La vida es sueño. Pantelleria per sempre

Guida letteraria della perla nera

di Giulio Sapelli e Luigi Olivetti

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Mare forza 10 a «Punta Spadillo» sull’isola di Pantelleria

La poesia della perla nera

Coloro che amano la bellezza non potranno non amare questo libro. Un libro veramente unico nel suo genere. Luigi Olivetti cosmopolita e viaggiatore, editore e libraio, poeta e scrittore ci ha consegnato un libro su un luogo estremo e misterioso dove ancora il primitivo respiro della natura e le vertigini della luce infondono un senso di assoluto. Il senso che aleggiava il primo giorno della creazione.

Questo luogo è Pantelleria, la perla nera del Mediterraneo. Un luogo così lontano, perduto, estremo e alieno che non poteva non diventare una sirena, una volta scopertolo. Chiunque vi sia approdato ha scritto qualcosa di Pantelleria: lettere, diari di viaggio, poesie, canzoni, romanzi, memorie e storie. Tutti i generi letterari hanno qualcosa da offrire su Pantelleria.

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La copertina del libro edito da Guerini e Associati. Disponibile anche in ebook in co-edizione con goWare.

Per questa ragione Luigi Olivetti ha voluto raccogliere e commentare i testi letterati su Pantelleria corredandoli di 163 suggestive immagini in un libro appena uscito in libreria e sulla rete: La perla nera. guida letteraria di Pantelleria. Prefazione di Giulio Sapelli (Guerini e Associati, pp.320, disponibile in libro e in ebook — con goWare)

In questo suo lavoro, durato anni, Luigi Olivetti ha ricercato e trovato, con la furia di un umanista alla ricerca dei testi dei classici perduti, le tracce di una storia letteraria dell’isola che la annovera tra i luoghi deputati della creazione artistica.

Ma questi testi non sono offerti al lettore solo come una mera antologia, l’uno in sequenza all’altro. Sono raccolti con una precisa strategia che mira a contestualizzarli e abbinarli al paesaggio naturale e umano dove si sono creativamente originati.

Ne viene fuori un affresco letterario che fa tutt’uno con le forme, i percorsi, i luoghi che hanno acceso la fantasia degli artisti. Si tratta di un modo veramente nuovo per scoprire e visitare Pantelleria. Anche per coloro che già la frequentano e la conoscono da tanti anni. Il libro ha da offrire qualcosa anche ai nuovi arrivati: una galleria di immagini con 163 scatti. È sfuggito davvero poco all’occhio di Luigi Olivetti.

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L’isola come viene vista dai fenicotteri che la scelgono per una sosta.

Tra i frequentatori assidui di Pantelleria c’è Giulio Sapelli che ha scritto la introduzione al libro con la sua inconfondibile voce, come inconfondibile è la voce di Mick Jagger.

Siamo lieti di offrire di seguito il testo della introduzione di Giulio al libro.

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Le incantate atmosfere della zona paludosa detta «Specchio di Venere»

Yo sueño que estoy aquí …

di Giulio Sapelli

Ci sono luoghi dell’anima che resistono al tempo e diventano sogno e realtà nello stesso attimo in cui si presentano al nostro mondo simbolico. Consentono di vivere nell’essere del tempo presente e portare con sé sempre il passato che ritorna ogni volta che a essi si giunge. Pantelleria è uno di questi luoghi in cui siamo chiamati a riscoprire noi stessi e a porci le domande essenziali dell’essere.

Viene alla mente Calderon de la Barca con il Suo interrogarsi metafisico sulla responsabilità che sempre dobbiamo assumere dinanzi al mondo. E questo perché il libro di Luigi Olivetti, poeta e scrittore di sensibilità e cultura rarissima, non poteva non essere una guida letteraria di Pantelleria…

È un’introspezione, quella che ci coglie sol che giungiamo nell’isola, nella Perla Nera, che scaturisce dall’essere la vita un continuo interrogarsi tra il sogno e la realtà, dove il sogno è il profondo che ognuno di noi porta con sé troppo spesso inconsapevolmente.

A Pantelleria non si può.

Là, a Pantelleria, possiamo sempre dire, con Calderon de la Barca:

Yo sueño que estoy aquí
destas prisiones cargado,
y soñé que en otro estado
más lisonjero me vida.
¿Qué es la vida? Un frenesí.
¿Qué es la vida? Una ilusión,
una sombra, una ficción,
y el mayor bien es pequeño:
que toda la vida es sueño,
y los sueños, sueños son.

