La top ten dei più grandi fallimenti della storia del computer

I sistemi operativi

Prima parte: i fallimenti virtuosi
Terza parte: IBM PCjr, Apple 3, Apple Lisa
Vai agli altri articoli della serie “L’industria del computer e la sua storia

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4. CP/M; 5. IBM OS/2, OS/2 Warp; 6. Microsoft ME; 7. Microsot BOB

Nella prima pare di questo post ci siamo occupati dei tre più grandi fallimenti della storia del computer: 1. l’Alto della Xerox, 2. il NeXT, 3. il Newton della Apple. Abbiamo visto però come questi clamorosi flop siano stati anche dei fallimenti virtuosi per quel che è nato e cresciuto sulle loro ceneri.

In questa seconda parte, che prende in considerazioni le posizioni dalla quarta alla settima, vedremo dei casi che, forse, non sono stati altrettanto virtuosi. Alcuni sono stati esperimenti interessanti, ma eseguiti malamente, altri, invece, dei meri vanity project di incumbent, altri ancora proprio sbagliati o naufragati per l’eccentricità dei loro ideatori. Penso che il quarto posto se lo meriti proprio un progetto che si può incasellare in quest’ultima categoria

4. Il CP/M di Gary Kildall

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I due floppy da 5 pollici e un quarto con la versione 3.0 del CP/M. Siamo nel 1983

Siamo nel 1980. Il tirannosauro del settore, l’IBM, decide di gettarsi nella mischia del personal e dell’home computer che già si annuncia un mercato promettente. Siccome c’è molta fretta di uscire, gli uomini dell’IBM si mettono in moto per cercare un sistema operativo da montare sul loro hardware. La scelta, su suggerimento di Bill Gates della Microsoft, si orienta verso il CP/M, un sistema operativo per microprocessori sviluppato, già dal 1974, dalla Digital Research. La Digital Research è la creatura di un giovane eccentrico californiano, Gary Kildall, che avrebbe potuto divenire il Bill Gates degli anni a venire se non avesse buttato via un’occasione irripetibile a causa della sua passione per il volo.

In una torrida estate del 1980, gli uomini di Armonk, come stabilito, si presentano, puntualmente con i loro completi blu, all’abitazione di Kildall a Pacific Groves sul meraviglioso promontorio di Monterey. Hanno in tasca il contratto per l’acquisto o la licenza del sistema operativo CP/M. Arrivati sul luogo sono informati, in modo piuttosto spiccio, che Kildall è fuori con il suo aereo privato e non sarebbe rientrato prima di sera. La moglie Dorothy si rifiuta di firmare, in assenza del marito, l’accordo di riservatezza messogli davanti dai legali di IBM per iniziare solo a parlare.

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Gary Kildall con il suo aereo privato. La passione per il volo gli costa un contratto decisivo con IBM che invece si aggiudica Bill Gates.

E così la trattativa sfuma. Per l’IBM è inconcepibile che una qualsiasi attività venga preferita a un incontro con i suoi executive mossisi apposta dall’altra parte dell’America con un volo di 5 ore e mezzo. L’IBM, allora, rivolge la stessa proposta a Bill Gates che tira fuori dal cilindro il DOS, un clone del CP/M. Il film Silicon Valley mostra bene l’episodio dell’incontro tra Gates e gli uomini dell’IBM. Documenta anche come Bill bari a proposito del DOS, che poi diventerà MS-DOS.

Se Kildall si fosse fatto trovare all’incontro, la storia del computer sarebbe stata diversa. Ma il comportamento di Kildall non deve stupire troppo. La vulgata californiana della rivoluzione digitale affonda le sue radici nella controcultura degli anni sessanta e settanta che tende a ribaltare i valori dell’American way of life. Kildall, oltre a condividere con Steve Wozniak la passione per il volo, è fatto della stessa pasta del co-fondatore di Apple. Entrambi sono spiriti liberi, lontani da ogni logica di business.

5. IBM OS/2

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Scende in campo Big Blue

La scelta dell’MS-DOS come sistema operativo del Personal computer IBM (lanciato nel 1981), che istantaneamente crea un mercato importante, si rivela un boomerang per l’IBM. La vanità e la presupponenza dei legali e degli executive dell’IBM, a fronte dell’abilità e dell’astuzia di Bill Gates, richiama molto la favola del corvo e della volpe di Fedro. Sta di fatto che il non avere imposto a Microsoft una clausola di esclusiva sulla fornitura ad IBM dell’MS-DOS, porta via il mercato all’IBM e lo consegna a Microsoft e Intel (che costruisce i chip degli IBM compatibili). Infatti nel 1985 Microsoft inizia a dare in licenza il sistema MS-DOS a tutti i costruttori che lo richiedono. La guerra dei prezzi che ne deriva e le prestazioni superiori dei cloni (in particolare dei Compaq) uccidono il PC IBM. Già alla fine degli anni ottanta il progetto IBM è naufragato. A questo punto il colosso di Armonk decide di mettere fuori un proprio sistema operativo, l’OS/2.

