La costituzione dell’Unione sovietica

(5 dicembre 1936)

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Nel 1918 il Congresso Panrusso dei Soviet approvò la prima costituzione della Repubblica Federale Socialista Sovietica Russa, che però, nelle convulsioni del periodo rivoluzionario, ebbe solo un’esistenza teorica.

Il 30 dicembre 1922 sorgeva poi l’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche dalla federazione delle repubbliche russa, ucraina, bielorussa e transcaucasica; e il 6 luglio 1923 veniva promulgata una nuova costituzione federale.

Essa sottolineava il carattere socialista del nuovo Stato, e indicava l’organo supremo nel Congresso Panrusso dei Soviet dell’Unione, i cui poteri nell’intervallo tra le sessioni erano esercitati dal Comitato esecutivo centrale dell’URSS, che si divideva in due Camere: il Soviet dell’Unione e il Soviet delle Nazionalità.

Il carattere distintivo di tale costituzione, come già di quella del 1918, era però l’immediato richiamo ai principi della lotta di classe, in virtù dei quali gli ex-nobili, i preti, i borghesi e i loro sostenitori venivano privati del diritto di voto, e si attuava una fortissima discriminazione elettorale tra gli operai, che eleggevano un deputato ogni 25.000 abitanti, e i contadini, che ne eleggevano uno ogni 125.000 abitanti.

Per di più l’elezione avveniva con suffragio indiretto e palese: a duplice grado per gli operai e a triplice grado per i contadini.

I progressi compiuti nel dodicennio successivo sulla strada della “società senza classi” vennero addotti a spiegazione del diverso carattere della nuova costituzione del 1936.

Un progetto di essa, in buona parte dovuto a Nikolàj Ivànovic’ Bucharin e a Karl Berngàrdovic Radek, venne pubblicato sulla “Pravda” del 12 giugno 1936, e tutta la popolazione fu invitata a discuterlo nelle riunioni di fabbrica e di partito, benché tale discussione servisse più da veicolo di agitazione e di propaganda tra le masse che non da reale strumento di una effettiva partecipazione popolare alla redazione del nuovo testo costituzionale.

Il progetto con lievi modifiche venne approvato il 15 dicembre 1936 dall’VIII Congresso straordinario dell’URSS, appositamente convocato.

La nuova Costituzione definisce i principi fondamentali che regolano la vita economica e sociale nello Stato socialista; riordina il governo dello Stato ponendo il Soviet Supremo, in luogo del Congresso Panrusso dei Soviet e abolendo ogni discriminazione elettorale in favore del suffragio diretto, universale (per tutti i cittadini di ambo i sessi di età superiore a 18 anni), e segreto; stabilisce che i poteri del Soviet Supremo, che si aduna due volte l’anno, negli intervalli siano esercitati dal Presidium, eletto dal Soviet Supremo.

I decreti del Presidium devono essere convertiti in legge dal Soviet Supremo, ma già l’intervallo di tempo che intercorre tra le sessioni di questo rende impossibile il rifiuto di tale conversione.

È poi necessario avvertire che il testo costituzionale non dà alcuna reale misura del peso politico del partito comunista nella vita dell’URSS.

L’articolo 126 si limita ad affermare che «i cittadini più coscienti della classe operaia e degli altri strati di lavoratori si uniscono nel partito comunista dell’U.R.S.S., che è l’avanguardia dei lavoratori».

In realtà, esso monopolizza il potere politico, e il suo comitato centrale è il solo organo autorizzato a presentare le liste dei candidati alle elezioni, sì che il dissenso può solo esprimersi col voto negativo: nella pratica, anzi, la semplice astensione del voto è considerata atto ostile al regime, e non è consentita.

Il partito è retto da un comitato centrale che nel 1956 contava 133 membri effettivi e 122 candidati: il suo presidium è l’effettivo detentore del potere nell’U.R.S.S.

Il partito contava 80.000 iscritti nell’aprile 1917, 240.000 nell’agosto successivo, 2.555.000 nel 1933, per ridursi a 1.920.000 nel 1938 in seguito alle epurazioni, e risalire a 2.306.000 nel 1939 e a 7.220.000 nel 1956.

Fino al XVIII Congresso del partito (1939), anche per l’ammissione al partito erano fissate norme discriminatorie che favorivano l’accesso agli operai in confronto alle altre categorie sociali.

Il testo della costituzione in G. Ambrosini, La nuova costituzione sovietica, col testo della costituzione tradotto dal russo, Palermo, 1937, pp. 51–78: se ne dà qui una scelta tratta da Anchieri, Antologia storico-diplomatica. Raccolta ordinata di documenti diplomatici, politici, memorialistici, di trattati e convenzioni dal 1815 al 1940, Milano, Istituto per gli studi di politica internazionale, 1941, pp. 434-438. Cfr. P. Biscaretti Di Ruffia, Lineamenti generali dell’ordinamento costituzionale sovietico (dottrina, legislazione e prassi), Milano, Giuffrè, 1956.