E questo perché Pantelleria è la immaginifica versione di ciò che esprime l’opera di Calderon de la Barca. L’opera del grande letterato spagnolo altro non è che il trionfo del barocco che, sotto l’apparente semplicità fiabesca, sottende interrogativi dalla valenza cosmica: cos’è la realtà? È il sogno finzione e la veglia realtà? O è l’inverso? La vita che viviamo altro forse non è che una rappresentazione in cui recitiamo una parte?

Tutto a Pantelleria è molteplice, come appunto il barocco. La sua spoglia asprezza non è affatto la metafora di una semplicità. La sua natura è il trionfo della complessità ambientale, biologica e vitale e la diversità è la cifra del molteplice delle sue voci profonde che iniziano dai venti e terminano là dove non si può mai trovare un termine: nei suoi mari arcaici e segreti sempre.

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La «Quadarèddra», la sorgente d’acqua calda dell’isola.

È la storia che parla il suo sempre sconosciuto linguaggio a Pantelleria.

Oggi gli scavi ci raccontano le storie delle vite trapassate così che possiamo leggere nelle forme riportate alla luce dai sapienti lavori archeologici il passato dell’agire umano e delle civiltà che si sono succedute nelle cristallizzazioni abitative e devozionali degli insediamenti umani che nell’isola si sono succeduti.

Il tutto ha sempre un fondo arcaico, misterico sol che varchiamo la soglia dei luoghi segreti dell’isola, tra la sua diversità naturalistica e le sue nuvole che raggiungiamo quando saliamo sulle vette e sugli altipiani dell’isola.

Il lavoro umano lascia i suoi segni nella terra, nelle radici del vivere associato attraverso la scienza e l’arte più antiche del mondo: l’agricoltura.

E come sempre anche a Pantelleria il passato agrario è il futuro economico degli uomini.

Se essi sanno riallacciare le fila del passato e farle vivere nel presente.

E qui le fila ci sfuggono: ci sono sfuggite…

In primo luogo nelle fila dei mari e tra i mari.

Pantelleria era il luogo per eccellenza che segnava di sé i passaggi tra Europa e Africa e Medio Oriente con le navi che la raggiungevano per non lasciarla mai.

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La spiaggia dello «Specchio di Venere». Probabile che lo fosse.

Oggi non è più così e anche di questo facciamo sogno ricercando una realtà che ancora ci sfugge e che certamente dovremo ricostruire per ridonare a Pantelleria uno splendore antico che già riappare come i lampi nella tempesta, con la loro luce accecante e rischiarante insieme.

Perché questo è Pantelleria: unità dei molteplici e diversità dei cammini che si incontrano là dove il sole tramonta e gli uomini riposano dopo le fatiche e le passioni, in una continuità senza fine.

Se si vuole comprendere che cosa sia il simbolo, il rapporto con il cosmo e con se stessi bisogna andare, venire, ritornare, a Pantelleria.

E se non si ritorna più la si ricorda per sempre.

Questo libro di Luigi Olivetti è un mirabile dono di intelligenza e di passione: non termineremo mai di ringraziarLo.

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L’arco dell’elefante.

Siamo lieti di offrire anche i nostri lettori il testo in cui lo stesso autore, Luigi Olivetti, parla brevemente ma intensamente del proprio lavoro e delle ragioni che lo hanno indotto a intraprenderlo.

Un luogo da restare

di Luigi Olivetti

Nella nostra fantasia Pantelleria è l’isola lontana e misteriosa dove gli elementi naturali si scatenano, dove tutto è assoluto ed estremo: la luce, il mare, il silenzio.

Un luogo da cui si vorrebbe fuggire o non partire più, l’omerica Ogigia che ti avvolge con il suo fascino antico, una terra dove il ritmo dell’uomo moderno si dilata fondendosi in un primitivo respiro.

Isola dalla misteriosa preistoria con i suoi monumenti funebri chiamati sesi, fu opulenta città-stato fenicia con l’alta acropoli di marmi abbaglianti e la sua potente flotta nel porto a forma di «tau» [lettera dell’alfabeto greco corrispondente alla t dell’alfabeto latino, N.d.A.].

