Edmondo De Amicis: il cuore grande degli italiani

Amarcord di un Italia che non c’è più

di Michele Giocondi e Mario Mancini

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Un particolare dell’edizione Malipiero del 1965 di “Cuore”, illustrata da Giancarlo Castellani

Dopo le parentesi di Oriana Fallaci ed Umberto Eco, due contemporanei, torniamo ad occuparci della storia con Edmondo De Amicis che è il protagonista del 16° episodio della nostra serie sugli autori bestseller del passato. Lo scrittore ligure è stato uno dei pochi a fornire uno specifico aggettivo alla lingua italiana, “deamicisiano”. Questo termine designa un bena precisa particolarità del carattere della maggioranza degli italiani, che può essere interpretata sia in modo dispregiativo che elogiativo. Da una parte indica un certo patetismo buonista e inefficace, dall’altro allude al rispetto di un sistema di buoni sentimenti e di sempliciaffetti. Pure il nascente movimento operaio e la sua epressione politica, il Partito socialista, finirono con l’essere visti come un qualcosa di “deamicisiano” dai critici più radicali che si ispiravano al marximo e all’anarchismo. Solo per dire dell’influsso della poetica di De Amicis non solo nella letteratura italiana, ma nella stessa società civile.

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Se, però, c’è un aggettivo che si rivela inadatto a qualificare la persona da cui è tratto, questo è proprio la prima accezione dell’aggettivo, intendendo con “deamicisiano” quel qualcosa di moralistico, patetico e lacrimevole, pervaso di buoni sentimenti, che può addirittura sfociare in toni sdolcinati e melensi.

De Amicis fu tutt’altro, e quell’attributo, come il nomignolo che coniò velenosamente il Carducci, “Edmondo dei languori”, non gli rende per niente giustizia.

Buona parte della colpa la ebbe il suo libro più celebre, Cuore, sul quale si sono formate intere generazioni di giovani e di meno giovani da fine Ottocento fino agli anni Sessanta del Novecento. E se quel libro fortunatissimo giustifica in parte quell’aggettivo, occorre ricordare che De Amicis è stato molto altro e molto di più, ed etichettarlo in quella maniera appare riduttivo e parziale. E tutto sommato profondamente ingiusto. Perché il nostro autore ha composto libri molto diversi, si è mostrato concreto e attento a gestire la propria vita e i propri affari con gli editori, in un periodo in cui non c’erano né agenti letterari, né modelli di comportamento cui ispirarsi per curare i prodotti del proprio ingegno.

Basti solo vedere cosa fecero gli scrittori del suo tempo in circostanze analoghe, da Collodi a Manzoni, da Salgari alla Invernizio: tutti o vergognosamente sottopagati o addirittura falliti nella gestione delle proprie opere.

Un abile gestore della sua creatività artistica

De Amicis invece ha saputo destreggiarsi più che bene nei rapporti con gli editori, mostrando una concretezza e un senso degli affari che non hanno niente dello sprovveduto. Inoltre è stato un giornalista di valore, un abile inviato speciale che ha raccontato agli italiani, prima e meglio di altri, luoghi, paesi e realtà sia nazionali che extranazionali.

Infine è stato uno scrittore molto attento ai problemi sociali, alla condizione dei più deboli, a quella dei nostri migranti, da lui ben rappresentati in alcune opere, cosa non usuale all’epoca, anzi estremamente rara. In una delle sue ultime composizioni, Primo maggio, è addirittura approdato a un tipo di socialismo che un grande intellettuale e studioso come Sebastiano Timpanaro non ha esitato a definire “scientifico”.

Vedete bene come di “deamicisiano”, in tutto questo, ci sia ben poco.

La vita

Nasce a Oneglia (Imperia) nel 1846 in una famiglia agiata, ultimo di sei figli. Il padre Francesco è un “banchiere regio dei Sali e Tabacchi”, che significa grossista di questi beni di monopolio statale per rivenderli ai dettaglianti. Completate le scuole superiori, invece di intraprendere gli studi universitari come il fratello maggiore Tito, a causa della malattia del padre entra a 17 anni all’Accademia militare di Modena, per poter contare su uno stipendio sicuro.