Capitolo I. — Organizzazione sociale

Art. 1. — L’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche è lo Stato socialista degli operai e dei contadini.

Art. 2. — La base politica dell’U.R.S.S. è costituita dai Consigli (Sovieti) dei deputati dei lavoratori, sorti e affermatisi in seguito allo spodestamento dei proprietari e fondiari e dei capitalisti, e alla conquista della dittatura del proletariato.

Art. 3. — Tutto il potere dell’U.R.S.S. appartiene ai lavoratori della città e della campagna, rappresentati dai Consigli dei deputati dei lavoratori.

Art. 4. — La base economica dell’U.R.S.S. è costituita dal sistema socialista dell’economia e della proprietà socialista degli strumenti e dei mezzi di produzione, che sono il risultato della liquidazione del sistema economico capitalistico, dell’abolizione della proprietà privata sugli strumenti ed i mezzi di produzione e dell’eliminazione dello sfruttamento dell’uomo da parte dell’uomo.

Art. 5. — La proprietà socialista nell’U.R.S.S. assume o la forma di proprietà di Stato (patrimonio di tutto il popolo), oppure la forma di proprietà delle aziende cooperative e collettive (Kolchosi, proprietà delle unioni cooperative).

Art. 6. — La terra, il sottosuolo, le acque, le foreste, le officine, le fabbriche, le miniere di carbone e di minerali, i trasporti per ferrovia, per via d’acqua o per via aerea, le banche, i mezzi di comunicazione (telefonici, telegrafici e radio), le grandi aziende furali organizzate dallo Stato (aziende rurali sovietiche, stazioni di macchine e trattrici, ecc.) ed altresì le aziende municipali e il complesso fonda- mentale delle abitazioni delle città e dei centri industriali, costituiscono la proprietà dello Stato, cioè il patrimonio di tutto il popolo (vsienàrodnoie dostojànie).

Art. 7. — Le aziende sociali nelle organizzazioni rurali collettive e nelle organizzazioni cooperative con le loro scorte vive e morte, la produzione delle aziende rurali collettive e delle aziende cooperative, gli edifici sociali di queste, costituiscono la proprietà sociale, socialista, delle aziende rurali collettive e delle organizzazioni cooperative. Ogni componente (dvor) dell’azienda rurale collettiva possiede, secondo le norme dello statuto dell’artel agricolo, in usufrutto personale un piccolo appezzamento di terreno, ed in proprietà personale l’azienda accessoria all’appezzamento di terreno, la casa per l’abitazione, il bestiame produttivo, il pollame ed il minuto inventario rurale.

Art. 8. — La terra, occupata dalle aziende rurali collettive, è ad esse consolidata in uso gratuito, non sottoposto a termine, cioè perpetuo.

Art. 9. — Accanto al sistema socialista dell’economia, che è la forma dominante dell’economia nell’U.R.S.S., la legge ammette la piccola proprietà privata dei contadini singoli e degli artigiani, basata sul lavoro personale e senza impiego di lavoro altrui.

Art. 10. — Il diritto di proprietà individuale dei cittadini sul reddito del proprio lavoro e sui propri risparmi, sulle case di abitazione e sui beni domestici ausiliari, sugli oggetti facenti parte dell’uso e dell’economia domestica, come altresì sugli oggetti di uso e comodità personali, il diritto di successione ereditaria relativo a tali beni sono tutelati dalla legge.

Art. 11. — La vita economica dell’U.R.S.S. viene determinata e indirizzata secondo un piano statale dell’economia nazionale, la cui direttiva è l’accrescimento della ricchezza sociale, l’incessante miglioramento del livello materiale e culturale dei lavoratori, il potenziamento dell’indipendenza dell’U.R.S.S. e l’aumento delle sue capacità difensive.

Art. — 12. — Il lavoro nell’U.R.S.S. è dovere di ogni cittadino idoneo al lavoro, secondo il principio: «Chi non lavora, non mangia».

Nell’U.R.S.S. è attuato il principio del socialismo: «Ciascuno deve dare secondo le proprie attitudini, a ciascuno deve essere dato secondo il suo lavoro».

Capitolo II — Organizzazione dello Stato.

Art. 13. — L’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche è uno Stato federale, formato sulla base dell’unione volontaria delle seguenti Repubbliche Socialiste Sovietiche aventi uguaglianza di diritti: Repubblica Socialista Federale Sovietica Russa; R.S.S. d’Ucraina; R.S.S. di Biancorussia; R.S.S. dell’Azerbaigian; R.S.S. di Georgia; R.S.S. di Armenia; R.S.S. del Turkmenistan; R.S.S. dell’Usbekistan; R.S.S. del Tadzichistan; R.S.S. del Kasackstan; R.S.S. di Kirghisia.

Art. 16. — Ogni Repubblica federata possiede una propria costituzione, che tiene conto delle particolarità della Repubblica, e che è redatta in piena concordanza con la costituzione dell’U.R.S.S.

