Steve Jobs: sconfitta e successo

Apple e Microsoft

Estratto e adattamento dall’intervista di Steve Jobs a Bob Cringely del 1995, conosciuta come “L’intervista perduta”

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La persona sbagliata in Apple

La mia uscita dalla Apple è stata molto dolorosa. Non so nemmeno se mi va di parlarne. Che posso dire? Ho assunto l’uomo sbagliato, John Sculley.

Ha distrutto tutto ciò a cui ho lavorato per dieci anni. A cominciare da me, ma non è questa la cosa più triste. Avrei lasciato la Apple con piacere se la Apple fosse diventata quello che avevo in mente. In pratica lui è salito su un missile pronto ad andare in orbita ed ha preso il comando. Si è confuso e ha creduto di essere stato lui a costruire il missile. Poi ha deciso di modificare la traiettoria in un modo che lo avrebbe fatto di sicuro schiantare a terra.

Per un po’ abbiamo fatto coppia fissa, poi qualcosa ci ha divisi. È successo che il settore è entrato in recessione alla fine del 1984. Le vendite hanno registrato una seria contrazione. E John non sapeva che fare. Era completamente disorientato. Si creò un vuoto di leadership al vertice della Apple.

I direttori generali delle divisioni erano piuttosto forti. Io dirigevo la divisione Macintosh. Qualcun altro dirigeva la divisione Apple II. E così via. Con alcune divisioni c’erano dei problemi. C’era un tale magazzino di invenduto che era completamente fuori di testa.

E alcune cose dovevano essere cambiate. Tutti questi problemi furono amplificati dalla contrazione del mercato. E mancava un leader. Anche John non era ben visto dal consiglio e si pensava fosse sul punto di lasciare l’azienda.

Quello che non avevo capito di John fino a quel momento era il suo incredibile istinto di sopravvivenza. Qualcuno mi aveva detto: quest’uomo non può essere diventato presidente della PepsiCo senza avere quel genere d’istinto. Ed era vero. E John pensò che il capro espiatorio ideale per quella situazione fossi io. Così venimmo ai ferri corti. John aveva molte amicizie molto nel consiglio di amministrazione. Gli credettero. Questo è quanto accadde.

L’assenza di leadership in Apple

Non si trattava tanto di visioni diverse dell’azienda, perché non credo che John ne avesse una. Non era un problema di visione, ma di esecuzione. Nel senso che io ero convinto che alla Apple servisse una leadership più forte per unire le varie fazioni che si erano create con le divisioni. E che il Macintosh fosse il futuro della Apple. Che dovessimo concentrare le risorse nell’area Macintosh. E tagliare risorse all’area Apple II. E investire decisamente nel Macintosh.

Questo genere di cose. La visione di John era semplicemente di restare CEO dell’azienda. Tutto ciò che era necessario per raggiungere questo obiettivo era accettabile.

Credo che la Apple fosse in uno stato di paralisi nei primi mesi del 1985. E io, a quei tempi, non ero in grado di gestire l’azienda nella sua interezza. Sai, avevo trentanni e mi mancava l’esperienza necessaria a mandare avanti un’azienda da due miliardi di dollari. Purtroppo mancava anche a John. Mi fu detto senza cerimonie che non c’era più posto per me. Fu una vera tragedia. Mi mandarono in Siberia.

Per la Apple sarebbe stato più saggio, non so, tenermi al palo per un po’. Continuai a lavorare in modo volontario. Perché non creare una divisione ricerca per me? Mi bastavano pochi milioni per mettere insieme una grande squadra e fare il prossimo grande colpo. Mi fu detto che non c’era nessuna possibilità. Il mio ufficio fu smantellato.

Se continuiamo a parlare di questo mi emoziono. Ma questo non ha importanza. Io sono solo una persona e l’azienda è composta da molte persone, perciò non è questa la cosa importante. La cosa importante è che i valori della Apple furono sistematicamente distrutti negli anni successivi.

