Il boom delle cripto start-up

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I miglior cervelli della Silicon Valley stanno lasciando il lavoro nelle FANG (Facebook/Meta. Apple, Netflix, Google/Alphabet) per cercare l’avventura nel mondo cripto.

Sappiamo che nel mondo del lavoro è in corso un cambiamento radicale del quale ancora non riusciamo a intuire lo sbocco, né le conseguenze. Anche i lavori meglio retribuiti e stimolanti, considerati essere al vertice delle aspettative delle persone, vengono buttati giù come birilli dall’ansia del futuro e dal nuovo sentirsi della gente nel mondo attuale.

Daisuke Wakabayashi e Mike Isaac, due giornalisti di vaglio del New York Times, ci raccontano che cosa sta succedendo ai lavoratori nel luogo più cool del mondo, la Silicon Valley, dove al tempo di Steinbeck sugli alberi crescevano le prugne e oggi crescono i soldi, o meglio i Bitcoin.

Succede che un qualcosa di ancora indefinito, incerto e nebuloso, finora anche ridicolizzato e considerato una opzione oracolare, i migliori cervelli della Valle entrano nell’antro di questa Sibilla cumana in uno stato di trans. E in questo stato transattivo, molti tecnologici decidono di abbandonare le lucrose posizioni nelle FANG (Facebook, Amazon, Apple, Netflix e Google) per lanciarsi nell’altrove.

Si tratta della grande fuga nel cripto, una parole che già dice tutto anche in senso etimologico.

I migliori cervelli del mondo stanno andando proprio lì.

Ecco come ci narrano questo esodo, quasi biblico, i due giornalisti del Times.

Buona lettura.

Un’opportunità unica in una generazione

Quando questo nel dicembre 2021 Sandy Carter ha lasciato il posto di vicepresidente dell’unità di cloud computing di Amazon, ha annunciato in un post su LinkedIn che iniziava una nuova avventura in una società di tecnologia cripto, Unstoppable Domains. Ha messo anche un link per le posizioni aperte nella nuova start-up.

Nel giro di due giorni più di 350 persone — molte già impiegate nelle più grandi compagnie internet — hanno cliccato sul link e fatto domanda di lavoro presso l’azienda. La start-up vende indirizzi di siti web che si trovano sulla blockchain, il sistema di registro distribuito che sta alla base delle criptovalute.

“È la tempesta perfetta. Lo slancio che stiamo vedendo in questo spazio è semplicemente incredibile”, ha commentato la Carter.

Lei stessa fa parte di un’ondata di dirigenti e ingegneri che lasciano i comodi lavori a Google, Amazon, Apple e alle FANG — alcune delle quali pagano milioni di dollari in compenso annuali — per inseguire ciò che vedono come un’opportunità unica in una generazione. La prossima grande cosa sarà il cripto, un nome che include valute digitali come Bitcoin e prodotti come i token non fungibili, o NFT, e altre tecnologie che si basano sulla blockchain.

Un gorgo di cervelli e risorse

La Silicon Valley è piena di storie di persone che si lanciano investimenti cripto apparentemente improbabili come Dogecoin, una moneta digitale basata su un meme di cani, per arricchirsi in un modo che cambia la vita. Bitcoin è salito di circa il 60 per cento nel 2021, mentre Ether, la criptovaluta legata alla blockchain Ethereum, è aumentata in valore più di cinque volte.

Ma al di là di questa mania speculativa, un plotone crescente dei migliori e più brillanti cervelli dell’industria tecnologica vede nel cripto un momento di trasformazione che arriva una volta ogni pochi decenni e premia coloro che individuano il cambiamento sismico prima del resto del mondo. Nelle criptovalute, vedono paralleli storici con l’arrivo del personal computer e di internet che erano all’inizio ridicolizzati, e invece hanno finito per rovesciare lo status quo e creare una nuova generazione di miliardari.

Anche gli investitori vi si sono gettati. Quest’anno hanno investito più di 28 miliardi di dollari in criptovalute globali e start-up blockchain, quattro volte il totale nel 2020, secondo PitchBook, una società che tiene traccia degli investimenti privati. Più di 3 miliardi di dollari sono andati solo nelle aziende NFT.

