramente analoghe a quelle correlate con la coscienza, la percezione e l’emozione degli umani. Ciò che differenzia la loro sofferenza rispetto a quella di un umano è una questione di lana caprina. Sicuramente gli animali provano dolore e, sia gli uomini che gli animali, possono esprimere delle preferenze e, sembrerebbe, delle opinioni sulle preferenze degli altri. Ciò ha una certa rilevanza morale.

Image for post
Image for post
Un significativo scatto del fotografo canadese Gregory Colbert sull’unione tra uomo e animale. Colbert è un artista, fotografo, regista canadese che ama combinare questi generi per creare immagini di grandissima efficacia sui temi del ra pporto con la natura e con gli animali. A commento della sua personale all’Arsenale di Venezia nel 2002 Alan Riding sul “New York Times” ha scritto: «La potenza delle sue immagini non viene tanto dalla loro intrinseca bellezza, ma dal modo in cui avvolge l’osservatore… i suoi scatti sono semplicemente una finestra sul mondo in cui il silenzio e la pazienza governano il tempo». L’”Economist” ha definito eccezionali questi lavori per i quali il “Wall Street Journal” ha utilizzato il termine “monumentali”.

Senza più animali da allevamento?

Il progetto di Singer di riconoscere i diritti legali agli animali sarà una via difficile da percorrere, se non impossibile. Né i tribunali, né i legislatori sembrano essere molto interessati. Ridurre la crudeltà verso gli animali, tuttavia, è una strada più percorribile, sia attraverso la legislazione — l’uso delle gabbie per l’allevamento in batteria delle galline è stato abolito nell’Unione europea dal 2013 — che con l’azione dei consumatori, che preferiscono uova di allevamenti a terra, prodotti certificati come privi crudeltà e con provenienza trasparente. Questa seconda alternativa, tuttavia, non è accettata dai vegani.

Image for post
Image for post
Un altro lavoro di Colbert.

… e senza carne?

Nulla di ciò rende il veganismo, completo o part-time, e la diffusione di alimenti vegetali un fenomeno irrilevante. Un mix di preoccupazioni etiche, cucina innovativa come quella del Krowarzywa di Varsavia, prodotti vegetali più a portata di tutti nei supermercati sono tutte cose che potrebbero vedere il mondo ricco raggiungere il picco del consumo di carne e discendere dall’altra parte della parabola. Se è così, e in particolare se la riduzione del consumo di carne rossa è parte di questo processo, ci saranno probabilmente benefici sostanziali per salute e la felicità.

E se il mondo migliora gli standard nella gestione di allevamenti di carne, alcuni di questi benefici potranno anche essere condivisi con gli animali stessi.

Image for post
Image for post

Written by

Graduated in European history in Florence, he started working in publishing soon after having come across a Mac computer in 1984

Get the Medium app

A button that says 'Download on the App Store', and if clicked it will lead you to the iOS App store
A button that says 'Get it on, Google Play', and if clicked it will lead you to the Google Play store