Ne esce due anni dopo con il grado di sottotenente, giusto in tempo per partecipare alla III guerra d’indipendenza. Combatte come aiutante di campo del futuro re Umberto di Savoia nella rovinosa battaglia di Custoza, dove le nostre truppe, numericamente molto superiori a quelle austriache, vengono platealmente sconfitte.

La guerra persa alimenta feroci polemiche sulla impreparazione e sull’inadeguatezza del nostro esercito, che trovano riscontro in alcune opere del periodo, fra cui Una nobile follia di Iginio Ugo Tarchetti. Per ribattere al clima di sfiducia nei confronti dell’esercito ecco che i vertici militari danno vita a una rivista “Italia militare”, con lo scopo di risollevare l’immagine delle nostre forze armate. Per un breve periodo De Amicis sarà anche chiamato a dirigerla.

Il suo primo successo: La vita militare

In questa rivista compaiono dal 1867 i suoi racconti, che piacciono subito ai lettori. Allora un giovane editore milanese Emilio Treves, che ha da pochi anni iniziato la sua attività e che è alla ricerca di un libro di un certo successo per farsi conoscere nell’ambiente, chiede al De Amicis di poter stampare in volume i suoi bozzetti.

Esce così nel 1868 la prima edizione de La vita militare in 5.000 copie, cifra da considerarsi quasi azzardata all’epoca, ma giustificata sia dal favore con cui erano stati accolti in precedenza i racconti sulla rivista, sia dall’appoggio che le forze armate avrebbero riservato all’opera. E infatti le previsioni del Treves si rivelano non solo azzeccate, ma addirittura inferiori alla richiesta del pubblico, tanto è vero che le 5.000 copie si esauriscono in un solo mese.

Si parla allora di una seconda edizione, ma l’accorto De Amicis non la affida all’esordiente editore milanese, bensì al più famoso e paludato editore franco-fiorentino Felice Le Monnier, uno dei maggiori a livello nazionale, che poteva dare più visibilità al libro, e che aveva anche il pregio di trovarsi a poca distanza dall’edificio di Sant’Apollonia a Firenze, da dove il giovane tenente dirigeva la rivista militare.

Questa seconda edizione esce nel 1869, ampliata con l’aggiunta di altri otto racconti, e riscuote anch’essa molto successo, tanto che se ne ricaverà anche una edizione per le scuole. Sino al 1880 ne vengono vendute parecchie migliaia di copie, oltre 20.000, quando De Amicis decide di pubblicarne un’altra edizione, quella definitiva, stavolta di nuovo con il Treves, che nel frattempo si è molto ingrandito e ha surclassato il Le Monnier.

Chiamalo deamicisiano uno così, verrebbe da dire!

Di questa edizione definitiva, se ne tirano ancora parecchie decine di migliaia di copie. Se si considerano poi le varie versioni dell’opera, quali quelle di pregio, quelle illustrate, quelle popolari, quelle scolastiche, nonché le edizioni abusive, si calcola che si siano raggiunte le 200.000 copie.

La vita militare è quindi un successo di grandi dimensioni per l’epoca, ovviamente molto inferiore a quello che De Amicis avrebbe poi raggiunto con Cuore, ma di una entità tale, che non sappiamo quali altri libri possano averlo superato in questo scorcio di fine Ottocento e di inizio Novecento.

Giornalista e scrittore

Abbandonato l’esercito nel 1871, De Amicis si dedica al giornalismo. Scrive su la “Nazione” di Firenze e sull’“Illustrazione italiana” del Treves, dove compaiono in particolare i suoi servizi da inviato speciale in varie località europee ed extraeuropee. Da quegli articoli, arricchiti e impreziositi di notizie sugli usi, i costumi, le tradizioni e la storia, egli ricava dei volumi, che fanno conoscere quei paesi ai lettori nostrani e che ottengono un gran successo di vendita, a cominciare da Spagna uscito nel 1872, seguito poi da Ricordi di Londra e Olanda nel 1874, da Marocco nel 1876, da Costantinopoli nel 1877, infine da Ricordi di Parigi nel 1879.

