Profili dei filosofi contemporanei

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Arthur Schopenhauer

Nacque a Danzica il 22 febbraio 1788, da una ricca famiglia di commercianti di origine tedesca. Dopo un trasferimento, con la famiglia, ad Amburgo, Schopenhauer trascorse due anni in Francia (1797–1799) e compì un lungo viaggio in Europa (1803–1804). Il 20 aprile 1805 il padre di Arthur si suicidò e la madre, trasferitasi a Weimar, aprì un salotto letterario, che fu frequentato da diversi esponenti del mondo intellettuale dell’epoca (tra i più importanti, vanno ricordati Goethe, i fratelli Grimm, i due Schlegel). Schopenhauer, poco legato alla madre, si isolò e si dedicò allo studio dei classici latini e greci e delle filosofie orientali. Al compimento del diciannovesimo anno di età ricevette la sua parte dell’eredità paterna e si iscrisse alla facoltà di medicina dell’Università di Gottinga, dove studiò diverse discipline scientifiche: chimica, fisica, botanica, fisiologia, anatomia, matematica, ma anche storia, psicologia, metafisica, che lo spinsero ad abbandonare la facoltà di medicina e a passare a quella di filosofia, presso la quale affrontò lo studio di Leibniz, Wolff, Hume, Berkeley e, soprattutto, di Platone e di Kant. Nel 1811 Schopenhauer si recò a Berlino, dove seguile lezioni di Fichte, dalle quali rimase però fortemente deluso; tornò perciò alle scienze, studiando fisica, chimica, elettromagnetismo, astronomia, anatomia e zoologia; ma seguì anche corsi di letteratura greca, di archeologia, di poesia nordica, e frequentò per qualche tempo le lezioni di Schleiermacher. Abbandonata Berlino, Schopenhauer si stabilì, dopo un breve passaggio a Weimar, a Rudolstadt, dove scrisse Sulla quadruplice radice del principio di ragione sufficiente, che spedì all’Università di Jena e che gli consentì di ottenere, nel 1813, la laurea in filosofia in absentia. Pubblicata la tesi, fece ritorno a Weimar, dove ebbe modo di intrattenersi con Goethe, che allora stava lavorando alla teoria dei colori e che lo spinse allo studio dell’ottica (frutto di questo studio fu Sulla vista e sui colori, un saggio del 1816 che Goethe non mostrerà di apprezzare granché). Pressoché contemporaneamente Schopenhauer cominciò, pare, a leggere le Upanishad. Trasferitosi a Dresda nel 1814, lavorò, tra l’altro, alla stesura del suo capolavoro, Il mondo come volontà e rappresentazione, che fu pubblicato alla fine del 1818 e che si rivelò un autentico fiasco editoriale (gran parte della prima edizione finì al macero). Tra il ’18 e il ’19 viaggiò in Italia; rientrò in patria in seguito al fallimento della banca Muhl di Danzica, alla quale gli Schopenhauer avevano affidato gran parte dei loro averi. Nel 1820 si recò a Berlino, dove ottenne la libera docenza e cominciò ad insegnare presso l’Università locale; per una decina d’anni tentò invano di tenere i suoi corsi in concorrenza con quelli di Hegel: solo nel primo semestre del primo anno riuscì ad avere un pubblico, sia pure esiguo, mentre negli anni successivi fu costretto ad interrompere le sue lezioni per assoluta mancanza di studenti. Nel 1831 lasciò Berlino (dove era scoppiata l’epidemia di colera che uccise anche Hegel) e andò a vivere a Francoforte, dove scrisse i Supplementi al Mondo e il trattato Sulla volontà nella natura (1836). Partecipò poi a due concorsi, banditi dalla Reale Società Norvegese delle Scienze e dalla Reale Società Danese delle Scienze (rispettivamente nel ’37 e nel ’38), con gli scritti Sulla libertà del volere umano e Sul fondamento della morale (che furono pubblicati nel 1841 con il titolo complessivo de I due problemi fondamentali dell’etica e che, come già era accaduto per il Mondo, furono accolti molto freddamente dagli addetti ai lavori). Dieci anni più tardi — dopo che nel ’44 era uscita una nuova edizione, anch’essa fallimentare, del Mondo con i nuovi Supplementi — pubblicò i Parerga e paralipomena, due volumi di scritti a carattere divulgativo, grazie ai quali ottenne il successo tanto a lungo atteso. Nel 1858 lesse, tra le altre cose, le Operette morali e i Pensieri di Giacomo Leopardi (1798–1837). (Resta perciò esclusa la possibilità di un’influenza diretta del pensiero leopardiano su quello del filosofo di Danzica, ormai settantenne; così come resta esclusa la possibilità che sia stato Leopardi a subire l’influenza di Schopenhauer, stante che il poeta di Recanati non conosceva gli scritti di quest’ultimo.) Il 9 settembre del 1860 Schopenhauer si ammalò di polmonite: morì pochi giorni dopo, il 21 settembre.
Traduzioni italiane. La quadruplice radice del principio di ragion sufficiente, a cura di E. Amendola-Kuhn, Carabba, Lanciano 1919; poi Boringhieri, Torino 1959; a cura di A. Vigorelli, Guerini e Associati, Milano 1990; La vista e i colori. Carteggio con Goethe, a cura di M. Montinari, Boringhieri, Torino 1959; nuova edizione, Studio editoriale, Milano 1988; Il mondo come volontà e rappresentazione, a cura di P. Savj-Lopez e G. De Lorenzo, con una Introduzione di C. Vasoli, Laterza, Roma-Bari 1986, 2 voll.; a cura di N. Palanga, Mursia, Milano 1969–1982; a cura di A. Vigliarli, con una Introduzione di G. Vattimo, Mondadori, Milano 1989 (riproduce la traduzione di Palanga, riveduta dalla Vigliarli, con l’appendice sulla Critica della filosofia kantiana tradotta da G. Riconda e i Supplementi tradotti dalla stessa Vigliarli); a cura di S. Giametta, Rizzoli, Milano 2002; Supplementi al “Mondo come volontà e rappresentazione”, a cura di G. De Lorenzo, Laterza, Roma-Bari 1986, 2 voll.: La volontà nella natura, a cura di I. Vecchiotti, Laterza, Roma-Bari 1973; I due problemi fondamentali dell’etica, a cura di G. Faggin, Boringhieri, Torino 1961; i due scritti si leggono anche nella traduzione di E. Pocar: La libertà del volere umano, Laterza, Roma-Bari 1981; e Il fondamento della morale, Laterza, Roma-Bari 1981; Parerga e paralipomena, a cura di E. Amendola-Kuhn, G. Colli e M. Montinari, Boringhieri, Torino 1963; poi Adelphi, Milano 1981–1983, 2 voll.; Colloqui, a cura di A. Verrecchia, Rizzoli, Milano 1982.

Upanishad

Sono testi sacri della religione Indù, e costituiscono la parte finale dei Veda (una parola con la quale vengono indicati i più antichi testi religiosi indiani). Le Upanishad sono una delle principali fonti per la conoscenza del pensiero e della religiosità indiani. «Si contano usualmente 108 Upanishad, perché 108 è un numero sacro; ma ve ne sono molte di più. Sempre se ne sono scritte […]. Pertanto […] riproducono opinioni diverse, che risalgono ciascuna a tempi distanti, e non di rado anche fra loro contrastanti. Le Upanishad sono naturalmente anonime, in prosa e le più recenti anche in versi. Spesso articolate in dialoghi fra maestri e discepoli, siano essi brahmani o guerrieri, discutono problemi di religione o di simbologia liturgica incentrati tuttavia su quello fondamentale della conoscenza capace di produrre la liberazione. Le più antiche sono da considerarsi la Brhadaranyaka e la Chandogya; ma il termine cui esse possano essere assegnate resta sempre vago, come spesso le determinazioni cronologiche in India. L’opinione più comune le fa risalire al VI secolo a.C., ma non è sempre possibile stabilire se e quali aggiunte e interpolazioni siano col tempo penetrate nel testo originario».

J.E. Fries

Fu docente a Jena e a Heidelberg. Scrisse diverse opere, tra le quali il Sistema della filosofia come scienza evidente (1804), la Nuova critica della ragione (1807), un Sistema di logica (1811), un Manuale di filosofia pratica (1818–1832) e un Manuale di antropologia psichica (1820).

F.E. Beneke

Insegnò a Berlino, opponendosi all’idealismo in ascesa (cosa che lo costrinse ad abbandonare la città, per ritornarvi soltanto dopo la morte di Hegel). Scrisse, tra l’altro, i Fondamenti della fisica dei costumi (1822), il Manuale di psicologia come scienza naturale (1833), la Psicologia pragmatica (1850).

Johann F. Herbart

Fu filosofo e pedagogista. Allievo, all’Università di Jena, di Fichte, interruppe gli studi e fece il precettore in Svizzera, dove studiò nel contempo matematica, psicologia e pedagogia e dove conobbe il pedagogista Giovanni Pestalozzi (1746–1827). Iniziata la carriera universitaria, Herbart fu dapprima libero docente a Gottinga, poi — dal 1809 in avanti — professore di filosofia e di pedagogia a Königsberg (sulla cattedra che era stata di Kant), e infine, a partire dal 1833, di nuovo a Gottinga, dove si spense nel 1841. Tra i suoi scritti più rilevanti: la Pedagogia generale (1806; tr. it., Torino 1949), l’Introduzione alla filosofia (1813; tr. it., Cedam, Padova 1940), la Psicologia come scienza (1824–1825), la Metafisica generale (1828–29), il Disegno di lezioni di pedagogia (1835).
Traduzioni italiane. Si veda, oltre alle opere citate sopra, anche il volume, a cura di R. Pettoello, I cardini della metafisica, Angeli, Milano 1981.

Giacomo Leopardi

Nasce a Recanati il 29 giugno 1798 dal conte Monaldo e da Adelaide degli Antici. Eccezionalmente precoce negli studi filologici e letterari, a quindici anni ha già scritto la Storia dell’astronomia e a diciassette compone in tre mesi il Saggio sugli errori popolari degli antichi. Nel luglio del 1817 inizia la stesura dello Zibaldone di pensieri, la sterminata scrittura — più di quattromila pagine — alla quale attende per quasi tutta la vita e che è soprattutto il diario della sua riflessione filosofica. Già da questo periodo il pensiero filosofico di Leopardi si esprime in tutta la sua potenza, con una precocità anche superiore a quella di Schelling o di Nietzsche; sebbene sia dal 1819 — quando la sua poesia lirica ha già raggiunto la profondità più essenziale — che, come scrive egli stesso, la filosofia diventa il suo impegno primario e il suo scopo fondamentale. Nel 1818 compone il Discorso di un italiano intorno alla poesia romantica. Di salute cagionevole (egli scrive a Pietro Giordani, scrittore e patriota, di essersela rovinata «infelicemente e senza rimedio» «con sette anni di studio matto e disperatissimo»), sfortunato in amore e insofferente del clima familiare chiuso e retrivo, dal quale tenterà più volte di evadere, è spesso in difficoltà economiche, spera invano, nel 1821, di essere chiamato alla cattedra di letteratura latina presso la Biblioteca Vaticana, ma qualche anno dopo rifiuta l’offerta di una cattedra all’Università di Bonn. Uno dei maggiori equivoci, tuttavia, è considerare l’opera di Leopardi come una semplice, seppure altissima, espressione del suo stato d’animo e della sua infelicità personale. Riferendosi probabilmente al Dialogo di Tristano e di un amico, Leopardi scrive a Luigi De Sinner, nel 1832: «ce n’a été que par effet de la làcheté des hommes, qui ont besoin d’étre persuadés du merite de l’existence, que l’on a voulu considérer mes opinions philosophiques comme le résultat de mes souffrances particulières, et que l’on s’obstine à attribuer à mes circonstances matérielles ce qu’on ne doit qu’à mon entendement». E ancora: «Avant de mourir, je vais protester contre cette invention de la faiblesse et de la vulgarité, et prier mes lecteurs de s’attacher à détruire mes observations et mes raisonnements plutót que d’accuser mes maladies». Nel 1826 aveva pubblicato le Operette morali (e composto il Dialogo di Plotino e Porfirio). Nel 1831 appare l’edizione fiorentina dei Canti e nel 1836 l’edizione ampliata delle Operette. Dal 1835 vive a Napoli con il Ranieri e poi a Torre del Greco, ospite della villa Ferrigni, dove compone La ginestra, l’opera più alta del suo pensiero poetante. Muore a Napoli, nella casa di Ranieri, il 14 giugno 1837. Dall’amico è descritto così: «Fu di statura mediocre, chinata ed esile, di colore bianco che volgeva al pallido, di testa grossa, di fronte quadra e larga, d’occhi cilestri e languidi, di naso profilato, di lineamenti delicatissimi, di pronunziazione modesta e alquanto fioca, e d’un sorriso ineffabile e quasi celeste».

Antonio Rosmini

Nacque a Rovereto (Trento), studiò nella facoltà di teologia dell’Università di Padova e divenne sacerdote nel 1821. Si trasferì poi a Milano, dove fondò la congregazione religiosa dell’“Istituto della carità” e dove condusse una vita molto ritirata (unica eccezione di rilievo il 1848, quando accettò, su invito del Gioberti, un incarico diplomatico del governo piemontese presso papa Pio IX). Ritiratosi a Stresa (Novara), vi morì nel 1855.
Opere principali: il Nuovo saggio sull’origine delle idee (1830), i Principi della scienza morale (1831), la Storia comparativa e critica dei sistemi intorno alla morale (1837), la Filosofia della politica (1839), la Filosofia del diritto (1845), l’Introduzione alla filosofia (1850), la Logica (1854). Il suo scritto su Le cinque piaghe della santa Chiesa (steso nel 1832 e pubblicato nel ’48) fu messo all’indice dalla Chiesa. L’Edizione Nazionale delle Opere complete di Rosmini è pubblicata dall’Editrice Città Nuova di Roma (il progetto comprende 80 volumi).

Jacobi

Scrisse — tra l’altro — due romanzi filosofici (Il carteggio di Allwill, del 1775–1776, e Woldemar, del 1777), La dottrina di Spinoza. Lettera al signor Moses Mendelssohn (1785, 1819; cfr. la tr. it. di F.Capra, riveduta da V. Verra, Laterza, Bari 1969), David Hume sulla fede, o Idealismo e realismo (1787).
Traduzioni italiane. Oltre al volume su Spinoza sopra citato, cfr.: Idealismo e realismo, a cura di N. Bobbio, Da Silva, Torino 1948; L’idealismo trascendentale, a cura di N. Bobbio, in “Rivista di filosofia”, XXXIX, 1948, pp. 246–258; a cura di C. Lacorte, in “Giornale critico della filosofia italiana”, XLI, 1962, pp. 328–337; Scritti e testimonianze, a cura di V. Verrà, Loescher, Torino 1966.

Pasquale Galluppi

Studiò e insegnò all’Università di Napoli. Tra i suoi scritti: Saggio filosofico sulla critica della conoscenza (1819–1832, 6 voll.), Elementi di filosofia (1820–1827, 6 voll.), Lezioni di logica e metafisica (1832–1834, 4 voll.), Filosofia della volontà (1832–1840, 4 voll.).