“C’è un gigantesco rumore di risucchio proveniente dal mondo cripto”, ha detto Sridhar Ramaswamy, amministratore delegato della start-up Neeva, un motore di ricerca, ed ex dirigente di Google, che compete con le aziende di cripto per aggiudicarsi i migliori cervelli. “Ci si sente di nuovo come gli anni ’90 con la nascita di internet. È così prematuro, così caotico e così pieno di opportunità”.

Un nuovo Internet

Cripto, che è stato anche ribattezzato come il meno scoppiettante web3, potrebbe non essere diverso dalle bolle speculative del passato come i mutui subprime o la mania dei tulipani del XVII secolo, dicono gli scettici. Gran parte della mania è guidata dal desiderio di arricchirsi rapidamente con una classe di attività che spesso sembra basarsi su una narrazione da barzellette.

Ma la crescente schiera di veri adepti è convinto che cripto può cambiare il mondo creando un internet più decentralizzato che non è controllato da un pugno di aziende. Mentre i Bitcoin ci sono dal 2009, i prodotti cripto come gli NFT hanno fatto irruzione nel mainstream solo quest’anno. Questo ha accelerato l’esodo dalle aziende Big Tech verso il mondo delle cripto.

Questo mese, Brian Roberts, il direttore finanziario di Lyft, ha lasciato la società concorrente di Uber per unirsi a OpenSea, una popolare start-up di criptovalute. “Ho visto abbastanza cicli e cambiamenti di paradigma per comprendere quando qualcosa di grande sta emergendo”, ha detto in una e-mail. “Siamo al giorno uno in termini di NFT e del loro impatto”.

Il mese scorso, Jack Dorsey si è dimesso dalla carica di amministratore delegato di Twitter per dedicare più tempo alle criptovalute e alla costruzione del web3 nell’altra azienda da lui fondata, Square. Con un esplicito riferimento blockchain, Dorsey ha anche rinominato Square in Block. Ha voluto enfatizzare il cambiamento cambiando le foto dei dirigenti di Block con avatar con la testa a forma di blocco e ha raccomandato un tool in modo che altri possano creare il proprio avatar con la testa a forma di blocco.

E David Marcus, il capo dei progetti di criptovaluta di Meta, la società madre di Facebook, ha annunciato che alla fine del 2021 lascerà Meta per seguire il suo “DNA imprenditoriale”. Marcus, 48 anni, ha intenzione di lavorare su un proprio progetto di criptovaluta, hanno confermato due persone a conoscenza dei suoi piani.

Google corre ai ripari

Il fascino di cripto è diventata unna sirena così irresistibile che alcune delle più grandi aziende tecnologiche stanno lottando per mantenere i propri dipendenti. A Google, la preoccupazione di mantenere i dipendenti — incluso il fatto di non perderli a favore delle strat-up di criptovalute — è diventata così pressante che la questione è diventata parte dell’agenda discussa ogni lunedì da Sundar Pichai, l’amministratore delegato della società, con i suoi più importanti collaboratori.

Google ha anche iniziato ad offrire ulteriori incentivi in azioni ai dipendenti in parti dell’azienda che sembravano mature per essere reclutate da società cripto.

A differenza di Meta, che ha abbracciato il mondo cripto da tempo, Google è stato riluttante a saltare sul carro. Ma i dipendenti di Google hanno visto in prima persona le opportunità offerte dalla nuova tecnologia quando Surojit Chatterjee, uno dei vicepresidenti di Google, ha lasciato l’azienda l’anno scorso per diventare il responsabile di prodotto di Coinbase, uno delle più grandi società di scambio di criptovalute.

Quando ad aprile Coinbase si è quotata in borsa, le azioni di Chatterjee nella società sono schizzate a oltre 600 milioni di dollari. Ha lavorato lì per soli 14 mesi.

L’ansia del FOMO

Tale enorme valore delle azioni cripto ha suscitato l’ansia da FOMO (Fear of Missing Out) tra molti tecnologi — soprattutto tra quelli i cui amici hanno comprato Bitcoin diversi anni fa e ora sono enormemente ricchi.

“Nel 2017 o giù di lì, le persone entravano in questo mondo soprattutto come opportunità di investimento”, ha detto Evan Cheng, co-fondatore e amministratore delegato di Mysten Labs, una start-up focalizzata sulla costruzione di progetti di infrastrutture blockchain. “Ora sono persone che vogliono effettivamente costruire cose”.