Lo sviluppo di OS/2, iniziato in collaborazione con Microsoft nel 1984, si conclude nel 1987 con l’uscita della prima versione denominata CP/DOS. Ancora una volta l’astuzia di Bill Gates ha la meglio sugli uomini dell’IBM. Gates decide subito di aderire al progetto IBM, malgrado presenti la potenzialità di uccidere il DOS. Vuole tenersi alleato il gigante di Armonk, mentre Microsoft sta sviluppando l’autentica alternativa al DOS, cioè Windows che avrebbe, come stava facendo il Macintosh, cambiato il paradigma dell’industria. L’IBM sta investendo in qualcosa che non ha futuro. Infatti nel 1990 Microsoft esce dalla partnership con IBM.

In ogni caso l’OS/2 presenta delle funzionalità avanzate, come il multitasking, assenti nel DOS, e di fatto nel 1992, con la versione 2.0, diviene il primo vero sistema operativo a 32 bit per PC. Ma le risorse di memoria e di configurazione hardware richieste da OS/2 sono ingenti e richiedono un investimento considerevolmente superiore a quello voluto dal DOS e da Windows. C’è poi un altro problema, forse ancora più grave. Riguarda il posizionamento dell’OS/2 nella enorme galassia IBM. L’IBM posiziona OS/2 come prodotto ancillare ai propri sistemi basati sul nuovo chip ad architettura risk costruito insieme a Motorola, il PowerPC. Il PowePC è rilasciato nel 1991 e in effetti è un’architettura potente, ma difficilmente può posizionarsi come effettivo competitor del personal computer.

Se l’IBM avesse spinto OS/2 come prodotto indipendente, aperto un canale diretto di vendita del sistema operativo stand-alone e impostato il marketing di OS/2 come sistema concorrente a DOS e Windows, forse le cose sarebbero andate diversamente da come sono andate. Infatti nella seconda metà degli anni novanta, Windows 95 e Windows 98 annichiliscono completamente OS/2 e consegnano definitivamente alla coppia Microsoft-Intel il mercato del personal computer.

L’IBM entra allora una lunga e dolorosa ristrutturazione. Sotto la guida di Lou Gerstner avviene una sorta di miracolo che conduce alla sofferta rinascita del colosso storico dell’industria del computer. IBM decide di concentrarsi sullo sviluppo dei sistemi corporate, lasciando ad altri operatori il segmento consumer. Nel 2005 la divisione PC di IBM è acquistata dai cinesi della Lenovo.

6. Microsoft Windows ME

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Siamo alla fine degli anni Novanta e Microsoft è diventata la nuova IBM dell’industria del computer. La quota di mercato controllata dal duo Microsoft-Intel è impressionante e la posizione dominante della società di Seattle è già da tempo all’attenzione dell’antitrust. Il 13 gennaio 2000 Bill Gates consegna la carica di CEO a Steve Ballmer, lasciando le responsabilità operative all’interno della società che ha fondato insieme a Paul Allen il 4 aprile 1975.

Nel settembre dello stesso anno viene messo in distribuzione Windows ME (Millennium Edition) che succede a Windows 98. Windows 98 ha mostrato dei consistenti problemi di compatibilità con l’hardware di terze parti la cui offerta, nel frattempo, è cresciuta a dismisura. ME è ampiamente pubblicizzato come l’inizio di una nuova generazione di sistemi operativi della famiglia Windows 9x. Non include più il supporto per MS-DOS in modalità reale. Presenta delle succose novità nel campo della multimedialità e dell’intrattenimento.

Inoltre viene celebrato in modo pirotecnico come il primo sistema operativo a supporto della tecnologia Universal Plug and Play, nel tentativo di superare i problemi di stabilità del sistema che si verificano quotidianamente con Windows 95 e Windows 98, specialmente presso l’utenza domestica al quale il nuovo sistema operativo si rivolge. L’Universal Plug and Play permette a periferiche e componenti di differenti costruttori di connettersi al sistema automaticamente senza bisogno di mettere in atto alcuna procedura di installazione. Microsoft diffonde anche una lista dei driver approvati e certificati che naturalmente non può includere tutta l’offerta del mercato. Il che provoca una grande confusione soprattutto presso l’utenza domestica e quella meno professionale.