Nello stesso periodo De Amicis compone altre opere, prima dello strepitoso successo di Cuore, come Ricordi del 1870–71 e Novelle nel 1872, Pagine sparse nel 1874, Poesie e Ritratti letterari nel 1881, Gli amici nel 1883, Alle porte d’Italia nel 1884, che portano il suo nome a primeggiare nelle classifiche editoriali.

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“Precossi rimase incantato davanti al treno della strada ferrata, con la macchina che va da sé, a darle la corda; non n’aveva visto mai; divorava con gli occhi quei vagoncini rossi e gialli”. Così De Amicis descrive lo stupore dello sfortunato alunno Pietro Precossi di fronte alla tecnologia, in un episodio, “Il vaporino“,” di “Cuore”. L’illustrazione di Giancarlo Castellani e a pag. 74 dell’edizione Giuseppe Malipiero del 1966.

Cuore

Il 15 ottobre 1886, primo giorno di scuola in quei tempi lontani e felici per gli studenti che avevano un mese esatto di vacanze in più di oggi, esce Cuore, il libro che avrebbe battuto ogni record di vendite e che si sarebbe imposto come uno dei più grandi successi editoriali di ogni tempo, subito dietro a Pinocchio.

De Amicis è all’epoca già un autore molto famoso. È passato per gli editori fiorentini Le Monnier e Barbera, e alla fine è approdato stabilmente presso il Treves, suo primo e ultimo editore, con il quale si lega in un rapporto che risulterà assai fruttuoso per entrambi. Per Treves non è stato tuttavia facile giungere a un sodalizio così stretto, in quanto De Amicis non è esente dalle lusinghe degli altri editori.

Per tenerselo stretto il Treves gli ha concesso delle collaborazioni continuative alle sue riviste, garantendogli quella sicurezza professionale ed economica che lo metta al riparo da editori concorrenti. Ma nonostante questo non sempre ci riuscirà. Anzi, nei confronti del romano (ma milanese di nascita) Sommaruga, verso il quale nei primi anni Ottanta stanno convergendo un po’ tutti i grandi nomi del periodo, da Carducci a D’Annunzio, e presso il quale vengono pubblicate delle eleganti riviste come “La cronaca bizantina” e “La Domenica letteraria”, che rappresentano quanto di meglio si vada stampando nel paese, il rischio per Treves è grande. A De Amicis infatti il Sommaruga offre un compenso molto alto, come era solito fare anche con gli altri suoi autori, per pubblicarne un libro. In questo caso si parla di 8.000 lire per la cessione biennale dei diritti di Alle porte d’Italia: un contratto molto generoso, che De Amicis accetta subito

Questo fatto allarma ancora di più il già preoccupatissimo Treves, che teme di perdere uno dei cavalli di razza della sua scuderia, forse il principale. Ma la minaccia scompare all’improvviso l’anno dopo, il 1885, quando il Sommaruga viene travolto dallo scandalo giornalistico-finanziario che lo fa uscire completamente e definitivamente dalla scena e dal mercato delle lettere dell’epoca, quanto meno in Italia. In seguito il Sommaruga riparerà in Sud America dove riprenderà l’attività editoriale con altre lucrose iniziative.

Una trattativa quanto meno complessa

A questo punto De Amicis rispolvera un vecchio progetto al quale il Treves lo sollecitava da parecchi anni: un libro per i ragazzi, che diffonda quei valori sociali ed etici di cui il paese ha assoluto bisogno, anche per cementarne l’unità nazionale da poco realizzata.