Vincenzo Gioberti

Torinese, si laureò, ventunenne, in teologia, e fu ordinato sacerdote all’età di ventitré anni. Nel 1833 fu costretto all’esilio a causa delle sue attività patriottiche: sino al 1848 visse a Parigi e a Bruxelles, per tornare poi in patria, dove divenne dapprima ministro, poi presidente del consiglio del Regno Sabaudo. Nel 1843 aveva pubblicato intanto lo scritto Del primato morale e civile degli italiani, nel quale era sostenuta la necessità di risolvere la questione nazionale italiana per mezzo di una confederazione di stati facente capo al Pontefice. In seguito ad alcune divergenze politiche col governo piemontese si ritirò a vita privata. Morì a Parigi nel 1852.
Opere principali. Teorica del sovrannaturale (1838), l’Introduzione allo studio della filosofia (1840), Il gesuita moderno (1846–1847), Del rinnovamento civile d’Italia (1851), e alcuni scritti postumi (La riforma cattolica della chiesa, 1856, La filosofia della rivelazione, 1857, Protologia, 1857). L’edizione nazionale delle Opere edite e inedite di Gioberti è stata pubblicata dall’Editrice Bocca (Milano- Roma), da Abete (Roma) e da Cedam (Padova).

Destra e sinistra hegeliana

Morto Hegel (1831), i suoi scolari si suddivisero in due correnti, che dal ’37 in avanti Davide Strauss cominciò ad indicare come destra e sinistra hegeliana. La destra tentò appunto una conciliazione tra pensiero hegeliano e cristianesimo (analogamente a quanto era accaduto quando la scolastica medioevale aveva tentato strade che conducessero alla conciliazione della filosofia aristotelica con il messaggio della religione cristiana), mentre la sinistra si mostrò meno ossequiosa alla lezione del maestro e maggiormente disposta ad innovarne il pensiero conducendolo su strade ancora intentate. Alla sinistra hegeliana appartennero filosofi come lo stesso Strauss (1808–1874), Bruno Bauer (1809–1882), Arnold Ruge (1802- 1880) e, soprattutto, Feuerbach (cfr. cap. V, § 2) e Marx (cfr. cap. VI).

Ludwig Feuerbach

Allievo di Hegel all’Università di Berlino, non riuscì, a causa della radicalità delle sue idee religiose, a percorrere la carriera accademica, e riuscì solo a tenere qualche breve corso come libero docente. Il successo editoriale gli venne con l’Essenza del cristianesimo (1841. In precedenza aveva pubblicato i Pensieri sulla morte e l’immortalità, 1830, e aveva collaborato, con saggi e recensioni, agli “Annali di Halle”).
Traduzioni italiane. Tesi preliminari per la riforma della filosofia, Principi della filosofia dell’avvenire, L’essenza della religione e la Teogonia. Opere, a cura di C. Cesa, Laterza, Bari 1965; Scritti filosofici, a cura di C. Cesa, Laterza, Roma-Bari 1976; Principi della filosofia dell’avvenire, a cura di N. Bobbio, Einaudi, Torino 1979; L’essenza del cristianesimo, a cura di C. Cornetti, con una prefazione di A. Banfi, Feltrinelli, Milano 1960; Essenza della religione, a cura di C. Ascheri e C. Cesa, Laterza, Bari 1972; a cura di A. Marietti Solmi, Einaudi, Torino 1972.

Schleiermacher

Filosofo e teologo, incarna bene l’aspetto filosofico del romanticismo, ed è considerato uno dei fondatori dell’ermeneutica moderna. Il suo primo scritto (i Discorsi sulla religione) è del 1799. Ad esso fecero seguito, l’anno dopo, i Monologhi e le Lettere confidenziali e, nel 1803, i Lineamenti fondamentali di una critica della dottrina morale sino ai giorni nostri. Nel 1804 venne nominato professore all’Università di Halle, dove insegnò filosofia e teologia, prima di passare, nel 1810, alla neonata Università di Berlino, dove insegnò teologia sino al 1834, anno della sua morte. Agli anni di Berlino risale la sua opera teologica fondamentale, La fede cristiana (1821–1822). Dopo la sua morte furono pubblicati i testi dei corsi da lui tenuti alle Università di Halle e di Berlino (cfr. le Opere complete, edite in una trentina di volumi a Berlino tra il 1834 e il 1864 [2a ed., Lipsia 1927–28; rist., Aalen 1967]). Da ricordare anche la sua importante traduzione dei dialoghi di Platone (1804 segg.). Traduzioni italiane. Discorsi sulla religione e Monologhi, a cura di G. Durante, Sansoni, Firenze 1947; Etica ed ermeneutica, a cura di G. Moretto, Bibliopolis, Napoli 1985. L’editrice Paideia ha pubblicato la traduzione delle Opere scelte di Schleiermacher (Brescia 1981–1985, 8 voll. in 9 tomi).

Max Stirner

Pseudonimo di Johann Kaspar Schmidt, nacque a Bayreuth nel 1806 e studiò a Berlino (tra gli altri, con Hegel e Schleiermacher) e a Erlangen. Si mise presto in luce come uno degli esponenti più radicali della sinistra hegeliana e pubblicò, nel 1845, la sua opera fondamentale, L’Unico e la sua proprietà, alla quale fecero seguito la Storia della reazione (1852) e vari scritti minori. Morì a Berlino nel 1856.
Traduzione italiane. Dell’Unico si vedano quella di L. Amoroso, Adelphi, Milano 1979; e quella di L. Marchetto e C. Berto, a cura di G. Penzo, Pàtron, Bologna 1982; quella di C. Berto, con una Prefazione di G. Penzo, Mursia, Milano 1990. Degli Scritti minori quella di G. Riva, a cura di G. Penzo, Pàtron, Bologna 1983.

Karl Marx

Nacque a Treviri il 5 maggio del 1818. Studiò giurisprudenza, dapprima all’Università di Bonn, poi a quella di Berlino, dove venne sempre più attratto dalla filosofia, tanto che si laureò a Jena con una tesi sulla Differenza tra la filosofia della natura di Democrito e di Epicuro (aprile 1841). Mentre si approfondivano sempre di più i suoi interessi per la politica, collaborò con gli “Annali tedeschi” di A. Ruge, e con la “Gazzetta renana”, della quale divenne direttore nell’ottobre del ’42; quando, nel marzo del ’43, quest’ultima venne soppressa dalle autorità, Marx divenne direttore, a Parigi, degli “Annali franco- tedeschi”, dei quali uscì un unico numero (febbraio 1844) che contiene, tra l’altro, due scritti marxiani: la Critica della filosofia hegeliana del diritto pubblico e La questione ebraica. Marx trascorse a Parigi due anni, decisivi per la sua formazione storico-economica, nei quali, tra l’altro, scrisse tre importanti testi (che rimarranno inediti e che saranno noti, più tardi, come i Manoscritti economico-filosofici del 1844). Fu ancora in questo periodo che Marx divenne definitivamente comunista e che strinse una solidissima amicizia con Friedrich Engels (1820–1895). Nei primi giorni del ’45 Marx fu espulso da Parigi a causa della sua attività politica, e si trasferì a Bruxelles. In febbraio uscì la prima opera scritta a quattro mani da Marx ed Engels: La sacra famiglia. Critica della critica critica, una serrata polemica contro i giovani hegeliani; Marx ed Engels lavorarono anche, tra il ’45 e il ’46 a L’ideologia tedesca, che però non riuscirono a far pubblicare. Ma il più celebre tra gli scritti frutto della loro collaborazione è certo il Manifesto del partito comunista, scritto su incarico della “Lega dei Comunisti” e pubblicato nel 1848. Nello stesso ’48 Marx venne espulso anche dal Belgio e si recò dapprima a Parigi, poi a Colonia, dove collaborò con la “Nuova gazzetta renana”. L’11 maggio del 1849, nell’ambito della repressione contro i moti quarantotteschi, venne nuovamente espulso; si stabilì con la famiglia (aveva sposato, già nel 1843, Jenny von Westphalen, dalla quale aveva avuto tre figli: Jenny, Laura ed Edgar), a Londra, dove rimase sino alla morte. A Londra Marx elaborò le sue opere maggiori: i Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica (che rimarranno inediti e dai quali estrarrà per le stampe Per la critica dell’economia politica [1859]) e, soprattutto, Il capitale, iniziato nel 1861 e rimasto incompiuto anche per i pressanti impegni pratico-politici dell’Autore: nel ’64 Marx venne eletto membro del Consiglio Generale della “Associazione Internazionale degli operai”, fondata a Londra il 28 settembre di quello stesso anno, e venne incaricato di stenderne l’“Indirizzo inaugurale” e gli “statuti provvisori”. Negli anni seguenti fu impegnatissimo sul campo politico, ma trovò comunque il tempo di riordinare e pubblicare il primo libro del Capitale (1867); non riuscì, invece, a far stampare il secondo e il terzo libro, che vennero pubblicati postumi, grazie alla cura di Engels (rispettivamente nel 1885 e nel 1894). Nel 1873, con la fine di fatto dell’“Internazionale”, Marx si ritirò dalla vita politica attiva, pur non perdendo mai del tutto i contatti con i dirigenti del movimento operaio europeo e americano. La sua salute, nel frattempo, andava peggiorando, ma questo non interruppe mai del tutto la sua attività teorico-politica. Morì il 14 marzo del 1883.
Traduzioni italiane. Le Opere complete di Marx ed Engels sono pubblicate in traduzione italiana dagli Editori Riuniti (Roma 1972 sgg.). Numerose, comunque, le traduzioni italiane di singoli scritti, tra cui segnaliamo: Manoscritti economico-filosofici del 1844, a cura di N. Bobbio, Einaudi, Torino 1975; La sacra famiglia, a cura di A. Zanardo, Editori Riuniti, Roma 1967; L’ideologia tedesca, a cura di F. Codino, Editori Riuniti, Roma 1967; Miseria della filosofia, a cura di F. Rodano, Editori Riuniti, Roma 1976; Manifesto del partito comunista, a cura di E. Cantimori Mezzomonti, Einaudi, Torino 1948; poi Mondadori, Milano 1978; a cura di A. Labriola, Mursia, Milano 1973 (con testo originale a fronte); Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica, a cura di E. Grillo, La Nuova Italia, Firenze 1978, 2 voll.; Per la critica dell’economia politica, a cura di B. Spagnuolo Vigorita, Newton Compton, Roma 1972; Il capitale, a cura di D. Cantimori, R. Panzieri, M.L. Boggeri, Editori Riuniti, Roma 1977, 3 voll. in 4 tomi; Il capitale. Libro primo. Capitolo sesto inedito, a cura di L. La Mattina, con una Introduzione di G. Bedeschi, Newton Compton, Roma 1976.

Søren Kierkegaard

Nacque a Copenaghen il 5 maggio 1813 e crebbe in un ambiente rigidamente religioso. Nel 1830 entrò nella facoltà di teologia dell’Università di Copenaghen, dove si laureò una decina d’anni più tardi discutendo una tesi Sul concetto di ironia con particolare riguardo a Socrate. Poco prima, Kierkegaard aveva rotto il fidanzamento con Regine Olsen, iniziato l’anno precedente. Poco dopo, partirà per un viaggio a Berlino, dove ascolterà le lezioni di Schelling, rimanendone profondamente deluso. Rientrato a Copenaghen, dove rimase sino alla morte, si dedicò esclusivamente allo studio e alla scrittura. La sua produzione di questi anni è vastissima, e comprende sia scritti pubblicati sotto il suo vero nome, sia scritti pubblicati sotto diversi pseudonimi: nel 1843 pubblicò la sua prima grande opera, Aut-aut, e inoltre Timore e tremore e La ripresa; l’anno seguente le Briciole di filosofia e Il concetto dell’angoscia; nel 1849 La malattia mortale. Morì l’11 novembre 1855.
Traduzioni italiane. Una traduzione complessiva delle Opere di Kierkegaard è stata curata da C. Fabro, Sansoni, Firenze 1972. Di Aut-aut si veda la tr. it. curata da A. Cortese: Enten-Eller, Adelphi, Milano 1976–1989, 5 voll. Tra le altre traduzioni italiane: Timore e tremore e La ripresa, a cura di F. Fortini e K. Montanari Guldbransen, Comunità, Milano 1971; La malattia mortale, a cura di M. Corssen, Comunità, Milano 1965; Gli atti dell’amore, a cura di C. Fabro, Rusconi, Milano 1983; Il concetto dell’angoscia, a cura di E. Paci, Paravia, Torino 1971; La lotta tra il vecchio e il nuovo negozio del sapone, a cura di A. Cortese, Liviana, Padova 1967; In vino veritas, a cura di I. Vecchiotti, Laterza, Roma-Bari 1983; Sul concetto di ironia, a cura di D. Borso, Guerini e Associati, Milano 1989; poi Rizzoli, Milano 1995; Prefazioni. Lettura ricreativa per determinati ceti a seconda dell’ora e della circostanza, a cura di D. Borso, Guerini e Associati, Milano 1990; poi Rizzoli, Milano 1996; Stadi sul cammino della vita, a cura di L. Koch, Rizzoli, Milano 2001. Del monumentale Diario cfr. la scelta curata da C. Fabro, Morcelliana, Brescia 1980 sgg., 12 voll., cfr. anche Diario (edizione ridotta), a cura di C. Fabro, Rizzoli, Milano 2004.

Positivismo

Rappresenta uno degli orientamenti filosofici predominanti nel XIX secolo, caratterizzato dalla sottolineatura del carattere fondamentale del sapere scientifico e delle sue metodologie e da una fede profonda nel progresso inevitabile dell’umanità. Il termine “positivismo”, usato per primo da Saint-Simon nel Catechismo degli industriali (1822), fu ripreso e reso celebre da Comte, che lo utilizzò per indicare lo stadio conclusivo dell’evoluzione dell’umanità e del sapere. Oltre a Comte — a ragione considerato il fondatore della filosofia positivistica — vanno ricordati almeno gli utilitaristi inglesi (Jeremy Bentham, 1748–1832 James Mill, 1773–1836, e John Stuart Mill [cfr. cap. IX]) e gli evoluzionisti (Darwin, Spencer, Ardigò [cfr. cap. X]).
Principali traduzioni italiane delle opere di Comte: Corso di filosofia positiva, a cura di F. Ferrarotti, Utet, Torino 1967,2 voll.; a cura di L. Geymonat e M. Quaranta, Radar, Padova 1967; Opuscoli di filosofia sociale e discorsi sul positivismo, a cura di A. Negri, Sansoni, Firenze 1969.
Traduzioni italiane delle opere di Stuart Mill. Sistema di logica, a cura di G. Facchi, Ubaldini, Roma 1968; a cura di M. Trincherò, con una Introduzione di F. Restaino, Utet, Torino 1988, 2 voll.; Principi di economia politica, a cura di B. Fontana, Utet, Torino 1984; Della libertà, Sansoni, Firenze 1974; Tre saggi sulla religione, a cura di L. Geymonat, Feltrinelli, Milano 1950; Scritti scelti, a cura di F. Restaino, Principato, Milano 1969; Autobiografia, a cura di F. Restaino, Laterza, Roma-Bari 1976; Saggio sulla libertà, a cura di G. Giorello e M. Mondadori, Il Saggiatore, Milano 1981.
Traduzioni italiane delle opere di Charles Darwin. L’origine della specie, a cura di C. Balducci, Newton Compton, Roma 1973; Autobiografia (1809–1882), Einaudi, Torino 1962.
Traduzioni italiane delle opere di Herbert Spencer: I primi principi, a cura di M. Sacchi e G. Cattaneo, Dumolard, Milano 1888; Educazione intellettuale, morale e fisica, a cura di A. Saloni, La Nuova Italia, Firenze 1973; Scritti sull’educazione, a cura di A. Low-Beer, La Nuova Italia, Firenze 1973; Antologia di scritti, a cura di M.A. Toscano, Il Mulino, Bologna 1982.

