Perché la riforma della Chiesa non è nata nel Rinascimento italiano

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Il Rinascimento non fu un movimento popolare; fu un movimento d’un piccolo numero di studiosi e d’artisti, incoraggiato da protettori liberali, specie i Medici e i papi umanisti.

Se non fosse stato per questi protettori, esso avrebbe avuto un successo molto minore. Petrarca e Boccaccio, nel XIV secolo, appartennero idealmente al Rinascimento, ma, a causa delle differenti condizioni politiche del tempo, il loro influsso immediato fu inferiore a quello degli umanisti del XV secolo.

È difficile precisare in poche parole l’atteggiamento degli studiosi rinascimentali verso la Chiesa. Alcuni erano notoriamente liberi pensatori, eppure anche loro ricevevano di solito l’estrema unzione, e si rappacificavano con la Chiesa allorché sentivano avvicinarsi la morte. Molti di loro erano colpiti dalla perversità dei papi del tempo, e nondimeno erano lieti di essere al loro servizio. Lo storico Guicciardini ebbe a scrivere nel 1529:-

«Io non so a chi dispiaccia più che a me la ambizione, la avarizia e la mollizie dei preti, sì perché ognuno di questi vizii in sé è odioso, sì perché ciascuno e tutti insieme si convengon poco a chi fa professione di vita dipendente da Dio; e ancora perché sono vizii sì contrari, che non possono stare insieme se non in un subbietto molto strano. Nondimeno il grado che ho avuto con più Pontefici, m’ha necessitato a amare per il particulare mio la grandezza loro; e se non fussi questo rispetto, avrei amato Martino Lutero quanto me medesimo, non per liberarmi dalle leggi indotte dalla religione cristiana nel modo che è interpretata e intesa communemente, ma per vedere ridurre questa caterva di scellerati a’ termini debiti, cioè a restare o senza vizii o senza autorità».

Tutto ciò è piacevolmente sincero, e mostra chiaramente perché gli umanisti non potessero dare inizio a una riforma. Per di più, la maggior parte di essi non vedeva vie di mezzo tra l’ortodossia e il libero pensiero; una posizione come quella di Lutero era impossibile per loro, perché non possedevano più la sensibilità medioevale per le sottigliezze della teologia.

Masuccio, dopo aver descritto la perversità dei monaci, delle monache e dei frati, dice:

«Loro degno ed eterno gastigamento che sia altro da dire, che se non che Iddio possa presto distruggere il Purgatorio, a tale che non potendo di elemosina vivere, andassero alla zappa, onde la maggior parte di loro hanno già contratta la origine».

Ma non gli viene in mente, come a Lutero, di negare senz’altro il purgatorio, pur conservando la maggior parte dei dogmi cattolici.

La ricchezza di Roma dipendeva solo in piccola parte dalle entrate provenienti dai domini papali; per lo più, si trattava d’un tributo, ricavato dall’intero mondo cattolico, tramite un sistema teologico che metteva nelle mani del papa le chiavi del paradiso.

Un italiano che avesse realmente posto in discussione questo sistema avrebbe rischiato di impoverire l’Italia, e di farle perdere la sua posizione nel mondo occidentale. Di conseguenza l’eterodossia italiana, nel Rinascimento, fu puramente intellettuale, e non portò a scismi né ad alcun tentativo di creare un movimento popolare al di fuori della Chiesa. Sola eccezione, e anch’essa assai parziale, fu Savonarola, il quale apparteneva spiritualmente al Medioevo.

La maggior parte degli umanisti conservava le credenze superstiziose che avevano trovato credito nell’antichità. Magia e stregoneria potevano essere condannabili, ma non si pensava che fossero impossibili. Innocenzo VIII, nel 1484, emise una bolla contro la stregoneria, che dette luogo ad una terrificante persecuzione di streghe, in Germania ed altrove. L’astrologia era particolarmente apprezzata dai liberi pensatori; acquistò anzi un impulso che non aveva più avuto fin dai tempi antichi. Il primo effetto dell’emancipazione dalla Chiesa non fu quello di far pensare gli uomini razionalmente, bensì di aprire le loro menti a tutte le antiche assurdità.

Dal punto di vista morale, il primo effetto dell’emancipazione fu altrettanto disastroso. Le vecchie regole morali cessarono d’esser rispettate; la maggior parte dei sovrani aveva acquistato la sua posizione col tradimento, e la mantenne con brutale crudeltà. Quando i cardinali venivano invitati al pranzo per l’incoronazione del papa, si portavano il vino e i coppieri, per timore degli avvelenamenti.

Eccettuato Savonarola, è difficile che un italiano di quel periodo rischiasse qualcosa per ragioni politiche. I guai della corruzione papale erano evidenti, ma nulla fu fatto per porvi rimedio. La necessità d’una Italia unita era ovvia, ma i sovrani erano incapaci di trovare l’accordo. Il pericolo d’una dominazione straniera era imminente, e tuttavia ogni principe italiano era pronto a invocare l’aiuto di qualche potenza straniera, perfino dei turchi, in qualsiasi contrasto con un altro principe italiano. Non riesco a trovare alcun delitto, fuorché la distruzione degli antichi manoscritti, di cui gli uomini del Rinascimento non si siano frequentemente macchiati.

Al di fuori della sfera morale, il Rinascimento ebbe però grandi meriti. In architettura, pittura e poesia è rimasto insuperato.

Produsse uomini sommi, come Leonardo, Michelangelo e Machiavelli. Liberò gli uomini colti dalle strettoie della cultura medioevale, e, pur essendo ancora schiavo di un’adorazione dell’antichità, rese consapevoli gli studiosi del fatto che autorevoli pensatori avevano espresso, quasi su ogni tema, opinioni molto diverse tra loro.

Facendo rinascere la conoscenza del mondo greco, creò un’atmosfera spirituale in cui fu di nuovo possibile rivaleggiare con le conquiste elleniche, e in cui il genio individuale poteva fiorire con una libertà sconosciuta sin dal tempo di Alessandro. Le condizioni politiche del Rinascimento favorivano lo sviluppo individuale, ma erano instabili; l’instabilità e l’individualismo erano strettamente connessi, come nell’antica Grecia.

Uno stabile sistema sociale è naturalmente necessario, ma d’altra parte ogni sistema stabile fin qui realizzato ha impedito lo sviluppo di meriti eccezionali, artistici o intellettuali. Quanto sangue e quanta anarchia gli uomini son pronti a sopportare, pur di compiere conquiste grandi come quelle del Rinascimento? Nel passato, moltissimo; nel presente, molto meno. Fino ad oggi non è stata trovata alcuna soluzione a questo problema, benché l’organizzazione sociale vada diventando sempre più progredita.

Da: Bertrand Russell, Storia della filosofia occidentale, Milano, Longanesi, 1948.

Laureatosi in storia a Firenze nel 1977, è entrato nell’editoria dopo essersi imbattuto in un computer Mac nel 1984. Pensò: Apple cambierà tutto. Così è stato.

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