Steve Jobs: Faremo cose grandi con il Mac perché siamo idealisti

Intervista di Steve Jobs a David Sheff di “Playboy”, 1 febbraio 1985

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“Io sono un idealista. Io sposterò una montagna”. Queste le parole di Fizcarraldo per illustrare la forza del suo progetto di portare la voce di Caruso in un recondito villaggio dell’Amazzonia, separato dal mondo da una montagna. Sopra, una delle scene più significative e dense di significato del capolavoro di Werner Herzog, “Fizcarraldo” del 1982 con Klaus Kinsky e Claudia Cardinale.

Un documento eccezionale

Questa lunga intervista del 1985 è uno dei documenti più importanti per capire la personalità e il pensiero di Steve Jobs come pure il rapporto con i suoi tempi. L’intervistatore porta un Jobs, sereno e disponibile, a parlare con candore ed equilibrio di tutti gli aspetti del suo lavoro e anche della sua vita . Oltre che naturalmente della Apple, l’esperienza di sintesi della sua vita, Jobs traccia chiaramente il nesso di continuità tra l’esperienza della controcultura californiana e le potenzialità di cambiamento che i figli di quella generazione videro nella tecnologia e nell’impatto della tecnologia sulla vita delle persone.

Il computer era la bicicletta della mente e poteva davvero cambiare tutto, se portato al popolo come un elettrodomestico. Un piccolo grande elettrodomestico da mettere in ogni casa e in ogli luogo di lavoro. Un piccolo grande strumento che poteva diventare un agente di cambiamento globale al servizio della personalità, del pensiero, delle relazioni, dell’istruzione, del comportamento, delle idee.

Si tratta di un testo anche impegnativo da leggere nelle sue infinite sfumature e anche nella sua scioccante visionarietà. Jobs parla di convergenza tra telefono e computer, di device personale, di intelligenza artificiale e di tanti altri aspetti che l’industria del computer avrebbe reso prodotti commerciali decine di anni dopo in una forma simile a quella descritta da Jobs nel lontano 1985. Molti di questi sarà la stessa Apple a portarli al grande pubblico In questa intervista c’è veramente tutta la visione del co-fondatore della Apple che disegnava il futuro come un artista innovatore, quale in effetti si sentiva. Manca, però, qualcosa di troppo importante nel futuro che delinea Jobs in questa intervista. Manca Microsoft.

Anche i visionari sono strabici

Nell’intera intervista, nella profilazione dei player dell’industria del computer manca una qualsiasi menzione al Behemoth di Seattle. Una grave sottovalutazione da parte di Jobs che mostra la scarsa considerazione che il giovane tecnologo nutriva nei confronti di Bill Gates e della sua Microsoft. E che ha continuato a mostrare nel corso dei decenni. Invece Microsoft è stato il grande co-protagonista della rivoluzione del computer che Jobs descrive con tanto acume. Nei primi dieci anni di Apple, come poi riconoscerà pienamente, Jobs tendeva a sottovalutare il ruolo del software rispetto all’hardware o meglio lo vedeva solo come una componente di un prodotto progettato unitariamente.

Ma succedeva che, mentre l’hardware tendeva a diventare sempre più una mera commodoty che azzerava ogni possibile vantaggio competitivo e l’innovazione, o ne riduceva l’effetto a un lasso di tempo limitato, il software poteva fare veramente la differenza. Riacciuffare un’innovazione capitale nel software esigeva per molti anni di lavoro e di investimento. Su questo punto, Bill Gates aveva avuto un’intuizione superiore a quella di Jobs. Jobs riteneva che in futuro ci sarebbe state solo Apple e IBM e nessun’altro nel mondo dei computer. Un campo di distorsione che lo condurrà verso fallimenti clamorosi, come il NeXT. Anche che saranno fallimenti che Jobs saprà trasformare in incredibili successi, in insuccessi oltremodo virtuosi; laboratori dove veniva progettato il futuro del settore, ma inadatti al presente.

Non mi resta che invitarvi a dedicare il tempo necessario a leggere e meditare questo documento futurista. Un grazie particolare a Francesco Vegni che ha trascorso molte ore a tradurre in italiano le parole di Jobs cercando di mantenere il suo stile diretto, schietto, informale e ricco di riferimenti un po’ arcani per il lettore italiano. Abbiamo qui un Jobs appena trentenne ancora in sella ad Apple e in piena forma, galvanizzato dall’aver portato sul mercato il Mac. Questo stato d’animo sarebbe rimasto ancora per poco, solo pochi mesi. Ma che di lì a poco sarebbe successo qualcosa di drammatico e di doloroso, come l’essere buttato fuori dalla società che aveva fondato con Woz. Però questa calamità, vissuta come un lutto, su un bene per lui e anche per noi. Trovarsiin un letamaio, lo aiutò a crescere. “Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori”.

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[traduzione dell’inglese di Francesco Vegni]

Il senso del computer per la vita

Siamo sopravvissuti al 1984, e i computer non hanno conquistato il mondo, sebbene alcune persone possano trovarlo difficile da credere. Se c’è un individuo che può essere allo stesso tempo venerato e accusato per la proliferazione dei computer, tu, il 29enne padre della rivoluzione dei computer, sei il primo candidato. Ti ha anche reso ricco oltre ogni immaginazione — il tuo prodotto valeva quasi mezzo miliardo di dollari ad un certo punto, no?
In realtà ho perso 250 milioni di dollari in un anno quando le azioni sono scese. [Ride]

Ci puoi scherzare sopra?
Non permetterò che mi rovini la vita. Non è divertente in un certo senso? Lo sai, la mia reazione principale a questa cosa dei soldi è che è divertente, è divertente tutta questa attenzione, perché non è certo la cosa più intelligente o preziosa che mi sia capitata negli ultimi dieci anni. Mi fa sentire vecchio, qualche volta, quando parlo in un campus e scopro che ciò che sorprende di più gli studenti è che sono miliardario. Sono andato a scuola, era agli inizi degli anni ’60, prima che questa generale ondata di concretezza materiale prendesse piede. Ora gli studenti non pensano nemmeno in termini idealistici, neanche lontanamente. Di certo non lasciano che nessuna delle questioni filosofiche del giorno occupi molto del loro tempo, mentre si dedicano alle proprie specializzazioni. Il vento idealistico degli anni ’60 era ancora alle nostre spalle, tuttavia, e molte delle persone che conosco che hanno la mia età ce l’hanno radicato in loro per sempre.

È interessante che il settore dei computer abbia reso milionari…
Giovani maniaci, lo so.

Intendevamo dire ragazzi come te e Steve Wozniak, che lavoravano in un garage solo dieci anni fa. Cos’è questa rivoluzione a cui sembra che voi due abbiate dato inizio?
Viviamo sulla scia della rivoluzione petrolchimica di 100 anni fa. La rivoluzione petrolchimica ci ha dato energia libera — energia meccanica libera, in questo caso. Ciò ha cambiato la struttura della società in molti modi. Anche questa rivoluzione, la rivoluzione informatica, è una rivoluzione di energia libera, ma di un altro tipo: libera energia intellettuale. È davvero grezza oggi, tuttavia il nostro computer Macintosh prende meno potenza di una lampadina da 100 watt per funzionare e può farti risparmiare ore al giorno. Cosa sarà in grado di fare tra dieci o vent’anni da ora, o cinquanta? Questa rivoluzione oscurerà la rivoluzione petrolchimica. Siamo all’avanguardia.

Forse ci dovremmo fermare un attimo e chiederti la tua definizione di computer. Come lavorano?
I computer in realtà sono piuttosto semplici. Noi siamo seduti sul questa panchina, in questo bar [per questa parte d’intervista]. Supponiamo che tu comprenda solo le istruzioni più rudimentali e tu chieda come trovare la toilette. Io te lo dovrei spiegare con istruzioni precise e specifiche. Potrei dire, “muoviti lateralmente due metri fuori dalla panca. Alzati. Muovi il piede sinistro. Curva il ginocchio sinistro finché non è orizzontale. Allunga il piede sinistro e sposta il peso un metro in avanti…” e così via. Se tu potessi interpretare tutte queste istruzioni 100 volte più veloce di qualunque altra persona in questo bar, sembreresti un mago: potresti fare un salto e afferrare un milk shake, portarlo al tavolo e schioccare le dita. Io avrei la sensazione che tu abbia fatto apparire dal niente il milk shake, perché è successo molto velocemente rispetto alla mia percezione. Questo è esattamente ciò che fa un computer. Prende queste istruzioni, davvero banali — “vai a prendere un numero, aggiungilo a questo numero, metti il risultato qui, stabilisci se è più grande di un altro numero” — ma le esegue ad una velocità di, diciamo, un milione di istruzioni al secondo. A questa velocità i risultati sembrano frutto di magia. Questa è una spiegazione semplice, e il punto è che le persone non devono davvero capire come funzionano i computer. Molte persone non hanno la minima idea di come funzioni un cambio automatico, eppure sanno come si guida una macchina. Non c’è bisogno di studiare fisica per capire le leggi del moto per guidare una macchina. Similmente, non devi capire nessuna di queste cose per usare un Macintosh — ma me l’hai chiesto tu [ride].

Ovviamente credi che i computer cambieranno le nostre vite, ma come convinceresti uno scettico? O uno che si dichiara contrario?
Un computer è il più incredibile strumento che abbiamo mai visto. Può essere uno strumento di scrittura, un centro di comunicazione, un supercalcolatore, un programmatore, un archivista e uno strumento artistico, tutto in uno, semplicemente ricevendo nuove istruzioni, o software, per lavorare. Non ci sono altri strumenti che hanno il potere e la versatilità di un computer. Non abbiamo idea di quanto possa andare lontano. Anche ora, i computer rendono le nostre vite più semplici. Impiegano frazioni di secondo per fare un lavoro per il quale impiegheremmo ore. Migliorano la qualità della vita, alcuni rendendo automatici i lavori più faticosi, altri espandendo le nostre possibilità. Con il progredire delle cose, saranno in grado di fare sempre di più per noi.

Certi computer non potranno cambiare il mondo

Quali sono le ragioni concrete per comprare un computer oggi? Un manager della tua azienda recentemente ha detto, “abbiamo dato i computer alle persone, ma non abbiamo mostrato loro cosa farci. Io posso far quadrare i miei conti più velocemente a mano che sul mio computer.” Perché una persona dovrebbe acquistare un computer?
Ci sono risposte differenti per persone differenti. Per quanto riguarda il mondo degli affari, è facile rispondere alla domanda: è davvero possibile preparare i documenti molto più velocemente e ad un livello qualitativo più alto. Si possono fare molte cose per incrementare la produttività dell’ufficio. Un computer libera le persone da gran parte del lavoro faticoso. Oltre a ciò, gli stai dando uno strumento che li incoraggi ad essere creativi. Ricorda, i computer sono strumenti. Gli strumenti ci aiutano a fare meglio il nostro lavoro. Per quanto riguarda l’istruzione, i computer sono la prima cosa che ci capita dai tempi del libro. Si mette lì e interagisce costantemente con noi, senza giudicare. L’educazione socratica non è più disponibile, e i computer hanno il potenziale per essere una vera rivoluzione nel processo formativo, quando sono usati in combinazione con insegnanti mentalmente aperti. Siamo già in molte scuole.

Questi sono argomenti validi per i computer per quanto riguarda la scuola e il mondo del lavoro, cosa mi dici dei computer per uso domestico?
Finora si tratta di un mercato teorico più che reale. Le ragioni principali per comprare un computer per casa sono per sbrigare qualche lavoro a casa o per utilizzare un software scolastico per te o per i tuoi figli. Se non si può giustificare l’acquisto di un computer per una di queste due ragioni, la sola altra ragione possibile è la volontà di acquisire competenze tecnologiche. Sappiamo che sta succedendo qualcosa, ma non sappiamo di preciso cos’è, così c’è il desiderio di imparare. Questo cambierà: i computer saranno essenziali in molte case.

Cosa cambierà?
La ragione più convincente per molte persone per acquistare un computer per casa è la possibilità di collegarlo ad una rete di comunicazione a livello globale. Siamo soltanto allo stadio iniziale di quella che si preannuncia come una vera e propria rivoluzione per molte persone — così come lo è stato il telefono.