Cheng, 50 anni, ha lasciato Facebook nel mese di settembre dopo sei anni, per lavorare su Novi, il suo progetto cripto. Dei circa 20 dipendenti di Mysten Labs, la maggior parte dei quali sono sparsi tra San Francisco, Londra, New York e altrove, circa l’80% proviene da aziende tecnologiche come Facebook, Google e Netflix.

Le aziende focalizzate sulle tecnologie blockchain sono proliferate, compresi quelle di scambio di criptovalute come Bitpanda, Gemini e CoinList, così come sono proliferate aziende NFT nel campo del collezionismo d’arte come OpenSea e Dapper Labs. Lo stesso è successo ad aziende di infrastrutture come Dfinity e Alchemy.

Il plus delle aziende cripto

Una parte della fuga di cervelli verso il cripto è stata anche provocata dalle preoccupazioni nei confronti del controllo e del predominio delle più grandi aziende tecnologiche. Molti si sono uniti a Google, Facebook e alle altre FANG per creare qualcosa di nuovo e invece hanno incontrato la burocrazia e la difficoltà di lavorare in aziende colossali.

Coloro che si lasciano alle spalle uno stipendio da Big Tech non devono aspettare così a lungo per ritrovarlo in una start-up di criptovalute.

Mentre i dipendenti generalmente accettano un salario ridotto nelle start-up tecnologiche nella speranza che le azioni della società mettano a segno il colpo grosso, i lavoratori delle start-up cripto sono subito riforniti di “liquidità” con la capacità di incassare le loro azioni molto prima. Spesso, possono farlo sotto forma di scambio di criptovalute della loro azienda, secondo Dan McCarthy, un reclutatore per la società di investimenti Paradigm che ha scritto sui potenziali lati positivi delle start-up cripto per i lavoratori tecnologici.

Un differente ethos

In alcuni casi, le start-up di criptovalute offrono pacchetti di compensazione pari a quelli delle più grandi aziende tecnologiche grazie alla facile convertibilità dei “token” dell’azienda — o della criptovaluta sottostante che sostiene la start-up — in contanti.

“Non succede di prendere un terzo del proprio stipendio Big Tech, perché molte di queste aziende cripto sono ben capitalizzate”, ha detto Cheng.

Sandy Carter, l’ex vice presidente di Amazon, è convinta che le persone sono interessate a lavorare in aziende di criptovalute per qualcosa che va oltre il denaro. Alcuni sono attratti dall’ethos del web3, che si sforza di decentralizzare il potere e il processo decisionale. È un’alternativa al modo in Google e Facebook sono arrivati a dominare internet accumulando i dati personali degli utenti per vendere pubblicità.

Carter ha detto che c’è un grande interesse per il web3 in Amazon, ma hlei non sta reclutando in Amazon, perché si è impegnata a non contattare gli ex-colleghi.

Quindi l’esodo dei tecnologi verso la crittografia continuerà?

“La risposta è assolutamente sì”, ha detto. “Il momento è semplicemente perfetto per saltare sul al treno cripto”.

Da: Daisuke Wakabayashi e Mike Isaac, The New Get-Rich-Faster Job in Silicon Valley: Crypto Start-Ups, “The New York Times”, 22 dicembre 2021

Daisuke Wakabayashi si occupa di tecnologia da San Francisco, copre Google e altre aziende per il New York Times. Ha trascorso otto anni al Wall Street Journal, prima come corrispondente estero in Giappone e poi come inviato a San Francisco.

Mike Isaac scrive di tecnologia e autore di Super Pumped: The Battle for Uber, un best-seller del NYT sulla drammatica ascesa e caduta della società di ride-hailing. Copre regolarmente Facebook e la Silicon Valley e lavora nell’ufficio di San Francisco del Times

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Laureatosi in storia a Firenze nel 1977, è entrato nell’editoria dopo essersi imbattuto in un computer Mac nel 1984. Pensò: Apple cambierà tutto. Così è stato.

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Mario Mancini

Mario Mancini

Laureatosi in storia a Firenze nel 1977, è entrato nell’editoria dopo essersi imbattuto in un computer Mac nel 1984. Pensò: Apple cambierà tutto. Così è stato.

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