Ruth Padel: Tempo di volare

Versi per il nostro tempo

di Donatella Valente e Mario Mancini

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“Where we going, man? I don’t know but we gotta go and never stop going till we get there”. Questa frase di Jack Kerouac incorpora lo spirito del nostro tempo. “Vai perché devi” gli fa eco la poetessa Ruth Padel.

La poesia Tempo di volare, di cui proponiamo la traduzione, è tratta dalla raccolta di prose e poesie The Mara Crossing. Un libro sulla migrazione degli animali e degli uomini.

Uno degli aspetti stilistici più originali di questo intrigante libro è proprio l’intreccio tra prosa e poesia. «L’alternanza tra prosa e poesia, il muoversi da un posto a un altro, è intrinseco alla migrazione, e in ogni caso mi muovo costantemente nella mia mente tra uomini e animali», ha dichiarato al “Guardian” la poetessa inglese. Poi ha aggiunto: «Ci sono ottimi modelli di prosa-con-poesia, la mia guida è la Vita Nova di Dante che ha cambiato la poesia europea».

Mara Crossing è un amalgama esemplare tra i due generi, portato alla sua massima capacità espressiva.

La casa è dove tutto inizia, ma dov’è la casa della rondine? E che cosa significa “nativo” se la quercia inglese è immigrata dalla Spagna?

In novanta variopinte poesie e illuminanti interludi in prosa, il libro di Ruth Padel intreccia scienza, mito, natura selvaggia e storia per tessere un mondo creato e pervaso dalla migrazione. “Veniamo tutti da qualche posto”, così inizia Ruth Padel, tracciando il viaggio millenario delle cellule, degli alberi e degli animali. Le oche sfidano i venti impetuosi dell’Everest, i lemuri rasentano i precipizi del Madagascar e gli gnu, al culmine del loro epico viaggio dalla Tanzania, affrontano impavidamente il guado di un fiume pieno dei più grossi e affamati coccodrilli africani.

La migrazione umana ha forgiato la civiltà, ma oggi è una delle più grandi prove che il mondo si trova a fronteggiare. In una serie di ritratti incisivi, Padel, tratteggia diversi momenti della migrazione umana — la fuga in Egitto, il viaggio verso l’America di John James Audubon (che nutriva gli uccelli migratori durante il tragitto), i lavoratori migranti a Mumbai e i rifugiati che tribolano in un pianeta che sta cambiando drammaticamente — per mostrare come lo scopo della migrazione per gli uomini, gli animali e le piante sia la sopravvivenza.

Pugnace, provocatorio e sommamente stimolante, ecco un magnifico affresco della vita in movimento dall’acclamata autrice di Darwin: A Life in Peoms.

Tempo di volare

Vai perché hai udito il richiamo del cuculo. Vai perché
hai incontrato qualcuno, hai fatto un voto, non ci sono più
locuste. Vai perché sta arrivando il freddo, la primavera
è alla porte. Flagelli, alluvioni, glaciazioni,
una nuova religione, una nuova idea. Vai perché il mondo gira,
perché il mondo sta cambiando e hai perduto il contatto.
Vai perché hai il regno del cielo nel tuo cuore
e il regno delle tenebre si è impossessato del cuore di un altro.

Vai perché hai la magnetite nel cervello,
nel torace, in cima ai tuoi denti. Perché l’erba è verde
sulla collina e perché c’è l’oro, o forse la bauxite,
dentro la collina. Vai perché tua madre sta morendo
e solo tu puoi portargli le mele delle Esperidi.

Vai perché hai bisogno di lavorare.
Vai perché gli astrologi lo dicono — c’è il richiamo del mare — il
tuo migliore amico ha comprato una motocicletta
lo scorso anno in America. Vai perché le strade sono lastricate
d’oro e poi tuo padre è partito quando aveva la tua età.