Esattamente, di quale rivoluzione stai parlando?
Posso solo iniziare a fare qualche congettura. Constatiamo che molto sta accadendo nel nostro settore: non sappiamo esattamente quali saranno gli effetti, ma sappiamo che si tratta di qualcosa di veramente grande e importante.

Così per ora non stai chiedendo a coloro che comprano computer per uso domestico di investire 3000 dollari in ciò che sostanzialmente è un atto di fede?
In futuro non sarà un atto di fede. La parte difficile di ciò che stiamo tentando di fronteggiare è che le persone ci chiedono i dettagli e non possiamo fornirli. Un centinaio di anni fa, se qualcuno avesse chiesto ad Alexander Graham Bell, “cosa potrò fare con un telefono?” non sarebbe stato in grado di dire in che modo il telefono avrebbe cambiato il mondo. Non sapeva che le persone avrebbero usato il telefono per chiamare e scoprire quali film avrebbero trasmesso quella sera, per ordinare una pizza o per chiamare un parente dall’altra parte del mondo. Ricorda che prima fu introdotto il telegrafo pubblico, nel 1844. Fu un’innovazione incredibile nella comunicazione. Si poteva mandare un messaggio da New York a San Francisco in un pomeriggio. Le persone già parlavano della necessità di mettere un telegrafo su ogni scrivania in America per incrementare la produttività. Ma non avrebbe funzionato. Richiedeva che le persone imparassero questa intera sequenza di strani segni, il codice Morse — punti e linee –, per usare il telegrafo. Ci volevano almeno 40 ore per imparare. La maggior parte delle persone non avrebbe mai imparato a usarlo. Così, fortunatamente, negli anni ’70 del 1800, Bell depositò il brevetto per il telefono. Di base, aveva le stesse funzioni del telegrafo, ma le persone già sapevano come usarlo. Inoltre, la cosa più bella era che, oltre a permettere di comunicare con le sole parole, permetteva di cantare.

Cosa significa?
Ha permesso di intonare le parole con un significato che andava al di là della semplice esposizione tecnica. Oggi siamo nella stessa situazione. Alcune persone pensano che dovremmo mettere un PC IBM su ogni scrivania in America per incrementare la produttività. Non funzionerà. Gli abracadabra che dovrete imparare, questa volta, sono “slash qzs”, e cose di questo tipo. Il manuale di WordStar, il più popolare programma di elaborazione di testi, è di 400 pagine. Per scrivere un romanzo, devi leggere un romanzo –che è un mistero per molte persone. Nessuno ha intenzione di imparare “slash q-z” più di quanto abbia intenzione di imparare il codice Morse. Questo è ciò che è il Macintosh. È il primo “telefono” della nostra azienda. E, oltre a ciò, la cosa più bella è che il Macintosh ti permette di cantare allo stesso modo del telefono. Non comunichi semplicemente parole, hai speciali stili di stampa e l’abilità di disegnare e aggiungere immagini per esprimere le tue idee e i tuoi sentimenti.

Sarà il Mac a cambiare il mondo

È davvero importante o è semplicemente una novità? Il Macintosh è stato definito “l’Etch A Sketch [classico giocattolo degli anni Sessanta, in Italia conosciuto come ‘lavagna magica’, n.d.t.] più costoso del mondo” da almeno un critico.
È importante come la differenza tra il telefono e il telegrafo. Immagina cosa avresti potuto fare se tu avessi avuto questo sofisticato Etch A Sketch quando stavi crescendo. Ma rappresenta solo una piccola parte di tutto ciò. Non solo ci può aiutare ad incrementare enormemente la produttività e la creatività, ma ci permette anche di comunicare in maniera più efficiente usando allo stesso tempo immagini, grafici, parole e numeri.

Molti computer usano i tasti per dare le istruzioni, ma il Macintosh ha rimpiazzato molti di loro con qualcosa che si chiama mouse — una piccola scatola che rotola sulla tua scrivania e guida un puntatore sullo schermo del computer. È un grande cambiamento per le persone che usavano la tastiera. Perché il mouse?
Se ti voglio dire che c’è una macchia sulla tua maglietta, non lo faccio linguisticamente: “c’è un buco sulla tua maglietta 14 centimetri sotto il colletto e tre centimetri alla sinistra del tuo bottone”. Se hai una macchia — “qui” [indica] — te la indico. Indicare è una metafora che tutti noi conosciamo. Abbiamo fatto un sacco di studi e test a riguardo, ed è molto più veloce fare tutti i tipi di funzione, come tagliare e incollare, con un mouse, così non solo è più semplice da usare ma anche più efficiente.

Quanto ci è voluto per sviluppare il Macintosh?
Più di due anni di lavoro sul computer stesso. Avevamo lavorato sulla tecnologia che ne è alla base per anni. Non penso di aver mai lavorato così duramente per qualcos’altro, ma lavorare sul Macintosh è stata l’esperienza più incredibile della mia vita. Quasi tutti quelli che ci hanno lavorato diranno la stessa cosa. Nessuno di noi voleva darlo via alla fine. Era come se sapessimo che una volta uscito dalle nostre mani, non sarebbe stato più nostro. Quando finalmente lo presentammo all’assemblea degli azionisti, tutti nell’auditorium si alzarono e gli dedicarono un’ovazione di cinque minuti. Ciò che era incredibile per me era il fatto di vedere il Mac team nelle prime file. Era come se nessuno di noi potesse credere che lo avevamo davvero finito. Tutti cominciarono a piangere.

Ci avevano avvertito su di te: prima che cominciasse l’intervista, qualcuno ha detto che “stavamo per essere spazzati via dal migliore”.
[Sorride] Siamo solo entusiasti di quello che facciamo.

Ma considerando quell’entusiasmo, la campagna pubblicitaria multimilionaria e la tua abilità di ottenere la copertura di stampa, come può sapere il consumatore cosa c’è dietro la pubblicità?
Le campagne pubblicitarie sono necessarie per la competizione; le campagne di IBM sono ovunque. Ma ciò che educa davvero le persone è una buona comunicazione; questo è tutto ciò che è. Non puoi ingannare le persone in questo business. Il prodotto parla da solo.

A parte alcune critiche ricorrenti — che il mouse è inefficiente, che lo schermo del Macintosh è solo bianco e nero — l’accusa più seria è che la Apple impone prezzi troppo alti per i suoi prodotti. Ti va di rispondere?
Abbiamo fatto studi che dimostrano che il mouse è più veloce rispetto ai metodi tradizionali di muoversi attraverso dati e applicazioni. Un giorno potremmo essere in grado di costruire uno schermo a colori ad un prezzo ragionevole. Per quanto riguarda il prezzo troppo alto, il lancio di un nuovo prodotto lo rende più costoso di quanto sarà dopo. Più produciamo, più basso sarà il prezzo.

Ecco di cosa ti accusano i critici: abbindolare gli appassionati con prezzi alti, per poi fare retromarcia abbassando i prezzi per catturare il resto del mercato.
Questo è semplicemente falso. Non appena potremo abbassare i prezzi lo faremo. È vero che i nostri computer sono meno costosi oggi di quanto lo fossero un po’ di anni fa, o persino l’anno scorso. Ma è vero anche del PC IBM. Il nostro obiettivo è rendere i computer disponibili per decine di milioni di persone, e meno costoso riusciamo a renderlo, più facile risulterà raggiungere tale obiettivo. Mi piacerebbe se il Macintosh costasse 1000 dollari.

E riguardo alle persone che hanno acquistato Lisa e Apple III, i due computer che avete rilasciato prima del Macintosh? Li avete lasciati con prodotti incompatibili e obsoleti.
Se vuoi parlare di quello, aggiungi anche le persone che hanno comprato i PC IBM oppure il PCjrs a quella lista. Per quanto riguarda Lisa, dato che alcune delle sue tecnologie sono state usate nel Macintosh, ora può far funzionare il software Macintosh ed è stato visto come il fratello maggiore del Macintosh; anche se fu un insuccesso all’inizio, le nostre vendite di Lisa stanno andando alle stelle. Stiamo anche vendendo più di 2000 Apple III al mese — più di metà ad acquirenti abituali. Il punto è che la nuova tecnologia non rimpiazzerà necessariamente la vecchia tecnologia, ma la aggiornerà. Per definizione. Alla fine, la rimpiazzerà. Ma è come le persone che avevano la tv in bianco e nero quando è uscita quella a colori. Alla fine hanno deciso se la nuova tecnologia valeva o meno l’investimento.

Alla velocità con cui stanno cambiando le cose, lo stesso Mac non sarà obsoleto nel giro di pochi anni?
Prima del Macintosh, c’erano due standard: Apple II e il PC IBM. Questi due standard sono come fiumi scavati nel fondo roccioso di un canyon. Ci sono voluti anni per scavarli — sette anni per scavare l’Apple II e quattro per l’IBM. Quello che abbiamo fatto con il Macintosh è la stessa cosa in meno di un anno, attraverso l’impulso degli aspetti rivoluzionari del prodotto e di ogni goccia di marketing, siamo stati in grado di aprire un terzo canale attraverso quella roccia e forse diventerà un terzo fiume, un terzo standard. A mio parere, ci sono solo due aziende che possono farlo oggi, Apple e IBM. Forse è un male, ma farlo ora richiede uno sforzo monumentale, e non penso che Apple e IBM lo faranno nei prossimi tre o quattro anni. Verso la fine degli anni Ottanta, potremmo vedere qualcosa di nuovo.

E nel frattempo?
Gli sviluppi saranno nel rendere i prodotti sempre più portatili, collegandoli, costruendo stampanti laser, basi di dati condivisi, maggiori capacità di comunicazione, forse la fusione del telefono e del personal computer.

Le sorti di Apple

C’è da pedalare per questo. Alcune persone hanno detto che il Macintosh deciderà le sorti di Apple. Dopo Lisa e Apple III, le azioni di Apple sono precipitate e il settore ha ipotizzato che la Apple potrebbe non sopravvivere.
Sì, abbiamo sentito il peso del mondo sulle nostre spalle. Sapevamo che dovevamo tirare fuori il coniglio dal cilindro con il Macintosh, altrimenti non avremmo mai realizzato i sogni che avevamo per i prodotti o per l’azienda.

Quanto è stata dura? Apple è andata vicina alla bancarotta?
No, no, no. Infatti, il 1983, quando erano state fatte tutte queste previsioni, fu un’annata incredibilmente fenomenale per Apple. Nel 1983 abbiamo praticamente raddoppiato le vendite. Siamo passati dal mezzo milione di dollari del 1982 a qualcosa come un milione di dollari. Fu legato quasi del tutto a Apple II. Non è stato all’altezza delle nostre aspettative. Se il Macintosh non fosse stato un successo, probabilmente saremmo rimasti a qualcosa come un miliardo di dollari all’anno, con la vendita degli Apple II e delle sue versioni.

Allora cosa c’era dietro quelle chiacchiere l’anno scorso?
IBM stava salendo in maniera significativa, e il momento stava passando a loro. Gli sviluppatori di software stavano passando a IBM. I rivenditori stavano parlando sempre di più di IBM. Era diventato chiaro per tutti noi che lavoravamo sul Macintosh che stava per acchiappare il settore, che stava per ridefinirlo. Ed è esattamente ciò che doveva fare. Se il Macintosh non avesse avuto successo, mi sarei dovuto arrendere, perché la mia visione dell’intero settore sarebbe stata totalmente sbagliata.

Apple III doveva essere un miglioramento di Apple II, ma si è rivelato un fallimento fin da quando è stato lanciato, quattro anni fa. Tu hai fatto ritirare dal mercato i primi 14,000, e persino l’Apple III modificato non e decollato. Quanto avete perduto con l’Apple III?
Infinite, incalcolabili somme. Penso che se il III avesse avuto più successo, IBM avrebbe avuto difficoltà maggiori ad entrare nel mercato. Ma questa è la vita. Credo che siamo usciti più forti da quell’esperienza.