Friedrich Nietzsche

Nacque a Röcken, in Sassonia, il 15 ottobre 1844, figlio del pastore del villaggio. Suo padre morì a trentasei anni, nel luglio del 1849, di una malattia cerebrale; l’anno seguente morì anche, a due anni di età, il fratellino di Nietzsche, Joseph. La madre si trasferì nello stesso 1850 a Naumburg con gli altri due figli: Friedrich e sua sorella Elisabeth. A Naumburg Friedrich svolse i suoi primi studi, che proseguì nel collegio di Pforta, dove incontrò Paul Deussen, insieme al quale iniziò, nel 1864, gli studi universitari di teologia a Bonn. Seguì anche le lezioni di filologia classica di Friedrich Ritschl e, l’anno seguente, decise di recarsi a Lipsia, dove anche Ritschl si era trasferito, per dedicarsi allo studio di questa disciplina. Fu proprio grazie all’appoggio di Ritschl che Nietzsche ottenne, nel 1869, la cattedra di lingua e letteratura greca all’Università di Basilea. A Basilea Nietzsche frequentò Richard Wagner (che aveva precedentemente conosciuto a Lipsia) e cominciò a pubblicare una serie di scritti che segnarono, esplicitamente, il passaggio dalla filologia alla filosofia: soprattutto La nascita della tragedia dallo spirito della musica (1872) e le quattro Considerazioni inattuali (1873–1876). A Basilea si aggravarono le sofferenze fisiche per un male non bene individuato che si era manifestato già nel ’65 con forti emicranie, vomito e disturbi alla vista (in quello stesso anno Nietzsche era stato curato, a Lipsia, per sifilide): nel 1876 decise perciò di chiedere all’Università un anno di congedo per motivi di salute. In realtà dall’ottobre di quell’anno non insegnerà più, e inizierà a viaggiare continuamente tra Italia, Francia, Svizzera e Germania. Nel 1878 uscì la prima parte di Umano, troppo umano. Un libro per spiriti liberi (la seconda parte uscirà l’anno successivo). Nel 1881 comparve Aurora. L’anno seguente conobbe a Roma Lou Andreas Salomé (che forse pensò di sposare, e che fu comunque una presenza importantissima nella sua vita) e pubblicò La gaia scienza. Tra l’83 e l’85 uscì quello che, per certi versi, deve essere considerato il suo capolavoro: Così parlò Zarathustra, al quale faranno seguito Al di là del bene e del male (1886), Genealogia della morale (1887) e, tra l’88 e l’89, L’anticristo, il Crepuscolo degli idoli, Ecce homo. Nell’aprile del 1888 Nietzsche si recò a Torino, e andò ad abitare in un appartamento all’ultimo piano di via Carlo Alberto n. 6. Torino è una città della quale Nietzsche si dichiarò entusiasta e nella quale cominciò a dare, nel gennaio dell’89, gravi segni di squilibrio mentale. L’amico Overbeck lo andò a prendere e lo riportò a Basilea, dove venne internato in una clinica per malattie nervose; sarà poi trasferito alla clinica universitaria di Jena, che lascerà nel marzo del 1890, per trasferirsi dalla madre a Jena. Tra il ’91 e il ’97 le condizioni mentali di Nietzsche peggiorarono radicalmente (non riconosceva più gli amici, aveva frequenti accessi d’ira, era costretto su una sedia a rotelle, non parlava più e urlava). Nell’aprile del ’97, alla morte della madre, la sorella Elisabeth portò Nietzsche con sé a Weimar. Morì verso mezzogiorno del 25 agosto 1900.
Traduzioni italiane. La traduzione italiana di riferimento è quella, in corso di pubblicazione, delle Opere di Friedrich Nietzsche (Adelphi, Milano 1964 sgg.), condotta sul testo critico stabilito da Giorgio Colli e Mazzino Montinari. Epistolario nietzscheano (Milano 1976 sgg.). Esistono comunque numerose altre traduzioni delle opere più importanti, quasi tutte di facile reperibilità (per esempio presso Einaudi, Laterza, Mursia, Newton Compton, Rizzoli, ecc.); segnaliamo qui solo le seguenti: Così parlò Zarathustra, tr. it. di S. Giametta, con un ampio e penetrante commentario di G. Pasqualotto, Rizzoli, Milano 1985; tr. it. di M. Costa, con una presentazione di G. Penzo, Mursia, Milano 1985. Di là dal bene e dal male, tr. it. di U. Gastaldi, con una Presentazione di G. Penzo, Mursia, Milano 1982. L’anticristo, tr. it. di G. Penzo e U. Penzo Kirsch, con una Presentazione di G. Penzo, Mursia, Milano 1982.

Henri Bergson

Il filosofo francese nacque a Parigi il 18 ottobre 1859. A Parigi si laureò in lettere e in matematica e, nel 1889, ottenne il dottorato in filosofia con due tesi: una in latino (Quid Aristoteles de loco senserit) e una in francese (Saggio sui dati immediati della coscienza). Nel 1896 pubblicò Materia e memoria. Dal 1900 al 1931 fu professore al Collège de France, dove insegnò dapprima filosofia greca, poi filosofia moderna, e dove il suo insegnamento ebbe un successo straordinario. Risalgono a questi anni Il riso (1900), l’Introduzione alla metafisica (1903), e quello che è probabilmente il suo capolavoro: devoluzione creatrice (1907). Nel 1928 venne insignito del premio Nobel per la letteratura. Morì, nella sua Parigi, il 4 gennaio del 1941.
Traduzioni italiane. Opere 1889–1896, a cura di P.A. Rovatti, Mondadori, Milano 1986 (comprende il Saggio sui dati immediati della coscienza, Materia e memoria, L’idea di luogo in Aristotele e alcune Lettere); Il riso. Saggio sul significato del comico, a cura di A. Cervesato e C. Gallo, Laterza, Roma-Bari 19832; Introduzione alla metafisica, a cura di V. Mathieu, Laterza, Roma-Bari 1987; Devoluzione creatrice, a cura di V. Mathieu, Laterza, Bari 1957; Le due fonti della morale e della religione, a cura di M. Vinciguerra, Edizioni di Comunità, Milano 1979; Materia e memoria, a cura di A. Pessina, Città Armoniosa, Reggio Emilia 1983.

Francis Bradley

Uno dei massimi rappresentanti del neoidealismo inglese, fu docente di filosofia all’Università di Oxford. Tra i suoi scritti: gli Studi di etica (1874), I principi di logica (1883), Apparenza e realtà (1893), i Saggi su verità e realtà (1914).

Josiah Royce

Studiò negli Stati Uniti e in Germania, e insegnò, a partire dal 1882, all’Università di Harvard. Tra i suoi scritti: Lo spirito della filosofia moderna (1892), Il concetto di Dio (1895), Lineamenti di psicologia (1903), Il mondo e l’individuo (1900–1901).

Neocriticismo

Con questo termine si indicano quelle posizioni filosofiche che, nella seconda metà dell’Ottocento e nella prima metà del Novecento, si richiamarono al pensiero di Kant. Le due scuole neokantiane più importanti furono quella di Marburgo e quella del Baden (nota anche come scuola di Heidelberg). Quella di Marburgo fu fondata da Hermann Cohen, che fu docente in quella città per una quarantina d’anni (tra i suoi scritti principali: la Teoria kantiana dell’esperienza pura, 1871, Il fondamento dell’etica kantiana, 1877, Il fondamento dell’estetica kantiana, 1889, il Sistema di filosofia, 1902–1912). A Marburgo insegnò anche, dal 1881 al 1924, Paul Natorp (tra le sue opere: La dottrina platonica delle idee, 1903, i Fondamenti logici delle scienze esatte, 1910, Kant e la scuola di Marburgo,1912). Ma il maggior rappresentante della scuola fu probabilmente un allievo di Cohen e di Natorp, Ernst Cassirer. Nato a Breslavia nel 1874, Cassirer insegnò a Berlino e ad Amburgo, prima di essere costretto dall’avvento del nazismo ad emigrare (prima in Inghilterra, nel 1933, poi in Svezia, infine negli Stati Uniti, dove morì nel 1945). Tra i suoi scritti: Il problema della conoscenza nella filosofia e nella scienza dell’età moderna (1906), Filosofia delle forme simboliche (1923–1929), Individuo e cosmo nella filosofia del Rinascimento (1927), La filosofia dell’Illuminismo (1932), Determinismo e indeterminismo nella fisica moderna (1937), Saggio sull’uomo (1944).

Scuola del Baden

Ebbe come principali esponenti Wilhelm Windelband (1848–1915), autore di opere storiografiche (come la Storia della filosofia moderna, 1878–1880, e La Storia della filosofia occidentale nell’antichità, 1888) e teoretiche (raccolte nei due volumi dei Preludi); e Heinrich Rickert (1863–1936), che del Windelband fu dapprima allievo, poi successore, a partire dal 1916, sia sulla cattedra dell’Università di Heidelberg che nella direzione della scuola (tra i suoi scritti: L’oggetto della conoscenza, 1892,1 limiti della formazione dei concetti nelle scienze della natura, 1896–1902, Scienze della cultura e scienze della natura, 1899, La filosofia della vita, 1920, La logica del predicato e il problema dell’ontologia, 1930, i Problemi fondamentali della filosofia, 1934).

Idealismo italiano

Gli esponenti maggiori furono (oltre a Croce e Gentile) Augusto Vera (1813–1885) e Bertrando Spaventa (1817–1883).
Opere fondamentali di Spaventa. Ricordiamo la Prolusione e introduzione alle lezioni di filosofia nell’Università di Napoli (1862; nel 1908 Gentile le ripubblicò come La filosofia italiana e le sue relazioni con la filosofia europea) e i Principi di filosofia (1867, che Gentile ripubblicò nel 1911 come Logica e Metafisica).

Benedetto Croce

Nacque a Pescasseroli nel 1866. La sua formazione intellettuale fu influenzata dalle posizioni di Bertrando Spaventa (cugino del padre di Benedetto; la madre aveva diffidato Benedetto dal frequentare lo Spaventa all’Università temendo che le sue lezioni gli dovessero «strappare dal petto i principi della religione»; ma Benedetto disobbedì, e ascoltò qualche sua «innocua lezione di logica formale», B. Croce, Contributo alla critica di me stesso [1915], Adelphi, Milano 1989, p. 17. D’ora in poi Contributo) e di Antonio Labriola (1843–1904) (del quale seguì le lezioni di filosofia morale, che — come scrive ancora lo stesso Croce — «vennero incontro inaspettatamente al mio angoscioso bisogno di rifarmi in forma razionale una fede sulla vita e i suoi fini e doveri, avendo perso la guida della dottrina religiosa […]. L’etica herbartiana del Labriola valse a restaurare nel mio animo la maestà dell’ideale, del dover essere contrapposto all’essere», Contributo, p. 24). L’inizio della lunga attività intellettuale del Croce fu dedicato a ricerche erudite e a indagini storiche («io per sei anni, dall’86 al ’92, fui tutto versato nell’esterno, cioè nelle ricerche di erudizione», Contributo, p. 28), prima del passaggio alla ricerca più propriamente filosofica, segnato dalle pagine de La storia ridotta sotto il concetto generale dell’arte (1893) e determinato dalla convinzione «che la scienza dovesse aver forma e valore ben diverso da quelle estrinseche esercitazioni erudite e letterarie» (Contributo, p. 29). Ancora sotto l’influenza del Labriola, Croce prese a studiare i testi del marxismo, scrivendo, tra il 1895 e il 1900, alcuni saggi che saranno poi raccolti in Materialismo storico ed economia marxista (1900). Da quel momento la filosofia divenne la presenza centrale nella produzione del Croce, che iniziò anche la sua corrispondenza e la sua collaborazione con Giovanni Gentile, al quale lo univano «affinità di svolgimento mentale e di cultura» (Contributo, p. 36). Nel 1903 fondò, insieme a Gentile, “La Critica”, una rivista che svolse un’importante opera di svecchiamento della cultura italiana. Al primo decennio del Novecento risale inoltre l’elaborazione del sistema filosofico del Croce, che si concretizzò nelle pagine dell’Estetica come scienza dell’espressione e linguistica generale (1902), della Logica come scienza del concetto puro (1905), della Filosofia della pratica (1909), e che venne approfondito, negli anni seguenti, con opere come il Breviario di estetica (1912), Teoria e storia della storiografia (1917), La storia come pensiero e come azione (1938). Nel giugno del 1920 Croce venne chiamato da Giolitti al Ministero della pubblica istruzione, incarico che accettò con qualche perplessità. Andato al potere il fascismo, Croce, dopo un breve periodo di appoggio al governo di Mussolini, assunse il ruolo dell’intellettuale dissenziente, da un lato apparendo come una sorta di guida morale per l’Italia antifascista, dall’altro distaccandosi dalle posizioni di Gentile, maggiormente allineato alle posizioni del regime. Nel 1925 scrisse un Manifesto degli intellettuali antifascisti, pubblicato il 1° maggio e firmato da centinaia di intellettuali. La sua opposizione al regime, più che politica in senso stretto, fu culturale e morale: «poiché […] quello che io sentivo scosso, sconvolto e traballante», scriverà egli stesso nel ’41, «era il fondamento di ogni serio concetto e di ogni elevata azione politica, la mia migliore opposizione, ossia quella a me più confacente e nella quale potevo dare maggiore rendimento, doveva consistere nella difesa e restaurazione delle necessarie premesse intellettuali e morali e nella continuazione resa più intensa della mia opera personale di pensatore e di scrittore» (Contributo, p. 88). Nel secondo dopoguerra, Croce aderì al partito liberale (del quale fu anche presidente). Morì a Napoli nel 1952.
Opere. Le Opere complete di Croce sono state pubblicate dalla casa editrice Laterza in una settantina di volumi. L’editore Adelphi sta attualmente ripubblicandone una parte. Sono usciti, sinora, il Contributo alla critica di me stesso, le Vite di avventure, di fede e di passione, Teoria e storia della storiografia (Milano 1989); Breviario di estetica. Aesthetica in nuce (Milano 1990); Storie e leggende napoletane, Estetica (Milano 1990). E prevista la pubblicazione anche delle seguenti: Storia d’Europa nel secolo decimonono, Storia del Regno di Napoli, I teatri di Napoli, Storia d’Italia dal 1871 al 1915, La storia come pensiero e come azione, Storia dell’età barocca in Italia, La poesia, Etica e politica.