De Amicis ha più volte preso in mano quel progetto, senza riuscire però a portarlo in fondo, e se non lo ha mai abbandonato del tutto, lo tira avanti stancamente e svogliatamente. Poi, come capita spesso agli artisti, nei primi mesi del 1886 viene preso da una fase di grande fervore creativo e in poco tempo porta a compimento quel progetto, senza nutrire però grande fiducia nel suo lavoro. Infatti propone al Treves di pubblicarlo con un contratto a forfait e non a percentuale, come si fa di solito quando non ci si aspettano grosse vendite da un libro, e si preferisce incassare subito una determinata somma, indipendentemente dall’esito delle vendite. Pertanto propone all’editore di cedergli per due anni i diritti di sfruttamento del libro in cambio di 4.000 lire, la metà di quanto aveva incassato dal Sommaruga l’anno prima.

L’editore ha ancora meno fiducia di lui sulle sorti del libro, perché rifiuta la proposta e in cambio gli offre un compenso del 10% sulle vendite per i primi 10 anni, dopo di che si sarebbe rinegoziata la parte economica. De Amicis accetta a malincuore le condizioni proposte dall’editore, sicuro di rimetterci.

Le cose vanno in maniera tale che si sovvertono completamente le previsioni di entrambi: dell’autore, che viene quasi costretto a concludere quello che si rivelerà il miglior affare della sua vita, e dell’editore che fa esattamente il contrario. Dopo due anni, infatti, invece delle 4.000 lire richieste inizialmente dal De Amicis, Treves gliene avrebbe versate 40.000. E solo le vendite straordinarie dell’opera riescono a far tornare il sorriso anche sulle labbra dell’editore.

Un successo strepitoso

Uscito a metà ottobre, Cuore incontra subito un successo strepitoso, come mai nessun altro libro aveva raggiunto in precedenza. Dopo pochi giorni comincia ad essere venduto a 1.000 copie al giorno, ritmo che tiene per alcune settimane. A fine anno il libro è già al 41° migliaio. In seguito le vendite continuano a salire costantemente e nel 1910 il libro raggiunge il mezzo milione di copie. Molta gente sta imparando l’italiano solo per poter leggere Cuore. Nei due mesi successivi all’uscita ci sono 18 richieste di traduzione, che salgono poco dopo a 25 e in seguito ce ne sono altre ancora, praticamente in ogni lingua del mondo. Nel 1936 tutte le copertine del libro tradotto compaiono in una mostra, in occasione del cinquantenario dell’uscita del libro.

Ma la fortuna editoriale di Cuore non si ferma a queste cifre. Nel 1916 il libro tocca le 750.000 copie, nel 1923 il milione; da allora ha continuato ad essere ristampato da Treves fino al 1938 e da Garzanti dal 1939, allorché questi gli subentra nell’attività editoriale. E più passa il tempo, più il libro si vende, con una progressione inversa a quanto accade di solito, allorché con il trascorrere degli anni un libro tende generalmente a ridurre le proprie vendite. Per Cuore sta avvenendo il contrario, cosa che sta a dimostrare come il libro di De Amicis sia entrato in maniera profonda e radicata nel tessuto educativo, sociale e culturale del paese per generazioni e generazioni.

L’ultima fase della vita

Negli anni successivi De Amicis si dedica principalmente al giornalismo, attività che svolgeva da tempo, e che si era arricchita di una collaborazione assai redditizia, a cui l’attento De Amicis teneva molto: un contratto con l’argentino “Nacional”, per il quale compone un articolo settimanale.

“ Lavoro di poca fatica”, scriveva alla sua “mamma” fiorentina Emilia Peruzzi, moglie del sindaco e politico Ubaldino Peruzzi, retribuito con la rispettabile cifra di 8.000 lire annue, somma elevatissima ai tempi, pari a circa otto volte lo stipendio annuo di un insegnante statale. E, se si vuole fare qualche altro paragone con la “borsa” letteraria, ricordiamo che per un romanzo Salgari in questi anni riceveva 350 lire a romanzo e la Invernizio 600 lire.