Anche quando è uscito, il Lisa è stato un relativo fallimento sul mercato. Cosa è andato storto?
Prima di tutto, era troppo costoso — circa diecimila dollari. Eravamo finiti nella lista di Fortune 500 [una lista annuale compilata e pubblicata dalla rivista Fortune che classifica le 500 maggiori imprese americani in base al fatturato, n.d.t.], cercando di vendere a quelle grandi aziende, mentre le nostre radici erano di vendere alla gente. C’erano anche altri problemi: ritardi nella spedizione; il software non si era buono come speravamo e abbiamo perso un sacco di traino. Inoltre, alla forte ascesa di IBM, a cui si aggiungeva il nostro ritardo di sei mesi, il prezzo troppo alto, si è aggiunto un errore strategico — decidere di vendere Lisa solo tramite 150 rivenditori, che è stato assolutamente stupido da parte nostra. Si è trattato di un errore davvero costoso. Decidemmo di assumere persone che pensavamo fossero esperti di marketing e di management. Non una brutta idea in sé, ma, sfortunatamente, questo era un business talmente nuovo che le cose che i cosiddetti professionisti sapevano risultavano, alla fine dei conti, dannose per riuscire in questo nuovo modo di vedere il business.

Fu un riflesso d’insicurezza da parte tua? — “Questa cosa è diventata grande e ora stiamo giocando duro; farei meglio ad assumere qualche vero professionista”?
Ricorda, avevamo 23, 24 e 25 anni. Non avevamo mai fatto niente di simile, così sembrava una buona cosa da fare

Erano tue molte di quelle decisioni, buone o cattive?
Cercammo di non avere mai una sola persona che prendesse tutte le decisioni. C’erano tre persone che guidavano l’azienda a quel tempo: Mike Scott, Mike Markkula e io. Ora siamo io e John Sculley [presidente e CEO di Apple]. All’inizio, se c’era qualche divergenza, io di solito rimettevo il mio giudizio a quello di altre persone che avevano più esperienza. In molti casi, avevano ragione. In alcuni casi importanti, però, se avessimo seguito la mia strada, avremmo fatto meglio.

Tu volevi guidare la divisione di Lisa. Markkula e Scott, che, di fatto, erano i tuoi capi, sebbene tu avessi avuto un ruolo nel loro ingaggio, pensavano che tu non fossi in grado, giusto?
Dopo aver stabilito la struttura per il progetto e aver trovato le persone chiave e definito la direzione tecnica, Scotty decise che non avevo esperienza per essere alla guida. Mi ferì molto. Non c’è bisogno di girarci attorno.

Sentivi che stavi perdendo la Apple?
Un po’ sì, immagino, ma la cosa più dura per me fu che ingaggiarono un sacco di persone nel gruppo Lisa che non condividevano la nostra visione originale. Nel gruppo Lisa c’era una grande tensione tra quelli che volevano, in sostanza, costruire qualcosa come il Macintosh e quelli assunti da Hewlett-Packard e altre aziende che spingevano, con una prospettiva di macchine più grandi, le vendite aziendali. Decisi di lasciar perdere e di fare da solo con un piccolo gruppo, una specie di ritorno al garage, per progettare il Macintosh. Non ci presero tanto sul serio. Penso che Scotty mi stesse solo assecondando.

Ma questa era l’azienda che hai fondato. Non eri risentito?
Non puoi mai avercela con tuo figlio.

Anche quando tuo figlio ti dice di toglierti di mezzo?
Io non provavo risentimento. Provavo grande dolore e frustrazione al riguardo. Ma ho preso le persone migliori che ci fossero alla Apple, perché pensavo che se non l’avessimo fatto, saremmo stati davvero nei guai. Naturalmente, furono queste persone che tirarono fuori il Macintosh. [Alza le spalle]. Guarda che cosa è il Mac.

Il responso è lontano. Infatti, presentasti il Mac con un sacco di entusiasmo, lo stesso che aveva preceduto Lisa, che inizialmente fallì.
È vero: riponemmo grandi speranze in Lisa e ci sbagliammo. La cosa peggiore per noi fu che sapevamo che il Macintosh stava arrivando e il Macintosh sembrava superare ogni possibile obiezione a Lisa. Come azienda, saremmo tornati alle nostre origini — vendendo computer alle persone, non alle compagnie. Siamo andati a costruire il più grande computer del mondo.

Follia e normalità

Ci vogliono dei folli per realizzare cose follemente grandi?
In realtà, realizzare un prodotto follemente grande ha molto a che fare con il processo di realizzazione del prodotto, il modo in cui impari le cose e adotti nuove idee, mettendo da parte quelle vecchie. Ma, beh, le persone che realizzarono il Mac sono un po’ al limite.

Qual è la differenza tra persone che hanno idee follemente grandi e persone che realizzano quelle idee follemente grandi?
Permettimi di fare un paragone con l’IBM. Come mai il gruppo del Mac ha prodotto il Mac e quelli dell’IBM hanno prodotto il PCjr? Noi pensiamo che il Mac venderà fantastiliardi, ma non abbiamo costruito il Mac per nessun altro. L’abbiamo costruito per noi. Noi eravamo il gruppo di persone che doveva giudicare se fosse grande o meno. Non dovevamo uscire e fare ricerche di mercato. Noi volevamo semplicemente costruire la cosa migliore che potessimo costruire. Quando sei un carpentiere che deve fare un bellissimo cassettone, non metti un pezzo di compensato dietro, anche se è rivolto al muro e nessuno lo potrà mai vedere. Tu saprai che c’è, pertanto userai un bellissimo pezzo di legno. Per te, per dormire bene la notte, l’estetica, la qualità dev’essere messa in pratica ad ogni costo.

Stai dicendo che le persone che hanno realizzato il PCjr non hanno messo quel tipo di orgoglio nel prodotto?
Se l’avessero fatto, non avrebbero prodotto il PCjr. Mi sembra chiaro che lo stavano progettando in base alle ricerche di mercato per uno specifico settore di mercato, per uno specifico tipo demografico di acquirenti. Speravano che se lo avessero costruito, molte persone lo avrebbero comprato e loro avrebbero fatto un sacco di soldi. Queste sono motivazioni diverse. Le persone del gruppo Mac volevano costruire il più grande computer che fosse mai stato visto.

Perché il settore dei computer è dominato da persone così giovani? L’età media degli impiegati di Apple è 29 anni.
Spesso, accade lo stesso con qualsiasi cosa nuova e rivoluzionaria. Le persone si bloccano man mano che invecchiano. Le nostre menti sono una specie di computer elettrochimici. I tuoi pensieri costruiscono schemi come impalcature nella tua mente. Sono davvero in azioni modelli chimici. In molti casi, le persone restano bloccate in questi modelli, proprio come solchi incantati in un disco, e non riescono a venirne fuori. È una persona rara quella che scava solchi che sono diversi rispetto ad uno specifico modo di vedere le cose, un modo specifico di mettere in discussone le cose. È raro che tu veda un artista nei suoi 30 o 40 che sia davvero in grado di contribuire a qualcosa di sorprendente. Naturalmente, ci sono alcune persone che sono curiose di natura, per sempre ragazzi con il loro stupore per la vita, ma sono rare.

Molti ragazzi sulla quarantina saranno davvero contenti di te. Torniamo all’altra cosa di cui parlano le persone quando menzionano Apple — l’azienda, non il computer. Tu senti un simile senso di missione riguardo al modo in cui le cose sono gestite alla Apple, no?
Io credo davvero che ci sia un altro modo in cui possiamo avere un effetto sulla società al di là dei nostri computer. Penso che la Apple abbia l’occasione di essere il modello di un’azienda tra le 500 di Fortune sul finire degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta. 10 o 15 anni fa, se tu avessi chiesto alle persone di stilare una lista delle 5 aziende più interessanti in America, Polaroid e Xerox sarebbero finite sulla lista di tutti. Dove sono ora? Non sarebbero sulla lista di nessuno oggi. Cos’è successo? Le aziende, mentre sono cresciute per diventare entità multi-milionarie, in qualche modo hanno perso la propria visione. Inseriscono un sacco di livelli di amministrazione intermedia tra le persone che guidano la compagnia e quelle che lavorano. Non hanno più una sensibilità intrinseca o la passione per il prodotto. Le persone creative, che sono le sole che hanno la passione, devono persuadere cinque livelli di amministrazione per fare ciò che sanno essere la cosa giusta da fare. Quello che accade in molte aziende è che non si mantengono grandi persone in ambienti lavorativi in cui il successo individuale è scoraggiato piuttosto che incoraggiato. Le grandi persone lasciano e non resta che la mediocrità. Lo so, perché questo è il modo in cui la Apple è stata costruita. Apple è una azienda Ellis Islands [l’isola di New York dove venivano accolti gli immigrati]. Apple è costruita su rifugiati provenienti da altre aziende. Questi sono persone estremamente brillanti che erano considerati piantagrane nelle altre aziende. Si sa, Edwin Land era un piantagrane. Abbandonò Harvard e fondò la Polaroid. Non solo era uno dei grandi inventori del nostro tempo ma, ben più importante, vide l’intersezione fra arte, scienza e business, e costruì un’azienda che la riflettesse. Polaroid l’ha fatto per molti anni, ma alla fine a Land, uno di quei brillanti piantagrane, fu chiesto di lasciare la sua stessa azienda — che è una delle cose più stupide che abbia mai sentito. Così Land, a 75 anni, se ne andò a spendere il resto della sua vita occupandosi di pura scienza, provando a decifrare il codice della visione a colori. Quell’uomo è un patrimonio nazionale. Non capisco perché persone del genere non vengano prese come modello: questa è il modo più incredibile di essere qualcuno — non un astronauta, non un giocatore di football — ma questo tipo di persona. Ad ogni modo, una delle nostre più grandi sfide, quella su cui penso che io e John Sculley dovremmo essere giudicati tra 5 o 10 anni, è rendere Apple un’incredibile grande azienda da 10 o 20 miliardi di dollari. Avrà ancora lo spirito che ha oggi? Stiamo esplorando un nuovo territorio. Non ci sono modelli a cui ci possiamo ispirare per questa grande crescita, per alcuni dei nuovi concetti organizzativi che abbiamo. Perciò dobbiamo trovare la nostra strada.

Se Apple è davvero quel tipo di azienda, allora perché è prevista una crescita di venti volte? Perché non rimanere relativamente piccoli?
Visto il modo in cui si stanno mettendo le cose nel nostro business, per continuare ad essere uno dei maggiori contributori, dovremo essere un’azienda da dieci milioni di dollari. Questa crescita è fondamentale per mantenerci al passo della concorrenza. La nostra preoccupazione principale è come diventarlo, piuttosto che pensare all’obiettivo economico, che è privo di significato per noi. Alla Apple, le persone lavorano 18 ore al giorno. Noi riusciamo ad attrarre un tipo di persona diverso — una persona che non vuole aspettare cinque o dieci anni affinché qualcuno si prenda un grosso rischio per lui o per lei. Qualcuno che voglia davvero spingersi un po’ oltre per lasciare un piccolo segno nell’universo. Siamo consapevoli del fatto che stiamo facendo qualcosa di significativo. Siamo solo all’inizio e possiamo determinare come il nostro futuro. Ognuno qui ha la sensazione che proprio ora è uno di quei momenti in cui stiamo influenzando il futuro. La maggior parte delle volte, prendiamo delle cose già fatte. Né tu né io abbiamo fatto i vestiti che indossiamo; non facciamo o coltiviamo il cibo che mangiamo; usiamo un linguaggio che è stato sviluppato da altre persone; usiamo le scienze matematiche di un’altra comunità. Molto raramente abbiamo la possibilità di ridare qualcosa indietro. Penso che ora abbiamo quell’opportunità. E no, non sappiamo dove ci porterà. Sappiamo solo che si sta sviluppando qualcosa di molto più grande di tutti noi.

Hai detto che è fondamentale per voi conquistare il mercato con il Macintosh. Potete battere IBM sul campo?
Sì. Il mercato ha diversi settori. Piuttosto che pensare solo a Fortune 500, che è dove IBM è più forte, mi piace pensare al Fortune 5 milioni o 14 milioni. Ci sono 14 milioni piccole imprese in questo paese. Penso che il vasto gruppo di persone che necessitano di un computer includa quel grande numero di piccole e medie imprese. Noi cercheremo di trovare alcune soluzioni importanti per loro già nel 1985.

