O Capitale! Mio Capitale!

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I Sette peccati capitali (dettaglio), Hieronymus Bosch, circa 1500–1525, Museo del Prado, Madrid.

O Capitale! Mio Capitale!… Potrebbe essere questa l’invocazione, parafrasando l’incipit della meravigliosa poesia[1] di Walt Whitman, che in questo periodo si sente declamare da più voci, da molte voci, sulla necessità di avere capitale, più capitale, per potere vivere, per investire, per guadagnare, nella società economica e civile di oggi.

Basti pensare, solo stando alle cronache attuali, alle valutazioni sul capitale del Monte dei Paschi di Siena, alle continue richieste di aumenti di capitale, da parte della vigilanza bancaria europea, alle banche per la loro gestione operativa, alla necessità storica di ricapitalizzazione delle società industriali, ai bisogni di capitali pubblici europei per gli investimenti generazionali.

D’altra parte, non può essere che così, visto che la parola capitale è una parola seria e importante e deriva dal latino capitàlis, che non si esaurisce con la testa e il capo (capitano…), la nobiltà del corpo umano, ma indica tutto quello che è principale e da cui le altre cose discendono.

O ancora si dice odio capitale per esprimere il più alto grado di questo sentimento, oppure la locuzione pena capitale per la pena di morte. La religione cattolica chiama i peggiori e profondi difetti della natura umana, come vizi capitali[2].

L’importanza del termine e del significato del capitale, l’aveva naturalmente già intuita Carlo Marx intitolando così la sua opera più importante che influenzerà, da quel momento, la storia e successivamente l’interpretazione della storia, evidenziandone i meccanismi che portano alla sua creazione e accumulazione.

Proprio da qui muove il lavoro straordinario, dell’analisi e l’impatto del capitale sulle differenze e disuguaglianze sociali, di Thomas Piketty, fatto nelle due pubblicazioni di questi anni e cioè Il capitale nel XXI secolo e Capitale e ideologia, portando serie storiche ampie e profonde volte a interpretare i movimenti del patrimonio e dei redditi nel corso del tempo.

La quota del reddito nazionale totale detenuta dal decile superiore (il gruppo del 10% dei più ricchi) nel 1900–1910 in Europa occidentale corrispondeva in media al 50% circa, prima di scendere a circa al 30% nel 1950–1980 (o addirittura sotto il 25% in Svezia), per poi risalire sopra il 15% nel 2010–2015 (o anche sopra al 40% nel Regno Unito). Nel 2015. il Regno Unito e la Germania si collocano al di sopra detta media europea. Francia e Svena al di sotto. Finti e serie: vedi piketty.pse.ens.fr/ideologie. Thomas Piketty, Capitale e idelologia, 2019, pag. 482

Il capitale dunque è ricercato, tutti lo inseguono ma pochi lo trovano. Prevalentemente si preferisce raccogliere debito (anche il capitale è debito, ma di altra natura) anziché emettere azioni che, oltre a costringere a condivisioni di guida e governo e diluire i guadagni, non trovano spesso acquirenti disponibili.

Gli ultimi dati pubblicati a novembre nei media, stimavano, a livello globale, un debito aggregato (pubblico e privato) superiore di 3-4 volte il Pil. Discorso analogo per la capitalizzazione delle borse mondiali che insieme alla mole di liquidità che rimane “congelata” nei depositi e conti correnti bancari, ne ha anch’essa superato il valore.

In Italia il fenomeno si è accentuato ancor di più nel 2020 con la pandemia, dove si è avuto un incremento di circa 130 miliardi. Per l’impiego del risparmio sarebbe fondamentale riuscire a incanalarlo, almeno in parte, verso investimenti nelle aziende produttive attraverso una Borsa trasparente e fiduciaria evitando che, come oggi, venga invece dirottato per larga parte sui mercati esteri dagli operatori del risparmio gestito.

Le operazioni di acquisto societario, per esempio in questo periodo nel settore bancario, dove il capitale è alla base della concessione a operare, volte a rafforzare le attività o il patrimonio dell’acquirente, sono spesso alla ricerca di occasioni dove il prezzo che il mercato quota è inferiore al livello registrato nei bilanci. Quindi chi compra, se ne ha i mezzi soprattutto liquidi, si accaparra un valore maggiore con prezzi a saldo.

In altre stagioni passate (Mps-Antonveneta ad esempio), sovente succedeva il contrario, e il mercato quotava valori e prezzi superiori al patrimonio netto della società preda e obiettivo.

La triade delle grandi misure economiche che definiscono il mondo: debito, capitalizzazione e liquidità, Pil, hanno sempre meno consequenzialità, con i reciproci legami, rispetto al passato. Sembrano diventate sempre di più variabili indipendenti e governate da forze autonome.

Queste diverse unità di misura di valutazione della realtà, sono facce della stessa moneta, sono modi, termini, che esprimono un loro punto di vista particolare e soggettivo: come montagne dipinte da versanti opposti.

Se noi europei non rimarremo, per la nostra mancanza di visione, stritolati dai movimenti profondi che i continenti asiatici e americani stanno facendo a grande velocità, sotto questo aspetto il futuro potrebbe apparire positivo se è vero che chi fa debiti, come per un mutuo ad esempio (dandogli un reddito adeguato, congruo e civile), crede che l’avvenire sia migliore, che ripagherà la sua obbligazione, è un investimento di speranza; così come le quotazioni e il mercato di capitalizzazioni di borsa esprimono ottimismo, visto che il prezzo è alla fine il valore attualizzato di tutti gli utili (e dividendi) futuri.

La visione dei debiti e del capitale è volta al futuro.

[1] O Capitano! Mio Capitano! Risorgi… Walt Whitman la scrive dopo la morte del presidente Statunitense Abraham Lincoln, avvenuta il 15 aprile 1865, pubblicata nel volume Leaves of Grass (Foglie d’erba) del 1867.

[2] Superbia, avarizia, lussuria, invidia, gola, ira, accidia.

Paolo Marcucci ha svolto tutta la sua esperienza lavorativa nel mondo bancario. È stato relatore a convegni/incontri a carattere economico, docenze a master universitari sul risk management. È stato assessore alla cultura e all’industria del Comune di Montelupo Fiorentino. Da sempre interessato alla storia e all’economia locale, la sua ultima pubblicazione è Storia della Banca Cooperativa di Capraia, Montelupo e Vitolini. Una banca territoriale toscana e l’economia locale al tempo della globalizzazione

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Graduated in European history in Florence, he started working in publishing soon after having come across a Mac computer in 1984

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