Lo stato della Apple dopo la gestione Sculley

Oggi (1995) la Apple sta morendo. Una morte molto dolorosa. Si trova su un ripido pendio che porta alla estinzione. E il motivo è questo: quando io me ne sono andato avevamo un vantaggio di dieci anni sul resto del settore. Il Macintosh era avanti di dieci anni.

La Microsoft ha impiegato dieci anni per mettersi in pari. Il motivo per cui ci sono riusciti è che la Apple era ferma. Voglio dire, il Macintosh che si vende oggi si differenzia solo del 25% da quello che vendevamo quando io me ne sono andato. Hanno speso centinaia di milioni di dollari all’anno in ricerca e sviluppo. Per un totale di circa cinque miliardi. Che cosa hanno ottenuto? Non lo so. In qualche modo non avevano più idea di come funzionano queste cose e di come creare nuovi prodotti. Credo che i più bravi ci abbiamo provato per un po’, ma non riuscivano a coordinarsi perché mancava una leadership.

La Apple è rimasta indietro da molti punti di vista, di sicuro per quanto riguarda la quota di mercato, e, cosa più importante, il loro valore aggiunto è stata eroso da Microsoft. E adesso la loro base non solo non si sta espandendo, ma si sta contraendo lentamente. Continuerà a produrre profitti per alcuni anni, ma ha imboccato una china discendente. È molto triste e non credo che ormai sia un processo reversibile.

Microsoft ha fatto un gran lavoro

Il successo di Microsoft è stato reso possibile da un detonatore di nome IBM. So che Bill si arrabbia se dico questo, ma è la verità. Ed è un merito di Bill e della Microsoft aver saputo cogliere questa fantastica opportunità per se stessi.

Molti non se lo ricordano, ma nel 1984, con il Mac, la Microsoft non era nemmeno nel business delle applicazioni. Questo era dominato da Lotus.

Microsoft ha corso un grosso rischio mettendosi a scrivere programmi per Mac. E le loro applicazioni erano terribili. Ma hanno continuato, le hanno migliorate e alla fine sono arrivati a controllare il mercato delle applicazioni per Macintosh. Hanno usato una piattaforma Windows per entrare nel mercato dei PC con le stesse applicazioni e adesso controllano anche le applicazioni in ambiente PC. Hanno due caratteristiche.
Primo, credo che siano degli ottimi opportunisti. E non in senso negativo.
Secondo, sono come i giapponesi la continuità con cui escono.

Certo ci sono riusciti grazie ai grandi profitti dell’affare IBM. Ma comunque hanno fatto un grande lavoro e io gliene rendo merito.

Microsoft è come McDonald’s

L’unico problema con Microsoft è che non hanno gusto. Non hanno assolutamente gusto. E io non lo considero un piccolo difetto, ma un grosso difetto. Nel senso che non hanno idee originali, non mettono abbastanza cultura nei loro prodotti. Si dirà: che importa? Beh, i font a spaziatura proporzionale vengono dalla tipografia e dai bei libri. È così cheviene l’idea dei font proporzionali. Se non fosse stato per Mac, i loro prodotti ne sarebbero stati privi.

Perciò quello che mi rattrista non è il successo di Microsoft, non ho nessun problema con il loro successo, se lo sono in gran parte guadagnato. Mi dispiace che i loro prodotti siano davvero di mediocre qualità. I loro prodotti non hanno spirito. Non hanno uno spirito illuminato. Sono molto banali.

La cosa più triste è che la maggior parte dei stessi clienti non ha quello spirito. Ma la nostra specie progredisce perché sceglie il meglio e lo diffonde in modo che tutti possano crescere con cose migliori e cominciare a comprendere le sfumature delle cose migliori.

Microsoft è come McDonald’s. Perciò quello che mi rattrista non è che Microsoft abbia vinto, ma che i prodotti Microsoft non mostrino maggiore intuito, maggiore creatività.

Written by

Graduated in European history in Florence, he started working in publishing soon after having come across a Mac computer in 1984

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