Come?
Il nostro approccio è quello di pensare a loro non come imprese ma come un insieme di persone. Noi vogliamo cambiare qualitativamente il modo in cui lavorano le persone. Non vogliamo solo aiutarli ad elaborare parole o inserire i numeri più velocemente. Noi vogliamo cambiare il mondo in cui possono comunicare tra di loro. Noi vediamo cinque pagine di appunti compresse in una sola pagina perché possiamo utilizzare un’immagine per esprimere quel concetto. Noi vediamo meno carta in giro e una maggiore qualità della comunicazione. Ed è più divertente. C’è sempre stato questo mito, che persone che a casa sono divertenti all’improvviso si spengono e diventano noiose sul posto di lavoro. È semplicemente falso. Se noi possiamo instillare quello spirito umanistico nel serissimo regno del business, penso che sarà un contributo degno di nota. Non possiamo neppure immaginare quanto andrà lontano.

Gli standard sterilizzano l’innovazione

Ma nel mercato aziendale, state combattendo il nome di IBM più che altro. Le persone associano IBM alla stabilità e all’efficienza. Anche la nuova entrata nel campo dei computer, AT&T, ha qualche vantaggio su di voi. Apple è un’azienda relativamente giovane e sperimentale, in modo particolare agli occhi delle aziende che potrebbero essere clienti.
Il lavoro del Macintosh entrerà davvero nel mercato. IBM si concentra sulla parte superiore. L’approccio centrato sull’elaboratore centrale da vendere nelle imprese. Se avremo successo, dobbiamo avere un approccio che parta da una prospettiva di base. Per usare il collegamento in rete come esempio, piuttosto che focalizzarci sul cablaggio di intere aziende, ci dobbiamo concentrare sul fenomeno del piccolo gruppo di lavoro.

Uno degli esperti nel campo dice che affinché l’azienda fiorisca davvero, e avvantaggi i suoi clienti, deve prevalere uno standard.
È semplicemente sbagliato. Insistere sul fatto che abbiamo bisogno di un solo standard ora è come dire che nel 1920 avevano bisogno di un solo standard di automobili. Questo non avrebbe permesso certe innovazioni, come il cambio automatico, il servosterzo e le sospensioni indipendenti, se lo avessero creduto. L’ultima cosa che vogliamo è congelare la tecnologia. Per quanto riguarda i computer, il Macintosh è rivoluzionario. Non c’è dubbio sul fatto che la tecnologia del Macintosh sia superiore a quella dell’IBM. C’è un chiaro bisogno di un’alternativa ad IBM.

La tua decisione di non essere compatibile con IBM fu condizionata dal desiderio di non sottomettersi all’IBM? Un critico ha detto che la ragione per la quale il Mac non è compatibile con IBM è mera arroganza — che “Steve Jobs stava dicendo ‘fottiti’ all’IBM.”
Non dovevamo esprimere la nostra virilità per essere diversi, ti pare?

Allora perché?
La ragione principale è davvero semplice, perché la tecnologia che abbiamo sviluppato è superiore. Non sarebbe un bene se diventassimo compatibili con IBM. Naturalmente, è vero che non vogliamo che IBM domini questo settore. Un sacco di persone pensavano che fossimo pazzi per il fatto di non essere compatibili con IBM, per non stare sotto l’ombrello di IBM. C’erano due ragioni chiave per cui decidemmo di scommettere sul fatto che la nostra azienda non l’avrebbe fatto: la prima fu che pensammo — e per come si sta sviluppando la storia, stiamo avendo ragione — che IBM avrebbe ripiegato il suo ombrello sulle aziende rendendo i computer compatibili e schiacciandoli. La seconda e molto più importante, non siamo diventati compatibili con IBM a causa della visione del prodotto che guida questa azienda. Pensiamo che i computer siano gli strumenti più stupefacenti che l’essere umano abbia mai pensato e pensiamo che le persone siano fondamentalmente utenti dello strumento. Così se possiamo fornire un sacco di computer ad un sacco di persone, farà una certa differenza nel mondo. Ciò che vogliamo fare alla Apple è rendere i computer apparecchi domestici e darli a dieci milioni di persone. È semplicemente quello che vogliamo fare. E non potremmo farlo con l’attuale tipo di tecnologia della generazione-IBM. Per questo dovevamo fare qualcosa di diverso. Questo è il motivo per il quale abbiamo pensato al Macintosh.

Dal 1981 al 1983, la vostra quota delle vendite di personal-computer è scesa dal 29 al 23 percento. La quota di IBM è cresciuta dal 3 al 28 percento nello stesso periodo di tempo. Come hai combattuto con questi numeri?
Non ci siamo mai preoccupati dei numeri. Nel mercato, Apple sta provando a concentrare l’attenzione sui prodotti, perché i prodotti fanno realmente la differenza. IBM sta cercando di concentrare l’attenzione sul servizio, sul supporto, sulla sicurezza, sul sistema centrale e sugli elaboratori base. Ora, il punto di osservazione di Apple, tre anni fa, era che quando c’è domanda per 10 milioni di computer all’anno, perfino IBM non ha abbastanza elaboratori per coprire tutto il mercato. Così devi inserire l’elaborazione di base nel computer. E questa è una parte importante di ciò che è il Macintosh. Tutte queste cose mostrano che si sta riducendo tutto solo ad Apple e IBM. Se, per qualche ragione, noi facciamo qualche errore importante e IBM vince, la mia sensazione personale è che entreremo in una sorta di Età Buia per circa 20 anni. Una volta che IBM ottiene il controllo di un settore di mercato, loro quasi sempre bloccano l’innovazione. Impediscono che l’innovazione si verifichi.

Rimarranno solo Apple e IBM

Perché?
Ti faccio un esempio: Frito-Lay è un’azienda davvero interessante. Loro richiamano più di mezzo milione di clienti a settimana. C’è uno scaffale di Frito-Lay in ogni negozio, e ci sono tutte le patatine, ogni negozio ha lo stesso scaffale e i più grandi ne hanno molti. Per Frito-Lay, il problema più grande è rappresentato dai prodotti superati — cattive patatine, per così dire. Per il servizio, Frito-Lay ha qualcosa come 10 mila ragazzi che vanno in giro e portano via i prodotti superati, rimpiazzandoli con buoni prodotti. Parlano con il manager di quella sezione e si assicurano che tutto vada bene. Grazie ad un tale servizio e assistenza, ora hanno più dell’80 percento della quota di ogni settore di patatine in cui operano. Nessun altro vi può penetrare. Finché continueranno a fare quello che fanno bene, nessun altro può raggiungere l’80 percento della quota di mercato, perché non possono raggiungere quelle vendite e avere il personale di supporto. Non lo possono fare perché non se lo possono permettere. Non se lo possono permettere perché non hanno l’80 percento della quota di mercato. È un circolo vizioso. Nessuno sarà in grado di penetrare nel loro franchise. Frito-Lay non ha molto interesse a innovare. Loro semplicemente guardano tutte le piccole compagnie di patatine che vengono fuori con qualcosa di nuovo, lo studiano per un anno, e un anno o due dopo se ne escono con il loro prodotto, lo servono e lo supportano fino allo sfinimento, e ottengono l’80 percento della fetta di mercato del nuovo prodotto un anno dopo. IBM sta giocando esattamente lo stesso gioco. Se guardi il mercato dei mainframe, praticamente non c’è stata innovazione da quando IBM ha ottenuto il dominio del mercato, 15 anni fa. Faranno la stessa cosa in ogni settore del mercato del computer se ce la faranno. Il PC IBM fondamentalmente non ha portato nuova tecnologia nel settore. Era semplicemente la riproposizione, con una leggera estensione, della tecnologia dell’Apple II. IBM vuole assolutamente tutto. Questa fetta di mercato sarà per noi due, che ci piaccia o no. Non mi piace particolarmente, ma sarà solo per IBM e Apple.

Come puoi dire questo di un settore che sta cambiando così velocemente? Il Macintosh è la novità più importante al momento, ma lo sarà ancora tra due anni? Non stai un po’ contraddicendo la tua filosofia? Proprio come voi siete venuti fuori dopo IBM, non ci sono piccole aziende di computer che stanno per venire dopo Apple?
Per quanto riguarda la fornitura del computer stesso, sarà tutto in capo a Apple e IBM. E non penso che ci saranno tante terze o quarte aziende, ancora meno seste o settime. Molte delle nuove, innovative aziende si stanno concentrando sul software. Penso che ci saranno un sacco di innovazioni nel campo del software, ma non in quello dell’hardware.

IBM potrebbe dire la stessa cosa riguardo all’hardware, ma non avete intenzione di permetterete che se la cavino così. Perché la pensi in maniera diversa?
Penso che la scala del business è diventata grande abbastanza da rendere davvero difficile per ciascuno lanciare qualcosa di nuovo con successo.

Nessun’altra azienda miliardaria nata in garage?
No, penso di no nel mondo dei computer. E per questo la responsabilità va imputata alla Apple, perché se ci sarà innovazione in questo settore, verrà da noi. È l’unico modo con cui possiamo competere con loro. Se andiamo abbastanza veloce, non ci possono raggiungere.

Quando pensi che IBM riuscirà finalmente, come hai detto, a chiudere l’ombrello sulle aziende facendo computer IBM-compatibili?
Ci potrebbero essere alcuni imitatori rimasti nell’intervallo tra i 100 e i 200 milioni di dollari, ma essere un’azienda da 200 milioni significa che stai combattendo per la tua vita e non è davvero una posizione comoda da cui innovare. Non solo penso che IBM si sbarazzerà dei suoi imitatori fornendo software che loro non possono fornire, penso che alla fine se ne verranno fuori con un nuovo standard che non sarà nemmeno compatibile con quello che stanno facendo ora — perché è limitante.

Che è esattamente ciò che hai fatto alla Apple. Se una persona possiede un software per l’Apple II, non può funzionare nel Macintosh.
Esatto. Il Mac è completamente nuovo. Sapevamo di poter raggiungere i primi innovatori con la corrente generazione tecnologica — Apple II, IBM PC — perché loro sarebbero stati in piedi tutta la notte per imparare a utilizzare il loro computer. Ma non avremmo mai raggiunto la maggior parte delle persone. Se volevamo davvero fornire i computer a decine di milioni di persone, avevamo bisogno di una tecnologia che avrebbe reso la cosa radicalmente più facile da utilizzare e più potente allo stesso tempo, così ci dovevamo prendere una pausa. Dovevamo farlo. Dovevamo assicurarci che sarebbe stato fantastico, perché poteva rappresentare l’ultima occasione che ciascuno di noi aveva per dare un taglio netto al passato. E sono veramente contento del modo in cui il Macintosh è venuto fuori. Dimostrerà di essere una base davvero solida per i prossimi dieci anni.

Perché la Silicon Valley è diventata il posto che è

Torniamo all’inizio, ai predecessori del Lisa e del Mac. Quanta influenza hanno avuto i tuoi genitori nel tuo interesse per i computer?
Loro hanno incoraggiato i miei interessi. Mio padre era un meccanico, ed era una specie di genio con le mani. Può aggiustare tutto e lo fa funzionare, riesce a smontare ogni cosa meccanica per poi rimontarla. Questa è stata la mia prima impressione. Cominciai a gravitare di più verso l’elettronica, e mio padre era in grado di indirizzarmi verso cose che potevo smontare e rimettere insieme. Fu trasferito a Palo Alto quando avevo cinque anni. Ecco come siamo finiti nella Valley.

Sei stato adottato, giusto? Quanto peso ha avuto nella tua vita?
Non puoi mai saperlo davvero.

Hai provato a cercare I tuoi genitori biologici?
Penso che sia una curiosità abbastanza naturale per le persone adottate voler capire da dove vengono certi tratti. Ma io sono di natura uno sperimentalista. Penso che il modo in cui cresci, i tuoi valori e gran parte della tua visione del mondo provengano dalle esperienze che hai avuto durante la crescita. Ma ci sono alcune cose che non sono riconducibili a ciò. Penso che sia abbastanza normale essere curiosi a riguardo. E io lo ero.

Hai avuto successo nella ricerca dei tuoi genitori naturali?
È una cosa di cui non voglio davvero parlare.