L’incontro con i nostri poveri migranti

Tale collaborazione De Amicis la terrà fino al 1893, quando a causa delle difficoltà finanziarie della testata deve interromperla e passare ad altro giornale argentino.

Nell’aprile del 1884 si reca di persona in Argentina e Brasile per tenere una serie di conferenze agli emigrati, per i quali è già da tempo un beniamino acclamato. E’ durante il viaggio di andata, effettuato su un normale bastimento di linea, che De Amicis fa la conoscenza del mondo dei migranti, dei disperati protagonisti di uno dei capitoli più dolorosi della nostra storia. La scoperta della sofferta realtà dell’emigrazione lo spinge a descrivere a forti tinte questo fenomeno in un libro, Sull’Oceano del 1889, che segna anche l’inizio di un profondo ripensamento politico dell’autore. In conseguenza di esso nel 1890 De Amicis aderisce con piena convinzione al socialismo e prepara il romanzo Primo maggio, che dato per imminente e di prossima pubblicazione nello stesso catalogo Treves del 1891, poi resterà incompleto e non uscirà più fino ai nostri tempi. Sarà pubblicato solo postumo nel 1980.

Altri romanzi di questa fase finale dell’autore, che comunque deve ancora compiere i 50 anni ed è quindi nel pieno del suo vigore creativo, sono Il romanzo di un maestro del 1890, Amore e ginnastica del 1892, La maestrina degli operai del 1895, La carrozza di tutti del 1899, L’idioma gentile del 1906 e un’altra decina di opere fra maggiori e minori. Tutte, quale più quale meno, premiate dal favore del pubblico, cosa che rende la carriera letteraria ed artistica di questo scrittore unica in assoluto nel nostro panorama letterario, quanto a successo e vendite.

L’impegno politico nel socialismo

Negli ultimi anni si accentua notevolmente l’impegno politico dell’autore per l’ideale del socialismo, del quale a livello nazionale è uno dei maggiori apostoli e sostenitori.

Editorialmente parlando questo si concretizza in numerosi opuscoli e fascicoli, spesso frutto di conferenze e di discorsi, i cui titoli restano emblematici in materia: Sulla questione sociale nel 1892, L’imbecillità progressiva della borghesia così detta colta nel 1893, Lavoratori alle urne nel 1894, Osservazioni sulla questione sociale nel 1895, Nel campo nemico: lettera a un giovane operaio socialista, Socialismo e patria e I nemici del socialismo nel 1896, Socialismo in famiglia: la causa dei disperati nel 1897, Ai nemici del socialismo nel 1899 ed altri ancora. Talvolta questi testi di alcune decine di pagine vengono pubblicati in volume, accorpati ad altri di maggior consistenza.

La sua adesione alla causa del socialismo, che dimostra, come dicevamo all’inizio, quanto l’immagine che tradizionalmente si ha di De Amicis sia incompleta e parziale, contribuisce a rendere burrascoso il rapporto con la moglie e la disgregazione della famiglia. E questa sarà una delle ragioni del suicidio del suo primogenito Furio, che si uccide nel 1898 a 22 anni, con lo strazio che si può facilmente immaginare del genitore.

De Amicis gli sopravvive altri 10 anni esatti. Muore nel 1908, all’età di 62 anni.

Michele Giocondi, fiorentino doc, si è laureato in letteratura italiana con Luigi Baldacci. Ha insegnato nei licei e svolto un’intensa attività editoriale nel settore scolastico, sia come autore che come responsabile di collana. Si è sempre occupato di letteratura di successo commerciale in libri come Lettori in camicia nera e Best seller italiani, nonché in numerosi articoli e saggi. giocondi è autore di un apprezzato Dizionario dei sinonimi e contrari, ristampato più volte. In tempi recenti ha scritto anche dei romanzi gialli.

Written by

Graduated in European history in Florence, he started working in publishing soon after having come across a Mac computer in 1984

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