Giovanni Gentile

Nacque a Castelvetrano, in provincia di Trapani, nel 1875 e fu allievo della Scuola Normale di Pisa. Dopo qualche anno di insegnamento nei licei, fu docente di filosofia nelle Università di Palermo, Pisa e Roma. Fu ministro della pubblica istruzione negli anni del regime fascista, e avviò un’ampia riforma della scuola pubblica. Al regime di Mussolini fu fedele sino alla fine, accettando incarichi anche nella “Repubblica di Salò”. Morì nell’aprile del 1944, ucciso da alcuni partigiani nei pressi di Firenze. Tra i suoi numerosissimi scritti ricordiamo: L’atto del pensare come atto puro (1912), il Sommario di pedagogia (1912), La riforma della dialettica hegeliana (1913), la Teoria generale dello spirito come atto puro (1916), I fondamenti della filosofia del diritto (1916), il Sistema di logica come teoria del conoscere (1917–1922), La filosofia dell’arte (1931), l’Introduzione alla filosofia (1933), Genesi e struttura della società (1943).
Le Opere complete di Gentile sono pubblicate dalla casa editrice Le Lettere di Firenze, in una sessantina di volumi.

Ugo Spirito

Fu allievo di Giovanni Gentile e docente universitario a Pisa, Messina, Genova e Roma. Tra i suoi scritti: Scienza e filosofia (1933), La vita come ricerca (1937), La vita come arte (1941), Il problematicismo (1948), Dall’attualismo al problematicismo (1976).

Wilhelm Dilthey

È stato uno dei maggiori rappresentanti dello storicismo tedesco e una delle figure fondamentali dell’ermeneutica contemporanea. Studiò a Berlino, dove fu anche docente, dopo aver insegnato in alcune altre Università (Basilea, Kiel, Breslavia). Tra i suoi numerosi scritti: l’Introduzione alle scienze dello spirito (1883), le Idee per una psicologia descrittiva e analitica (1894), i Contributi allo studio dell’individualità (1896), La nascita dell’ermeneutica (1900), gli Studi per la fondazione delle scienze dello spirito (1905–1910), L’essenza della filosofia (1907), La costruzione del mondo storico nelle scienze dello spirito (1910).
Traduzioni italiane. Introduzione alle scienze dello spirito, a cura di D.O. Bianca, Paravia, Torino 1949; a cura di G.A. De Toni, La Nuova Italia, Firenze 1974; L’analisi dell’uomo e l’intuizione della natura dal Rinascimento al secolo XVIII, a cura di G. Sanna, La Nuova Italia, Firenze 1974; L’etica di Schleiermacher, a cura di F. Bianco, Guida, Napoli 1974; Critica della ragione storica, a cura di P. Rossi, Einaudi, Torino 1982.

Georg Simmel

Nacque a Berlino nel 1858. Insegnò dal 1901 nell’Università della città natale e, a partire dal 1914, in quella di Strasburgo. Morì a Strasburgo nel 1918. Tra i suoi scritti: I problemi della filosofia della storia (1892), l’Introduzione alla scienza morale (1892–93), la Filosofia del denaro (1900), I Problemi fondamentali della filosofia (1910), L’intuizione della vita (1918), Il conflitto della cultura moderna (1918).
Traduzioni italiane. Saggi di estetica, a cura di M. Cacciari, Liviana, Padova 1970; Arte e civiltà, a cura di D. Formaggio, Milano 1976.

Oswald Spengler

È noto soprattutto per l’opera II tramonto dell’Occidente, pubblicata tra il 1918 e il 1922. Nel 1931 pubblicò L’uomo e la tecnica. Contributo a una filosofia della vita; nel 1933 Anni decisivi. Il tramonto dell’Occidente è tradotto da Longanesi (Milano 1981), che ha pubblicato anche la tr. it. di Urfragen.

Max Weber

Nacque a Erfurt nel 1864. Studiò filosofia, storia, giurisprudenza ed economia in diverse università. Sin da giovane prese parte ai dibattiti dei cosiddetti “socialisti della cattedra”. Insegnò all’Università di Friburgo (dal 1894) e di Heidelberg (dal 1897). Partecipò alla stesura della costituzione della Repubblica di Weimar e fu membro della delegazione tedesca alle trattative di pace di Versailles. I suoi interessi culturali furono diversi, ma il suo orientamento di fondo fu quello della ricerca economico-sociologica. Tra i suoi scritti principali: L’oggettività conoscitiva della scienza sociale e della politica sociale (1904), L’etica protestante e lo spirito del capitalismo (1904), gli Studi critici intorno alla logica delle scienze e della cultura (1906), Scienza come professione e Politica come professione (1919), Economia e società (pubblicato postumo nel 1922). Morì a Monaco nel 1920.
Traduzioni italiane. Il metodo delle scienze storico sociali, a cura di P. Rossi, Einaudi, Torino 1974 (e Mondadori, Milano 1974); L’etica protestante e lo spirito del capitalismo, a cura di P. Burresi, con una Introduzione di E. Sestan, Sansoni, Firenze 19845; a cura di G. Galli, Rizzoli, Milano 200313; Il lavoro intellettuale come professione, Einaudi, Torino 1976; Economia e società, a cura di P. Rossi, Edizioni di Comunità, Milano 1968; Sociologia delle religioni, a cura di C. Sebastiani e F. Ferrarotti, Utet, Torino 1976, 2 voll.; a cura di P. Rossi, Milano 1981, 2 voll.; Scritti politici, a cura di P. Manganare, Giannotta, Catania 1970.

Charles Peirce

Nato a Cambridge (Mass.) nel 1839, si dedicò in un primo tempo a studi di carattere scientifico (studiò, tra l’altro, matematica, chimica, fisica e astronomia), poi a quelli logico-filosofici. Dal 1859 al 1891 lavorò per conto del Servizio geodesico e costiero degli Stati Uniti, tentando nel contempo, inutilmente, di ottenere una cattedra universitaria (a causa soprattutto del suo carattere strano e anticonformista non riuscirà mai ad ottenere se non qualche incarico temporaneo di insegnamento). Verso la fine del 1871 cominciarono gli incontri di Peirce con alcuni amici (Chauncey Wright, Nicholas St. John Green, Oliver Wendell Holmes, Joseph B. Warner, John Fiske, Francis Allington Abbot), insieme ai quali diede vita al “club metafisico”, dalle discussioni del quale prenderà forma la filosofia pragmatista. Frutto di quegli incontri furono anzitutto due articoli, che Peirce pubblicò nel 1877 e nel 1878: La fissazione della credenza e Come rendere chiare le nostre idee. Gli ultimi vent’anni della sua vita li trascorse, isolato e ridotto in miseria, a Milford, in Pennsylvania, dove morì nel 1914. Alla sua morte lasciò una grande quantità di manoscritti inediti, che furono pubblicati negli otto volumi dei Collected Papers (Cambridge 1931–1958).
Traduzioni italiane. Caso, amore, logica, a cura di N. e M. Abbagnano, Taylor, Torino 1956; Pragmatismo e pragmaticismo, a cura di G. Gilardoni, Livraria, Padova 1966; Come rendere chiare le nostre idee, a cura di D. Antiseri, Minerva Italica, Bergamo 1970; Scienza e pragmatismo, antologia a cura di P. Bairati, Paravia, Torino 1972; Scritti di filosofia, a cura di L.M. Leone, Cappelli, Bologna 1978; Il pragmatismo, a cura di A. Santucci, Utet, Torino 1970 (raccoglie testi anche di altri autori); Semiotica, a cura di M.A. Bonfantini, L. Grassi, R. Grazia, Einaudi, Torino 1980; Scritti di logica, a cura di A. Monti, La Nuova Italia, Firenze 1981; Le leggi dell’ipotesi, Bompiani, Milano 1984.

William James

Nacque a New York nel 1842, fratello del noto romanziere Henry James. Nel 1869 si laureò in medicina, ma concentrò i suoi studi sulla psicologia (tra le altre cose, si recò in Germania, dove studiò con Wundt i rapporti tra psicologia e fisiologia). Rientrato in patria, James insegnò psicologia ad Harvard, dove fondò anche il primo laboratorio di psicologia fisiologica. Frutto maturo dei suoi studi psicologici furono i Principi di psicologia (1890), che costituiscono una delle opere fondamentali della psicologia contemporanea, collocandosi nel periodo della nascita del funzionalismo. Passò poi all’insegnamento della filosofia, che tenne sino al 1907. Tra gli altri suoi scritti: La volontà di credere (1897), La varietà dell’esperienza religiosa (1902), Pragmatismo (1907), Il significato della verità (1909), Un universo pluralistico (1909) e, postumi, Alcuni problemi di filosofia (1911) e i Saggi sull’empirismo radicale (1912). Morì nel 1910.
Traduzioni italiane. La volontà di credere, a cura di N. Abbagnano, Perrella, Napoli 1927; a cura di C. Mazzantini, Paravia, Torino 1928; a cura di G. Graziussi, Principato, Messina 1941; Rizzoli, Milano 1984; Principi di psicologia, a cura di G. Preti, Principato, Milano 1950; Saggi sull’empirismo radicale, a cura di N. Dazzi, Laterza, Bari 1971.

John Dewey

Nato a Burlington nel 1859, si laureò in filosofia con una tesi su Kant. Insegnò nelle Università di Michigan e di Minnesota, dove si interessò soprattutto di psicologia, di etica e di epistemologia. Dal 1894 al 1904 insegnò all’Università di Chicago (dove fondò, nel ’96, la “Scuola laboratorio”, basata sui principi dell’attivismo pedagogico) e, dal 1904 al 1929, alla Columbia University di New York. Lasciato l’insegnamento per raggiunti limiti di età, Dewey partecipò attivamente alla vita politica del suo paese, fondando anche un partito di ispirazione radical-democratica. Morì a New York nel 1952. Tra i suoi numerosissimi scritti: Il mio credo pedagogico (1897), Come pensiamo (1910), Esperienza e natura (1925), La ricerca della certezza (1929), Filosofia e civiltà (1931), Logica, teoria dell’indagine (1938), L’unità della scienza come problema sociale (1938), Libertà e cultura (1939), Teoria della valutazione (1939).
Traduzione italiane. Numerose opere di Dewey sono state tradotte dalla Nuova Italia di Firenze: Liberalismo e azione sociale, a cura di R. Cresti, 1946; Individualismo vecchio e nuovo, a cura di F. Villani, 1948; Scuola e società, a cura di E. Codignola e L. Borghi, 1949; Democrazia e educazione, a cura di E. Agnoletti, 1949; L’arte come esperienza, a cura di C. Maltese, 1951; Il mio credo pedagogico, a cura di L. Borghi, 1954; Natura e condotta dell’uomo, a cura di G. Preti e A. Visalberghi, 1958; Una fede comune, a cura di G. Calogero, 1960; Come pensiamo, a cura di A. Guccione Monroy, 1961; Esperienza e educazione, a cura di E. Codignola, 1963; Teoria della valutazione, a cura di E. Brancatisano, con un saggio introduttivo di A. Visalberghi, 1963; La ricerca della certezza, a cura di M. Tioli Gabrieli, 1966; La scuola e il fanciullo, a cura di J. J. Findlay, 1974; Educazione e arte, a cura di L. Bellatalla, 1977; La frontiera educativa, a cura di L. Bellatalla, 1981. Della Logica, teoria dell’indagine, cfr. la tr. it., a cura di A. Visalberghi, Einaudi, Torino 1974. Inoltre: Ricostruzione filosofica, a cura di G. De Ruggiero, Laterza, Bari 1931; Esperienza e natura, a cura di N. Abbagnano, Paravia, Torino 1948, a cura di P. Bairati, Mursia, Milano 1973; Problemi di tutti, a cura di G. Preti, Mondadori, Milano 1950; Saggi pedagogici, a cura di M. T. Gentile, Vallecchi, Firenze 1951.

Edmund Husserl

Nacque a Prossnitz, in Moravia, l’8 aprile 1859. Studiò matematica, fisica e astronomia all’Università di Lipsia; si trasferì poi all’Università di Berlino, dove si dedicò alla matematica, seguendo i corsi di Kronecker e di Weierstrass. Con quest’ultimo si laureò, discutendo a Vienna una tesi sul calcolo delle variazioni. A Vienna conobbe pure il filosofo Brentano (1838–1917), del quale seguì le lezioni (1884–1886) e grazie al quale decise di dedicarsi alla filosofia. Nel 1891 pubblicò la Filosofia dell’aritmetica, ma fu solo con i due volumi delle Ricerche logiche (1900–1901) che la sua riflessione acquistò quello spessore e quell’autonomia che diverranno macroscopiche nelle Idee per una fenomenologia pura e per una filosofia fenomenologica (il primo volume uscì nel 1913, il secondo e il terzo furono pubblicati postumi nel 1952). Dal 1901 al 1916 Husserl insegnò all’Università di Gottinga, e fu appunto in quegli anni che la fenomenologia divenne un movimento filosofico, costituito da correnti differenti. Nel 1916 Husserl venne nominato professore a Friburgo: qui incontrò Martin Heidegger, che divenne suo assistente e che fu il suo successore quando, nel 1928, lasciò l’insegnamento universitario. L’anno seguente Husserl tenne a Parigi una serie di conferenze (pubblicate poi sotto il titolo di Meditazioni cartesiane) e pubblicò Logica formale e trascendentale. Con l’avvento del nazismo, Husserl fu radiato, in quanto ebreo, dal corpo accademico dell’Università di Friburgo. In quegli anni tenne a Vienna e Praga alcune conferenze, che costituiranno il nucleo de La crisi delle scienze europee e la fenomenologia trascendentale. Morì il 27 aprile 1938 a Friburgo. I suoi manoscritti furono trasferiti, grazie all’iniziativa di Padre Van Breda, a Lovanio (dove tuttora si trovano). Nell’aprile del ’39 le autorità naziste concessero che anche le ceneri di Husserl fossero trasferite a Lovanio.
Traduzioni italiane. Idee per una fenomenologia pura e per una filosofia fenomenologica, a cura di E. Filippini, Einaudi, Torino 1976, 3 voll.; La filosofia come scienza rigorosa, a cura di F. Costa, Paravia, Torino 1958; Meditazioni cartesiane e discorsi parigini, a cura di F. Costa, Bompiani, Milano 1989; La crisi delle scienze europee e la fenomenologia trascendentale, a cura di E. Filippini, Il Saggiatore, Milano 1961; Logica formale e trascendentale, a cura di G. De Neri, Laterza, Bari 1966; Ricerche logiche, a cura di G. Piana, Il Saggiatore, Milano 1968, 2 voll.; L’idea della fenomenologia, a cura di M. Rosso, Il Saggiatore, Milano 1988; Storia critica delle idee, a cura di G. Piana, Guerini e Associati, Milano 1989; Kant e il problema della filosofia trascendentale, Il Saggiatore, Milano 1990.

Albert Einstein

È stato uno dei massimi fisici contemporanei. La sua teoria della relatività, densa di implicazioni filosofiche, costituisce uno dei più importanti risultati raggiunti dalla ricerca fisico-cosmologica post-newtoniana.
Della teoria della relatività esistono alcune esposizioni accessibili anche al lettore non specialista: B. Russell, L’ABC della relatività, tr. it., Longanesi, Milano 1974; E. Cassirer, La teoria della relatività di Einstein. Considerazioni gnoseologiche, tr. it., Newton Compton, Roma 1981; A. Einstein, Relatività –Esposizione divulgativa, tr. it., Boringhieri, Torino 1960; Id., La teoria della relatività, tr. it., Newton Compton, Roma 1980.