La Valley in cui i tuoi genitori si sono trasferiti da allora ha cominciato ad essere conosciuta come Silicon Valley. Com’è stato crescere là?
Erano sobborghi. Ed era come vivere in molti sobborghi degli Stati Uniti: sono cresciuto in un quartiere con molti ragazzi. Mia madre mi insegnò a leggere prima di andare a scuola, così mi annoiavo abbastanza a scuola e mi trasformai in una piccola peste. Avresti dovuto vederci in terza elementare. Devastammo il nostro insegnante. Liberavamo i serpenti in classe ed facevamo esplodere delle bombe. Le cose cambiarono in quarta elementare, tuttavia. Uno dei santi della mia vita è una signora chiamata Imogene Hill, che era una maestra di quarta elementare che insegnava in questa classe. Venne a capo della mia intera situazione in circa un mese e accese una passione in me per imparare le cose. Ho imparato più quell’anno di quanto penso di aver imparato in tutti gli altri anni di scuola. Lei voleva che andassi alla high school dopo quell’anno, ma i miei genitori molto saggiamente non lo permisero.

Eppure quel luogo aveva qualcosa a che fare con i tuoi interessi, no? In che modo la Silicon Valley giunse ad essere ciò che è?
La Valley è posizionata strategicamente tra due grandi università, Berkeley e Stanford. Entrambe le università attraggono molti studenti, che sono anche molto bravi e provengono da ogni parte degli Stati Uniti. Vengono qui, si innamorano della zona e ci restano. Così c’è un flusso continuo di nuove, brillanti risorse umane. Prima della Seconda guerra mondiale, due laureati di Stanford chiamati Bill Hewlett e Dave Packard crearono un’azienda elettronica estremamente innovativa — la Hewlett-Packard. Poi, nel 1948, nei Bell Telephone Laboratories fu inventato il transistor. Uno dei tre co-inventori del transistor, William Shockley, decise di tornare a casa sua, a Palo Alto, per avviare una piccola azienda chiamata Shockley Labs o qualcosa del genere. Portò con sé una dozzina dei migliori e più brillanti fisici e chimici dei suoi giorni. A poco a poco, le persone cominciarono a staccarsi e a formare aziende competitive, come quei fiori o quelle erbacce che spargono semi in centinaia di direzioni quando ci soffi sopra. E questo è il motivo per cui la Valley è qui, oggi e non altrove.

L’iniziazione e l’incontro con Woz

Com’è avvenuto il tuo ingresso nel mondo dei computer?
Un vicino in fondo all’isolato, di nome Larry Lang, era un ingegnere alla Hewlett-Packard. Passò un sacco di tempo con me, insegnandomi molte cose. Il primo computer che abbia mai visto fu proprio alla Hewlett-Packard. Loro erano soliti invitare circa dieci di noi ragazzi ogni martedì dopocena, dandoci lezioni e permettendoci di lavorare con un computer. Forse avevo 12 anni la prima volta. Ricordo quella sera. Ci mostrarono uno dei loro nuovi computer permettendoci di giocarci. Ne volevo uno disperatamente.

Cosa ti interessò in maniera particolare? Avevi già sentore del suo potenziale?
Non c’era niente di simile. Pensavo semplicemente che fossero fantastici. Volevo solamente armeggiare con uno.

Andasti a lavorare per Hewlett-Packard. Come è successo?
Quando avevo 12 o 13 anni, volevo costruire qualcosa e avevo bisogno di alcuni pezzi, così alzai il telefono e chiamai Bill Hewlett — era nell’elenco telefonico di Palo Alto. Rispose al telefono e fu davvero carino. Chiacchierò con me per circa 20 minuti. Non sapeva niente di me, ma finì per darmi alcuni pezzi e mi diede anche un lavoro quell’estate alla Hewlett-Packard, Mi mise alla catena ad assemblare contatori di frequenza. Assemblare è una parola grossa. Io mettevo le viti. Non importava; mi sentivo in paradiso. Ricordo il mio primo giorno, quando espressi il mio completo entusiasmo e la mia gioia per essere alla Hewlett-Packard per l’estate al mio supervisore, un ragazzo chiamato Chris, dicendogli che la cosa che mi piaceva di più al mondo era l’elettronica. Gli chiesi quale fosse la cosa che preferiva fare e guardandomi mi disse, “scopare!” [ride] Imparai un sacco di cose quell’estate.

E quand’è che incontrasti Steve Wozniak?
Incontrai Steve quando avevo 13 anni, nel garage di un amico. Lui aveva 18 anni. Era, beh, la prima persona incontrata che ne sapeva più di me di elettronica fino a quel punto. Diventammo buoni amici, perché condividevamo un interesse nei computer e avevamo senso dell’umorismo. Facevamo ogni genere di scherzi insieme.

Per esempio?
[Sogghigna] Cose normali. Come fare una grande bandiera con uno di questi segni giganti su di essa [mostra il dito medio]. L’idea era quella di srotolarla nel bel mezzo di una cerimonia di laurea. Poi ci fu la volta che Wozniak fece qualcosa che sembrava una bomba in tutto e per tutto e la portò nella caffetteria della scuola. Siamo anche entrati nel business della blue-box insieme.

Non erano dispositivi illegali che permettevano di effettuare chiamate aperte a lunga distanza?
Ehm-hm. La famosa storia delle scatole riguarda quella volta in cui Woz chiamò il Vaticano e disse loro di essere Henry Kissinger. Qualcuno stava andando a svegliare il Papa nel bel mezzo della notte prima di rendersi conto che non fosse veramente Kissinger.

Sei finito nei guai per una di queste storie?
Beh, sono stato cacciato da scuola qualche volta.

A quel tempo eri, o se mai stato, un nerd del computer?
Non sono mai stato completamente un nerd. C’erano così tante altre cose. Tra il secondo e il terzo anno, mi ubriacai per la prima volta; scoprii Shakespeare, Dylan Thomas e tutta questa roba classica. Lessi Moby Dick e al terzo anno andai a prendere lezioni di scrittura creativa. All’ultimo anno, mi fu concesso di passare la metà del tempo a Stanford, andavo a lezione.

E Wozniak era ossessionato in certi periodi?
[Ride] Sì, ma non solo con i computer. Penso che Woz era in un mondo che nessuno capiva. Nessuno condivideva i suoi interessi, ed era un po’ avanti rispetto al suo tempo. Era davvero triste per lui. Lui è guidato da visioni interiori piuttosto che da stimoli esterni, così è sopravvissuto bene. Io e Woz siamo differenti in molti cose, ma ce ne sono alcune in cui siamo uguali, e siamo davvero vicini in queste. Siamo come due pianeti che gravitano nella propria orbita e che di tanto in tanto si intersecano. Non riguardava soltanto i computer. Ad entrambi piaceva davvero tanto la poesia di Bob Dylan, e passavamo un sacco di tempo a pensare a queste cose. Questa era la California. Si poteva ottenere LSD fatto da Stanford. Si poteva dormire di notte sulla spiaggia con la fidanzata. La California trasmette un senso di sperimentazione e di apertura — apertura a nuove possibilità. Oltre a Dylan, ero interessato al misticismo orientale, che si diffondeva in California in quello stesso momento. Quando andai al College, al Reed in Oregon, c’era un costante flusso di persone di persone che vi si fermavano, da Timothy Leary e Richard Alpert a Gary Snyder. C’era un flusso costante di intellettuali che si interrogavano sulla verità della vita. C’era un tempo in cui ogni studente di questo paese leggeva Be Here Now [un libro del 1971 sullo yoga, la spiritualità e la meditazione dello yogi Ram Dass [Richard Alpert] e Diet for a Small Planet [un libro besteller di Frances Moore Lappé del 1971 che metteva in relazione l’alimentazione vegetariana con l’ambiente]– c’erano circa dieci libri. Oggi faresti fatica a trovare questi libri in molti college. Non sto dicendo che sia meglio o peggio; è solo diverso — veramente diverso. In Search of Excellence [un libro che parla di pratiche commerciali] ha preso il posto di Be Here Now.

A posteriori, quanto ha influenzato quello che stai facendo ora?
L’intero periodo ebbe un enorme influenza. Come fu chiaro che gli anni ’60 erano finiti, era chiaro allo stesso modo che un sacco di persone che avevano attraversato gli anni ’60 finirono per non realizzare davvero ciò che volevano realizzare, e poiché avevano gettato la loro gioventù al vento, non avevano molto su cui ripiegare. Molti dei miei amici hanno finito per aver radicato l’idealismo di quel periodo ma anche una certa praticità, con il rischio finire a lavorare dietro il bancone di un negozio di alimenti bio a 45 anni, che è ciò che hanno visto succedere ad alcuni dei loro vecchi amici. Non è un male di per sé, ma è un male se non è quello che volevi veramente fare.

Dopo il Reed College sei tornato nella Silicon Valley e hai risposto a quello che ora è un famoso annuncio che recitava “divertiti e fai soldi.”
Giusto. Decisi che volevo viaggiare, ma mi mancavano i soldi. Mi sono ritrovato a cercare lavoro. Stavo cercando nel giornale e c’era questo annuncio che diceva, sì, “divertiti e fai soldi”. Chiamai. Era Atari. Non avevo mai avuto un lavoro prima a parte quello che ho fatto da ragazzo. Per un caso fortuito, mi chiamarono il giorno successivo e mi assunsero.

Dev’essere stato alle primissime fasi di Atari.
Io ero, beh, l’impiegato numero 40. Era davvero una piccola azienda. Avevano prodotto Pong e altri due giochi. Il mio primo lavoro fu quello di aiutare un ragazzo di nome Don a lavorare su un gioco di Basket, che fu un disastro. C’era questo gioco di basket, e qualcuno altro stava lavorando su di un gioco di hockey. Stavano provando a modellare tutti i loro giochi con semplici campi sportivi a quel tempo, perché Pong era stato un successo.

Dall’India all’Altair

Tu non hai mai perso di vista la ragione del tuo lavoro: guadagnare soldi per poter viaggiare.
Atari aveva mandato un sacco di giochi in Europa che avevano alcuni difetti tecnici, e io cercavo di sistemarli, ma era necessario che qualcuno andasse là, e facesse gli aggiustamenti sul luogo. Io mi offrii per andare e chiesi di prendere un permesso ina volta là. Loro mi permisero di farlo. Finii in Svizzera e mi spostai da Zurigo a New Delhi. Passai un po’ di tempo in India.

Dove ti sei rasato la testa.
Non è proprio il modo in cui accadde. Stavo camminando per l’Himalaya e mi imbattei in una cosa che si rivelò essere un festival religioso. C’era un santone, un sant’uomo, che era il santone di questo particolare festival, con il suo vasto gruppo di seguaci. Sentii l’odore di buon cibo. Non ero stato abbastanza fortunato da sentire l’odore di buon cibo per molto tempo, così mi avvicinai per porgere i miei omaggi e mangiare un po’. Per qualche ragione, questo santone, appena mi vide seduto lì a mangiare, mi venne incontro immediatamente, si mise a sedere e scoppiò a ridere. Non parlava molto l’inglese e io parlavo poco in Hindi, ma provò a portare avanti la conversazione e si stava rotolando per terra dalle risate. Poi mi afferrò il braccio e mi portò per un sentiero di montagna. Era divertente, perché c’erano centinaia di indiani che avevano viaggiato per un migliaio di chilometri per stare con questo ragazzo per dieci secondi e io sbucai per cercare qualcosa da mangiare e lui mi trascinò su per questo sentiero di montagna. Raggiungemmo la cima della montagna un’ora e mezzo dopo e c’era un piccolo pozzo, uno stagno in cima alla montagna, dove mi imbevve la testa nell’acqua, tirò fuori un rasoio dalla tasca e cominciò a rasarmi la testa. Io weo completamente stupefatto. Avevo 19 anni, erp in un paese straniero, in cima all’Himalaya, dove c’era un bizzarro santone indiano che mi aveva trascinato via dal resto del gruppo, rasandomi la testa in cima a un picco di montagna. Non sono ancora sicuro del perché lo avessi fatto.