Vai perché hai diciassette piccoli e il Signore provvederà,
perché i tuoi sedici fratelli si sono spartiti la terra
e non ne è rimasta per te. Vai perché l’acqua sta salendo,
il velo di ghiaccio si sta sciogliendo, il fiume è secco,
non ci sono più pesci in mare.

Vai perché Dioti ha mandato un segno
— hai fatto un sogno — le patate sono raggrinzite
perché fa troppo caldo, troppo freddo, sei assetato di conoscenza
e la conoscenza è sempre oltre.
Vai perché è destino,
perché il Faraone non ti lascerà accendere le candele il venerdì al tramonto.

Perché stai cercando
un lago incantato, il significato della vita, un albero alto su cui fare il nido.
Vai perché il viaggio è santo, perché il tuo corpo
è fatto per andare, avresti un corpo e un cervello differenti
se tu fossi un uccello che non si muove.
Vai perché non devi pagare l’affitto, i creditori fanno la posta ai tuoi piccoli
dopo la scuola. Vai perché il Faraone ha imboscato
tutto il petrolio, l’elettricità e la paraffina e quello che è rimasto sul tuo tavolo
sono le candele, quando le puoi afferrare.

Vai perché non è rimasto niente in cui sperare;
perché c’è tanto da sperare e tutta la vita è un rischio.

Vai perché qualcuno ti ha fatto il malocchio
e la pressione barometrica sta calando. Perché non riesci a
controllare il tuo talento — anche altri non ci riescono –
non hai nessun talento e i barbari ti sono alle spalle.

Vai perché i barbari sono partiti, Erode
ha spento Internet e i cellulari, il modem
è inutile e le aquile stanno arrivando. Vai perché le aquile
sono morte con gli avvoltoi e gli anziani sono arrabbiati
non c’è più nessuno a ripulire le ossa. Vai in pace.
Vai in guerra. Qualcuno di ti ha offerto un lavoro. Vai perché
anche il cane è andato.
Perché il Gran Visir ha mandato le milizie a casa tua la scorsa notte,
devi andartene alla svelta e abbandonare il cane.

Vai perché hai mangiato il cane e basta,
non c’è nient’altro.
Vai perché hai mollato o potresti.
Vai perché il tuo amore
è morto — perché lei ha riso di te.
Vai perché lei sta venendo con te:
sarà una grande avventura e vivrete felici e contenti per sempre.

Ti sei fermato a mezza strada per rifornirti di omega-3 e di granchi.
Vai per il fosforo, per le bacche di mirto, per il sale. Vai per l’olio
e il pepe. Vai perché è stato l’ultimo desiderio di tuo padre.

Via da polo a polo, vai perché puoi,
dormi e accoppiati in volo.
Vai perché hai bisogno di un posto dove portare in salvo
la pelle. Vai con un migliaio di domande ma stai crescendo,
invecchiando, avanzando. Dici addio ai potrebbero-essere-stati:
non puoi traversare il fiume una seconda volta.
Vai perché speranza, scopo e fuga
sono nomi dello stesso Dio. Vai
perché la vita è dolce, è facile, la vita è un flusso
e non puoi portarla con te. Vai perché sei vivo
perché stai morendo, o forse sei già morto.

Vai perché devi.

Ruth Padel (1946) è una poetessa e scrittrice inglese con profondi legami con la natura, la Grecia antica e la musica. Ha pubblicato un romanzo (Where the Serpent Lives, 2010); otto saggi (In and Out of the Mind, 1992; Whom Gods Destroy: Elements of Greek and Tragic Madness, 1995; I’m a Man: Sex, Gods and Rock ’n’ Roll, 2000; Tigers in Red Weather, 2004) e otto raccolte di poesia, la più recente delle quali è The Mara Crossing. È membro della Royal Society of Literature e del consiglio della Zoological Society of London. Scrive e lavora per la BBC e con gruppi di poeti in tutto il Regno Unito.

Sito personale: https://www.ruthpadel.com

[La traduzione dall’inglese è di Mario Mancini]

Written by

Graduated in European history in Florence, he started working in publishing soon after having come across a Mac computer in 1984

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