Gli innovatori del Bauhaus

Gli uomini che hanno fatto l’impresa

della redazione di “Sentieri Selvaggi Magazine”

Vai agli articoli della serie “I 100 anni del Bauhaus

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Gi uomini del Bauhaus. 1 Walter Gropius; 2 Paul Klee; 3 Vasilij Kandinsky; 4) Ludwig Mies van der Rohe; 5 Lyonel Feininger; 6 Josef Albers.

Walter Gropius

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Direttore del Bauhaus 1919/1928. Architetto e principale esponente del Bauhaus, fu assistente dell’architetto Peter Berhens. Nel 1911 progettò le Officine Fagus ad Alfeld an der Leine e nel 1914 realizzò il Padiglione industriale del Deutscher Werkbund a Colonia. Gropius fu fino al 1928 l’anima e il leader indiscusso dell’istituto Bauhaus, ne definì il modello didattico e incise su tutti i momenti di svolta, dal manifesto e programma del 1919, al nuovo indirizzo del ’23, Arte e tecnica: una nuova unità. Nel 1926 progettò la nuova sede del Bauhaus a Dessau, uno degli edifici chiave del razionalismo, nonché le quattro Case dei Maestri. Dopo aver lasciato il Bauhaus, Gropius continuò la sua attività di architetto negli Stati Uniti, dove dal 1937 insegnò ad Harvard. Ma i suoi progetti e i suoi scritti teorici viaggiarono da un capo all’altro del mondo, per diffondere il verbo dell’architettura moderna.

Hannes Meyer

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Direttore del Bauhaus 1928/1930. Architetto svizzero, di profonde convinzioni marxiste ed esponente del gruppo ABC di Basilea. Dal ’19 al ’23 realizzò la Siedlung Freidorf per il movimento cooperativo svizzero. Nel 1927 venne chiamato da Walter Gropius a occuparsi del dipartimento di architettura del Bauhaus, appena nato. Quando l’anno seguente Gropius dette le dimissioni, Meyer fu nominato nuovo direttore dell’istituto. Sotto la sua guida l’architettura diventò centrale a discapito delle altre discipline artistiche e il programma rispecchiò l’impostazione sociale e la concezione tecnologica e “oggettiva”. Ma i fermenti politici all’interno dell’istituto, in particolare della cellula comunista degli studenti, provocarono le reazioni da parte dell’opinione pubblica e dei politici di destra. Così nel 1930 il sindaco di Dessau fu costretto a chiedere le dimissioni di Meyer dal Bauhaus.

Ludwig Mies van der Rohe

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Direttore del Bauhaus 1930/1933. Uno dei più importanti architetti del ’900. Il suo più celebre motto, Less is more, sintetizzava i suoi sforzi di semplificazione e purificazione della forma architettonica. Ma “il meno è il più” non era una pretenziosa affermazione volta alla noncuranza progettuale o formale, piuttosto risuonava come un monito a concepire uno stile architettonico elegante, diretto, senza fronzoli. Non a caso il materiale prescelto da Mies fu l’acciaio, simbolo di modernità, che garantiva una liberazione strutturale notevole, così come gli otto pilastri cruciformi della Neue Nationalgalerie di Berlino. E poi a New York, il Seagram Building, uno dei pochi grattacieli che, con le sue 1500 tonnellate di elegante bronzo faccia-vista, si distingue nel marasma di vetro cittadino. Non a caso il Seagram è uno dei grattacieli più inquadrati del cinema americano (Celebrity, Colazione da Tiffany).

Johannes Itten

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Pittore, studiò arte e composizione a Stoccarda. Nel 1919 venne chiamato al Bauhaus da Gropius che gli affidò il corso preliminare di 6 mesi, che divenne uno dei momenti più importanti nel percorso di formazione degli allievi. Le sue lezioni iniziavano con esercizi ginnici e di respirazione, ognuno doveva trovare il suo ritmo ed essere libero di sviluppare la propria personalità. Era seguace del Mazdaznan, movimento neozoroastriano che prevedeva un particolare tipo di abbigliamento, una dieta vegetariana, esercizi di respirazione e prescrizioni di carattere disciplinare e ascetico che accrescevano la componente mistica del suo insegnamento. Il suo grande ascendente portò a diverse conversioni tra gli studenti. Ma le sue idee e i suoi metodi erano destinati a scontrarsi con le prospettiva di Gropius di un’arte al servizio della standardizzazione e produzione seriale: nel 1923 Itten lasciò la scuola.

