L’arte è nello spettatore

Jeff Koons sull’arte rinascimentale

di Jeff Koons

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A Palazzo Strozzi di Firenze, dal 22 ottobre 2021 fino al 22 giugno 2022. si tiene una mostra di opere di Jeff Koons che rappresentano meglio di altre il concetto di lucentezza e riflesso. Due dei concetti alla base dell’sperienza artitsica dell’artista americano. La denominazione della mostra è infatti “Shine”. L’artista di York in Pennsylvania presenta a Palazzo Strozzi alcune delle sue lucenti sculture e installazioni dalla forme rotondeggianti e abbaglianti che rappresentano una originale sintesi tra arte popolare e cultura alta.

Proprio del suo rapporto con l’arte alta, Koons, nel presentare al pubblico internazionale la mostra, parla esplicitando la sua forte interazione con il Rinascimento che, probabilmente, l’ha portato a scegliere Firenze come sede della esibizione.

Siamo lieti di proporre ai nostri lettori la traduzione in italiano di un suo articolo comparso sul supplemento “How to Spend It” del quotidiano “The Financial Times”.

Bona lettura!

La “piattaforma” del Rinascimento

Non conoscevo bene la storia dell’arte finché non ho iniziato a frequentare una vera e propria scuola d’arte. Qui ho capito che l’arte si collega in modo diretto a tutte le discipline umane e che, attraverso l’arte, potevo sapere di filosofia e psicologia, storia e teologia.

E naturalmente, quel dialogo, quella connessione, quella curiosità ed esplorazione verso ciò che la vita può rappresentare, risale al Rinascimento e all’umanesimo. È questo aspetto di quell’arte che mi entusiasma: celebra l’essere vivi e l’essere umani. L’arte è solo un veicolo in questa esplorazione. Uno dei migliori veicoli, però.

Nel Rinascimento, la gente era curiosa: gli artisti si sono trovati in un momento in cui c’erano molte nuove risorse, opportunità e la “piattaforma” per poter creare le loro opere. I secoli bui erano finiti, c’era tanto commercio, c’erano molte idee che circolavano, molti viaggi e molte opportunità nello studio. La gente guardava la storia e abbracciava la storia.

C’erano scavi in corso, si scoprivano sculture — il Toro Farnese, l’Ercole Farnese. I diversi e stupefacenti reperti dell’antichità erano portati alla luce e questo ritorno all’antichità fu accolto nella cultura delle persone di quel tempo e influenzò la scultura, la pittura e l’idea di un nuovo classicismo.

L’interazione con il Rinascimento

Il Rinascimento ha davvero alzato l’asticella sulle potenzialità della società, su cosa significa essere un essere umano, sentire un senso della comunità che è più grande del senso di sé, gioire e trovare interesse e rilevanza nel passato il quale può dare un senso di futuro.

Ogni volta che vado a Firenze, le interazioni con le opere che vi trovo sono potenti. Succede con La cacciata dal giardino dell’Eden di Masaccio nella chiesa di Santa Maria del Carmine. Amo il Bargello, con la scultura del David di Donatello e il Bacco di Michelangelo; e poi ci sono gli Uffizi con La nascita di Venere di Botticelli e il Tondo Doni di Michelangelo.

Per me, però, al centro ci sono gli artisti, piuttosto che le loro opere. Il rapporto è con con Michelangelo e Donatello e Botticelli. Le opere sono soltanto, sapete, una parte del percorso di una persona. Tutto è parte di quel viaggio e della nostra comprensione di ciò che possiamo essere e di ciò che possiamo diventare.

Tutto è nello spettatore

Ecco la bellezza dell’arte! Ecco perché c’è bisogno dello spettatore: una persona può fare arte da sola in una stanzetta, ma tutto sta nelle persone che osservano quello che ha creato.

Una grande opera d’arte non è niente, assolutamente niente senza lo spettatore. Gli spettatori concludono la narrazione. La chiamerei “la partecipazione di chi guarda”. Si tratta di un’idea che mi è stata suggerita dal neuroscienziato Eric Kandel.

Quindi se vai agli Uffizi, o vieni alla mia nuova mostra, Shine, a Palazzo Strozzi, l’arte non è in nessuno degli oggetti che ci sono. È nello spettatore. È proprio quel senso dell’essenza, cioè del proprio potenziale come essere umano.

Questo è ciò che ha valore e l’unica cosa che prende rilevanza. E così, automaticamente, l’arte diventa un dialogo con la comunità.

Splendido, spendente

Quando ho avuto l’opportunità, nel 2015, di esporre la mia statua Pluto e Proserpina in Piazza della Signoria tra la copia del David di Michelangelo e la Giuditta e Oloferne di Donatello — ho dovuto darmi un pizzicotto.

Entrambe quelle sculture una tempo erano dorate e lustrate, al pari della mia, per sprigionare una grandissima lucentezza e scintillare al sole.

“Riflessione” è una parola che si usa spesso in filosofia. E il riflesso viene dalla lucentezza e dall’idea di trascendenza e di venire alla luce. Se pensiamo ad Apollo, Apollo era il dio della luce, della luminosità; se pensiamo a Cristo, pensiamo alla luce. E così la trascendenza, in tutte le culture, si basa davvero sul potere della luce.

È divertente come, in certi tempi, in certe culture, il risplendere sia profondamento sentito, ma in altri momenti può essere percepito come qualcosa di superficiale.

Shine

La mia nuova mostra espone le opere d’arte che incorporano la rilucenza, che gioca un ruolo molto grande nel mio lavoro. Propone ed esalta il senso di affermazione dello spettatore e dell’astrazione. E anche il senso di ebbrezza. Ma aiuta a riprodurre il senso di trascendenza del divenire.

Quando guardo le opere d’arte rinascimentali, sento arrivare un cambiamento. Ho come la cruda esperienza viscerale dell’opera. Guardo un Tiziano e sento il potere di cambiamento della sua passione e del desiderio della luce. È il tipo di puro piacere sensuale e la anche gioia di ciò che significa essere umani, come pure la lotta che il piacere assoluto. E in questa trascendenza, si può sentire il senso del futuro.

Shine è a Palazzo Strozzi a Firenze, dal 2 ottobre 2021 al 30 gennaio 2022, palazzostrozzi.org.

Da: Jeff Koons on Renaissance art, Supplemento “How to spend it”, “The Financial Times”, 20 settembre 2021

Laureatosi in storia a Firenze nel 1977, è entrato nell’editoria dopo essersi imbattuto in un computer Mac nel 1984. Pensò: Apple cambierà tutto. Così è stato.

Laureatosi in storia a Firenze nel 1977, è entrato nell’editoria dopo essersi imbattuto in un computer Mac nel 1984. Pensò: Apple cambierà tutto. Così è stato.