Oggetti e silenzio

di Enrico Roccato

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Lucio Fontana, Concetto Spaziale, Attesa, 1967–1968, Rosario di Santa Fe, Argentina, collezione privata

Oggetti

A inizio anno, direi oggi in un’altra epoca, ho letto un libro che mi ha aperto nuovi orizzonti e che vi consiglio di leggere per la sua gelida chiarezza (Rita di Leo, L’età della moneta, Il Mulino). È l’analisi storica di come si sia giunti alla attuale governo delle regole del mondo che un tempo erano in mano ai guerrieri (uomini della spada), sono passate in mano ai secoli dove la tecnologia e la cultura hanno determinato una svolta verso il “progresso” (uomini del libro) per giungere oggi ad una fase in cui il potere è in mano solo alle regole economico-finanziarie (uomini della moneta).

Il mondo attuale, certamente nel mondo occidentale ma con modificazione ormai profonde in tutto il pianeta, in dimensioni ovviamente differenziate, è connotato essenzialmente dal ruolo dei beni di consumo cioè “oggetti” che tutti ritengono di dover possedere, che tutti possono facilmente reperire e ricevere direttamente a casa, che tutti possono avere se solo si decidono a fare e agire per poterli avere. Se si fa (essenzialmente se si lavora) si ha e quindi l’avere dipende dalla personale capacità di fare per poter avere.

In questi giorni di vita rinchiusa, io, come penso voi, sono stato costretto a rivedere la mia agenda personale ma soprattutto a ridefinire i tempi della mia vita. La mia riflessione si è concentrata sul tema della velocità. Qual era, nel prima, la velocità della mia vita? Cosa la definiva? Quali le regole?

Il prima … e il dopo …

Nel prima c’erano gli impegni, quelli del lavoro per chi lavora, le difficoltà connesse, gli orari, le scadenze spesso stringenti oppure i propri impegni personali e famigliari e comunque qualcosa da rispettare, dei doveri da assolvere.

Nel prima c’erano gli incontri e la loro preparazione ed attesa perché gli incontri tra amici e famigliari sono parte integrante della nostra vita quotidiana anch’essi con le loro scadenze ed i tempi da rispettare.

Nel prima c’erano i piaceri da ricercare e soddisfare. Ognuno ha i suoi, in rapporto alla propria indole ma anch’essi hanno delle regole e dei tempi da rispettare.

Nell’oggi, soprattutto per chi non lavora o non può lavorare, le regole da rispettare e soprattutto i tempi da rispettare si sono modificati ma soprattutto le condizioni di vita a cui siamo costretti ci pongono davanti a scelte diverse sui tempi che guidano le nostre scelte.

Io penso che fossimo giunti ad una fase matura della nostra vita nel prima, nella quale ci ponevamo davanti al mondo con lo spirito di chi dispone di un campo infinito di possibilità. Eravamo individui immersi in un magma che quotidianamente ci lanciava messaggi su come potevamo trovare nuova e sempre più affascinante possibilità di “essere”.

Tutto il mondo dell’informazione attorno a noi, nelle sue diverse forme, ci sollecitava a partecipare a questo grande gioco dell’esserci. Penso, per una parte che mi riguarda, al viaggiare che rappresenta per me un aspetto a cui tengo molto, che suscita grandi attese, che risponde a molte mie esigenze personali di conoscenza.

Ma dentro questi elementi c’è una straordinaria quota di narcisismo che si autocontempla ed in questo gioco certamente soddisfo pienamente al ruolo che, inconsapevolmente, mi è assegnato: essere parte di un grande gioco dentro un sistema di consumi.

Sempre nuove mete da conoscere, sempre più facili possibilità di raggiungere luoghi, sempre maggiori e più accessibili offerte che continuamente arrivano sui miei device e mi dicono che devo partecipare a questo gioco. Qualcuno ha detto che “il sistema dove viviamo assomiglia sempre più ad un parco di divertimenti dove mettiamo il desiderio al servizio della crescita economica”.

Abbiamo, nell’ambito delle possibilità offerte, costruito un’idea del mondo come un posto dove i limiti potenziali sono stati aboliti e tutto è accessibile. Per me l’esempio di questo è tutto l’insieme della tecnologia e della sua penetrazione nella nostra vita quotidiana ed ancor di più, all’interno di questo, il mondo delle vendite “on line”.

Cosa di più affascinante e appagante che il desiderare un oggetto che può coincidere, di fatto , con l’averlo subito? Tempi annullati, prezzi minimi, piacere a portata di mano. Sempre. E dovunque. E senza alcuna fatica. E senza danneggiare nessuno (apparentemente).