Werner Heisenberg

Il fisico tedesco fu dapprima assistente di Max Born (1882–1970) a Gottinga, poi collaboratore di Niels Bohr (1885–1962) a Copenhagen. Fu, insieme a Born e a Bohr, il maggiore teorico della meccanica quantistica. Nel 1932 ottenne il premio Nobel per la fisica. Tra i suoi scritti: Mutamenti nei fondamenti delle scienze della natura (1935), Natura e fisica moderna (1957), Fisica e filosofia (1958).
Traduzioni italiane. Natura e fisica moderna, Garzanti, Milano 1957; Mutamenti nelle basi della scienza, a cura di A. Verson, Boringhieri, Torino 1978; Fisica e filosofia. La rivoluzione nella scienza moderna, con una introduzione di F.S.C. Northrop, Il Saggiatore, Milano 1982; l principi fisici della teoria dei quanti, a cura di M. Ageno, Boringhieri, Torino 1982; La tradizione nella scienza, a cura di R. Pizzi, Garzanti, Milano 1982; Fisica e oltre, a cura di M. e D. Paggi, Boringhieri, Torino 1984; Oltre le frontiere della scienza, a cura di S. Buzzoni, Editori Riuniti, Roma 1984.
Di Niels Bohr: Teoria dell’atomo e conoscenza umana, a cura di P. Gulmanelli, Boringhieri, Torino 1961; I quanti e la vita, a cura di P. Gulmanelli, Boringhieri, Torino 1980.

Henry Poincaré

Lo scienziato e filosofo della scienza fu docente alla Sorbona dal 1885 alla morte (avvenuta nel 1912). Tra i suoi scritti: La scienza e l’ipotesi (1902), Il valore della scienza (1904), Scienza e metodo (1909).
Traduzioni italiane. Il valore della scienza, a cura di F. Albergamo, La Nuova Italia, Firenze 1947; La scienza e l’ipotesi, a cura di F. Albergamo, La Nuova Italia, Firenze 1949; Opere epistemologiche, a cura di G. Boniolo, Piovan, Abano Terme 1989, 2 voll. Su Poincaré: A. Cecchini, Il concetto di convenzione matematica in H. Poincaré, Giappichelli, Torino 1961; P. Redondi, Epistemologia e storia della scienza, Feltrinelli, Milano 1978; G. Rocci, Scienza e convenzionalismo, Bulzoni, Roma 1978.

David Hilbert

È stato uno dei maggiori matematici contemporanei. Tra i suoi scritti più importanti: I fondamenti della geometria (1899; cfr. la tr. it., Feltrinelli, Milano 1970), Lineamenti di logica teoretica (1928) e i Fondamenti della matematica (1934–1939, 2 voll.); i Saggi (1932–1935, 3 voll.).

Gottlob Frege

Tra gli scritti di Frege (uno dei massimi logici e matematici dell’Otto-Novecento) ricordiamo: Ideografia (1879), I fondamenti dell’aritmetica (1884), Princìpi dell’aritmetica (1893–1903), Senso e significato (1892).
Traduzioni italiane. Logica e aritmetica, a cura di C. Mangione, Boringhieri, Torino 1965.

George Boole

Le due opere fondamentali di sono L’analisi matematica della logica (1847) e l’Indagine sulle leggi del pensiero (1854). Dell’Analisi matematica della logica cfr. la tr. it., Silva, Milano 1965; dell’Indagine sulle leggi del pensiero, la tr. it., Einaudi, Torino 1976 (entrambe curate da M. Trincherò).

Giuseppe Peano

Fu autore, tra gli altri, dei seguenti scritti: Elementi di calcolo geometrico (1891), Arithmetices principia nova methodo exposita (1889), Formulario matematico (1894–1908), Vocabulario de interlingua (1915).
Opere. cfr. le Opere scelte, Cremonese, Roma 1957–1959.

Bertrand Russell

Studiò matematica e filosofia a Cambridge. Dopo un’iniziale adesione all’idealismo (influenzata soprattutto dal pensiero di Bradley), Russell mutò il proprio orientamento di pensiero avvicinandosi alle istanze dell’empirismo e del realismo ed interessandosi approfonditamente ai problemi della matematica e della logica. Fu docente a Cambridge dal 1910 al 1916, quando venne rimosso dall’incarico a causa del suo impegno politico a favore dell’obiezione di coscienza al servizio militare. Riprese l’insegnamento a Cambridge nel 1944, dopo alcuni viaggi in Russia, in Cina e negli Stati Uniti (dove visse e insegnò a partire dal 1938, e dove fu ancora una volta rimosso dall’incarico a causa del carattere radicale delle sue tesi socio-politiche). Nel 1950 gli fu conferito il premio Nobel per la letteratura. Morì, quasi novantottenne, nella sua casa nel Galles. I suoi scritti sono numerosissimi. Ricordiamo solo i seguenti: Principia Mathematica (1910–1913, in collaborazione con A.N. Whithead, 1861–1947); La conoscenza del mondo esterno (1914), Introduzione alla filosofia matematica (1919), L’analisi della mente (1921), Storia della filosofia occidentale (1945), La conoscenza umana, il suo ambito e i suoi limiti (1948). Numerosissime anche le opere di carattere etico, religioso e politico, tra le quali: Misticismo e logica (1918), Socialismo, anarchismo e sindacalismo (1918), Perché non sono cristiano (1927), Saggi scettici (1928), Matrimonio e morale (1929), La conquista della felicità (1930), Autorità e individuo (1949), Saggi impopolari (1951).
Traduzioni italiane. La maggior parte dei suoi scritti è tradotta in italiano dalla casa editrice Longanesi di Milano e da Newton Compton di Roma. Tra le altre traduzioni segnaliamo solo l’Introduzione ai “Principia mathematica”, a cura di P. Panini, La Nuova Italia, Firenze 1977.

Kurt Gödel

È stato uno dei più importanti logici contemporanei. Formulò, all’inizio degli anni Trenta, il teorema di incompletezza.
Tra i suoi numerosi scritti: Sulle proposizioni formalmente indecidibili (1931). Su Gödel: E. Nagel-J. R. Newman, La prova di Gödel, tr. it., Boringhieri, Torino 1961.

Ernst Mach

Lo scienziato e filosofo della scienza, fondatore dell’empiriocriticismo ed ispiratore di molte delle tesi tipiche del neopositivismo, scrisse numerose opere.
Opere principali. L’analisi delle sensazioni (1866), La meccanica nel suo sviluppo storico critico (1883), Conoscenza ed errore (1905).

Ludwig Wittgenstein

Nacque a Vienna il 26 aprile 1889. Compì studi universitari di ingegneria e ricerche aeronautiche, che lo spinsero ad interessarsi alla matematica e al problema dei suoi fondamenti. Fu, in particolare, la lettura dei Principia Mathemathica di Russell ad indurlo a dedicarsi a tempo pieno agli studi logico-matematici. Nel 1912 si iscrisse all’Università di Cambridge. Dopo aver preso parte al primo conflitto mondiale, Wittgenstein ottenne il diploma di maestro, e insegnò per qualche tempo nelle scuole elementari. Nel frattempo aveva scritto quella che resta la sua opera fondamentale, il Tractatus logico-philosophicus, che però trovava difficoltà a pubblicare: il libro uscì solo nel 1921, in tedesco, grazie all’interessamento di Russell, che vi antepose un’importante introduzione (l’anno dopo il libro uscirà anche in inglese). Nel 1926 pubblicò un Dizionario per le scuole elementari. Messo sotto accusa per i suoi metodi di insegnamento, Wittgenstein venne processato e assolto. Tuttavia, deluso dall’esperienza, si dimise dall’incarico e si trasferì come giardiniere in un convento nei pressi di Vienna. Nel 1927 conobbe Schlick (fondatore del Circolo di Vienna) e iniziò una serie di incontri e discussioni con alcuni esponenti del neopositivismo. Nel 1929 fece ritorno a Cambridge, dove presentò il suo Tractatus come tesi di laurea e dove, l’anno seguente, iniziò ad insegnare al Trinity College. Ancora nel 1929 pubblicò l’articolo Alcune osservazioni sulla forma logica (uno dei pochissimi scritti, oltre al Tractatus, pubblicati in vita: la gran massa dei manoscritti di Wittgenstein fu pubblicata infatti solo dopo la sua morte, anche se parte di essi era già circolata in forma privata tra allievi e amici). Morì il 29 aprile 1951.
Traduzioni italiane. Tractatus logico-philosophicus, con testo originale a fronte, a cura di A.G. Conte, Einaudi, Torino 1989 (comprende anche l’introduzione di Russell e gli altri scritti pubblicati da Wittgenstein vivente; la traduzione precedente, curata dallo stesso Conte, comprendeva invece, oltre al Tractatus, la traduzione dei Quaderni 1914–1916, Einaudi, Torino 1974); Dizionario per le scuole elementari, a cura di D. Antiseri, Armando, Roma 1978; Osservazioni filosofiche, a cura di M. Rosso, Einaudi, Torino 1981; Libro blu e Libro marrone, con una introduzione di A. Gargani, a cura di A.G. Conte, Einaudi, Torino 1983; Ricerche filosofiche, a cura di M. Trincherò, Einaudi, Torino 1974; Osservazioni sopra i fondamenti della matematica, a cura di M. Trincherò, Einaudi, Torino 1979; Della certezza, con una introduzione di A. Gargani, a cura di M. Trincherò, Einaudi, Torino 1978; Osservazioni sui colori, con una introduzione di A. Gargani, a cura di M. Trincherò, Einaudi, Torino 1982; Pensieri diversi, a cura di M. Ranchetti, Adelphi, Milano 1980; Zettel, a cura di M. Trincherò, Einaudi, Torino 1986; Lezioni e conversazioni, a cura di M. Ranchetti, Adelphi, Milano 1967; Lezioni sui fondamenti della matematica, a cura di E. Picardi, Boringhieri, Torino 1982; Diari segreti, a cura di A. Gargani, Laterza, Roma-Bari 1987; Osservazioni sulla filosofia della psicologia, a cura di R. De Monticelli, Adelphi, Milano 1990.

Circolo di Vienna

Diamo qui di seguito alcune indicazioni più specifiche sui singoli filosofi del circolo di Vienna.
La traduzione italiana del “manifesto” programmatico del Circolo di Vienna si legge in H. Hahn-O. Neurath-R. Carnap, La concezione scientifica del mondo, a cura di A. Pasquinelli, Laterza, Roma-Bari 1979. Di esso esiste anche un’altra traduzione (condotta non sull’originale tedesco, ma sulla traduzione inglese pubblicata alle pp. 299–318 di O. Neurath, Empiricism and Sociology, Reidei Publishing Co., Dordrecht-Boston 1973) a cura di L. Lentini ed E. Severino, in Questioni di storiografia filosofica, La Scuola, Brescia 1978, vol. IV, pp. 738–753.

Moritz Schlick

Fondatore del Circolo di Vienna, si laureò con il fisico Max Planck (1858–1947) e fu docente di fisica (Università di Kiel) e di filosofia delle scienze induttive (Università di Vienna). A Vienna, appunto, raccolse intorno a sé e al proprio programma epistemologico quel gruppo di intellettuali dagli incontri con i quali prenderà vita il Circolo. Morì, assassinato da uno studente sulla scalinata dell’università, il 22 giugno 1936.
Scritti. L’essenza della verità nella logica moderna (1910), Il significato filosofico del principio di relatività (1915), Spazio e tempo nella fisica contemporanea (1917), Teoria generale della conoscenza (1918), La causalità nella fisica contemporanea (1931), Legge e probabilità (1935), Teoria dei quanti e conoscibilità della natura (1937, postumo).

Rudolf Carnap

Fu allievo di Frege all’Università di Jena. Un suo scritto del 1928, La costruzione logica del mondo, fu — insieme al Tractatus di Wittgenstein — il testo fondamentale della prima fase del neopositivismo. Nel 1930 fondò e diresse, insieme a Reichenbach, la rivista “Erkenntnis” (“Conoscenza”). Nel 1935 si trasferì negli Stati Uniti. Tra gli altri suoi scritti: La sintassi logica del linguaggio (1934), Controllabilità e significato (1936–1937), Introduzione alla semantica (1942), Formalizzazione della logica (1943), Significato e necessità (1947), I fondamenti logici della probabilità (1950).
Traduzioni italiane. Fondamenti di logica e matematica, a cura di G. Preti, Paravia, Torino 1956; Sintassi logica del linguaggio, a cura di A. Pasquinelli, Silva, Milano 1961; La filosofia della scienza, antologia a cura di A. Crescini, La Scuola, Brescia 1964; La costruzione logica del mondo, a cura di E. Severino, Fabbri, Milano 1966; I fondamenti filosofici della fisica, a cura di C. Mangione, Il Saggiatore, Milano 1971; Analiticità, significanza, induzione, antologia a cura di A. Meotti e A. Mondadori, Il Mulino, Bologna 1971; Introduzione alla logica simbolica, a cura di M. Trincherò e A. Pasquinelli, La Nuova Italia, Firenze 1976; Significato e necessità, a cura di A. Berrà e A. Pasquinelli, La Nuova Italia, Firenze 1976. Alcuni suoi saggi sono tradotti in II neoempirismo, cit., pp. 491–652.

Otto Neurath

Studiò a Vienna e Berlino. Dopo la sua attività all’interno del Circolo di Vienna Neurath si trasferì in Olanda (1934) e, successivamente, in Inghilterra (1940). Fu l’ideatore della Enciclopedia universale della scienza unificata, che diresse insieme a Carnap e a Morris e che venne pubblicata dal 1938 in avanti. Tra i suoi scritti: Sociologia empirica (1931), Fisicalismo (1931), L’uomo in formazione (1939), Fondamenti della scienza sociale (1944).
Traduzioni italiane. Sociologia e neopositivismo, a cura di G. Statera, Ubaldini, Roma 1968; Il Circolo di Vienna e l’avvenire dell’empirismo logico, a cura di A. Zucconi, Armando, Roma 1977. Alcuni dei capitoli principali dell’Enciclopedia sono tradotti in AA.VV., Neopositivismo e unità della scienza, Bompiani, Milano 1958.

