Libri: I crimini di Salò

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la storia non ha nascondigli
la storia non passa la mano
la storia siamo noi
siamo noi questo piatto di grano.

Francesco De Gregori

Da pochi giorni è disponibile nelle librerie online e in quelle tradizionali (su ordinazione) un’opera che mancava nella storiografia della storia d’Italia: uno studio serio e documentato sul processo della Corte d’Assise straordinaria di Padova intentato contro i responsabili di crimini perpetrati dagli uomini e delle donne della Repubblica sociale di Salò.

Si tratta di un’opera monumentale che fa luce su uno dei momenti più dolorosi e bui della storia d’Italia. Frutto di anni di ricerca e di duro lavoro da parte dell’autore, questi tre volumi, inscindibili, ci restituiscono, in modo obiettivo, documentato e accurato, un tassello di storia che mancava proprio alle origini dell’Italia repubblicana.

Alla vigilia della Liberazione due provvedimenti legislativi criminalizzarono il regime fascista di Salò e l’attività a fianco dei nazisti durante l’occupazione, trasformando la responsabilità politica del fascismo repubblicano in responsabilità penale.

A Padova la Corte straordinaria d’assise celebrò 476 processi per collaborazionismo tra il 19 giugno 1945 e il 17 ottobre 1947. Gli imputati complessivamente giudicati furono 927. Vennero emesse 26 sentenze di condanna a morte, ma solo quattro trovarono esecuzione nel poligono di via Goito mediante fucilazione alla schiena.

In seguito i vari provvedimenti di clemenza emanati dal governo, a cominciare dall’amnistia Togliatti, passarono un colpo di spugna sui venti mesi di feroce repressione fascista repubblicana, rendendo di fatto virtuali la maggior parte delle condanne inflitte dai giudici.

Di seguito offriamo ai nostri lettori il testo della premessa, che l’autore, Gabriele Coltro, ha posto al suo encomiabile lavoro. In questo scritto racconta come è maturato e iniziato questo suo pluridecennale lavoro durante lo svolgimento della sua attività al “Gazzetino di Padova”.

Per fortuna ci sono ancora dei “Coltro” nella nostra Italia. La memoria è troppo importante.

Buona lettura!

Da giovane cronista del Gazzettino ho avuto la fortuna di conoscere molti dei protagonisti della Resistenza padovana citati in questo libro. E di alcuni di loro conservo un vivo ricordo.
A cominciare da Francesco Feltrin (1925–2009), che avvicinai per la prima volta in municipio, alla fine degli anni Settanta, quand’era assessore alla Cultura. Io ero un giornalista alle prime armi, lui invece un amministratore politico di lungo corso. In consiglio comunale era entrato nel lontano 1956 (quando io compivo il mio primo anno di vita) e già per due volte era stato assessore all’Urbanistica. Socialista tutto d’un pezzo, sempre pronto al dialogo, mai una parola fuori posto.

Mi metteva una mano sulla spalla e mi portava nelle stanze dei bottoni: «Vieni con me, che ti spiego come funziona». Poi lo persi di vista, perché mi fu assegnata la cronaca giudiziaria e perché Feltrin diventò consigliere regionale, carica che mantenne fino al 1985. Per un quarto di secolo è stato segretario dell’Istituto veneto per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea.

Ha curato la raccolta e l’archiviazione dei documenti sulla lotta di liberazione. Il suo volume in tre tomi, pubblicato postumo, La lotta partigiana a Padova e nel suo territorio, mi è stato prezioso per inquadrare personaggi e fatti nella dimensione giuridica tracciata nelle sentenze della Corte d’assise straordinaria.

Nelle aule di giustizia, invece, conobbi l’avvocato Ennio Ronchitelli (1922–2011), che da giovane partigiano della brigata azionista “Trentin” — come leggerete — aveva fatto saltare in aria mezzo distretto militare di piazza Eremitani. Anche Ronchitelli era socialista. Medaglia d’argento al valor militare, grande amico di Sandro Pertini, negli anni Settanta era stato per due volte assessore comunale e per una volta vice sindaco.