Vasilij Kandinsky

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Nacque a Mosca, studiò legge ed economia e si accostò alla pittura verso i 30 anni, a Monaco, dove iniziò il suo periodo di studi accademici e un’irregolare attività da autodidatta. Dopo sperimentazioni sull’uso delle tecniche e del colore, a partire dal 1910 già si avvicinò alla composizione “astratta”, dove i “valori concreti di colore e di linea diventano autonomi, non più legati all’obbligo di trovare riscontri con le sagome degli oggetti naturali” (Barilli). L’anno seguente dette il via, insieme a Franz Marc, all’esperienza del Blaue Reiter, uno dei due gruppi fondamentali dell’espressionismo tedesco. Nel 1912 pubblicò il saggio fondamentale Lo spirituale nell’arte. E approfondì sempre più la sua ricerca in direzione di una pittura “concreta”. Dal 1922 al 1933 insegnò al Bauhaus, come “maestro della forma” nel corso base di pittura e nel laboratorio di decorazione murale. Nel 1926 pubblicò il saggio Punto, linea, superficie che compendiò molte delle riflessioni esposte agli studenti dell’istituto, riguardo gli elementi fondamentali della forma.

Paul Klee

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Uno dei più importanti artisti del XX secolo. Postimpressionismo, secessionismo, espressionismo, cubismo sintetico, astrattismo: tutto fu rivisto e filtrato attraverso la sua concezione delle forme e del colore e, soprattutto, la messa in pratica della sua immaginazione. “…di tutti gli artisti del nostro secolo, Klee è quello che più consapevolmente si discosta dalle grandi linee dei programmi e degli assunti teorici dell’arte moderna” (Argan). Nel 1921 fu chiamato da Walter Gropius al Bauhaus, dove rimarrà fino al 1931, occupandosi dei corsi base di pittura, di tipografia, dei laboratori di pittura murale e del vetro. Proprio l’attività di docente gli consentì di articolare in maniera più approfondita il suo pensiero, che confluì in una serie di saggi e appunti raccolti, poi, in Teoria della forma e della figurazione, scritti “che hanno, per l’arte moderna, la stessa importanza e lo stesso significato che hanno, per l’arte del Rinascimento, gli scritti che compongono la teoria della pittura di Leonardo” (Argan).

Lyonel Feininger

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Nato a New York da genitori di origine tedesca, studiò prima musica e poi arte a Berlino. Ben presto si dedicò al fumetto e nel 1906 firmò un contratto con il “Chicago Sunday Tribune” per una serie di strisce di comics settimanali, lavoro che gli garantì una certa stabilità economica e gli consentì di viaggiare. A Parigi conobbe il cubismo, che declinò però in una forma del tutto personale: “i miei quadri si avvicinano sempre più alla sintesi della fuga”. Poi strinse rapporti anche con i pittori espressionisti e cominciò a sviluppare nei suoi quadri temi architettonici. Fu tra i primi ad essere chiamati da Gropius a insegnare al Bauhaus. Una sua xilografia, La cattedrale del socialismo, accompagnò il manifesto della scuola. Negli anni di Weimar fu “maestro della forma” nel laboratorio di tipografia. Con Kandiskij, Klee e Alexej Jawlensky dette vita al gruppo Die Blaue Vier. Nel ’37 si trasferì a New York, dove continuò la sua attività artistica.