Karl Popper

Nacque il 28 luglio 1902 a Vienna. Abbandonata la scuola pubblica nel 1918, proseguì da solo i suoi studi e si iscrisse all’Università di Vienna dove studiò diverse materie sia umanistiche che scientifiche. Contemporaneamente lavorò presso la clinica dello psicoanalista Alfred Adler e ottenne, nel 1924, l’abilitazione all’insegnamento nelle scuole primarie. Nel 1928 si laureò in filosofia, e l’anno seguente conseguì l’abilitazione all’insegnamento di matematica e fisica nelle scuole secondarie. Entrato in contatto con alcuni membri del Circolo di Vienna, Popper pubblicò nel 1934 il suo primo libro: la Logica della scoperta scientifica (che resta, a tutt’oggi, il suo scritto teorico fondamentale). Temendo un’invasione dell’Austria da parte dei nazisti, Popper, essendo di famiglia ebraica, lasciò Vienna e si recò in Nuova Zelanda, dove giunse nel marzo del ’37 e dove scrisse Miseria dello storicismo e i due volumi de La società aperta e i suoi nemici. Alla fine della guerra, Popper rientrò a Londra, dove cominciò ad insegnare presso la London School of Economics, e dove proseguì proficuamente le sue ricerche filosofiche ed epistemologiche, frutto delle quali furono i saggi contenuti in Congetture e confutazioni (1963), l’Autobiografia intellettuale e le Repliche ai miei critici (1974), il Poscritto alla Logica della scoperta scientifica (risale agli anni 1951–1956, ma è stato pubblicato solo nel 1983), L’io e il suo cervello (scritto in collaborazione con il neurofisiologo J.C. Eccles e pubblicato nel 1977), Alla ricerca di un mondo migliore (1984).
Traduzioni italiane. I due problemi fondamentali della conoscenza, a cura di M. Trincherò, Il Saggiatore, Milano 1987; Logica della scoperta scientifica, a cura di M. Trincherò, Einaudi, Torino 1970; Poscritto alla Logica della scoperta scientifica, a cura di W.W. Bartley, Il Saggiatore, Milano 1984,3 voll.; Miseria dello storicismo, a cura di C. Montaleone, Feltrinelli, Milano 1975; La società aperta e i suoi nemici, a cura di D. Antiseri, Armando, Roma 1973–1974,2 voll.; Congetture e confutazioni, a cura di G. Pancaldi, Il Mulino, Bologna 1972; Scienza e filosofia, a cura di M. Trincherò, Einaudi, Torino 1969; Epistemologia, razionalità e libertà, a cura di D. Antiseri, Armando, Roma 1972; Conoscenza oggettiva, a cura di A. Rossi, Armando, Roma 1983; La ricerca non ha fine. Autobiografia intellettuale, a cura di D. Antiseri, Armando, Roma 1976; L’io e il suo cervello, a cura di G. Mininni e B. Continenza, Armando, Roma 1981, 3 voll.; Il futuro è aperto (con K. Lorenz), a cura di D. Antiseri, Rusconi, Milano 1989; Alla ricerca di un mondo migliore, a cura di B. di Noi, Armando, Roma 1989.

Thomas S. Kuhn

È nato nel 1922 negli Stati Uniti, e ha sviluppato le proprie riflessioni teoriche ed epistemologiche a stretto contatto con il concreto sviluppo della storia della scienza. Autore di numerosi scritti di rilievo, Kuhn si è affermato soprattutto grazie a La struttura delle rivoluzioni scientifiche (1962).
Traduzioni italiane. T.S. Kuhn, La rivoluzione copernicana, a cura di T. Gaino, Einaudi, Torino 1972; La struttura delle rivoluzioni scientifiche, a cura di A. Carugo, Einaudi, Torino 1969; Alle origini della fisica contemporanea, a cura di S. Scotti, Il Mulino, Bologna 1981; La tensione essenziale, a cura di M. Vodacchino, A. e G. Conte, G. Giorello, Einaudi, Torino 1985; La metafora nella scienza (con R. Boyd), a cura di L. Sosio, Feltrinelli, Milano 1983.

Imre Lakatos

Ungherese, fuggì, per dissensi ideologici, dalla patria, e si recò dapprima a Vienna, poi in Inghilterra, dove conobbe Popper e il suo pensiero e dove insegnò all’Università di Cambridge e alla London School of Economics.
Traduzioni italiane. Lakatos, Dimostrazioni e confutazioni. La logica della scoperta matematica, a cura di D. Benelli, Feltrinelli, Milano 1979; La metodologia dei programmi di ricerca scientifici. Scritti filosofici I, a cura di M. D’Agostino, Il Saggiatore, Milano 1985; Matematica, scienza e epistemologia. Scritti filosofici II, a cura di M. D’Agostino, Il Saggiatore, Milano 1985.

Paul K. Feyerabend

È il meno ortodosso tra gli epistemologi post-popperiani. Il suo nome resta legato soprattutto al suo scritto del 1970: Contro il metodo. Abbozzo di una teoria anarchica della conoscenza.
Traduzioni italiane.P.K. Feyerabend, I problemi dell’empirismo, a cura di A.M. Sioli, Lampugnani-Nigri, Milano 1971; Contro il metodo, a cura di L. Sosio, Feltrinelli, Milano 1979; La scienza in una società libera, a cura di L. Sosio, Feltrinelli, Milano 1981; Il realismo scientifico e l’autorità della scienza, a cura di A. Artosi e G. Guerriero, Il Saggiatore, Milano 1983; Come essere un buon empirista, a cura di G. Gava, Boria, Roma 1982; Scienza come arte, a cura di L. Sosio, con una Introduzione di M. Pera e una replica di Feyerabend, Laterza, Roma-Bari 1984; Dialogo sul metodo, a cura di R. Corvi, Laterza, Roma-Bari 1989; Addio alla ragione, Armando, Roma 1990.

Karl Jaspers

Nacque a Oldenburg nel 1883. Iniziò gli studi di giurisprudenza, che abbandonò presto per passare a quelli di medicina: studiò a Berlino, Gottinga, Heidelberg e si laureò nel 1908. Specializzatosi in psicologia e psichiatria, Jaspers lavorò sino al 1915 presso la clinica psichiatrica di Heidelberg. Al 1913 risale la sua prima grande opera, la Psicopatologia generale, alla quale fece seguito, nel 1919, la Psicologia delle visioni del mondo, che segnò il passaggio dalla considerazione psicologica a quella più propriamente filosofica. Nel 1916, intanto, Jaspers era stato nominato professore straordinario di psicologia all’Università di Heidelberg, e nel ’21 gli venne assegnata, sempre a Heidelberg, la cattedra di filosofia: insegnò sino al 1937, quando il regime nazionalsocialista lo rimosse dall’incarico, proibendogli anche di pubblicare i suoi scritti. Una delle sue opere fondamentali era tuttavia già uscita nel 1932: quella Filosofia, suddivisa in tre volumi (I. Orientamento filosofico nel mondo, II. Chiarificazione dell’esistenza, III. Metafisica) che costituisce (insieme al colossale scritto Sulla verità, pubblicato nel 1948) una sorta di summa del suo pensiero maturo. Nel ’45 gli fu restituita la cattedra di Heidelberg, ma nel ’48 Jaspers si trasferì a Basilea, dove insegnò sino al 1961 e dove morì il 26 febbraio 1969. Tra gli altri suoi scritti: Ragione ed esistenza (1935), Nietzsche (1936), La filosofia dell’esistenza (1938), La fede filosofica (1947), La fede filosofica di fronte alla rivelazione (1970), Cifre della trascendenza (1970).
Traduzioni italiane. Psicopatologia generale, a cura di R. Priori, Il Pensiero Scientifico, Roma 1965; Psicologia delle visioni del mondo, a cura di V. Loriga, Astrolabio, Roma 1983; Filosofia, a cura di U. Galimberti, Milano, Mursia 1972–1978, 3 voll.; e Utet, in volume unico, Torino 1978; Ragione ed esistenza, a cura di A. Lamacchia, Marietti, Torino 1971; La filosofia dell’esistenza, a cura di O. Abate, Bompiani, Milano 1964; Sulla verità, traduzione antologica a cura di U. Galimberti, La Scuola, Brescia 1970; La fede filosofica, a cura di U. Galimberti, Marietti, Torino 1973; Origine e senso della storia, a cura di A. Guadagnin, Edizioni di Comunità, Milano 1965; Introduzione alla filosofia, a cura di P. Chiodi, Longanesi, Milano 1950; I grandi filosofi, a cura di F. Costa, Longanesi, Milano 1974; La fede filosofica di fronte alla rivelazione, a cura di F. Costa, Longanesi, Milano 1970; Piccola scuola del pensiero filosofico, a cura di C. Mainolidi, Edizioni di Comunità, Milano 1968; Cifre della trascendenza, a cura di G. Penzo, Marietti, Genova 1990.

Martin Heidegger

Nacque il 26 settembre del 1889 a Messkirch, nel Baden. Nel 1911 si iscrisse all’Università di Friburgo, dove seguì i corsi di filosofia e di teologia, e dove divenne allievo di Rickert. Si laureò nel 1913, discutendo una tesi su La teoria del giudizio nello psicologismo. Due anni dopo ottenne la libera docenza, grazie alla dissertazione su La dottrina delle categorie e del significato in Duns Scoto e, nel 1916, divenne assistente di Edmund Husserl. Con Husserl Heidegger collaborò sino al 1923, quando ottenne una cattedra a Marburgo, dove insegnò sino al 1927. In questo stesso anno pubblicò le prime due sezioni della prima parte di Essere e tempo — opera che, come è noto, rimarrà incompiuta — e, l’anno seguente, fu chiamato a Friburgo per prendere il posto di Husserl, che si era nel frattempo ritirato dall’insegnamento. Nel ’29 pronunciò e pubblicò la prolusione Che cos’è la metafisica?; pubblicò anche Kant e il problema della metafisica (che, in qualche misura, costituisce una sorta di prosecuzione di Essere e tempo) e L’essenza del fondamento. Nel 1933 venne nominato rettore dell’Università di Friburgo (una carica dalla quale si dimetterà l’anno seguente) e aderì al partito nazionalsocialista. In questo stesso anno pronunciò la prolusione rettorale su L’autoaffermazione dell’università tedesca. Dal momento delle dimissioni sino al 1942, Heidegger non pubblicò più nulla; tenne comunque regolarmente lezione (importantissimi, in particolare, il corso del ’35 sulla Introduzione alla metafisica — il cui testo sarà pubblicato solo nel 1953 — e quelli degli anni 1936–1942 dedicati a Nietzsche — che saranno pubblicati solo nel 1961) e, nel ’36, tenne a Roma la conferenza su Hölderlin e l’essenza della poesia (durante il soggiorno italiano, tra gli altri, incontrò anche il filosofo Giovanni Gentile). La prima opera pubblicata dopo questi anni di silenzio fu La dottrina platonica sulla verità (1942). Nel ’44, dopo l’occupazione da parte delle truppe alleate, venne vietato ad Heidegger qualsiasi tipo di attività didattica (un divieto che durerà sino al 1951, quando egli riprenderà, dapprima privatamente, poi ufficialmente, corsi e seminari a Friburgo). Nel 1943, intanto, Heidegger aveva pubblicato Sull’essenza della verità (un testo del 1930); nel ’44 pubblicò le Delucidazioni alla poesia di Hölderlin, nel ’47 la Lettera sull’umanesimo, nel ’50 Sentieri interrotti e nel 1954 Saggi e discorsi. L’anno seguente lasciò l’insegnamento e si ritirò a Todtnauberg, nella Foresta Nera, dove continuò la sua meditazione filosofica. Negli anni successivi uscirono altre sue importanti raccolte di scritti: In cammino verso il linguaggio (1959), Nietzsche (1961), Segnavia (1967). Morì, nella città natale, il 26 settembre 1976. L’anno prima l’editore Klostermann aveva avviato la pubblicazione delle Opere complete di Heidegger, prevista in una settantina di volumi e tuttora in via di pubblicazione.
Traduzioni italiane. La dottrina delle categorie e del significato in Duns Scoto, a cura di A. Babolin, Laterza, Roma-Bari 1974; Essere e tempo, a cura di P. Chiodi, Longanesi, Milano 1968 e Utet, Torino 1969 (quest’ultima edizione comprende anche L’essenza del fondamento); Kant e il problema della metafisica, a cura di M.E. Reina e V. Verrà, Laterza, Roma-Bari 1981; La dottrina di Platone sulla verità. Lettera sull’umanesimo, a cura di A. Bixio e G. Vattimo, SEI, Torino 1975; Sull’essenza della verità, a cura di U. Galimberti, La Scuola, Brescia 1973; Sentieri interrotti, a cura di P. Chiodi, La Nuova Italia, Firenze 1968; Che cosa significa pensare?, a cura di U. Ugazio e G. Vattimo, SugarCo, Milano 1988; Introduzione alla metafsica, a cura di G. Masi, Mursia, Milano 1968; Saggi e discorsi, a cura di G. Vattimo, Mursia, Milano 1976; In cammino verso il linguaggio, a cura di A. Caracciolo e M. Caracciolo Perotti, Mursia, Milano 1973; Tempo ed essere, a cura di E. Mazzarella, Guida, Napoli 1980; Che cos’è la filosofia, a cura di C. Angelino, Il Melangolo, Genova 1981; L’abbandono, a cura di A. Fabris, Il Melangolo, Genova 1983; Logica. Il problema della verità, a cura di U.M. Ugazio, Mursia, Milano 1986; Segnavia, a cura di F. Volpi, Adelphi, Milano 1987; Domande fondamentali della filosofia, a cura di U.M. Ugazio, Mursia, Milano 1988; La poesia di Hòlderlin, a cura di L. Amoroso, Adelphi, Milano 1988; L’autoaffermazione dell’università tedesca / Il rettorato 1933–34, a cura di C. Angelino, Il Melangolo, Genova 1988; I problemi fondamentali della fenomenologia, a cura di A. Fabris, Il Melangolo, Genova 1988; La questione della cosa, a cura di V. Vitiello, Guida, Napoli 1989; Concetti fondamentali, a cura di F. Camera, Il Melangolo, Genova 1989; La svolta, a cura di M. Ferraris, Il Melangolo, Genova 1990; Interpretazioni fenomenologiche di Aristotele. Introduzione alla ricerca fenomenologica, a cura di E. Mazzarella, Guida, Napoli 1990; Principi metafisici della logica, a cura di G. Moretti, Il Melangolo, Genova 1990.

Jean-Paul Sartre

Studiò filosofia e psicologia nella natia Parigi. Fortemente influenzato dal pensiero di Husserl e di Heidegger e attento alle problematiche pratico-politiche del suo tempo, Sartre pubblicò numerosi scritti filosofici, tra i quali ricordiamo: L’immaginazione (1936), L’essere e il nulla (1943) — che resta il suo scritto teoretico fondamentale –, L’esistenzialismo è un umanismo (1946), Critica della ragione dialettica (1960). Numerose anche le sue opere narrative — La nausea (1938), L’età della ragione (1945), Il rinvio (1945), La morte nell’anima (1949) — drammaturgiche — Le mosche (1943), A porte chiuse (1945), La sgualdrina timorata (1946), Le mani sporche (1948), Il diavolo e il buon Dio (1951), Nekrassov (1956), I sequestrati di Altona (1960) — e saggistiche — Kierkegaard vivo (1966), L’idiota della famiglia (1971–72). Nel 1964 fu insignito del premio Nobel per la letteratura, ma lo rifiutò.
Traduzioni italiane. L’immaginazione, Einaudi, Torino 1976; L’essere e il nulla. Saggio di ontologia fenomenologica, Il Saggiatore, Milano 1965; L’esistenzialismo è un umanismo, Mursia, Milano 1963–1974; Critica della ragione dialettica, Il Saggiatore, Milano 1963, 2 voll.

