La questione della democrazia in Cina

Senza democrazia il potere è una menzogna

di Wei Jingsheng

✎ Think|Tank. Il saggio del mese [Agosto 2020]

Il Muro della democrazia in uno scatto dell’epoca.

Chi è Wei Jingsheng

di Ilaria Maria Sala

Fanatico maoista

Arresto e peregrinaggio

Per queste attività, Wei è arrestato una prima volta per tre mesi alla fine del ’67, anche se, date le condizioni di illegalità e caos dell’epoca, Wei non considera come tale questa esperienza carceraria. In fuga per evitare arresti successivi, comincia coi suoi compagni un lungo peregrinare attraverso il paese che li porta a conoscere realtà inimmaginate: gli incontri coi mendicanti e gli affamati alle stazioni, con le vittime delle persecuzioni politiche confinate in regioni remote, e i laogai (i campi di lavoro) alimentano dubbi profondi sulla bontà del sistema abbracciato con fervore fino a quel momento.

L’esperienza nell’esercito

Quando diminuisce il rischio di arresto, Wei entra nell’esercito, grazie all’intercessione paterna, evitando di essere inviato in campagna come succedeva ai «giovani istruiti». Dal ’69 al 73, da soldato, ha di nuovo la possibilità di viaggiare, approfondendo ulteriormente la conoscenza delle realtà del paese censurate dalla stampa, e di cui nessuno parla.

La democrazia, ovvero la quinta modernizzazione

È il 1978, e Deng Xiaoping cerca di ottenere consensi dando il via alle «quattro modernizzazioni», inneggiando ad un nuovo periodo sotto il segno della legalità. Inizia la protesta del «Muro di Xidan». Il primo dazibao affisso da Wei è quello che lo ha reso famoso: «La Quinta Modernizzazione: La Democrazia». Firmandosi «Jing Shen», indica un indirizzo al quale essere contattato per continuare a discutere degli argomenti trattati.

La repressione e l’incarceramento

Nel 1979 Deng decide di reprimere il movimento per la democrazia, e Wei è fra i primi ad essere arrestati, per le sue critiche dirette contro i nuovi mandarini post-maoisti. Accusato di spionaggio per aver commentato la guerra sino-vietnamita con un giornalista inglese, dopo un processo-farsa viene condannato a quindici anni di prigione.

Liberato e ri-processato

Nel ’94, a sei mesi dallo scadere della pena, le autorità cinesi lo liberano sperando di ottenere i giochi olimpici del 2000, che invece vanno a Sydney. Rimane in libertà per sei mesi. Fin dall’inizio si impegna a ridare impeto al Movimento per la Democrazia, cercando anche di organizzare una rete di assistenza per i feriti e i familiari delle vittime del massacro di Tienanmen.

La liberazione definitiva

Rimarrà in carcere solo fino al 16 novembre 1997, quando sarà rilasciato per “motivi medici” e subito esiliato negli Stati Uniti, su pressioni internazionali, e in particolare su richiesta dell’allora presidente americano Bill Clinton

Riconoscimenti

Nel 1996, Wei Jingsheng ha ricevuto il Premio Sacharov per la libertà di pensiero e il Premio Robert F. Kennedy per i diritti umani. L’anno successivo è stato insignito del National Endowment for Democracy Award. Tra gli altri riconoscimenti il Premio Olof Palme Memorial nel 1994 e l’International Activist Award della Gleitsman Foundation nel 1993.

Autodifesa al primo processo (1979)

Ritengo che le accuse formulate contro di me dal Pubblico Ministero del Tribunale Intermedio del Popolo di Pechino siano prive di fondamento. Che io abbia pubblicato delle riviste e dei dazibao è del tutto conforme all’Articolo 45 della Costituzione, che sancisce:

Prima obiezione

L’Accusa sostiene che io abbia divulgato segreti militari riguardanti il nostro paese a un cittadino straniero, e che questo fatto costituisce un crimine controrivoluzionario. Per quanto ricordo, sia il nuovo che il vecchio Codice Penale, nella sezione riguardante le pene da infliggere ai controrivoluzionari (interruzione del giudice: Wei jingsheng, parla più lentamente!) sanciscono: fornire informazioni al nemico costituisce tradimento di stato.

Seconda obieizione

La Pubblica Accusa sostiene che io abbia distribuito propaganda contro-rivoluzionaria. I miei articoli, come La Quinta Modernizzazione: la democrazia, e altri, sono stati definiti articoli reazionari, e anche la mia rivista — Esplorazioni — è stata chiamata reazionaria. In queste circostanze, si dovrebbe prima di tutto chiarire che cosa sia considerato rivoluzionario e che cosa, invece, controrivoluzionario.