Cosa facesti quando tornasti indietro?
Tornare fu uno shock culturale più grande rispetto al partire. Beh, Atari mi chiamò e voleva che tornassi al lavoro. Io non volevo davvero tornare, ma alla fine mi convinsero a tornare come consulente. Wozniak e io ci stavamo frequentando. Mi portò ad alcuni incontri del Homebrew Computer Club, dove gli appassionati di computer confrontavano appunti e cose di questo tipo. Non li trovai del tutto esaltanti, ma alcuni di essi erano divertenti. Wozniak partecipava devotamente.

Qual era il pensiero sui computer in quel momento? Perché eri interessato?
I club erano basati su un computer kit chiamato Altair. Era così sorprendente per tutti noi che a qualcuno era venuto davvero in mente un modo per costruire un computer personale. Fino al allora questo non era stato possibile. Ti ricordi? Quando eravamo al liceo, nessuno di noi aveva accesso al computer della scuola. L’Altair era un kit che uscì intorno al 1975 e veniva venduto per meno di 400 dollari. Anche se era relativamente economico, nessuno se ne poteva permettere uno. È così che sono nati i club dei computer. Le persone si riunivano e alla fine diventava un club.

Cosa avresti fatto con i computer assemblati?
A quel tempo, non c’era interfaccia grafica. Era tutto alfanumerico, e io ero affascinato dalla programmazione, semplice programmazione. Sulle primissime versioni dei kit per computer, non potevi nemmeno scrivere; premevi pulsanti che producevano caratteri.

L’Altair, però, rappresentava il concetto di home computer.
Era solo una specie di computer personale. Neanche loro sapevano davvero cosa farci. La prima cosa che fecero fu inserire i linguaggi, così da poter scrivere qualche programma. Le persone non cominciarono ad utilizzarli per questioni pratiche fino a qualche anno dopo, e allora erano cose semplici, come fare delle operazioni.

E ti rendesti conto che potevi migliorare il primo Altair.
Più o meno è quello che è successo. Lavoravo un sacco su un Altari, di notte, ed ero solito coinvolgere Woz. Atari fece uscire un gioco chiamato Gran Track, il primo gioco con un volante per guidare un veicolo. Woz era un Gran Track dipendente. Metteva una grande quantità di soldi in questi giochi. Io gli permettevo di giocare nel reparto di produzione e lui giocava a Gran Track per tutta la notte. Quando trovavo un ostacolo nel progetto, chiedevo a Woz di fare una pausa dal suo rally e di venire a soccorrermi. Anche lui faceva esperimenti. E ad un certo punto, ha progettato un terminale munito di un video. Più tardi, acquistò un microprocessore per collegarlo al terminale e realizzò quello che sarebbe diventato l’Apple I. Woz e io abbiamo sistemato il circuito stampato da soli. In pratica funzionava così.

Allora, l’idea era solo quella di costruirlo?
Certamente. E di mostrarlo agli amici.

Cosa innescò il passo successivo — costruirli e venderli per fare soldi?
Woz e io guadagnammo 1300 dollari dalla vendita del mio furgoncino e del suo calcolatore Hewlett-Packard. Un ragazzo che avviò uno dei primi negozi di computer ci disse che poteva venderli se noi potevamo fornirli. Fino a quel momento non ce n’eravamo resi conto.

Come lavoravate insieme tu e Wozniak?
Lui ha fatto la maggior parte del lavoro. Io l’ho aiutato sulla parte di memoria e quando abbiamo deciso di trasformarlo in un prodotto. Woz non è molto bravo nel trasformare cose in prodotti, ma è un designer davvero brillante.

L’Apple I

L’Apple I era per appassionati?
Interamente. Ne vendemmo circa 150. Non fu un grande affare, ma guadagnammo quasi 100 mila dollari e allora cominciai a vederlo come un business oltre il piacere di costruirli. Apple I era semplicemente una scheda con circuiti stampati. Non c’era case, non c’era alimentatore; non era ancora il gran prodotto che si venuto dopo. Era semplicemente una scheda con dei circuiti stampati. Dovevi comprare i trasformatori. E dovevi comprare la tastiera [ride].

Tu e Wozniak avevate un’idea una volta che le cose cominciarono a girare? Riuscivate a pensare a quanto grande poteva diventare e in che modo i computer avrebbero potuto cambiare il mondo?
No, non particolarmente. Nessuno di noi pensava di andare da nessuna parte. Woz è motivato dal progettare le cose. Si concentrò molto sulla progettazione ingegneristica e andò avanti per fare uno dei suoi pezzi più brillanti, che fu l’unità disco, un’altra fondamentale opera d’ingegneria che rese l’Apple II un successo. Io, nel frattempo, stavo provando a costruire l’azienda — cercando di capire cosa fosse un’azienda. Io non credo che sarebbe successo senza Woz e non credo che sarebbe successo senza di me.

Cosa successe a questa collaborazione con il passare del tempo?
Il fatto principale fu che Woz non fu mai davvero interessato alla Apple come azienda. Era interessato solo a dotare l’Apple II di una scheda a circuiti stampati così poteva averne una e portarla al suo computer club. Ci ea riuscito e decise di andare avanti con altre cose. Aveva altre idee in testa.

Come lo US Festival rock concert e il computer show, dove perse qualcosa come 10 mila dollari.
Beh, pensavo che lo US Festival fosse una pazzia, ma Woz ci credeva fortemente.

Come vanno le cose tra di voi ora?
Quando lavori a così stretto contatto con qualcuno e vivi esperienze come la nostra, si crea un legame per tutta la vita. Qualunque problema ci possa essere, c’è un legame. E anche se può non essere il tuo miglior amico con il passare del tempo, c’è qualcosa che trascende persino l’amicizia, in un certo senso. Woz sta vivendo la sua vita ora. Non è in Apple da circa cinque anni. Ma ciò che ha fatto resterà nella storia. Ora va in giro a parlare ad un sacco di incontri sui computer. A lui piace.

Voi due siete andati avanti a creare l’Apple II, che poi ha avviato la rivoluzione del computer. Quanto ci è voluto?
Non eravamo solo noi. Abbiamo coinvolto altre persone. Wozniak pensava ancora alla logica dell’Apple II, che certamente ne è una parte importante, ma c’erano anche altre parti fondamentali. L’alimentatore era davvero la chiave. Allo stesso modo lo era il case. Il grande salto che ci fece compiere l’Apple II fu che si trattava di un prodotto finito. Era il primo computer che si poteva acquistare senza portare a casa un kit. Era completamente assemblato e aveva il suo case e la sua tastiera. Ci si poteva davvero mettersi a sedere e cominciare a usarlo. E questo fu il passo avanti dell’Apple II: sembrava un vero prodotto.

Si rivolgeva al mercato degli appassionati?
La differenza era che non dovevi essere un appassionato di hardware con l’Apple II. Potevi essere un appassionato di software. Quella fu una delle conquiste chiave dell’Apple II: capire che c’erano molte più persone che volevano giocare con un computer, proprio come Woz e me, di quante ne volevano o ne potevano costruire uno. Questo è ciò che era Apple II. Eppure, il primo anno, ne vendemmo solo 3 o 4 mila.

Anche se sembra tanto per dei ragazzi che sapevano a malapena cosa stavano facendo.
Era un’enormità! Facemmo circa 200 mila dollari quando il nostro business era ancora nel garage, nel 1976. Nel 1977, circa 7 milioni Voglio dire, fu fenomenale! E nel 1978, facemmo 17 milioni Nel 1979, facemmo 47 milioni È stato allora che abbiamo capito tutti che questo stava andando oltre ogni aspettativa. Nel 1980, facemmo 117 milioni. Nel 1981, facemmo 335milioni. Nel 1982, mezzo miliardo. Nel 1983, quasi un miliardo di dollari. Quest’anno sarà un miliardo e mezzo.

Non ti dimentichi di questi numeri.
Beh, sono solo numeri, lo sai. La cosa più bella è stata che, dal 1979, potevo entrare in classi che avevano 15 computer Apple e vedere i ragazzi usarli. E questo è il genere di cose che fanno davvero piacere.

Le minacce alla Apple

Il che ci porta a chiudere il cerchio con la tua ultima pietra miliare, il Mac e il tuo duello prolungato con IBM. In questa intervista, hai sempre sostenuto che siete rimasti praticamente solo voi due in campo. Ma sebbene voi due rappresentiate qualcosa come il 60 % del mercato, puoi cancellare il restante 40 percento — Radio Shacks, DECs, Epsons ecc.– in quanto insignificanti? E cosa più importante, stai ignorando il tuo rivale potenzialmente più grande, AT&T?
AT&T sta assolutamente entrando nel giro. C’è un’importante trasformazione nell’azienda che sta avendo luogo proprio ora. AT&T si sta trasformando da una sovvenzionata e regolamentata società orientata ai servizi in una azienda tecnologica competitiva sul libero mercato. I prodotti di AT&T di per sé non sono mai stati di grande qualità. Tutto quello che devi fare è guardare i suoi telefoni. Sono in qualche modo imbarazzanti. Ma possiedono davvero una grande tecnologia nei loro laboratori di ricerca. La loro sfida è imparare a commercializzare quella tecnologia. In più, devono imparare qualcosa sul mercato dei consumatori. Penso che faranno entrambe le cose, ma ci vorranno anni.

Li consideri come una minaccia?
Non penso che saranno un fattore importante nei prossimi 24 mesi, ma impareranno.

Cosa mi dici di Radio Shack?
Radio Shack è totalmente fuori dai giochi. Hanno perso l’occasione. Radio Shack ha provato a inserire il computer nel suo modello di distribuzione, che a mio parere spesso significa vendere prodotti di second’ordine o prodotti di bassa fascia in un ambiente di eccedenza. La ricercatezza di chi acquista il computer è passata vicino a Radio Shack senza che loro l’avessero davvero compresa. Le loro quote di mercato sono precipitate. Non mi aspetto che si riprendano e diventino nuovamente del player importanti.

E cosa mi dici di Xerox? Texas Instruments? DEC? Wang?
Xerox è fuori dal mercato. T.I. non sta andando neanche sfiorando alle proprie aspettative. Per quanto riguarda le altre, le aziende più grandi, come DEC e Wang, possono vendere alla loro base utenti consolidata. Possono vendere personal computer come terminali avanzati, ma quel business è destinato a scemare.

Cosa mi dici invece dei computer a basso costo: Commodore e Atari?
Li considero alla stregua di una brochure che spiega perché si dovrebbe comprare un Apple II o un Macintosh. Penso che le persone abbiano già capito che i computer sotto i 500 dollari non valgono molto. Spronano le persone a volere di più o le frustrano del tutto.

E di alcuni dei più piccoli portatili?
Vanno bene se sei un reporter che prova a prendere appunti in movimento. Ma per una persona media, non sono così utili, e non c’è questo grande software. Il tempo di sviluppare il software, ed esce un altro modello con un display leggermente più grande e così il software diventa obsoleto. Così nessuno sviluppa software per loro. Aspetta che lo facciamo noi — la potenza di un Macintosh in qualcosa che abbia la forma e la dimensione di un libro!

Cosa mi dici di Epson e di alcuni costruttori giapponesi di computer?
L’ho detto prima: i giapponesi si sono spiaggiati come cetacei in agonua. Sono come pesci morti riversati sulle rive. La Epson è stata un fallimento in questo mercato.

Proprio come i computer, l’industria automobilistica era un’industria americana che abbiamo quasi perso a favore dei giapponesi. Ci sono un sacco di cose da dire sulle aziende americane di semiconduttori che hanno perso terreno a favore di quelle giapponesi. Come manterrete il vantaggio?
Il Giappone è davvero interessante. Alcuni pensano che si limiti a copiare le cose. Io non lo penso più. Io penso che ciò che fanno è reinventare le cose. Loro prendono qualcosa che è già stato inventato e lo studiano finché non lo capiscono completamente. In alcuni casi, lo capiscono meglio dell’inventore originale. Dopo averlo compreso, lo reinventeranno in una versione di seconda generazione avanzata. Quella strategia funziona solo quando ciò con cui lavorano non cambia più di tanto — l’industria dello stereo e dell’automobile sono due esempi. Quando il target cambia velocemente, trovano difficile operare, perché quel ciclo di reinvenzione dura anni. Finché la definizione di ciò che è un personal computer continua a cambiare a questa velocità, per loro sarà dura. Quando la velocità del cambiamento rallenterà, i giapponesi metteranno tutta la loro forza per avere influenza in questo mercato, perché vogliono assolutamente dominare il business del computer, non c’è dubbio a riguardo. Loro la considerano una priorità nazionale. Pensiamo che in quattro o cinque anni, i giapponesi riusciranno finalmente a capire come costruire un computer decente. E se vogliamo mantenere il dominio dell’America su questa industria, abbiamo quattro anni per sviluppare una produzione a livello mondiale. La nostra tecnologia di produzione deve stare al passo o sorpassare quella dei giapponesi.