Maurice Merleau-Ponty

Fu dapprima docente liceale, poi insegnò nelle Università di Lione, della Sorbona, e al Collège de France. Fondatore, insieme a Sartre, della rivista “I tempi moderni”, è autore di numerose opere: La struttura del comportamento (1942), La Fenomenologia della percezione (1945) — il suo scritto teoretico fondamentale –, Umanismo e terrore (1947), Le avventure della dialettica (1955), Segni (1960).
Traduzioni italiane. Fenomenologia della percezione, a cura di A. Bonomi, Il Saggiatore, Milano 1965; Umanismo e terrore, SugarCo, Milano 1978; Senso e non senso, Il Saggiatore, Milano 1962; Segni, Il Saggiatore, Milano 1987; Il visibile e l’invisibile, Bompiani, Milano 1969.

Eduard Bernstein

Fu uno dei principali fautori del revisionismo all’interno del marxismo.
Traduzioni italiane. I presupposti del socialismo e i compiti della socialdemocrazia (1899; cfr. la tr. it. di E. Grillo, Laterza, Roma-Bari 1974); Per la storia e la teoria del socialismo (1901). Su Bernstein e il revisionismo: AA.VV., Il revisionismo, Jaka Book, Milano 1967.

Karl Kautsky

Fu uno dei maggiori oppositori del revisionismo di Bernstein. Tra i suoi scritti: Etica e concezione materialistica della storia (1906), La rivoluzione sociale (1909), La concezione materialistica della storia (1927).
Traduzioni italiane. Etica e concezione materialistica della storia, Feltrinelli, Milano 1958; La via del potere, Laterza, Bari 1969; Introduzione al pensiero economico di Marx, Laterza, Bari 1972.

Nikolai Lenin

Pseudonimo di Vladimir Il’ič Ul’janov, fu, oltre che uno dei massimi teorici del marxismo, uno dei principali organizzatori della rivoluzione sovietica. Tra i suoi scritti: Che fare? (1902), Materialismo ed empiriocriticismo (1909), L’imperialismo, fase suprema del capitalismo (1916), L’estremismo, malattia infantile del comunismo (1920), Quaderni filosofici (una serie di appunti del 1914- 1916, pubblicati postumi nel 1933).
Traduzioni italiane. Opere complete, Editori Riuniti, Roma 1955–1971, 45 voll.; Opere scelte, ivi, 1970.

Giörgy Lukács

È stato uno dei più importanti teorici del marxismo del nostro secolo. Studiò a Budapest, Berlino e Heidelberg. Nel 1919 fu ministro dell’educazione nella repubblica sovietica di Bela Kuhn (il fallimento dell’esperienza rivoluzionaria lo costringerà a fuggire dall’Ungheria e a rifugiarsi a Vienna, dove verrà arrestato, riuscendo comunque ad evitare di essere estradato in patria). Tra i suoi scritti principali: L’anima e le forme (1911), Storia e coscienza di classe (1923; l’opera verrà condannata, l’anno seguente, dall’Internazionale comunista), Il giovane Hegel e i problemi della società capitalistica (1948), La distruzione della ragione (1954); negli ultimi anni della sua vita lavorò ad una Estetica e ad una Ontologia dell’essere sociale.
Traduzioni italiane. Storia e coscienza di classe, SugarCo, Milano 1967; La distruzione della ragione, Einaudi, Torino 1974, 2 voll.; Il giovane Hegel e i problemi della società capitalistica, Einaudi, Torino 1975,2 voll.; E anima e le forme, Sugar Co, Milano 1963; Marxismo e politica culturale, Einaudi, Torino 1977; Estetica, Einaudi, Torino 1973, 2 voll.; Filosofia dell’arte e Estetica di Heidelberg, Sugar Co, Milano 1973–1974, 2 voll.; Il dramma moderno, Sugar Co, Milano 1976; Teoria del romanzo, Garzanti, Milano 1974.

Karl Korsch

Aderì dapprima al partito socialdemocratico tedesco, poi (a partire dal 1920) a quello comunista, dal quale fu espulso nel 1926. Tra i suoi scritti: Marxismo e filosofia (1923), Il materialismo storico (1929), Karl Marx (1938).
Traduzioni italiane. Marxismo e filosofia, Feltrinelli, Milano 1970; Karl Marx, Laterza, Bari 1969; Il materialismo storico, Laterza, Bari 1971; Dialettica e scienza nel marxismo, Laterza, Roma-Bari 1974; Scritti politici, Laterza, Roma-Bari 1975,2 voll.

Antonio Gramsci

Studiò a Torino, dedicandosi però primariamente all’attività politica. Nel 1919 fu tra i fondatori della rivista “Ordine nuovo”, nel 1921 tra quelli del partito comunista. Si recò successivamente in Unione Sovietica, prese parte ai lavori dell’Internazionale comunista, divenne (1924) segretario del partito e deputato al parlamento, fondò “l’Unità”, quotidiano del partito comunista italiano. Nel 1926 fu arrestato e condannato, due anni dopo, a una ventina d’anni di carcere. Morì il 27 aprile 1937.
Gli scritti di Antonio Gramsci sono raccolti nei Quaderni dal carcere, stesi durante la prigionia e pubblicati postumi (cfr. l’edizione critica, curata da V. Gerratana, Einaudi, Torino 1975; o quella, riveduta e integrata sulla base dell’edizione critica, con una Introduzione di L. Gruppi, Editori Riuniti, Roma 1977).

Ernst Bloch

Studiò a Würzburg e a Heidelberg. Militante comunista, dopo l’avvento del nazismo fu costretto a fuggire dalla Germania e a rifugiarsi negli Stati Uniti. Rientrò in patria solo dopo la fine della guerra, e insegnò all’Università di Lipsia. Fu tuttavia esonerato dall’insegnamento, per motivi di dissenso ideologico con il regime della Germania orientale, e decise di passare nella Germania occidentale, dove insegnò all’Università di Tubinga. Tra suoi scritti: Spirito dell’utopia (1918), Soggetto-oggetto. Commento a Hegel (1949), Il principio della speranza (1954–1959, 3 voll.), Ateismo nel cristianesimo (1968), Il problema del materialismo (1972).
Traduzioni italiane. Dialettica e speranza, Vallecchi, Firenze 1967; Ateismo nel cristianesimo, Feltrinelli, Milano 1970; Karl Marx, Il Mulino, Bologna 1972; Soggetto-oggetto. Commento a Hegel, Il Mulino, Bologna 1975; Religione in eredità, Queriniana, Brescia 1979; Spirito dell’utopia, La Nuova Italia, Firenze 1980.

Scuola di Francoforte

Max Horkheimer. Principali traduzioni italiane. Eclisse della ragione, Einaudi, Torino 1969; La nostalgia del totalmente Altro, Queriniana, Brescia 1972; Teoria critica, Einaudi, Torino 1974, voll.; Crepuscolo, Einaudi, Torino 1977; Gli inizi della filosofia borghese della storia, Einaudi, Torino 1979; La società di transizione, Einaudi, Torino 1979.

Th. W. Adorno. Principali traduzioni italiane. Kierkegaard. La costruzione dell’estetico, Longanesi, Milano 1962; Minima Moralia, Einaudi, Torino 1954; Dialettica negativa, Einaudi, Torino 1970; Dissonanze, Feltrinelli, Milano 1959; Teoria estetica, Einaudi, Torino 1975; Filosofia della musica moderna, Einaudi, Torino 1982; Sulla metacritica della gnoseologia, Feltrinelli, Milano 1964; Introduzione alla sociologia della musica, Einaudi, Torino 1972; Tre studi su Hegel, Il Mulino, Bologna 1971 ; Il fido maestro sostituto, Einaudi, Torino 1969; Terminologia filosofica, Einaudi, Torino 1975.

Herbert Marcuse: Principali traduzioni italiane. Marxismo e rivoluzione, Einaudi, Torino 1975; Cultura e società, Einaudi, Torino 1969; Studi sull’autorità e la famiglia, Einaudi, Torino 1974; Ragione e rivoluzione, Il Mulino, Bologna 1966; Eros e civiltà, Einaudi, Torino 1964; Critica della società repressiva, Feltrinelli, Milano 1968; Psicoanalisi e politica, Laterza, Bari 1968; L’uomo a una dimensione, Einaudi, Torino 1967; La fine dell’utopia, Laterza, Bari 1968; Saggio sulla liberazione, Einaudi, Torino 1969.

Erich Fromm. Principali traduzioni italiane. Fuga dalla libertà, Edizioni di Comunità, Milano 1963; Dalla parte dell’uomo, Astrolabio, Roma 1971; Psicoanalisi e religione, Edizioni di Comunità, Milano 1979; Il linguaggio dimenticato, Bompiani, Milano 1961; Dogmi, gregari e rivoluzionari, Edizioni di Comunità, Milano 1973; Psicoanalisi della società contemporanea, Edizioni di Comunità, Milano 1960; L’arte di amare, Il Saggiatore, Milano 1963; Marx e Freud, Il Saggiatore, Milano 1968; Psicoanalisi dell’amore, Newton Compton, Roma 1971; Voi sarete come dèi, Ubaldini, Roma 1966; La rivoluzione della speranza, Etas, Milano 1969; La crisi della psicoanalisi, Mondadori, Milano 1971; Anatomia della distruttività umana, Mondadori, Milano 1973; Avere o essere?, Mondadori, Milano 1977; Grandezza e l del pensiero di Freud, Mondadori, Milano 1979; La disobbedienza e altri saggi, Mondadori, Milano 1982.

Maurice Blondel

L’opera principale è L’azione. Saggio di una critica della vita e di una scienza della pratica (1893; nuova ed. in 2 voll., 1936–1937). Tra gli altri suoi scritti: Storia e dogma (1904), Il pensiero (1934, 2 voll.), L’essere e gli esseri (1935), La filosofia e lo spirito cristiano (1944–1946, 2 voll.).
Traduzioni italiane. L’essere e gli esseri, La Scuola, Brescia 1952; La filosofia e lo spirito cristiano, La Scuola, Brescia 1950–1952, 2 voll.; Il pensiero, La Scuola, Brescia 1958; L’azione, Sansoni, Firenze 1946; La Nuova Italia, Firenze 1973; Paravia, Torino 1950; Storia e dogma, Vallecchi, Firenze 1922.

Jacques Maritain

Fu docente presso l’Istituto Cattolico di Parigi e presso varie Università (Toronto, Princeton, New York). Tra i suoi numerosi scritti ricordiamo: La filosofia bergsoniana (1914), Elementi di filosofia (1921–1923), Riflessioni sull’intelligenza e la sua vita propria (1924), Distinguere per unire o i gradi del sapere (1932), Umanesimo integrale (1936), Cristianesimo e democrazia (1943), Breve trattato dell’esistenza e dell’esistente (1947), L’uomo e lo Stato (1931), Il contadino della Garonna (1966).
Traduzioni italiane. L’editrice Morcelliana di Brescia sta pubblicando l’edizione italiana delle opere di J. Maritain, a cura di A. Pavan. Tra le altre traduzioni italiane: Umanesimo integrale, Boria, Torino 1962; Scienza e saggezza, Boria, Torino 1964; L’uomo e lo Stato, Vita e Pensiero, Milano 1963; Cristianesimo e democrazia, Vita e Pensiero, Milano 1977; I diritti dell’uomo e la legge naturale, Vita e Pensiero, Milano 1977; Approches sans entraves. Scritti di filosofia cristiana, Città Nuova, Roma 1977–1978; Antimoderne, Logos, Roma 1979; Questioni di coscienza, Vita e Pensiero, Milano 1980; Ragione e ragioni, Vita e Pensiero, Milano 1982; Theonas, Vita e Pensiero, Milano 1982; Cultura e libertà, Boni, Bologna 1986; Riflessioni sull’intelligenza e la sua vita propria, Massimo, Milano 1987.

Gustavo Bontadini

Ha pubblicato, tra gli altri: Saggio di una metafisica dell’esperienza (1935), Dall’attualismo al problematicismo (1946), Dal problematicismo alla metafisica (1952), Studi di filosofia moderna (1966), Conversazioni di metafisica (1971, 2 voll.); Metafisica e deellenizzazione (1975).

Pierre Teilhard de Chardin

Il gesuita si interessò, oltre che di tematiche di carattere teologico, di argomenti scientifici (studiò, in particolare, fisica, geologia, paleontologia, tentando una conciliazione tra cristianesimo ed evoluzionismo darwiniano). Tra i suoi scritti (tutti pubblicati dopo la sua morte): Il fenomeno umano (1955), La comparsa dell’uomo (1956), La visione del passato (1957), L’ambiente divino (1957), L’avvenire dell’uomo (1959).

Karl Barth

Teologo è stato uno dei massimi esponenti della cosiddetta teologia dialettica. Insegnò in varie città tedesche, e nel 1935 fu privato dell’incarico per la sua attività antinazista; si trasferì perciò nella nativa Basilea, dove insegnò sino a pochi anni prima della morte, avvenuta nel 1968. Fondamentale, tra i suoi scritti, L’epistola ai Romani (1919; seconda edizione rielaborata, 1922). Da ricordare anche la monumentale Dogmatica ecclesiale (1932 sgg.) e lo studio su Anselmo d’Aosta, Fides quaerens intellectum (1931).
Traduzioni italiane. L’epistola ai Romani, Feltrinelli, Milano 1962; Introduzione alla teologia evangelica, Bompiani, Milano 1968; Dogmatica ecclesiale, Il Mulino, Bologna 1969.

Paul Tillich

Teologo insegnò in diverse università tedesche, prima di essere costretto dall’avvento del nazismo ad abbandonare la sua attività e a trasferirsi negli Stati Uniti (1933), dove poté riprendere l’insegnamento. Tra i suoi scritti: Teologia sistematica (1951–1963, 3 voll.), Il coraggio di esistere (1952), Dinamica della fede (1957), Teologia della cultura (1959), L’eterno presente (1963).
Traduzioni italiane. Alcune sue opere sono state tradotte in italiano dall’editore Ubaldini di Roma.

Rudolf Bultmann

È stato uno dei maggiori teologi protestanti del nostro secolo. Vicino, da principio, alle posizioni di K. Barth e F. Gogarten (1887–1967), sviluppò autonomamente il proprio pensiero filosofico e teologico dopo il fondamentale incontro con Heidegger all’Università di Marburgo (1924). Tra i suoi scritti: Gesù (1926), Credere e comprendere (1933–1965, 4 voll.), Il Vangelo di Giovanni (1941), Rivelazione ed evento salvifico (1941), Il problema della demitizzazione (1954), Storia e escatologia (1958).
Traduzioni italiane. Nuovo testamento e mitologia, Queriniana, Brescia 1970; Storia e escatologia, Bompiani, Milano 1962; Il cristianesimo primitivo, Bompiani, Milano 1964; Gesù, Bompiani, Milano 1972; Credere e comprendere, Queriniana, Brescia 1977; Enciclopedia teologica. Introduzione allo studio della teologia, Marietti, Genova 1989.

Dietrich Bonhoeffer

Il teologo fu sospeso dall’insegnamento universitario a causa della sua opposizione al regime nazista. Membro della resistenza, fu arrestato nel 1943 e impiccato il 9 aprile 1945. Tra i suoi scritti: Sanctorum communio (1930), Atto ed essere (1931), Sequela (1937), Vita comunitaria (1938); uscirono postumi l’Etica (1949), Tentazione (1953), Il mondo maggiorenne (1955–1966).
Traduzioni italiane. Sequela, Queriniana, Brescia 1971; La vita comune, ivi, 1969; Resistenza e resa, Bompiani, Milano 1969 (lettere, appunti e poesie scritti durante la prigionia); Etica, Bompiani, Milano 1969; L’ora della tentazione, Queriniana, Brescia 1968; E essenza della Chiesa, ivi, 1972; Venga il tuo regno, ivi, 1976; Sanctorum communio, Morcelliana, Brescia 1972.

