Risorse umane: merito, pregiudizio o favoritismo?

Può aiutarci la neutralità robotica?

di Giuseppe di Pirro e Mario Mancini

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Ancora Tengai

Torniamo a parlare di Tengai. Il social robot di Furhat recentemente è stato presentato al Tatech Europe 2019, tenutosi in maggio a Lisbona (Portogallo) e sarà protagonista di un tour che partirà dalla Scandinavia e nei prossimi sei mesi prevedrà tappe anche in Europa e negli Stati Uniti.

Da luglio Tengai ha un sito dedicato e sarà inizialmente proposto da TNG in Svezia, all’interno dell’offerta per il reclutamento dell’agenzia scandinava. «Il primo prodotto che stiamo lanciando è uno interno che verrà incorporato nella soluzione di reclutamento che TNG offre ai clienti», afferma Elin Öberg Mårtenzon, Chief Innovation Officer presso TNG.

Un modello indipendente di Tengai sarà lanciato alla fine del 2019: «Questo robot sarà in grado di condurre colloqui di lavoro automatizzati presso le sedi dei clienti e fornire analisi e trascrizioni dei colloqui con punteggi basati sull’IA». Inoltre, una versione “stand alone” in lingua inglese è prevista per il primo quarto del 2020.

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I monaci Komuso con il loro tipico copricapo denominato Tengai che gli impedisce di giudicare le situazioni sulla base dell’apparenza e non della sostanza.

L’automa deriva il proprio nome dal Tengai, un copricapo fatto di paglia utilizzato dai Komuso, monaci mendicanti giapponesi. Il Tengai ricopriva integralmente la testa e il volto del monaco. Pertanto, «indossando il Tengai, i monaci “rimuovevano il proprio ego” e potevano concentrarsi su ciò che era a portata di mano e nient’altro».

Nondimeno, si legge sul sito (salvo diversamente indicato tutte le citazioni che seguono hanno come fonte il www.tengai-unbiased.com):

il nome rende omaggio anche alla “madre biologica” di Tengai, TNG e alla missione fondante dell’azienda, ovvero lavorare a un reclutamento imparziale, così come al know-how tecnico di Furhat Robotics nel campo dell’intelligenza artificiale».

Il fine ultimo della collaborazione tra Furhat e TNG è, del resto, estremamente ambizioso:

Questa partnership è progettata per creare un processo di assunzione più obiettivo e imparziale, contribuire alla ricerca sui robot sociali e commercializzare il robot in Svezia e a livello internazionale.

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Il colloquio

Il colloquio di lavoro con l’automa nel suo complesso potrà durare tra i quindici e i diciotto minuti. L’incontro con Tengai consta di tre fasi: welcome phase, job interview, thank you phase. In sostanza un prima, durante e un dopo. Mentre le fasi iniziale e finale mirano «ad accrescere il coinvolgimento e creare fiducia nel candidato», il colloquio vero e proprio intende stimare «le soft-skill e i tratti della personalità».

In precedenza i candidati riceveranno informazioni tramite email in merito a come sarà strutturato il colloquio e come prepararsi. La mattina fatidica, prima che tutto abbia inizio, verrà concesso del tempo per «leggere le differenti competenze richieste dal lavoro».

Una volta accomodatosi, il candidato troverà Tengai posto sul tavolo, proprio di fronte a sé. Il robot farà una piccola introduzione relativa al profilo del lavoro in oggetto, nonché l’andamento del colloquio. «Lo scopo è quello di chiarire quali siano le competenze che sta ricercando il datore di lavoro». Quindi l’automa procederà a formulare le domande e interagire col proprio interlocutore in forma dialogica. «Le domande vengono poste sempre nello stesso identico modo, nello stesso ordine, rendendo l’intervista equa per tutti i candidati».

L’obiettivo che ci si prefigge è far sì che:

Più candidati siano trattati in modo equo, ricevano le medesime domande e siano valutati secondo le stesse condizioni, dando ai manager e ai reclutatori dati più oggettivi sui candidati riguardo alle soft-skill e ai tratti della personalità».

A conclusione del colloquio Tengai «spiegherà come contattare un selezionatore qualora fosse necessario e parlerà dei prossimi passi del processo». A tutti i candidati verrà inviata una mail contenente dei ringraziamenti, la trascrizione del colloquio e «la scheda utilizzata dai reclutatori per valutare le competenze».