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La Favára grande

Antico luogo di commerci dove il marinaio greco si mischiava con altre genti, crocevia di culture mediterranee, Giano bifronte tra due mondi, l’arabo-fenicio e il greco-latino; in seguito Pantelleria è stata conquistata dai Romani e dai Vandali, poi è stata bizantina, araba, normanna, sveva, angioina, aragonese; per un breve periodo piemontese e austriaca, infine spagnola e italiana.

Isola contesa e distrutta e, come la mitica Fenice, rinata ogni volta dalle sue ceneri; luogo di molti idiomi e culture, con le sue borgate dai nomi arabi, con i suoi sparsi dammusi, fortini di pietra per nascondersi e proteggersi dalle scorrerie e dai saccheggi, dal vento e dal sangue.

L’isola senza nome dei misteriosi Sesioti, l’«Yrnm» fenicia, la «Cossyra» greca, la «Cossura» romana, la «Quasarah» araba, la «Pantelaream» medievale; archetipo dell’isola immaginata nell’infanzia; solitario ombelico del mare dove l’orrido e il sublime convivono, luogo dei lenti orologi e dei rapidi tramonti; isola chiamata «piccola Italia», perché qui troviamo la ripida montagna boscosa e il mare, la verde pianura e il lago, l’arida roccia e i dolci declivi, le valli e le kuddíe [colline, N.d.A.], i faraglioni e le buie grotte marine.

Luogo un tempo inarrivabile, dove il mare è tremendo e dolce, luogo di naufragi tra coltelli di lava, magnetico cuore di vulcano, isola del nero e del verde tra azzurre vertigini di luce.

Musa ammaliatrice, descritta e cantata dai molti scrittori giunti da lontano, isola-confine dove la grecità d’Europa si esaurisce, lambendo il Mediterraneo levantino degli intravisti deserti africani.

Isola di miseria e lotta, di generosità e fatalismo, dove, se il bello è da cercarsi nell’incontro degli opposti, qui si trova la pura bellezza per eccellenza, dove il primordiale si scontra con la decadenza dell’Europa, dove due anime antiche ci fanno intravedere una possibile rinascita, attraverso la riscoperta dell’anima del mondo.

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Una vista invernale della Montagna Grande

Pantelleria è stata cercata, scoperta, amata, studiata e visitata da esploratori, scienziati, scrittori e artisti che sono stati attirati dai suoi paesaggi e dai suoi abitanti, che l’hanno descritta nei loro diari di viaggio, in romanzi, canzoni o poesie.

Per questo motivo è nata l’idea di realizzare la prima Guida letteraria di Pantelleria che descriva l’isola attraverso i moltissimi testi artistici disseminati nel tempo, formando una cospicua antologia suddivisa per argomenti.

Questo libro non solo ci accompagnerà durante il nostro vagabondaggio, ma presenterà anche un affresco letterario al quale sono abbinate immagini e indicazioni topografiche dei luoghi descritti che ci aiuteranno durante questi percorsi. Ovviamente sono stati esclusi tutti quei testi che, pur essendo di grande interesse storico e scientifico, non hanno spiccate caratteristiche di tipo artistico sia nel linguaggio che nei contenuti.

Alla fine del libro sono state inserite tre brevi appendici: la prima è dedicata alla Madonna della Margana protettrice dell’isola di Pantelleria, la seconda è una raccolta di alcune poesie e canzoni su Pantelleria, l’ultima è dedicata ai proverbi panteschi.

Ricordiamo infine che questa guida vuol porre in evidenza il valore letterario dei testi e non necessariamente fornire informazioni di tipo storico, geografico o sociale; per questi argomenti rimandiamo alle guide turistiche in commercio o ad altre pubblicazioni.

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Un’antica cisterna all’interno di un giardino pantesco nei presso dell’Acropoli

Non ti resisto più
Non ti resisto più
scordata esplosione
d’aria che incateni,
raffica costante che t’immoli
che sostieni l’azzurro
tra le canne, l’ombra
della palma che non brucia.
Non ti resisto più
pallido schianto atteso
dove una scheggia
s’illumina di sale, chiodo
battuto nel silenzio
d’una distanza di mare
d’una verde breccia di luce.
Non ti resisto più
tramonto d’Africa
nel sogno che sorprende,
luogo dove tutto
è permanente e alto
e t’innamori
sillabando stelle.

Luigi Olivetti

Written by

Graduated in European history in Florence, he started working in publishing soon after having come across a Mac computer in 1984

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