La Rivoluzione è un’azione che segue il senso della storia, che si colloca all’avanguardia contro tutto ciò che è antico e conservatore e in opposizione al cammino della storia. La rivoluzione è una lotta fra il nuovo e il vecchio.

Coloro che etichettano costantemente come «rivoluzionaria» la volontà della gente al potere non fanno altro che annientare le ideologie diverse dalla propria. Coloro che credono nello slogan «il potere è la verità», accettano semplicemente la concezione volgare della Rivoluzione adottata dalla Banda dei Quattro, e da altri prima di loro, e che è stata una delle armi più potenti per reprimere il Popolo e i rivoluzionari per più di venti anni.

Senza democrazia, le quattro modernizzazioni non sono realizzabili. Se la quinta modernizzazione — la democrazia — non sarà realizzata, tutte le altre modernizzazioni non saranno altro che una nuova menzogna.

Come può questo principio essere considerato controrivoluzionario?

Terza obiezione

L’Accusa mi imputa di aver calunniato il marxismo-leninismo e il pensiero di Mao Zedong dal momento che ho affermato, a questo proposito, che «differivano a malapena da rimedi da ciarlatani». La calunnia, secondo il mio giudizio, è un’accusa priva di fondamento.

Senza eccezioni, hanno tramutato l’ideale comunista in uno strumento per rafforzare la dittatura di un manipolo di dominatori, che però insistono col chiamare «dittatura del proletariato».

Il destino del marxismo somiglia a quello subito nel corso della storia da innumerevoli religioni: dopo due o tre generazioni, ha perso la sua essenza rivoluzionaria. Il suo ideale non è più che un pretesto per mantenere il popolo in schiavitù, un semplice strumento di oscurantismo. La sua natura è cambiata radicalmente.

Quarta obiezione

L’Accusa sostiene che io abbia «sventolato la bandiera della cosiddetta libertà di parola, della democrazia e dei diritti umani, con l’intento di incitare al sovvertimento della dittatura del proletariato e del sistema socialista».

Prima di tutto, vorrei segnalare che la libertà di parola non può essere definita ‘cosiddetta’. È un diritto stabilito con chiarezza dalla Costituzione, la quale stabilisce che ogni cittadino ha il diritto di goderne pienamente.

Che l’Accusa utilizzi questo tono per fare riferimento ai diritti garantiti dalla Costituzione indica non solo che l’Accusa non è esente da pregiudizi, ma anche che ha dimenticato il suo dovere di difendere i diritti democratici dei cittadini.

Quinta obiezione

Non credo che sia necessario confutare punto per punto le imputazioni che l’Accusa ha formulato contro di me isolando le mie frasi dal contesto, e desidero solamente sottolineare due cose: la prima, che il motivo per cui la Costituzione garantisce ai cittadini il potere di criticare i governanti è perché questi ultimi sono comuni esseri umani; potranno commettere meno errori solamente venendo sottoposti al controllo critico del Popolo, evitando di diventare dei sovrani che opprimono la loro gente, e solo così potranno veramente conquistare la fiducia del Popolo.

Autodifesa al secondo processo (1995)

Onorevoli Giudici e Giurati,

È necessario creare un’atmosfera di tolleranza e fiducia reciproca, perché solo così potranno venire espressi, discussi e risolti in modo legale problemi e conflitti di ogni tipo. Così, tutti i cittadini cinesi, con interessi diversi, diverse opinioni, diverse origini etniche e provenienti da diverse regioni saranno capaci di mantenere le loro posizioni coesistendo pacificamente, risolvendo via via gli eventuali problemi con procedure trasparenti e legali.

Questa è l’interpretazione che dò al concetto di «Movimento per la democrazia». Non ha niente a che vedere con la «cospirazione antigovernativa». Un governo può e deve essere modificato. I processi tramite i quali questi cambiamenti possono avere luogo sono scritti nella Costituzione e nei Codici legali del paese. Solo i tentativi di cambiare un governo con mezzi illegali costituiscono una cospirazione contro il governo. Il nostro movimento per la democrazia non ha impiegato nessun mezzo illegale, né abbiamo intenzione di sovvertire il governo con mezzi illeciti. Ci siamo limitati ad attività politiche di massa di largo respiro, e ad attività culturali e artistiche. Nulla potrebbe essere più lontano da una «cospirazione antigovernativa».

Laureatosi in storia a Firenze nel 1977, è entrato nell’editoria dopo essersi imbattuto in un computer Mac nel 1984. Pensò: Apple cambierà tutto. Così è stato.

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