Il debutto

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A una sola settimana di distanza dal lancio di Tengai Select, si è già fatto avanti il primo cliente: si tratta della municipalità di Upplands-Bro. Il comune svedese, alla ricerca di un nuovo “digital-coordinator”, «ha spontaneamente contattato TNG», scegliendo di avvalersi di Tengai per il processo di assunzione.

Utilizzando il progresso digitale e la più recente tecnologia di intelligenza artificiale, il comune di Upplands-Bro sospingerà [in avanti] i confini del modo in cui reclutiamo. È molto eccitante essere parte delle prime fasi del lancio di Tengai e attendo con impazienza un processo di assunzione che si riveli persino di maggior successo — afferma Karl Öhlander, che guida la municipalità di Upplands-Bro.

Dunque, alle ore 8.30 del 14 giugno, presso la sede centrale di TNG, a Stoccolma, «Tengai ha condotto il suo primo colloquio di lavoro indipendente alla cieca». Sinisa Strbac, l’addestratore di Tengai, si è detto molto soddisfatto della performance del robot: «Tutto è andato secondo i piani e siamo entusiasti di aver iniziato!». Parimenti compiaciuta si è mostrata Elin Öberg Mårtenzon:

Ho lavorato con Tengai per diversi mesi e so quanto il prodotto sia eccellente, tuttavia ha bisogno di un cliente innovativo che ne scorga il potenziale. Sono colpita che Upplands-Bro abbia preso l’iniziativa e sia il primo al mondo ad aver deciso di utilizzare un social AI-robot nel processo di assunzione. Sono particolarmente lieta di vedere il settore pubblico quale nostro primo cliente e non vedo l’ora di seguirne gli sviluppi mentre procediamo verso un processo di assunzione nel quale l’intelligenza artificiale ci aiuta ad essere obiettivi ed equi!.

Questo perché la narrazione che si accompagna a Tengai punta molto sulla neutralità del robot, elemento fondante del progetto audace che vede impegnate le due aziende (Furhat e TNG):

«Sviluppare il primo social robot per il colloquio di lavoro in assoluto al mondo; uno strumento che contribuisca a rendere più equo il processo di reclutamento per coloro che sono in cerca di lavoro e offra a tutti i candidati parità di condizioni durante i colloqui di lavoro, indipendentemente dalla loro età, sesso, origine o aspetto».

Dunque una ricercata miscela di imparzialità e obiettività che dovrebbe rendere Tengai immune da pregiudizi e discriminazioni. Insomma, quella cifra peculiare che ha fatto guadagnare al robot l’appellativo di “unbiased”.

Obiettività e pregiudizio

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«Sta diventando molto popolare per le organizzazioni poter dire di avere un processo di assunzione senza discriminazioni. Vogliamo portare questa idea il più lontano possibile», ha dichiarato Havva Ilhan, vice capo del personale del comune di Upplands-Bro. La stessa Ilhan aggiunge:

Tutto ciò che vogliamo sapere è quali competenze abbia il candidato. Non ci interessano gli hobby, i rapporti familiari, l’età o qualsiasi altra cosa che sia immateriale e possa creare un’immagine preconcetta della persona quando scegliamo chi andrà avanti nel processo di reclutamento.

In effetti le parole d’ordine che oggi risuonano in tema di reclutamento nelle grandi aziende Hi-Tech, ma non solo, concernono una lotta senza quartiere a pregiudizi e discriminazioni, inclusione, diversità nei luoghi di lavoro, equità, accessibilità. È il trend del momento, talora perseguito con convinzione, talaltra una comoda cartina tornasole.

Eradicare il preconcetto e la discriminazione dal processo di selezione è impresa ardua, verosimilmente impossibile da realizzare appieno. Presso TNG ne sono consapevoli e si accontentano pertanto di mitigare il pregiudizio.

«Per riassumere, non esiste alcun proiettile magico contro il pregiudizio, e rimuovere completamente il pregiudizio dal processo di reclutamento, o da altri aspetti della nostra vita, potrebbe non essere mai realizzabile. Tuttavia riteniamo che un robot reclutatore potrebbe aggiungere un ulteriore livello di trasparenza e coerenza al processo — afferma Gabriel Skantze, professore presso il KTH di Stoccolma e Chief Scientist del progetto Tengai presso Furhat Robotics.

Nondimeno il problema è concreto, diffuso e avvertito, tanto sul versante delle aziende quanto su quello dei lavoratori. Così, se per farsi una prima impressione su di una persona occorrono circa sette secondi, uno studio recente condotto su un totale di 2000 manager ha evidenziato come un terzo di essi prende una decisione in tema di assunzione in soli 90 secondi. Il 60%, invece, dichiara di aver bisogno di un tempo compreso tra i cinque e i quindici minuti.

