Per amore

di Patrizia Rinaldi

Racconto della domenica

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Un racconto brevissimo, potente nella sua verità lirica, su uno degli amori più intensi che esistano al mondo: quello per la propria terra; che è non solo madre, ma anche amante di ogni nato sul suo corpo fertile.

E specialmente questo sentimento lo si sente se si è di Napoli, che ha «collina di spalle e mare di cosce» e sa di «succo di susina e vino»… ma non è così dolce quando illude e con una mano, «in una musica di rivoli», sembra poi voler «dire: “E vattene”!».

Patrizia Rinaldi, napoletana doc, scrive una lettera contrastata alla sua Nàpule.

Guardami.

Sono qua, guardami.

Giri gli occhi, mi vedi. Fingi di incontrare il mio sguardo per la prima volta. Guarda che io sto con te da sempre. È inutile che dici di no.

Ero io quello che camminava verso di te prima ancora di nascere.

Ero io l’idiota che si innamorava, che restava fermo nel glicine fiele della tua trappola.

Sei stata il primo pane. E certo che lo sai. Tra i seni facevi scorrere succo di susina e vino, che sia maledetto il profumo della tua carne, il veleno del tuo veleno.

Sì, va be’, adesso sorridi, fai finta di niente. Ti muovi. Collina di spalle e mare di cosce.

Cambi, sai che non mi incanti e cambi. Non sei contenta, non mi costringi abbastanza, così sfogli il repertorio.

È inutile che provi, non credo ai tuoi sguardi di creatura bambina, agli uncini dei tuoi ricordi, alle figurine di presepe delle tue mani lunghe, a quella musica della voce tua che mi tormenta e che torna la notte per finire l’opera. Non credo ai tuoi passi, che non possono che essere te. Non voglio i tuoi fianchi, non li voglio più i tuoi fianchi: mi offendono di promesse continue. Le stesse che fai a tutti, troppi. Le stesse che ti fanno tutti, troppi.

Me ne vado.

Hai capito bene, sì, parto domani.

L’amore tuo blasfemo, micidiale, scadente mi ha avvilito le vie di ogni possibilità. Ha ucciso figli, ha sporcato la chiesa di quello che potevamo diventare.

Non mi hai insegnato niente.

Ridi.

Sissignora, tu sei capace solo di copiare dal passato tuo, rifilare copie imbellettate di quello che è già stato. Mummia. Feticcio. Ferita appassita. Menzogna. (Quindi) sortilegio. Ritratto.

Sollevi i capelli poi li lasci cadere, come sono belli. Com’è pesante la tua notte. Che sospiri e che lacrime, che gioia feroce. Ore e ore in attesa di te.

Me ne vado lo stesso.

Alzi una mano, la lasci scendere in una musica di rivoli e poi le fai dire: “E vattene”!

Scusami, non volevo. Senza di te non so parlare, mi confondo, i sentimenti si imbrogliano, il bene e il male si separano in una noia accertata, la vita si accuccia in un tiepido camino di ore.

Senza di te non so amare più.

Hai vinto. Sei tornata forte e ti metti a ballare, sbatti nacchere e mandolini contro le lacrime della mia faccia, mi insulti. Mi dici che sono niente, una blatta timida che non sa nemmeno correre. Mi dici che sono una parte così piccola di te, un neo, un fiore di pus.

Non posso fare altro che andare.

Preparo i bagagli.

Non porto via tutto, lo faccio di proposito.

Tu lo sai che prima o poi torno.

Da te.

Ciao, Napoli.

Patrizia Rinaldi vive e lavora a Napoli. È laureata in Filosofia e specializzata in scrittura teatrale. Dal 2010 partecipa a progetti letterari presso l’Istituto Penale Minorile di Nisida.
Nel 2016 ha vinto il Premio Andersen Miglior Scrittore.
Nel 2006 ha vinto il Premio Pippi, sezione inediti.
Tra le sue pubblicazioni ricordiamo 2X1=2, illustrato da Otto Gabos, (Istos 2018- Collana Rivoluzioni); La Compagnia dei Soli, illustrato da Marco Paci, vincitore del Premio Andersen Miglior Fumetto 2017(Sinnos 2017); Il Giardino di Lontan Town, vincitore del Premio Laura Orvieto 2017 (Lapis 2015); Federico il pazzo, finalista al premio Andersen 2015 (Sinnos 2014), Rock Sentimentale, tradotto in Serbia (EL 2011); Piano Forte, tradotto in Ungheria e finalista del Premio Elsa Morante (Sinnos 2009).
Per le Edizioni E/O ha pubblicato Tre, numero imperfetto (tradotto negli Stati Uniti- Ed.Europa e in Germania-Ed.Ullstein), Blanca, Rosso Caldo, Ma già prima di giugno (Premio Alghero 2015), La Figlia Maschio.
È rappresentata dall’agenzia United Stories:
https://unitedstoriesagency.com/patrizia-rinaldi/

Written by

Graduated in European history in Florence, he started working in publishing soon after having come across a Mac computer in 1984

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