Inoltre risulta piuttosto irritante dover reinstallare il sistema operativo, una necessità che si presenta quasi settimanalmente. Molti utenti di Windows ME sono dei novellini o debuttano nel mondo del computer e tutti questi problemi non giovano alla popolarità del sistema. Si diffonde così la percezione che l’acronimo ME stia per “Microsoft Experiment” (Esperimento Microsoft), “Moron Edition” (Edizione Idiota), “Mistake Edition” (Edizione Sbagliata) o “Memory Eater Edition” (Edizione Divoratrice di Memoria).

Appena un anno dal suo rilascio ME è sostituito da Windows XP, della nuova famiglia di OS Windows NT. XP si dimostrerà una release molto efficace e stabile tanto da essere preinstallata sui sistemi fino al 2009.

È ormai riconosciuto che ME è stato uno dei peggiori progetti di sviluppo software di tutti i tempi, non solo nella storia di Microsoft che ne ha collezionati diversi, come quello di cui ci occupiamo adesso. Un flop però più onorevole di ME.

6. Microsoft Bob

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Restiamo ancora in casa Microsoft per un altro piccolo grande flop nella storia dei software di sistema. Si sta parlando di Microsoft Bob e siamo del 1995 con la coppia Microsoft-Intel già egemone nell’industria del computer. Microsoft Bob è un progetto molto ambizioso e anche visionario: una sorta di scommessa per lo stato della tecnologia del tempo.

Bob è destinato, nelle intenzioni di Microsoft, a sostituire l’interfaccia di accesso alle applicazioni di Windows. L’interfaccia di Bob, infatti, non è una metafora della scrivania, ma la metafora di un ambiente casalingo, un salotto. Grazie a questo “salotto virtuale” un principiante piò iniziare ad usare subito un oggetto complesso come un computer con un investimento zero in apprendimento. Seppure le interfacce grafiche abbiano ridotto enormemente le asperità dei sistemi operativi, capire, per esempio, le logiche di funzionamento del Program Manager e dell’Explorer di Windows non è proprio come bere un bicchier d’acqua.

Un intento molto apprezzabile quello di Microsoft, perché porta la filosofia della metafora della scrivania elaborata allo XEROS PARK e ben implementata dalla Apple, alle sue ultime conseguenze, quella di una sorta di realtà virtuale. Per questo Microsoft Bob, con le dovute cautele, può essere considerato in qualche misura il lontano progenitore della X-box. Si vede che c’è qualcosa che frulla nella testa dei progettisti di Microsoft e che, solo qualche anno più tardi, si materializzerà in un prodotto, peraltro inizialmente osteggiato da Gates e Balmer. Infatti l’architettura iniziale della Xbox, a differenza della Playstation, sarà proprio simil-pc.

Il product manager di Bob — denominato in codice Utopia —è Melinda Gates, la consorte di Bill, che rimane giustamente impressionata dalla teoria della Media Equation elaborata da Clifford Nass e Byron Reeves della Stanford University, due studiosi di primario valore dell’interazione tra uomo e computer. Un’idea buona come quella di un’interfaccia simil realtà virtuale è però realizzata in modo naif e approssimativo dai progettisti di Microsoft che lavorano a Bob. Forse al team della casa fondata da Bill Gates e Paul Allen, due sviluppatori provetti, manca l’ossessione per il design che invece Steve Jobs — che non è uno sviluppatore —ha inoculato nel DNA della Apple.

Torniamo a Bob. Dopo l’avvio del sistema l’utente si trova una schermata con un salotto presidiato da un fedele assistente, il cagnolino Rover, pronto a fare da Cicerone. Alcuni oggetti presenti nell’ambiente (il calendario, la penna, l’orologio ecc.) sono delle scorciatoie per avviare le varie applicazioni che, però, si aprono in modalità standard. Quindi l’ambiente virtuale si limita solo alla schermata iniziale, poi l’utente viene gettato nel “mondo non proprio meraviglioso” di Windows 3.1. L’accoglienza dei media specializzati è disastrosa. Il magazine CNET lo definisce “il peggior prodotto del decennio”. L’anno dopo la stessa Microsoft lo toglie di mezzo.

Ma come tutti i flop clamorosi lascia un segno. Molti degli assistenti virtuali di Bob sono ripresi e riadatti nei prodotti successivi di Microsoft, compresi Windows e Office.

Il flop di Bob è tale, in relazione alle aspettative, che lascia anche una traccia importante nella forma mentis di Microsoft che si paleserà 15 anni dopo. Quando il gigante di Seattle decide di ridisegnare Windows, sceglie di farlo fuori da ogni logica scheumorfica (cioè mimetica della realtà) con un approccio più piatto, astratto, minimalistico e mondriano all’interfaccia. Forse l’insegnamento di Bob è ancora vivo nella mente di Steve Ballmer. L’interfaccia figurativa è finita, inizia quella astratta. E astratta sia.

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Graduated in European history in Florence, he started working in publishing soon after having come across a Mac computer in 1984

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