Siamo sempre più liberi di poter scegliere (ed anche, pur con alcuni vincoli) di poter fare ciò che ci piace, ma ciò che ci piace, anche se ostinatamente lo neghiamo, è quanto ci è dettato non tanto dalle regole sociali bensì da quelle economiche che pervadono la vita sociale quotidiana. E questo non riguarda solo chi ha i mezzi sufficienti per accedere agli oggetti desiderati, perché il desiderio è nettamente trasversale a tutti i soggetti, anche se è diversa la possibilità economica.

Riflettendo sul prima ho sentito che un elemento essenziale è sempre stato per me (ma anche per molti vicino a me) l’essere al passo dei tempi: conoscere, sapere, partecipare. All’interno di un flusso incessante di presenza nel mondo fatto di parole, incontri, contatti, competizioni più o meno manifeste. La ricerca cioè di piccoli personali spazi di potere da conquistare. Spesso per potersi dire di avere un ruolo preciso in questo tessuto di relazioni. Per poter essere riconoscibili a noi stessi dato che i messaggi continuamente percepiti ci chiedono di essere conformi a determinati modelli.

Esiste quindi un grande rumore attorno a noi, un rumore di fondo di cui non riusciamo più ad individuare i caratteri.

Ed in questi giorni ho sentito che molti di noi hanno percepito che questo rumore non c’è più. Io l’ho chiaramente percepito. Ed ho pensato, senza alcuna nostalgia, alla mia vita nel prima.

Una retorica che mi infastidisce continua a ripetere che “non sarà più come prima”. Io penso che il parco dei divertimenti di cui parlavo sopra sarà ancora più affascinante ed utilizzerà mezzi straordinari per recuperare i tempi ed i danni subiti. E le attuali difficili condizioni (per molti drammatiche) ci mettono nelle condizioni di dar sfogo a tutto quel desiderio di piacere che è stato compresso e che esploderà appena possibile.

Ma io che cosa farò? Che lezione sto apprendendo in questi giorni (senza pretendere, ovviamente, che valga per tutti)?

Il silenzio

Io ho pensato essenzialmente al silenzio che circonda molte mie ore, quando, soprattutto in questi ultimi giorni, sono riuscito ad uscire dalla logica della rincorsa alla conoscenza di quanto accade in Italia e nel mondo per dedicarmi a capire cosa accade a me, dentro.

Facile retorica e facile somma di banalità il parlare della nostra vita interiore ma anche mistero che non amiamo sondare. Mentre il mistero umano è racchiuso proprio nella fatica, anche dolorosa, di comprendere non razionalmente ma umanamente chi siamo.

La quotidianità del prima tornerà con la sua implacabile forza che ci riporterà ai gesti ed ai rituali che ben conosciamo. Ed io sognerò di nuovo di partire per andare ad una cena dove potrò mangiare licheni ed erbe speciali. Ma si insinua con sempre maggior forza dentro di me l’idea di ripensare come obiettivo una buona pasta al pomodoro, come esempio di un piatto apparentemente facile e in fondo stereotipato ma che racchiude in sé tutti gli elementi indispensabili per conoscere il cibo nella sua essenzialità, di contenuto e di tecnica.

Sono (siamo) vissuti condizionati da molti fattori essenzialmente economici di cui dobbiamo tener conto per stare in questo mondo. Abbiamo lavorato per costruirci un benessere (per noi, i nostri figli ed i nostri cari) che ci consentisse di guardare con sicurezza al futuro, dimenticandoci che questa sicurezza ha caratteri fallaci e transitori e basta, ad esempio oggi, un virus, domani un po’ di violenza per distruggere tutto.

La nostra sicurezza è minacciata per legge di natura dalla nostra fragilità di affetti e di corporeità e noi non vogliamo accettare questa nostra fragilità, non vogliamo mai guardarla fino in fondo e non riusciamo a partire da lì per comprendere quali siano i valori che servono alla nostra vita interiore, personale e sociale.

Il silenzio ci può consentire (non mi illudo che me lo consenta ma mi impegno e spero perché lo faccia ) di porci davanti al mondo degli affetti con una consapevolezza ed una responsabilità diversa, lottando serenamente contro il narciso che ci ha guidato e concentrando la nostra vita interiore su quanto ognuno di noi possiede in termini di spiritualità, intesa come capacità di essere umani in relazione con altri umani.

Enrico Roccato nasce al confine con la Svizzera e ne porta i segni. Ha studiato per “fare il dottore” ma, dopo la laurea in Medicina, si è occupato di ambiente e prevenzione primaria per poi arrivare a ruoli di gestione e governo dei servizi sanitari. Conosce a fondo il mondo della sanità con la sua ricchezza e le sue contraddizioni, ma oggi è impegnato in nuove riflessioni e ricerche su come la salute dipenda da fattori solidi quanto i farmaci e le tecnologie.

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Graduated in European history in Florence, he started working in publishing soon after having come across a Mac computer in 1984

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