I dodici punti dei contadini svevi

Manifesto del 1525

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Käthe Kollwitz, ‘Autoritratto’, Litografia, 1924, Londra, British Museum.

Composti probabilmente a Memmingen (e non a Waldshut) nel marzo 1525, sono il più popolare dei manifesti lanciati dai ribelli durante la grande rivolta dei contadini tedeschi del 1524-25. Nella rivolta confluirono, come è noto, temi religiosi derivanti dal luteranesimo (e in particolare dallo scritto di Lutero Della libertà del cristiano, novembre 1520) ma svolti assai più oltre di quanto Lutero non approvasse, insieme con esigenze di carattere sociale dei contadini, danneggiati dallo sviluppo dell’economia mercantile e monetaria, e aspiranti perciò a un ritorno alle vecchie consuetudini giuridiche e ai vecchi diritti collettivi, che lo sviluppo del capitalismo erodeva a vantaggio della proprietà privata. Questi motivi si riflettono nei Dodici articoli, che uniscono alla concretezza delle richieste economiche e sociali la veemenza del pathos religioso, e che da ciò trassero la loro forza rivoluzionaria.

Il più noto dei “leader” della rivolta, Thomas Münzer, era personalmente interessato assai più alla riforma religiosa che a quella sociale, e questa vedeva in funzione soprattutto del suo anabattismo. Per lui la stessa parola scritta della Bibbia non bastava: occorreva la parola di Dio direttamente rivelata ai fedeli ancora una volta, e interpretata da un nuovo profeta, perché la Scrittura potesse essere correttamente intesa.

Ma egli seppe trovare un nesso tra rivendicazioni sociali e riforma che Lutero non aveva visto:

Lutero — egli asseriva — dice che i poveri hanno quanto basta loro nella fede. Non si accorge che l’usura e le tasse impediscono a molti di ricevere la fede? Dice che la parola di Dio è sufficiente; non si rende conto che gente che spende ogni minuto del suo tempo per procurarsi il pane non ha tempo d’imparare a leggere la parola di Dio? I Principi dissanguano il popolo con l’usura e considerano loro proprietà i pesci degli stagni, gli uccelli del cielo e l’erba dei prati, e il Dottor Bugiardo dice: Amen! Con che coraggio parla il dottor Posapiano, il nuovo papa di Wittenberg, il Dottor Comodone, il gaudente adulatore? Egli dice che non ci dovrebbe essere ribellione, perché Dio ha dato la spada all’autorità, ma il potere della spada appartiene alla comunità intera. Nel buon tempo antico il popolo assisteva quando si rendeva giustizia, per impedire che le autorità pervertissero la giustizia, ma ora esse l’hanno pervertita. Devono essere gettate giù dai loro seggi. Gli uccelli si vanno radunando per divorarne i cadaveri.

Questa opposizione religiosa, unita al dilagare del disordine e al timore che la libertà interiore del cristiano da lui predicata si convertisse nell’anarchia e nella dissoluzione dell’ordine costituito, ebbe una parte decisiva nello schierare Lutero contro la rivolta. Nell’aprile 1525 egli pubblicò una Esortazione alla pace a proposito dei dodici articoli dei contadini di Svevia, nella quale le esigenze dei ribelli venivano riconosciute per buona parte giuste e fondate; ma il dilagare della rivolta lo spinse, un mese dopo, a comporre una violenta invettiva Contro le bande ladre e assassine dei contadini, in cui esortava a «colpire, trafiggere e uccidere» i ribelli, e che, apparsa troppo tardi, nel momento della disfatta dei contadini e della feroce repressione, apparve ancora più odiosa.

La rivolta dei contadini contribuì ad allontanare, in parte, i contadini dal luteranesimo, mentre i principi cattolici vedevano proprio nella predicazione del riformatore la vera origine del rivolgimento. I contadini dovettero rinunciare per sempre ai loro obbiettivi, ma anche la minore nobiltà provinciale aveva subito un gravissimo colpo che si risolse a tutto vantaggio dei principi territoriali ai quali si doveva in gran parte la repressione.

Il testo in Quellen zur neueren Geschichte, Kaiser, Reich und Reformation 1517-1525, [Fonti per la storia moderna, Imperatore, Impero e Riforma], ed. E. Walder, 2° ed., Berna, 1960. Sui Dodici articoli cfr. Bainton, Lutero, trad. it., Torino, Einaudi, 1950, pp. 241-42, e in genere 236-49; Ritter, La formazione dell’Europa moderna, trad. it. Bari, Laterza, 1964, pp. 176-185, e in particolare G. Franz, Die Entstehung der “Zwolf Artikel” der deutschen Bauernschaft [L’origine dei “dodici articoli” dei contadini tedeschi], in «Archiv für Reformationsgeschichte», 1939. La traduzione italiana che qui si riproduce sta in G. Alberigo, La riforma protestante, Milano, Garzanti, 1959, pp. 111-112.

1. Le nostre Comunità avranno diritto di eleggersi i loro Parroci, e questi dovranno predicare la parola di Dio unicamente secondo il Vangelo.

2. Non pagheranno se non le decime in grano da servire al sostentamento dei parroci; l’avanzo andrà a beneficio dei poveri.

3. Sarà soppressa la schiavitù, perché Cristo col prezioso suo sangue ci ha tutti redento senza distinzione.

4. e 5. Saranno libere per il contadino, l’uccellagione e la pesca, e così pure la caccia, perché la selvaggina dei signori non danneggi e non consumi di più il nostro, il che finora sopportammo in silenzio. I boschi ritorneranno in possesso della Comunità.

6. e 7. Non saremo tenuti a dare maggiori prestazioni personali che i nostri maggiori: tali prestazioni saranno fissate con preciso contratto fra il Signore e i soggetti, e non avrà più luogo l’ingiusto arbitrio.

8. Il tributo dei beni feudali sarà stabilito su basi più eque, acciocché non avvenga che noi lavoriamo le terre senza alcun vantaggio.

9. Si osserveranno le buone leggi antiche e non se ne faranno delle nuove arbitrariamente.

10. Chiunque si sarà ingiustamente appropriato di terreni appartenenti alle Comunità sarà tenuto a farne restituzione.

11. Cesserà la consuetudine chiamata “caso di morte”, per cui gli eredi debbano redimere la loro eredità dalla signoria mediante una parte di quella (per es., consegnando il miglior capo di bestiame: Besthaupt), onde le vedove e gli orfani vengano certamente derubati. E finalmente:

12. Noi vogliamo, quando uno di questi articoli sia contrario alla parola di Dio e sopra tal fondamento sia oppugnato, che s’intenda abrogato.

Fonte: Rosario Romeo e Giuseppe Talamo (a cura di), Documenti storici. Antologia, vol. II L’età moderna, Loescher, Torino, 1966.

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Graduated in European history in Florence, he started working in publishing soon after having come across a Mac computer in 1984

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