Vedove

di Patrizia Emilitri Ruspa

Racconto della domenica

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Due care vedove, con sempre buone parole per tutti, si aggirano in un cimitero di paese affollato da spiriti dei defunti, conti in sospeso e mazzetti di fiori a poco prezzo lasciati sulle tombe dei cari. Patrizia Emilitri Ruspa, con diretta ironia, firma un racconto che è tutto una schermaglia tra lingue ancora arzille, che non si fermano davanti a niente, nemmeno di fronte alla soglia dei cancelli dell’aldilà.

«Chi è morto?»
«Non lo sai?»
«Perché, tu sì?»
«Può darsi.»
«C’è un sacco di gente.»
«Tutto il paese. Guarda l’Angelina come si è vestita. E sua figlia ancora peggio, fa ancora la parrucchiera?»
«Sì, la parrucchiera, in un negozio sempre vuoto, ma il suo uomo paga l’affitto e lei aspetta clienti. Che scema! Almeno, dico, vai da un’altra parte, ma proprio qui, dove tutti sanno che ha cercato di rubare il marito alla Fulvia.»
«Beh, era lui che doveva tenere su le braghe.»
«Ma lei non doveva cercare di cavargliele.»
«La signora Somma mi sembra un po’ invecchiata, non trovi? Quel cappotto scuro le mette in evidenza il pallore della faccia, con tutto quel che beve.»
«Mi hanno detto che persino il figlio non va più a trovarla.»
«Bel tipo quello, ha messo incinta la figlia del padrone e si è messo a posto.»
«Sì, ha attaccato su il cappello.»
«Il Sandro invece, guarda come sta dritto sulle spalle secche.»
«Si vede che non porta più il peso della moglie. Se n’è andata un mese fa, lui dice che è andata dalla madre malata, ma credo che non la vedremo più.»
«Non fissare così la Nuccia, non sta bene.»
«Siamo in un cimitero, posso guardare dove voglio.»
«C’è anche la moglie del sindaco.»
«E la moglie del dottore.»
«Dev’essere davvero qualcuno d’importante, dai Lucia, dimmi chi è.»
«Non posso, mi hanno chiesto di non partecipare al funerale, allora io non dico chi è.»
«Anche a te?»
«Allora lo sai anche tu chi è morto, perché volevi saperlo da me?»
«Perché non è giusto che non possiamo salutare la Irma per l’ultima volta.»
«Chi è venuto da te, suo figlio?»
«Sì, mi ha detto che la famiglia desiderava che non fossi presente, dopo quanto avvenuto.»
«Se tu non avessi raccontato di aver visto suo marito con un’altra donna, non sarebbe successo niente.»
«E se tu non avessi detto in giro chi era la donna, adesso saremmo insieme alla Giulia, alla Rachele e alla Paola. Quelle tre, chissà cosa stanno dicendo di noi.»
«Per quel che me ne importa.»
«E guarda quante rose sul cofano. Dove li hanno presi tanti soldi?»
«Suo figlio è avvocato.»
«Dei miei stivali. Il Bruno è andato da lui per una questione di eredità e ha dovuto dare tutto a suo fratello. Lui aveva detto che era una causa già vinta.»
«Però, non vedo la Sandra.»
«Non è di buon gusto andare al funerale della moglie del tuo amante.»
«Che potrebbe essere tuo nonno.»
«Quanti anni aveva la Irma?»
«Lei diceva settanta, ma per me li aveva passati da un pezzo. Tanto adesso non può più scappare, la data di nascita è incisa nel marmo.»
«Chinati, chinati, stanno arrivando.»
«Vengono tutti da questa parte.»
«Per forza, il cancello d’uscita è qui davanti.»
«Sistema quei fiori. Sono così brutti che tuo marito sulla foto ha perso il sorriso.»
«E i tuoi? Ciclamini bianchi. Tuo marito non era certo una giovane vergine.»
«Abbassa la voce, fai finta di niente. Arriva il marito della Irma.»
«Allunga il collo e guarda se se ne va coi figli o c’è quella ad aspettarlo.»
«Ma credi davvero che ci vedo fino a lì.»
«Stai davvero invecchiando.»
«Invece tu, sei già vecchia da anni.»
«Allora vado io, esco e guardo.»
«Esco anch’io, devo andare a prendere mio nipote a scuola. Ci vediamo domani.»
«Però, mi dispiace per la Irma.»
«Anche a me, sono sicura che lei ci avrebbe voluto al suo funerale.»
«Mah, forse, sai mi aveva detto solo la settimana scorsa che il Raimondo era in macchina con una che lei non aveva mai visto.»
«Ma lo sanno tutti, è una della città che ha un negozio di calze, si chiama…»
«Per l’amor di Dio, Lucia, non dire altro, sennò quando muore la Viola, la moglie del Raimondo, non potremo andare nemmeno al suo di funerale.»
«Hai ragione, queste cose è meglio lasciarle alle pettegole della messa del mattino.»
«Già.»

Patrizia Emilitri Ruspa è ragioniera per dovere e scrittrice per amore. Vive vicino a Varese con la famiglia e i suoi cani. È autrice di moltissimi racconti, editi in diverse antologie, e romanzi: ha pubblicato con Macchione Editore, Edizioni il Vento Antico e Sperling & Kupfer. Il suo ultimo libro, del 2018, è La bambina che trovava le cose perdute.

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