David Ricardo

Nato a Londra nel 1772 fu, prima di dedicarsi alla riflessione teorica sulle problematiche economiche, agente di cambio, banchiere, operatore di borsa; abile uomo d’affari, era già riuscito, poco meno che trentenne, ad accumulare un cospicuo capitale che gli consentì di acquistare la tenuta di Gatcomb Park, nel Gloucestershire, nella quale trascorse il resto della sua vita dedicandosi ai propri studi, e nella quale si spense nel 1823. Tra i suoi scritti: Principi di economia politica e dell’imposta (1817), Sul valore assoluto e il valore di scambio (incompiuto, fu pubblicato postumo negli anni Cinquanta del nostro secolo).
Traduzioni italiane. Opere, Utet, Torino 1986–1987, 2 voll. (il primo volume comprende i Principi di economia politica e dell’imposta, il secondo Note a Malthus e Saggi e note).

Jean-Charles Sismondi

Tra gli scritti dell’economista e storico svizzero ricordiamo: Della ricchezza commerciale (1803), la monumentale Storia delle repubbliche italiane del Medioevo (1809–1818, 20 voll.), i Nuovi principi di economia politica (1819), gli Studi sull’economia politica (1838).

W.S. Jevons

Inglese, fu docente di logica, filosofia teoretica e morale ed economia politica nelle Università di Manchester e di Londra. La sua opera principale è La teoria dell’economia politica (1871). Ricordiamo anche Lo stato in relazione al lavoro (1882), le Ricerche sulla moneta e sulla finanza (una raccolta di scritti pubblicata postuma nel 1884) e i Principi di Economia, rimasti incompiuti e pubblicati postumi nel 1905.
Traduzioni italiane. Teoria dell’economia politica ed altri scritti economici, Utet, Torino 1947.

Leon Walras

Insegnò economia politica a Losanna dal 1870 al 1892 (anno in cui si ritirò lasciando la sua cattedra a Vilfredo Pareto). Tra i suoi scritti: E economia politica e la giustizia (1860), Ricerche sull’ideale sociale (1868), Elementi di economia politica pura (1874–1877, 2 voll.; nuove edizioni di questo, che resta lo scritto fondamentale di Walras, si ebbero nel 1889, nel 1896, nel 1900), Teoria della moneta (1886), Studi di economia sociale (1896), Studi di economia politica applicata (1898).
Traduzioni italiane. Elementi di economia politica pura, Utet, Torino 1974.

Karl Menger

Studiò giurisprudenza a Vienna, Praga e Cracovia. Dal 1879 fu professore di economia politica all’Università di Vienna. Tra i suoi scritti: Principi di economia politica (1871) — che è il suo scritto fondamentale –, Ricerche sul metodo delle scienze sociali, con particolare riguardo all’economia politica (1883).
Traduzioni italiane. Principi di economia politica, Utet, Torino 1976.

Eugen Böhm-Bawerk

È autore, tra l’altro, di una Storia e critica delle teorie dell’interesse (1884) e di una Teoria positiva del capitale (1888).
Traduzioni italiane. Teoria positiva del capitale, Utet, Torino 1957.

Alfred Marshall

Inglese insegnò dapprima scienza morale, poi economia politica nelle Università di Cambridge, Bristol e Oxford. Tra i suoi scritti: Economia della produzione (1879), Principi di economia (1890), Industria e commercio (1919), Moneta, credito e commercio (1923).
Traduzioni italiane. Economia della produzione, Isedi, Milano 1975; Principi di economia, Utet, Torino 1972 (rist., ivi, 1987); Industria e commercio, Utet, Torino 1934.

K. Wicksell

Fu docente di economia dal 1904 al 1916. Trai suoi scritti: Valore, capitale, rendita (1893), Indagini di teoria finanziaria (1895), Interesse monetario e prezzi dei beni (1898), Lezioni di economia politica (1901–1906).
Traduzioni italiane. Lezioni di economia politica, Utet, Torino 1950; Interesse monetario e prezzi dei beni, Utet, Torino 1977.

Vilfredo Pareto

Laureatosi in matematica e fisica, e in ingegneria a Torino, nel 1894 sostituì, come si è poc’anzi accennato, Walras sulla cattedra di economia politica dell’Università di Losanna. Tra i suoi scritti: il Corso di economia politica (1896–1897), il Manuale di economia politica (Società Editrice Libraria, Milano 1906), I sistemi socialisti (1902–1903,2 voll.), il Trattato di sociologia generale (Barbera, Firenze 1916).
Traduzioni italiane. Corso di economia politica, Einaudi, Torino 1942; Utet, Torino 1988; I sistemi socialisti, Utet, Torino 1934; Trattato di sociologia generale, Edizioni di Comunità, Milano 1964; Utet, Torino 1989; Scritti sociologici minori, Utet, Torino 1980.

John Maynard Keynes

È stato uno dei più importanti economisti del Novecento. Compì gli studi universitari al King’s College di Cambridge, dove fu anche, dal 1908, docente di economia. Durante la prima e la seconda guerra mondiale lavorò al Ministero del Tesoro e, alla fine del primo conflitto, guidò la delegazione finanziaria inglese alla conferenza di pace di Parigi, mentre nel 1944 ebbe un ruolo di spicco nei lavori che condussero alla creazione del fondo monetario internazionale. Tra i suoi scritti: Moneta e finanza in India (1913), Le conseguenze economiche della pace (1919) — uno scritto che, tradotto in diverse lingue, consentì a Keynes di raggiungere una notorietà internazionale –, Un trattato sulla probabilità (1921), Piccolo trattato sulla riforma monetaria (1923), La fine del laissez-faire (1926), Trattato sulla moneta (1930, 2 voll.), Teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta (1936).
Traduzioni italiane. Le conseguenze economiche della pace, Rosenberg & Sellier, Torino 1984; La riforma monetaria, Feltrinelli, Milano 1975; Esortazioni e profezie, Mondadori, Milano 1968; La fine del lasciar fare, Utet, Torino 1936; Trattato sulla moneta, Treves, Milano 1932–1934; Teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta e altri scritti, Utet, Torino 1986. Cfr. anche l’Antologia di scritti economico-politici, a cura di G. Costa, Il Mulino, Bologna 1978.

Ludwig Binswanger

Si laureò in medicina nel 1906. Dopo la laurea frequentò le lezioni di Bleuler, divenne amico di Jung e conobbe Freud. Dal 1911 al 1956 diresse la clinica Bellevue di Kreuzlingen. Oltre che alla psicoanalisi e alla psichiatria, Binswanger si interessò anche alla fenomenologia husserliana e alle sue possibili applicazioni in ambito psichiatrico, e fu fortemente influenzato dal pensiero di Heidegger. Nel 1946 fu insignito della laurea honoris causa in filosofia (Università di Basilea) e in medicina (Università di Friburgo in Br.). Tra i suoi numerosi scritti: Introduzione al problema della psicologia generale (1922), Sogno ed esistenza (1930), Forme fondamentali e conoscenza dell’esistenza umana (1942), Tre forme di esistenza mancata (1956), Schizofrenia (1957), Melanconia e mania (1960).
Traduzioni italiane. Tre forme di esistenza mancata, Il Saggiatore, Milano 1964; poi Garzanti, Milano 1978; Ricordi di Sigmund Freud, Astrolabio, Roma 1971; Melanconia e mania, Boringhieri, Torino 1971; Il caso Ellen West e altri saggi, Bompiani, Milano 1973; Essere nel mondo, Astrolabio, Roma 1973; Per un antropologia fenomenologica. Saggi e conferenze psichiatriche, a cura di F. Giacanelli, con una Prefazione di U. Galimberti, Feltrinelli, Milano 1989.

Sigmund Freud

Nacque nel 1856 da una famiglia ebraica. Studiò medicina a Vienna e a Parigi. Nel 1886 aprì uno studio privato per la cura delle malattie nervose e, nello stesso periodo, iniziò una collaborazione con Josef Breuer dalle teorie del quale si distaccò dopo non molto tempo: «La prima divergenza tra Breuer e me», scriverà Freud nel 1914, «si presentò riguardo al profondo meccanismo psichico dell’Isteria. Egli preferiva una teoria ancora, per così dire, fisiologica […]. Io mi ero posto in una prospettiva meno scientifica, intuendo da per tutto tendenze e disposizioni affini a quelle della vita quotidiana e vedendo la stessa scissione psichica come esito di un processo che denominai allora “difesa”, in seguito “rimozione”» (S. Freud, Storia e sviluppo della psicoanalisi, tr. it., Newton Compton, Roma 1971, p. 99). Nel 1895 pubblicò, in collaborazione con Breuer, gli Studi sull’isteria e, nel 1897, iniziò una lunga operazione di autoanalisi, primo frutto della quale fu una delle sue opere maggiormente significative: L’interpretazione dei sogni (1900), nella quale è sviluppata una tecnica interpretativa che divenne per Freud «un conforto e un punto di riferimento in quei primi difficili anni dell’analisi» (op. cit., p. 110). Nel 1901 uscì Psicopatologia della vita quotidiana, nel 1905 Tre saggi sulla teoria sessuale, e II motto di spirito e la sua relazione con l’inconscio. Nel 1907 conobbe Jung e Binswanger Proprio su proposta di Jung «fu organizzato nella primavera del 1908 un primo convegno a Salisburgo, che raccolse gli amici della psicoanalisi» (op. cit., p. 117); un secondo congresso fu tenuto a Norimberga nel 1910 e, in quest’occasione, venne fondata l’Associazione psicoanalitica internazionale. Agli anni 1915–1917 risalgono le lezioni, completate e pubblicate più tardi (1932) con il titolo di Introduzione alla psicoanalisi. Nel 1920 Freud divenne professore ordinario e pubblicò Al di là del principio di piacere, nel 1923 uscì L’Io e l’Es; al 1927 risale L’avvenire di un’illusione, al 1929 II disagio della civiltà, al 1937 Analisi terminabile e interminabile. Nel 1938, dopo l’occupazione nazista Freud fu costretto a fuggire a Londra, dove morì il 23 settembre dell’anno seguente.
Traduzioni italiane. Le Opere di Sigmund Freud sono state tradotte in italiano dall’editore Boringhieri (Torino 1967–1979, 12 voll.; rist., ivi, 1989). Le Opere 1886/1921 sono state tradotte anche dall’editrice Newton Compton (Roma 1976 sgg., 22 voll.).

Carl Gustav Jung

È stato, insieme a Freud, il maggiore teorico della psicoanalisi. Studiò medicina a Basilea e lavorò presso l’ospedale psichiatrico di Zurigo, prima di entrare in contatto con le teorie freudiane; ad esse inizialmente aderì (Jung fu, tra le altre cose, il primo presidente della Associazione psicoanalitica internazionale), per distaccarsene poi (nel 1913 si dimise dall’Associazione) elaborando una propria originale prospettiva, quella della psicologia analitica. A segnare la separazione dalle teorie freudiane fu anzitutto uno scritto del 1912: Trasformazioni e simboli della libido, al quale fecero seguito, tra gli altri: Tipi psicologici (1921), Energetica dell’anima (1928), Psicologia e religione (1940), Psicologia e alchimia (1944), L’Io e l’inconscio (1945), Risposta a Giobbe (1952).
Traduzioni italiane. La traduzione italiana delle Opere di Jung è pubblicata presso l’editore Boringhieri di Torino (1970 sgg.).

Claude Lévi-Strauss

Antropologo si laureò in filosofia nel 1931. Docente di sociologia all’Università di San Paolo del Brasile (1934–1939), effettuò alcune spedizioni di ricerca etnologica in Mato Grosso e in Amazzonia, rimanendone fortemente colpito. Dopo un breve rientro in Francia, si recò a New York (1941- 1947), dove ebbe modo di approfondire i propri studi antropologici. Rientrato in patria, fu docente di religioni comparate dei popoli senza scrittura e di antropologia sociale. Tra i suoi numerosi scritti: Le strutture elementari della parentela (1949), Tristi Tropici (1955), Antropologia strutturale (1958), Il totemismo oggi (1962), Il pensiero selvaggio (1962), Mitologica (1964–1971, 4 voll.: Il crudo e il cotto, 1964, Dal miele alle ceneri, 1966, L’origine delle buone maniere a tavola, 1968, L’uomo nudo, 1971), Antropologia strutturale 2 (1973).
Traduzioni italiane. Tristi Tropici, Il Saggiatore, Milano 1960; Il pensiero selvaggio, Il Saggiatore, Milano 1964; Il totemismo oggi, Feltrinelli, Milano 1964; Antropologia strutturale, Il Saggiatore, Milano 1967; Razza e storia e altri studi di antropologia, Einaudi, Torino 1968; Le strutture elementari della parentela, Feltrinelli, Milano 1969; Mitologica, Il Saggiatore, Milano 1966–1974, 4 voll.; Antropologia strutturale 2, Il Saggiatore, Milano 1978.

Ferdinand de Saussure

Studiò a Lipsia e a Berlino, e insegnò nelle Università di Parigi e Ginevra. Tra i suoi scritti: Saggio sul sistema primitivo delle vocali nelle lingue indoeuropee (1879), Corso di linguistica generale (1913; cfr. la tr. it., Laterza, Bari 1967), Raccolta di pubblicazioni scientifiche (1922).

Hans-Georg Gadamer

Il filosofo tedesco è uno dei maggiori esponenti dell’ermeneutica contemporanea. Allievo di Paul Natorp e di Martin Heidegger, Gadamer si è imposto all’attenzione internazionale con Verità e metodo. Lineamenti di un’ermeneutica filosofica (1960). Tra gli altri suoi scritti: Il problema della coscienza storica (1963), Ermeneutica e metodica universale (1967), La dialettica di Hegel (1971), Maestri e compagni nel cammino del pensiero (1977).
Traduzioni italiane. Verità e metodo, Bompiani, Milano 1983; Il problema della coscienza storica, Guida, Napoli 19742; Ermeneutica e metodica universale, Marietti, Torino 1973; La dialettica di Hegel, Marietti, Torino 1973; Maestri e compagni nel cammino del pensiero, Queriniana, Brescia 1980; La ragione nell’età della scienza, Il Melangolo, Genova 1982; Simbolo, ermeneutica e comunicazione, Zanichelli, Bologna 1984. L’editrice Marietti sta pubblicando la traduzione italiana delle Opere di Hans Georg Gadamer (Genova 1983 sgg.).

Emanuele Severino, La filosofia contemporanea, Milano, RCS libri, 2010

EMANUELE SEVERINO (1929–2020. È uno dei più importanti filosofi del nostro tempo. Accademico dei Lincei, professore emerito di Filosofia teoretica all’Università di Venezia, ha insegnato antologia fondamentale all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. È autore di moltissime pubblicazioni, alcune tradotte in altre lingue.

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Laureatosi in storia a Firenze nel 1977, è entrato nell’editoria dopo essersi imbattuto in un computer Mac nel 1984. Pensò: Apple cambierà tutto. Così è stato.

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