Il diario di un curato di campagna, Lettera del signor Louis Dufréty al signor curato di Torcy

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L’immagine di chiusura del film di Robert Bresson

“Che cosa importa? Tutto è grazia”.
Il curato all’amico Louis Dufréty, prima di spirare

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Import-Export — LOUIS DUFRÉTY, Rappresentante
Lille, febbraio 19..

Signor curato,
Vi mando senza indugio le informazioni che avete voluto sollecitare. Le completerò ulteriormente con un racconto a cui il mio stato di salute non mi ha permesso di mettere un’ultima mano e che destino ai Quaderni della gioventù di Lille, rivista modestissima su cui scrivo a tempo perso. Mi permetterò di farvi avere il fascicolo appena comparirà in libreria.

La visita del mio amico mi ha fatto un notevole piacere. Il nostro affetto, nato nei più begli anni della nostra giovinezza, era di quelli che non hanno niente da temere dalle ingiurie del tempo. Credo d’altronde che la sua prima intenzione non fosse di prolungare la sua visita al di là del tempo necessario ad una buona e fraterna chiacchierata.

Verso le diciannove circa, si è sentito leggermente indisposto. Ho creduto di doverlo trattenere a casa. Questa, sebbene molto semplice, sembrava piacergli molto e non ha fatto alcuna difficoltà ad accettare di passarvi la notte. Aggiungo che io stesso, per delicatezza, avevo chiesto l’ospitalità di un amico il cui appartamento si trova poco lontano dal mio. Verso le quattro, non potendo dormire, sono andato discretamente fino in camera sua, e ho trovato il mio disgraziato compagno steso a terra, senza conoscenza. L’abbiamo trasportato sul suo letto. Per quanta cura vi ponessimo, temo che questo spostamento gli sia stato fatale. Ha subito rimesso fiotti di sangue. La persona che allora partecipava alla mia vita, avendo fatto seri studi medici, ha potuto dargli le cure necessarie, e mi ha informato del suo stato. Il pronostico era dei più cupi. Tuttavia, l’emorragia è cessata. Mentre attendevo il medico, il nostro povero amico ha ripreso conoscenza. Ma non parlava. Delle grosse gocce di sudore gli colavano sulla fronte, e il suo sguardo, appena visibile tra le palpebre semichiuse, sembrava esprimere una grande angoscia. Ho constatato che il suo polso si indeboliva velocemente. Un bimbo del vicinato è andato ad avvertire il prete di guardia, vicario della parrocchia di Sainte-Austreberthe. L’agonizzante mi ha fatto comprendere a cenni che desiderava il suo rosario, che ho preso nella tasca dei pantaloni, e che da allora ha tenuto stretto al petto. Poi è sembrato ritrovare le forze, e con una voce quasi inintelligibile mi ha pregato di assolverlo. Il suo viso era più calmo, ha perfino sorriso. Benché una giusta valutazione delle cose mi facesse obbligo di non accondiscendere al suo desiderio con troppa fretta, l’umanità e l’amicizia non mi avrebbero permesso un rifiuto. Aggiungo che credo di aver compiuto quel dovere con un sentimento che può darvi completa sicurezza. Il prete si faceva sempre aspettare, e ho creduto di dover esprimere al mio sfortunato compagno il dispiacere che mi dava un ritardo che rischiava di privarlo delle consolazioni che la Chiesa riserba ai moribondi. Mi è sembrato che non capisse. Ma qualche istante dopo la sua mano si è posata sulla mia, mentre il suo sguardo mi faceva nettamente segno di avvicinare il mio orecchio alla sua bocca. Ha pronunciato allora distintamente, anche se con una estrema lentezza, queste parole che sono certo di riportare esattamente: “Che cosa importa? Tutto è grazia.”
Credo che sia morto quasi subito dopo.

George Bernanos, Diario di un curato di campagna, Parole d’Argento Edizioni-Edizione del Kindle, pp.177-178.

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Laureatosi in storia a Firenze nel 1977, è entrato nell’editoria dopo essersi imbattuto in un computer Mac nel 1984. Pensò: Apple cambierà tutto. Così è stato.

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Mario Mancini

Mario Mancini

Laureatosi in storia a Firenze nel 1977, è entrato nell’editoria dopo essersi imbattuto in un computer Mac nel 1984. Pensò: Apple cambierà tutto. Così è stato.

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