Ci incontravamo nell’aula bunker del carcere Due Palazzi durante il “processone” ad Autonomia Operaia. Difendeva il professor Ivo Gallimberti, accusato a torto di essere stato uno dei “cattivi maestri” reclutati da Toni Negri. Un processo infinito: cominciò che ero praticante giornalista e finì dopo l’esame che mi promosse professionista.

E a proposito di Autonomia Operaia, è proprio negli anni della grande inchiesta sull’antagonismo di estrema sinistra e sulla guerriglia urbana, sfociata nell’aprile 1979 nella maxi retata, che conobbi Aldo Fais (1912–1988), procuratore della Repubblica.

Aveva cominciato la sua carriera come pubblico ministero proprio perseguendo i collaborazionisti di Salò. Era stato lui a istruire il processo contro la famigerata “banda Carità”. Diventato capo della Procura padovana nei primi anni Sessanta, si era occupato dell’inchiesta sulla Rosa dei venti, l’organizzazione golpista di destra, e verso la fine degli anni Settanta aveva coordinato con il sostituto procuratore Pietro Calogero il primo grande blitz contro Autonomia.

Noi giornalisti facevamo ore di attesa nei corridoi della procura per carpire qualche informazione sugli interrogatori. E Fais, l’immancabile sigaretta tra le dita che gli accorcerà la vita, aveva sempre una risposta per tutti senza violare il segreto dell’istruttoria: impersonava diritto e buon senso.

E poi ancora l’onorevole Luigi Gui (1914–2010), uomo di punta della Democrazia cristiana, deputato alla Costituente e più volte ministro; l’avvocato Marcello Olivi “Ronco” (1923–2012), al quale si arresero i famigerati fratelli Allegro, medaglia d’argento al valor militare, democristiano, presidente della Provincia e deputato nella VI Legislatura durante la quale fu attivo membro della Commissione affari costituzionali.

Perché un libro sulle sentenze che punirono i fascisti repubblicani? Perché la memoria è importante. Una società senza memoria non ha coscienza di se stessa. In quelle sentenze ci sono tutti gli orrori dei venti mesi della guerra civile e della lotta di liberazione. Ogni riga di quelle sentenze scritte a mano, talvolta in una calligrafia al limite del leggibile, trasuda sofferenza.

Averne memoria è indispensabile per non ricadere negli stessi errori, perché non v’è nulla di più sacro della vita.

La Corte celebrò 476 processi tra il giugno 1945 e l’ottobre 1947. Forse taluna decisione potrà non essere condivisibile, o apparire contraddittoria, ma va apprezzato il grande sforzo profuso dai giudici togati e popolari per ricondurre la collettività sulla via della legalità.

Un ringraziamento particolare lo devo a Giuseppe Frattolillo, archivista del Palazzo di Giustizia padovano, che conserva gelosamente e con grande cura la raccolta delle sentenze della Corte d’assise straordinaria oggetto di questo libro.

Giuseppe Coltro, I crimini di Salò. Venti mesi di delitti della Repubblica Sociale nelle sentenze della Corte d’assise straordinaria di Padova, 3 voll., goWare, Firenze, 2020
ebook volume unico: 28,99€ | cartaceo voll.1 e 2: 24,99; vol.3: 12,99

Gabriele Coltro, giornalista padovano, si è occupato di terrorismo e mafia. È stato inviato nel Kurdistan iracheno nella Prima guerra del Golfo, nei Balcani durante il conflitto serbo-bosniaco, in Albania con l’“Operazione Pellicano” e in Brasile per il programma Onu contro i campi di cocaina nel Sertao Central. A Gaza ha intervistato in esclusiva Yasser Arafat nel trentennale di Al Fatah. Ha diretto la redazione di Rovigo de Il Gazzettino. Con goWare ha pubblicato Il tesoro del Duce, 2019.

Laureatosi in storia a Firenze nel 1977, è entrato nell’editoria dopo essersi imbattuto in un computer Mac nel 1984. Pensò: Apple cambierà tutto. Così è stato.

Laureatosi in storia a Firenze nel 1977, è entrato nell’editoria dopo essersi imbattuto in un computer Mac nel 1984. Pensò: Apple cambierà tutto. Così è stato.