Il significato dei 3mila milardi di Apple

Vai agli altri articoli della serie “L’unicità di Apple”
Vai agli altri articoli della serie “L’industria del computer e la sua storia

Shira Ovide, che copre la tecnologia per il “New York Times”, nel 2015 aveva pronosticato un declino di Apple. Adesso si sta mangiando il cappello.

Siamo lieti di proporvi questo intervento di Shira Ovide, curatrice della newsletter tecnologica del “New York Times”. Cinque anni fa in un articolo su Bloomberg Opinion, la Ovide aveva pronosticato un declino irreversibile di Apple dovuto al rallentamento e alla stagnazione del mercato degli smartphone con evidenti conseguenze sul prodotto di punta della Apple, l’iPhone e di conseguenza sull’intera azienda fondata da Steve Jobs e Steve Wozniak.

Oggi la Ovide pubblica una rettifica ragionata a quella previsione che non è del tutto un’abiura, ma una interessante e onesta riconsiderazione.

Il segreto della Apple di oggi non è solo quello di fare dei grandi prodotti, senza però più l’innovazione che aveva caratterizzato l’epoca di Steve Jobs, ma anche di essere diventata bravissima nel fare soldi da questi prodotti e da ogni loro anfratto.

Eccovi la traduzione italiana delle note della Ovide.

La corsa di Apple verso il record di capitalizzazione borsistica.

$3.000.000.000.000

Questo è il valore complessivo delle azioni di Apple al 3 gennaio 2022. La sua capitalizzazione era un misero 2,93 trilioni di dollari mercoledì 29 dicembre. Si tratta di un numero pazzesco che nessuna azienda ha mai raggiunto prima.

Il conseguimento di questa pietra miliare ci dà l’occasione per scavare nell’identità di Apple e degli altri titani della tecnologia americana. Le grandi aziende tecnologiche sono bravissime nel fare prodotti, ma ancora più brave nel fare soldi. Questo è il motivo per cui Apple vale così tanto.

Dove è il superpotere di Apple? Con scelte intelligenti e nuovi allettanti prodotti, ha saputo estendere la vita dell’impero costruito sull’iPhone ben oltre il momento in cui si sarebbe verificato un declino naturale.

Quella che avrebbe dovuto essere il momento critico di Apple — cioè la sua dipendenza dall’iPhone in una fase in cui gli smartphone non si vendono più come il pane — è stato invece la fonte della sua forza.

Le carte di Apple

Google e Facebook fanno soldi con la pubblicità di calzini, di camere in hotel e di tante altre cose, e non c’è tantissimo da capire. Comprendere il sofisticato meccanismo dietro la forza di Apple aiuta a demistificare i titani della tecnologia che hanno catturato ammirazione come pure derisione.

Dal 2015 in appena cinque anni, quando molti pensavano, come me, che arrivasse l’inverno di Apple, le sue vendite sono aumentate di più di 132 miliardi di dollari, il triplo della crescita delle vendite di Tesla nello stesso periodo. I profitti di Apple sono stratosferici: probabilmente perché i consumatori sono disposti a strapagare i suoi prodotti, pure i loro straccetti da 19 dollari.

I fatti però rimangono quelli che sono: il prodotto principale dell’azienda, gli smartphone, sono passati da un “wow!” a un “uffa!” e la gente non ne compra più tanti e tanto spesso quanto prima.

Nel 2015, 1,4 miliardi di nuovi smartphone sono stati venduti in tutto il mondo. Nel 2021, la società di ricerca IDC ha stimato le vendite totali a … 1,4 miliardi. La fetta di quelli che sono iPhone — all’incirca uno su sette — non si è mossa molto. Ci sono eccezioni a questa tendenza piatta di vendite, compreso il 2021, quando sono stati venduti un sacco di nuovi iPhone. Dopo anni in Cina l’iPhone è stato nel 2021 lo smartphone più venduto.