Come pensate di riuscirci?
Quando abbiamo progettato il Macintosh, abbiamo anche progettato una macchina per costruire la macchina. Abbiamo speso 20 milioni di dollari per costruire la fabbrica più automatizzata dell’industria del computer. Ma non è abbastanza. Piuttosto che impiegare sette anni per rottamare la nostra fabbrica, come farebbero molte aziende, lo faremo in due. Ce ne sbarazzeremo alla fine del 1985 e costruiremo la seconda, poi la cancelleremo in due e ce ne sbarazzeremo, in modo tale che in tre anni a partire da ora, saremo pronti per la nostra terza fabbrica automatizzata. Questo è l’unico modo in cui possiamo imparare abbastanza velocemente.

Non c’è solo competizione con i giapponesi: comprate le vostre unità disco dalla Sony, per esempio.
Compriamo molte dei nostri componenti dai giapponesi. Siamo i più grandi utilizzatori di microprocessori, di chip di Ram ad alta tecnologia, di unità disco, di tastiere. Risparmiamo un sacco di energia, non dovendo produrre e progettare floppy-disk o microprocessori; risorse e tempo che possiamo dedicare al software.

Parliamo del software. Quali sono i cambiamenti rivoluzionari nello sviluppo del software che hai visto negli ultimi anni?
Certamente, la generazione precedente, riuscendo a inventare un linguaggio di programmazione adatto a un microprocessore, ha fatto una vera innovazione. VisiCalc è stata una rivoluzione, perché rappresentava il primo vero uso del computer nel business, dove i professionisti potevano vedere risultati tangibili con il suo utilizzo. Prima dovevi programmare le applicazioni, e il numero delle persone che vogliono programmare è una percentuale minima — uno per cento. Con VisiCalc, la possibilità di creare delle visualizzazioni di dati, informazioni, p stata importante. Lo stesso per dicasi per Lotus.

Stiamo citando un sacco di marchi che le persone potrebbero non conoscere. Puoi spiegare per favore?
Ciò che ha fatto Lotus è stato combinare un buon foglio di calcolo con un programma di grafica. L’elaborazione dei dati e i database di Lotus di certo non sono le più affidabili che si possa avere. La vera chiave per Lotus è stata la combinazione di fogli di calcolo e grafica in un solo programma, così da passare dall’uno all’altro con grande rapidità. La prossima innovazione si sta verificando ora, grazie al Macintosh, che ha portato la tecnologia di Lisa ad un prezzo abbordabile. Lì esiste, e ci sarà sempre più, un software rivoluzionario. Generalmente si valuta davvero un’innovazione solo un po’ di anni dopo che è venuta fuori.

Che mi dici dell’elaborazione dei testi? Non ne hai fatto menzione nella lista delle innovazioni.
Hai ragione, avrei dovuto mettere l’elaborazione dei testi dopo VisiCalc. L’elaborazione dei testi è l’applicazione di cui si sentiva maggiormente la necessità oltre che una delle più facili da capire. È probabilmente il primo uso che le persone fanno del loro personal computer. C’erano elaboratori di testo prima del personal computer, ma un elaboratore di testo dentro il personal computer rappresentava più di una rivoluzione economica, mentre non c’è mai stata niente di simile a VisiCalc prima del personal computer.

Scuola e istruzione

Ci sono state innovazioni per quanto riguarda il software didattico?
Ci sono stati un sacco di buoni software nel campo dell’educazione, ma non un prodotto rivoluzionario come il VisiCalc ancora non c’è. Penso che arriverà, ma non credo nei prossimi 24 mesi.

Hai evidenziato il fatto che l’istruzione ha la massima priorità per te. In che modo pensi che il computer possa influenzarla?
I computer stessi, e il software che deve essere ancora sviluppato, rivoluzioneranno il modo in cui impareremo. Abbiamo costituito una cosa chiamata Apple Education Foundation, e diamo milioni di dollari in contanti e mezzi a persone che lavorano in via sperimentale al software didattico e nelle scuole che non si possono permettere i computer. Noi volevamo anche che il Macintosh diventasse il computer preferito dalle università, così come l’Apple II lo è per le scuole elementari e per i licei. Così abbiamo cercato sei università che ne fossero prive per fare stanziamenti su larga scala per i personal computer — larga scala, significa più di mille per ciascuna — e invece di sei, ne abbiamo trovate 24. Abbiamo chiesto alle università se volessero investire almeno 2 milioni di dollari ciascuno per essere parte del programma Macintosh. Lo fecero tutte e 24 — compresa l’intera Ivy League. Così in meno di un anno, il Macintosh è diventato il computer standard informatico nelle università. Potremmo fornire ogni Macintosh che produciamo quest’anno solo a queste 24 università. Non possiamo, naturalmente, ma la richiesta è questa.

Ma il software non c’è, giusto?
Una parte c’è. Quello che non c’è, lo scriveranno direttamente le persone nelle università. IBM ha provato a fermarci — ho sentito che ha formato una task force di 400 persone per farlo — con la distribuzione dei PC IBM. Ma le università sono state astute. Hanno capito che l’investimento che si apprestavano ad intraprendere per il software avrebbe superato di gran lunga l’investimento hardware, e non volevano spendere tutti quei soldi per il software su di una vecchia tecnologia come quella di IBM. Per questo in molti casi, hanno rifiutato le offerte di IBM e optato per i Macintosh. In alcuni casi, hanno usato le sovvenzioni di IBM per acquistare i Macintosh.

Ne puoi nominare alcuni?
Non posso. Li metterei nei guai.

Quando eri all’università nell’epoca in cui non c’erano i computer, qual era il modo in cui tu e i tuoi compagni sentivate di poter dare un contributo? La politica?
Nessuna delle persone davvero brillanti che conoscevo all’ università è entrata in politica. A cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta, tutti loro sentivano che, nell’ottica di dare un vero contributo per cambiare il mondo, la politica non era il posto in cui stare. Tutti loro sono in affari ora — che è divertente, perché si tratta delle stesse persone che andarono in India o che in un modo o in un altro provarono a cercare una sorta di senso della vita.

Alla fine il business e il richiamo dei soldi non erano semplicemente la scelta più facile?
No, nessuna di queste persone si preoccupa dei soldi. Voglio dire, molti di loro hanno fatto un sacco di soldi, ma non gli interessa davvero. Il loro stile di vita non è cambiato in maniera particolare. Era piuttosto la possibilità di provare davvero a fare qualcosa, di fallire, di avere successo, di crescere. La politica non era l’ambiente in cui passare questi dieci anni, se eri impaziente di provare queste cose. Per qualcuno che non ha ancora compiuto 30 anni, penso che i 20 siano il periodo per essere impazienti, l’idealismo di molte di queste persone sarebbe stato profondamente frustrato in politica; sarebbe attenuato e svanito. Penso che sia necessaria una crisi affinché succeda qualcosa in America. E penso che ci apprestiamo a vivere una crisi di proporzioni significative all’inizio degli anni ’90, in cui verranno a galla i problemi che i nostri leader politici avrebbero dovuto affrontare. E così avverrà che un sacco di queste persone porteranno la loro esperienza concreta e il loro idealismo nel regno della politica. Ci apprestiamo a vedere la generazione meglio istruita di sempre entrare in politica. Loro sapranno come scegliere le persone, come ottenere le cose, come dirigere.

Non è forse vero che ogni generazione dice la stessa cosa?
Questi sono tempi diversi. La rivoluzione tecnologica è sempre più intrecciata con l’economia e la società — più del 50% del prodotto interno lordo americano viene da azienda basate sull’informatica — e molti leader politici attuali non hanno avuto un’esperienza con questa rivoluzione. Sarà cruciale che molte delle più importanti decisioni che prendiamo — come assegniamo le nostre risorse, come educhiamo i nostri figli — siano prese con la conoscenza delle questioni tecnologiche e delle direzioni che la tecnologia sta prendendo. E questo ancora non è accaduto. Per quanto riguarda l’istruzione, ad esempio, siamo vicini alla figuraccia nazionale. In una società in cui informazione e innovazione saranno cruciali, c’è una seria possibilità che l’America possa diventare una nazione industriale di second’ordine se perdiamo la spinta tecnica e la leadership che abbiamo ora.

Tu hai parlato degli investimenti nel campo dell’istruzione, ma non è un problema trovare i fondi in un momento in cui il deficit è in aumento?
Nei prossimi cinque anni ci apprestiamo a fare i più grandi investimenti di capitale che il genere umano abbia mai fatto in armi. Abbiamo deciso, come società, che lì dovremmo mettere i nostri soldi, così aumenterà il deficit e, di conseguenza, il costo del capitale. Nel frattempo il Giappone, il nostro principale avversario nella prossima frontiera tecnologica — l’industria dei semiconduttori — ha rimodellato la sua struttura fiscale, la sua intera società, per aumentare il capitale da investire in quell’area. Si ha la sensazione che in America non venga fatto un collegamento tra cose come costruire armi e il fatto che potremmo perdere la nostra industria dei semiconduttori. Dobbiamo essere consapevoli di questo pericolo.

E pensi che i computer saranno d’aiuto in questo processo.
Beh, ti racconterò una storia. Ho visto un video che non avremmo dovuto vedere. Era stato preparato per il Joint Chiefs of Staff [organo che riunisce i capi di Stato maggiore di ogni settore delle forze armate americane, n.d.t.]. Guardando il video, abbiamo scoperto che, almeno fino a qualche anno fa, ogni arma tattica nucleare in Europa presidiata da personale americano era gestita da un computer Apple II. Ora, noi non abbiamo venduto computer alle forze armate; loro li hanno comprati da un rivenditore, suppongo. Ma non ci faceva sentire bene sapere che i nostri computer fossero usati per puntare armi nucleari in Europa. L’unica nota positiva era che almeno non erano [Radio Shack] TRS-80! Grazie a Dio per questo. Il punto è che gli strumenti sono sempre stati usati per certe cose che personalmente non troviamo piacevoli. Ma alla fine sarà la saggezza delle persone, non gli strumenti stessi, a determinare se queste cose saranno utilizzate o meno in modo positivo e produttivo.

Il ruolo del computer nella società del futuro

Dove vedi i computer e i software nel futuro immediato?
Finora, abbiamo usato i nostri computer più o meno come buoni servitori. Noi chiediamo loro di fare qualcosa, gli chiediamo di fare alcune operazioni come un foglio di calcolo, gli chiediamo di trasformare i nostri colpi alla tastiera in lettere, e lo fanno piuttosto bene. E vedrai una sempre maggiore perfezione nel farlo — computer come servo. Ma il prossimo passo è che il computer diventi come una guida o un agente. E ciò significa che dovrà fare molto per anticipare ciò che vogliamo e dovrà farlo per noi, stabilendo delle connessioni e costruendo dei modelli per ciò che facciamo, chiedendoci se questo è una sorta di cosa generale che ci piacerebbe fare regolarmente, così che avremo, per fare un esempio, il concetto di trigger [di innesco, concetto di basi di dati, n.d.t.]. Saremo in grado di chiedere ai nostri computer di esaminare le cose per noi, e quando certe condizioni si verificano, quando sono innescate, i computer eseguiranno determinate operazioni in modo automatico e ci informeranno dopo averlo fatto.