László Moholy-Nagy

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Nato in Ungheria, studiò legge fino al 1913, per arruolarsi poi nell’esercito austro-ungarico. In guerra fu ferito gravemente e durante la convalescenza cominciò a occuparsi di pittura. Nel 1918 entrò nel gruppo d’avanguardia MA, per poi trasferirsi a Berlino dove espose alla galleria “Der Sturm” nel ’23. Proprio in quell’occasione incontrò Gropius, che lo invitò a collaborare con il Bauhaus, dove si occupò del laboratorio dei metalli e, dopo la partenza di Itten, del corso preliminare. La sua attività e il suo insegnamento si concentrarono sullo studio dei materiali e dell’equilibrio dinamico delle strutture, ma si occupò anche di tipografia, grafica, di sperimentazione fotografica e cinematografica. Pubblicò una serie di testi teorici per la collana di libri del Bauhaus, diventando un protagonista centrale nell’organizzazione e nelle tendenze dell’istituto. Ma nel ’28, dopo le dimissioni di Gropius, in disaccordo con la nuova linea introdotta da Meyer, decise di lasciare la scuola, per continuare la sua attività artistica e di sperimentatore in giro per il mondo. Si trasferì nel ’37 a Chicago dove fondò prima il New Bauhaus, di vita breve, e poi l’Institute of Design (1938).

Georg Muche

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Studiò arte prima a Monaco e poi a Berlino, dove entrò in contatto con gli espressionisti che orbitavano intorno alla galleria “Der Sturm”, al punto da diventare insegnante dell’istituto d’arte annesso. Nel 1920 fu chiamato al Bauhaus come maestro della forma del laboratorio di tessitura, ma nei primi anni diresse alcuni laboratori speciali anche all’interno del corso preliminare di Itten. Per l’Esposizione del Bauhaus del 1923, progettò la casa modello “Haus am Horn”, dimostrazione pratica di una “macchina per abitare”, un edificio economico, “oggettivo”, bianco, cubico, costruito con materiali prefabbricati e dotato di una cucina compatta e moderna, attrezzata di tutti i più aggiornati dispositivi.

Josef Albers

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Già noto come pittore, si iscrisse al Bauhaus nel 1920 e frequentò il corso preliminare di Itten e il laboratorio del vetro. Dal 1923 insegnò al corso preliminare, al fianco di László Moholy-Nagy fino al 1928 e poi come unico responsabile. Ma in questi anni al Bauhaus si occupò comunque di lavori e dipinti su vetro, di lavori in metallo, di progettazione di mobili, di design per la stampa. Alla chiusura dell’istituto nel 1933, si trasferì negli Stati Uniti, dove intensificò la sua ricerca pittorica, sempre più concentrata sulle infinite varietà dei rapporti di colore, che diventarono centrali per il significato formale delle sue opere. Nella celebre serie Omaggio al quadrato sono le differenti tonalità di colore dei suoi quadrati a creare effetti ottici di profondità, a dettare il senso dello spazio, della luce, a indirizzare la psicologia della percezione. La ricerca di Albers fu fondamentale per molte delle tendenze più “astratte” dell’arte del secondo Novecento, a cominciare dall’optical art.

Marcel Breuer

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Ungherese, frequentò i corsi di falegnameria al Bauhaus, distinguendosi come un elemento di spicco della scuola. Dopo una formazione professionale di architettura a Parigi, nel 1925 fu richiamato da Gropius a Dessau per occuparsi del laboratorio di falegnameria. È in questo periodo che progettò e realizzò mobili costruiti con metallo tubolare, destinati a diventare tra i prodotti più importanti del design del Bauhaus, come la celebre sedia Wassily. Lavorò, tra le altre cose, agli interni della nuova sede di Dessau. Nel 1928, quando Meyer subentrò a Gropius, decise di lasciare la scuola per unirsi al vecchio direttore in un nuovo studio d’architettura a Berlino. A metà degli Anni ’30, sempre al fianco di Gropius, emigrò a Londra e poi negli Stati Uniti, dove insegnò alla Harvard University e continuò la sua attività professionale.

Si ringrazia la redazione di “Sentieri Selvaggi Magazine” per averci reso disponibile questo testo.

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Graduated in European history in Florence, he started working in publishing soon after having come across a Mac computer in 1984

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