Da problema a risorsa

Ma soprattutto, questo è ciò che gli smartphone sono oggi: sono un prodotto meraviglioso ed essenziale che però la gente non cambia molto spesso, come avviene per i frigoriferi, le automobili e i televisori. In teoria, il nostro comprare meno telefoni dovrebbe essere un problema per Apple. Invece, Apple, perché è estremamente intelligente nel fare soldi, ha convinto i clienti a continuare comprare e a cambiare gli iPhone.

Addirittura più tipi di iPhone rispetto a prima, compresi quelli ultra costosi. Ha saputo padroneggiare aspetti apparentemente marginali del mix del prodotto come l’autoprogettazione del chip, ha convinto gli acquirenti di iPhone a pagare per componenti aggiuntivi o servizi come lo spazio cloud per memorizzare le foto.

E l’azienda continua a trovare nuovi modi per fare soldi da cose che rendono gli iPhone più utili e più potenti, compresi gli abbonamenti per le app, le cuffie AirPods e gli orologi integrati con l’iPhone e tanto altro ancora.

L’identità di Apple

Non è che Apple si sia distanziata tanto dalla sua identità di azienda dell’iPhone. Si sta appoggiando, anche in misura maggiore di prima, sull’iPhone che resta il cuore di tutto il sistema. Sarà difficile per Apple continuare con questa politica. Sta di fatto che anche se le vendite di smartphone sono state una noia per sei anni, la Apple è andata e sta andando alla grande.

Niente di tutto ciò spiega esaurientemente il traguardo dei 3 trilioni di dollari di capitalizzazione. Le aziende Big Tech sfornano profitti consistenti e in costante aumento a tal punto che gli investitori sono disposti a premiarle oltremisura. Ma non si tratta solo di denaro.

In questo balzo di capitalizzazione, c’è anche l’entusiasmo per il lancio da parte di Apple di nuovi prodotti — nel settore dei dispositivi indossabili, della realtà virtuale e dell’auto senza conducente — che potrebbero, come è successo con l’iPhone, far sì che altre aziende seguano il suo esempio così da rendere Apple ancora più ricca e indispensabile.

I problemi di di Apple col software intelligente — avrete senz’altro imprecato recentemente contro Siri — suggeriscono che non sarà una passeggiata per l’azienda continuare a essere la migliore in un futuro fatto di metaverso e di intelligenza artificiale.

Questa non è una previsione, però. Ho smesso di fare previsioni su Apple.

Da: Shira Ovide, The Meaning of Apple at $3 Trillion, “The New York Times”, 5 gennaio 2022

Shira Ovide cura per il NYT la newsletter On Tech, una guida su come la tecnologia sta rimodellando le nostre vite e il mondo. Prima di entrare al NYT, ha curato una rubrica sulle aziende tecnologiche per “Bloomberg Opinion”. In precedenza è stata reporter al “Wall Street Journal”, dove ha scritto su argomenti di tecnologia, finanza e industria dei media. Ms. Ovide è cresciuta a Dayton, Ohio, e ora vive a New York.

--

--

--

Laureatosi in storia a Firenze nel 1977, è entrato nell’editoria dopo essersi imbattuto in un computer Mac nel 1984. Pensò: Apple cambierà tutto. Così è stato.

Love podcasts or audiobooks? Learn on the go with our new app.

Get the Medium app

A button that says 'Download on the App Store', and if clicked it will lead you to the iOS App store
A button that says 'Get it on, Google Play', and if clicked it will lead you to the Google Play store
Mario Mancini

Mario Mancini

Laureatosi in storia a Firenze nel 1977, è entrato nell’editoria dopo essersi imbattuto in un computer Mac nel 1984. Pensò: Apple cambierà tutto. Così è stato.

More from Medium

iPhone 13 Pro Max: Meet the ultimate king of smartphones

Apple, Samsung, and the Irrelevance of the American Smartphone Market

The iPhone 13 Camera and How it Compares

The 2022 new iPad Air