Per esempio?
Semplici cose come monitorare le tue azioni ogni ora di ogni giorno. Quando un’azione supera i limiti stabiliti, il computer chiamerà il mio broker, la comprerà per via elettronica e mi farà sapere. Un altro esempio è che alla fine del mese, il computer accederà al data base e troverà tutti i venditori che hanno superato la loro quota di vendita per più del 20%, scriverà loro una lettera personalizzata da me, gliela manderà tramite il sistema di posta elettronica e mi manderà un rapporto mensile su coloro ai quali è stata mandata la lettera. Ci sarà un giorno in cui i nostri computer avranno forse 100, o giù di lì, di questi compiti; saranno molto più simili ad agenti. Vedrai che comincerà a verificarsi già nei prossimi 12 mesi, ma a dire il vero mancano ancora tre anni. È il prossimo sviluppo.

Saremo in grado di eseguire tutte queste cose con l’hardware che abbiamo noi? O ci darete nuove macchine?
Tutte? Sarebbe una dichiarazione pericolosa, usare la parola tutte. Non lo so. Il Macintosh è stato sviluppato avendo in mente questi concetti.

Sei molto orgoglioso di aver portato avanti la Apple. Cosa senti di poter dire riguardo alle vecchie aziende che si devono rimettere al passo delle aziende più giovani — per evitare di morire?
Questo è inevitabilmente ciò che accade. Questo è il motivo per il quale penso che la morte sia la più incredibile invenzione della vita. Elimina dal sistema questi vecchi modelli che sono obsoleti. Penso che sia realmente una delle sfide di Apple. Quando due persone giovani si presentano con la prossima cosa, riusciremo a comprenderla e dire questo è fantastico? Avremo la volontà di lasciare i nostri modelli, o li giustificheremo? Penso che comprenderemo, perché siamo assolutamente consapevoli di ciò e la consideriamo una nostra priorità.

Pensando al tuo successo, sei mai arrivato al punto di schiaffeggiarti e chiederti cosa stava accadendo? Dopotutto, è successo da un giorno all’altro.
Pensavo di vendere circa un milione di computer all’anno, ma era solo un pensiero. Quando succede davvero, è una cosa totalmente diversa. Così è stato, “Cristo santo, sta succedendo davvero!” ma ciò che è difficile da spiegare è che non sembra che accada da un giorno all’altro. Il prossimo sarà il mio decimo anno. Non ho mai fatto niente che durasse più di un anno in vita mia. Sei mesi, per me, era già un periodo di tempo lungo quando abbiamo dato inizio alla Apple. Così è stata la mia vita da quando sono una sorta di adulto libero. Ogni anno è stato denso di problemi, successi, esperienze di apprendimento ed esperienze umane. Un anno è un’eternità alla Apple. Così sono state dieci eternità.

Sai cosa vuoi fare per il resto della vita?
C’è un antico detto indù che mi torna in mente di tanto in tanto: “per i primi 30 anni della tua vita, metti su delle abitudini. Per gli ultimi 30 anni della tua vita le abitudini prendono te”. Visto che avrò 30 anni a febbraio, il pensiero ha attraversato la mia mente.

E?
E non ne sono sicuro. Sarò sempre legato alla Apple. Spero che nel corso della mia vita il filo di Apple e quello della mia vita restino intrecciati tra di loro, come un arazzo. Ci potranno essere alcuni anni in cui non sarò là, ma tornerò sempre. E questo è ciò che potrei provare a fare. La cosa essenziale che mi devo ricordare su di me è che sono ancora uno studente. Sono ancora in un boot camp. Se qualcuno leggesse i miei pensieri, lo vedrebbe. Non prenderli troppo seriamente. Se vuoi vivere la tua vita in maniera creativa, come un artista, non devi guardarti troppo indietro. Devi avere la volontà di prendere qualunque cosa tu abbia fatto e chiunque tu sia stato e buttare tutto via. Che cosa siamo, dunque? Molto di quello che pensiamo di essere è semplicemente una collezione di simpatie e antipatie, abitudini, schemi. Alla base di quello che siamo ci sono i nostri valori e quali decisioni e azioni intraprese riflettono questi valori. Questo è il motivo per cui è difficile fare interviste ed essere visibili: nel momento in cui cresci e cambi, più il mondo esterno prova a rafforzare un’immagine di te basata su ciò che pensa che tu sia, più è difficile continuare ad essere un artista, che è il motivo per cui un sacco di volte, gli artisti se ne devono andare, “Ciao. Devo andare. Sto impazzendo e devo scappare da qui”. E vanno in letargo da qualche parte. Dopo forse riemergono in maniera leggermente diversa.

Tu potresti andare via. Di sicuro non ti devi preoccupare dei soldi. Stai ancora lavorando…
[Ride] Per il senso di colpa. Senso di colpa per i soldi.

I soldi e la filantropia

Parliamo dei soldi. Eri milionario a 23 anni…
E quando ne avevo 24, il mio patrimonio netto era di più di 10 milioni quando ne avevo 25, ammontava a più di 100 milioni di dollari.

Qual è la differenza principale tra avere un milione e avere diverse centinaia di milioni?
La visibilità. Il numero di persone che hanno un patrimonio netto di più di un milione di dollari in questo paese è nell’ordine delle decine di migliaia. Il numero di persone che hanno un patrimonio netto di più di 10 milioni arriva a un migliaio. E il numero di quelle che hanno un patrimonio di più di 100 milioni arriva a poche centinaia.

Cosa rappresentano veramente i soldi per te?
Non riesco ancora a capirlo. È una grande responsabilità averne più di quanti ne puoi spendere nella tua vita — e sento che devo spenderli. Se si muore, certamente non si vuole lasciare una grande somma per i nostri figli. Rovinerà le loro vite. E se uno muore senza figli, andranno tutti allo Stato. Quasi tutti pensano che potrebbero restituire i soldi all’umanità in modo più avveduto di quanto farebbe lo Stato. La sfida è immaginare come vivere con il denaro e come restituirlo al mondo, che significa tanto darlo via quanto esprimere le proprie preoccupazioni o valori.

Quindi cosa ci fai?
È una parte della mia vita che mi piace tenere privata. Quando avrò un po’ di tempo, avvierò una fondazione pubblica. Ora, faccio alcune cose privatamente.

Potresti passare tutto il tuo tempo a erogare denaro.
Oh, si deve. Sono convinto che dare un dollaro in realtà è più difficile che fare un dollaro.

Potrebbe essere una scusa per rimandare qualcosa?
No. Ci sono alcune semplici ragioni. Una è che per imparare a fare qualcosa bene, devi fallire qualche volta. Per fallire, deve esistere un sistema di misurazione. E questo è il problema con la maggior parte delle azioni filantropiche — non c’è un sistema di misurazione. Dai a qualcuno un po’ di soldi e la maggior parte delle volte non puoi mai valutare se hai avuto successo o se hai fallito nel giudicare quella persona o le sue idee o la loro realizzazione. Così se non puoi avere successo o fallire, è davvero difficile migliorare. Inoltre, la maggior parte delle volte, le persone che vengono da te con delle idee non forniscono le idee migliori. Devi scovare le idee migliori, e ci vuole un sacco di tempo.

Se hai intenzione di usare la tua visibilità per creare un modello per le persone, perché questo è uno dei settori che hai scelto di non trattare?
Perché non ho fatto molto ancora. In quel settore, si dovrebbe parlare le azioni.

Sei assolutamente morigerato o ammetti di lasciarti andare a qualche eccesso?
Beh, le cose che preferisco nella vita sono i libri, il sushi e… Le cose che preferisco non costano molti soldi. Risulta piuttosto chiaro che la risorsa più preziosa che abbiamo è il tempo. Così com’è, pago un prezzo alto per non averne molto per la vita privata. Non ho tempo per pensare alle questioni sentimentali o per visitare le piccole città in Italia e sedermi nei bar e mangiare insalata di pomodori e mozzarella. Occasionalmente, spendo un po’ di soldi per risparmiarmi una seccatura, che significa tempo. E questa è la possibilità che i soldi ti danno. Ho comprato un appartamento a New York, ma è perché adoro quella città. Sto cercando di abituarmi, provenendo da una piccola città della California, non sono cresciuto immerso nella complessità e nella cultura di una grande città. Lo considero parte della mia educazione. Lo sai, ci sono molte persone alla Apple che possono comprare tutto quello che desiderano e ancora non hanno speso gran parte del loro denaro. Non mi piace parlarne come di un problema; le persone leggeranno questo e penseranno, ok, bene, dai a me il tuo problema. Penseranno che sono un piccolo stronzo arrogante.

Grazie alla tua ricchezza e ai risultati ottenuti in passato, hai la possibilità di inseguire i sogni come pochi altri. Ti spaventa questa libertà?
Nel momento in cui hai mezzi per prenderti la responsabilità dei tuoi sogni e puoi essere ritenuto responsabile della loro realizzazione o meno, la vita è un po’ più dura. È facile avere pensieri favolosi quando l’opportunità di realizzarli è remota. Quando ti trovi in una posizione in cui almeno hai la possibilità di sviluppare le tue idee, le responsabilità aumentano.

I computer agenti del cambiamento

Abbiamo parlato di cosa vedi nell’immediato futuro; cosa mi dici invece di un futuro più lontano? Se siamo ancora in una fase iniziale e cominci a immaginare alcuni modi in cui i computer cambieranno le nostre vite, cosa vedi?
Quando sono tornato dall’India, mi sono ritrovato a chiedermi qual è stata la cosa che mi ha impressionato maggiormente. E penso che sia il fatto che il pensiero razionale dell’Occidente non è una caratteristica umana innata. È un’abilità acquisita. Non avevo mai pensato che se nessuno ci avesse insegnato a pensare in questo modo, non avremmo pensato in questo modo. Eppure, è così che funziona. Ovviamente, una delle grandi sfide dell’istruzione è insegnarci come pensare. Ciò che stiamo scoprendo è che i computer andranno davvero a incidere sulla qualità del pensiero poiché questi strumenti saranno sempre più a disposizione dei nostri figli. Gli uomini sono utilizzatori di strumenti. La cosa più incredibile riguardo ad un libro è che tu puoi leggere ciò che ha scritto Aristotele. Non hai bisogno di un’interpretazione dello studioso di Aristotele. Certamente può esser utile, ma puoi leggere esattamente ciò che ha scritto Aristotele. Questa trasmissione diretta di pensieri e idee è uno degli elementi chiave del perché siamo dove siamo, come società. Ma il problema del libro è che non puoi porre una domanda ad Aristotele. Penso che una delle potenzialità del computer è che in qualche modo… coglie la sostanza, i principi di base di un’esperienza.

Per esempio?
Ecco un esempio davvero banale. Il videogame originale, Pong, coglieva i principi di gravità, il momento angolare e cose di questo tipo, al punto in cui ogni gioco risponde a questi principi base, e tuttavia ogni gioco è diverso — un po’ come la vita. Questo è l’esempio più semplice. E ciò che il software può fare è cogliere i principi base, l’essenza stessa e semplificare migliaia di esperienze basate sulla percezione dei principi di base. Ora, se potessimo cogliere la visione del mondo di Aristotele — i principi base della sua visione del mondo? Allora si potrebbe davvero porre una domanda ad Aristotele. Ok. Potresti dire che non sarebbe esattamente ciò che fu Aristotele. Potrebbe essere tutto sbagliato. Ma potrebbe anche non esserlo.

Ma diresti che è stato almeno un riscontro interessante.
Esatto. Parte della sfida, penso, è rendere accessibili questi strumenti a milioni e decine di milioni di persone e iniziare a perfezionarli in modo tale che un giorno potremo, in modo semplice e poi sempre più elaborato, cogliere un Aristotele, un Einstein o un Land mentre è ancora in vita. Immagina cosa potrebbe rappresentare per un giovane ragazzo che cresce. Dimentica il ragazzo: per noi! E questa è una parte della sfida.

Ci lavorerai tu stesso?
Questo è per qualcun altro. È per la prossima generazione. Penso che una sfida interessante in quest’area dell’indagine intellettuale sia di diventare obsoleto con grazia, nel senso che le cose stanno cambiando così velocemente che certamente entro la fine degli anni Ottanta, vogliamo davvero passare il comando alla prossima generazione, le cui concezioni essenziali sono all’avanguardia, così che possano andare avanti, appoggiarsi sulle nostre spalle e andare molto più lontano. È una sfida davvero interessante, no? Come diventare obsoleti con grazia.

Written by

Graduated in European history in Florence, he started working in publishing soon after having come across a Mac computer in 1984

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