Art. 17. — Ogni Repubblica dell’Unione conserva il diritto di uscire liberamente dall’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche.

Capitolo III. — Organi supremi del potere statale della Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche.

Art. 30. — L’organo supremo del potere statale dell’U.R.S.S. è il Consiglio supremo dell’U.R.S.S. (Vierchòvnyi Soviet SSSR).

Art. 32. — Il potere legislativo dell’U.R.S.S. è esercitato esclusivamente dal Consiglio Supremo dell’U.R.S.S.

Art. 33. — Il Consiglio Supremo dell’U.R.S.S. è composto di due Camere: Consiglio dell’Unione (Sòvièt Soiuza) e Consiglio delle Nazionalità (Sòvièt Natsionàlnostej).

Art. 34. — Il Consiglio dell’Unione viene eletto dai cittadini dell’U.R.S.S. secondo il rapporto: un deputato per ogni 300.000 ab.

Art. 35. — Il Consiglio delle Nazionalità viene eletto dai cittadini dell’U.R.S.S. nelle singole repubbliche federate e autonome, nelle regioni autonome, e nei distretti nazionali, secondo le seguenti proporzioni: 25 Deputati per ogni repubblica federata, 11 Deputati per ogni repubblica autonoma, 5 Deputati per ogni regione autonoma, e un Deputato per ogni distretto nazionale.

Art. 36. — Il Consiglio Supremo dell’U.R.S.S. viene eletto per 4 anni.

Art. 48. — Il Consiglio Supremo dell’U.R.S.S. elegge nell’Assemblea riunita di ambedue le Camere, il Presidium del Consiglio Supremo dell’U.R.S.S., così costituito: Presidente del Presidium del Consiglio Supremo dell’U.R.S.S.; quattro Vice-Presidenti, il Segretario del Presidium e trentun membri del Presidium.

Il Presidium del Consiglio Supremo dell’U.R.S.S. è subordinato gerarchicamente al Consiglio Supremo dell’U.R.S.S. in tutta la sua attività. [Le sue attribuzioni (art. 49) sono quelle generalmente conferite al Capo dello Stato.]

Art. 56. — Il Consiglio Supremo dell’U.R.S.S. designa in assemblea plenaria di ambedue le Camere, il Governo dell’U.R.S.S.: il Consiglio dei Commissariati del popolo dell’U.R.S.S.

Capitolo X. — Diritti e doveri fondamentali dei cittadini.

Art. 118. — I cittadini dell’U.R.S.S. hanno il diritto al lavoro, cioè il diritto di ricevere un’occupazione, garantita con un compenso corrispondente alla quantità e qualità del lavoro.

Art. 119. — I cittadini dell’U.R.S.S. hanno diritto al riposo.

Art. 120. — I cittadini dell’U.R.S.S. hanno diritto all’assistenza materiale nella vecchiaia, e parimenti in caso di malattia e di perdita della capacità lavorativa.

Art. 121. — I cittadini dell’U.R.S.S. hanno diritto alla istruzione.

Art. 122. — La donna nell’U.R.S.S. gode gli stessi diritti dell’uomo in tutti i campi della vita economica, statale, culturale e sodale-politica.

Art. 124. — Allo scopo di assicurare ai cittadini la libertà di coscienza, la chiesa nell’U.R.S.S. è separata dallo Stato, e la scuola dalla chiesa. La libertà di professare culti religiosi e la libertà della propaganda antireligiosa sono riconosciute a tutti i cittadini.

Art. 125. — In armonia con gli interessi dei lavoratori e allo scopo di rinforzare l’organizzazione socialista, si garantiscono ai cittadini dell’U.R.S.S.:
a) la libertà di parola;
b) la libertà di stampa;
c) la libertà di associazione e di riunione;
d) la libertà di cortei e di dimostrazioni nelle strade.

Art. 127. — È garantito ai cittadini dell’U.R.S.S. l’inviolabilità della persona. Nessuno può essere sottoposto all’arresto se non per decisione del giudice o con l’autorizzazione del Procuratore di Stato.

Art. 128. — L’inviolabilità del domicilio dei cittadini e il segreto epistolare, vengono tutelati dalla legge.

Art. 129. — L’U.R.S.S. offre diritto di asilo ai cittadini stranieri, perseguitati per la difesa degli interessi dei lavoratori, e per la loro attività scientifica, e per la lotta di liberazione nazionale.

Art. 132. — La legge prevede l’obbligo militare generale. Il servizio militare nell’armata rossa degli operai e dei cittadini è un dovere onorevole per i cittadini dell’U.R.S.S.

Art. 133. — La difesa della Patria è un obbligo sacro per ogni cittadino dell’U.R.S.S.

Fonte: Rosario Romeo e Giuseppe Talamo (a cura di), Documenti storici. Antologia, vol. II L’età conteporanea, Loescher, Torino, 1966.

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Graduated in European history in Florence, he started working in publishing soon after having come across a Mac computer in 1984

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