I lavoratori, d’altro canto, stando a una ricerca realizzata da TNG nel 2018, concordano fondamentalmente sul fatto che l’esperienza della selezione sia soggettiva e in buona misura iniqua [unfair]. Infatti, ben il 73% del campione degli intervistati ritiene di essere stato discriminato in virtù di svariati pregiudizi (inerenti età, sesso, etnia, eventuali handicap, preferenze sessuali, aspetto, tatuaggi, peso o salute). Il 24% si dice sicuro, poi, che a pregiudicare il buon esito del processo sia stato l’aspetto [appearence].

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Neutralità robotica

Proprio per eliminare l’incidenza di tali fattori, sono stati profusi notevoli sforzi nell’addestramento di Tengai, come sottolinea Sinisa Strbac, affinché il robot ne risulti il più possibile immune:

«Tengai registra solo le parole dei candidati, che converte in testo in tempo reale. Non sono coinvolte altre variabili, come l’accento di una persona o il tono della voce, l’aspetto o il genere. Inoltre, non permettiamo a Tengai di sapere nulla dei candidati. L’unica cosa a cui abbiamo accesso sono i nomi dei candidati e gli indirizzi email. E non utilizziamo queste informazioni allo scopo di identificare candidati specifici».

Alfine di essere ancora più obiettivo ed imparziale Tengai non lascia spazio a digressioni o divagazioni di sorta, comprese quelle chiacchiere che di solito si fanno per rompere il ghiaccio ed instaurare una qualche empatia, soprattutto all’inizio del colloquio:

«Non vi è disponibilità verso parole o una narrativa supplementare che non siano direttamente collegate a una domanda posta da Tengai. Tutte le domande vengono poste esattamente nello stesso modo: con lo stesso tono e di solito nello stesso ordine. In tal modo l’intervista risulta più equa ed obiettiva».

A differenza di un reclutatore umano, il robot inoltre non dà luogo ad accomodamenti ed interpretazioni in merito alle risposte dei candidati: «Con Tengai tutto ciò viene evitato», conclude il chief scientist di TNG.

Sinisa Strbac nondimeno riconosce come la medaglia presenti anche un proprio rovescio: «Quello che potremmo rischiare di perdere è il dettaglio e la personalizzazione che possono fornire un quadro completo in merito all’idoneità di un candidato ad una posizione [lavorativa]». Tuttavia tale rischio appare limitato dal fatto che Tengai sia stato progettato eminentemente per essere utilizzato «all’inizio del processo di selezione, laddove è vantaggioso essere obiettivi e focalizzati sulle abilità alfine di trovare le competenze richieste dal lavoro». Invece, rimarca Strbac, l’impiego del robot consentirà di «… evitare il pregiudizio inconscio che tutti possediamo. Facendo ciò nella fase iniziale della selezione, spostiamo la soggettività più avanti nel processo (dove è meno dannosa)».

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Un atto sostenibile di fiducia

In conclusione,

Tengai eseguirà colloqui alla cieca efficaci con domande basate sulla competenza e situazionali, produrrà un’analisi delle interviste, così come un punteggio per il colloquio del candidato.

TNG si dice certa che l’automa assolverà degnamente al compito che le viene assegnato:

Tengai livella il terreno di gioco e offre a tutti i candidati la medesima opportunità di dimostrare la loro competenza e personalità, senza pregiudizi inconsci che influenzino la valutazione.

Il tempo dirà se le cose andranno effettivamente nella direzione auspicata da TNG. Quello che già adesso possiamo affermare, però, è che Tengai ha rappresentato una vera sfida per coloro i quali hanno dovuto progettarlo ed addestrarlo. La realizzazione dell’automa, invero, di sfide ne ha poste molteplici: dalla comprensione del linguaggio alla gestione dell’indeterminatezza, dal confronto con l’ambiguità all’interazione con gli umani, etc.

Per poterle affrontare si è fatto ricorso agli ultimi ritrovati in materia di intelligenza artificiale, quali la prerogativa di apprendere in maniera (più o meno) indipendente grazie al machine learning, le qualità predittive degli algoritmi di ultima generazione, le smisurate capacità di analisi ed elaborazione dei dati. Se siete interessati restate sintonizzati, perché saranno questi gli argomenti di cui ci occuperemo prossimamente.

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Graduated in European history in Florence, he started working in publishing soon after having come across a Mac computer in 1984

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