Dio, famiglia, bitcoin

di Paul Krugman

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Il “New York Times” ospita un nuovo intervento di Paul Krugman sulle croptovalute. Questa volta il premio Nobel non affronta il tema in un’ottica economica ma in una politica. Uhm, forse in politica non è così bravo come in economia. Ma è pur sempre un premio Nobel!

È vero: i Bitcoin fin dalla loro comparsa hanno stabilito una stretta correlazione con alcuni capisaldi di una certo pensiero politico americano, quella che fa riferimento al libertarismo e alle teorie dello stato minimo che ha nella moneta uno dei punti cardine. Per certi versi i Bitcoin sembrano l’inveramento delle teorie di questi pensatori che si rifanno alle posizioni più radicali della Scuola austriaca di economia. Sostanzialmente, con i Bitcoin, il potere torna alla gente e scappa via dal controllo delle istituzioni. È un po’ il sogno degli anarchici di tutte le risme.

Krugman, però, va oltre questa filiazione nota e dichiarata, per intravedere una nuova alleanza carsica tra la strategia degli alt-right e la nuova destra americana e quello che i Bitcoin possono rappresentare per questa. Sostanzialmente il discorso riguarda il concetto di fiducia nelle istituzioni democratiche.

Per quanto molto discutibile, e anche parziale, il discorso di Krugman merita un’attenta considerazione sia che lo si respinga sia che lo si condivida.

Buona lettura!

L’infatuazione per i bitcoin

Josh Mandel, un sostenitore di Trump in lizza nelle primarie per il Senato del Partito repubblicano in Ohio, ha pubblicato un twitt con il suo programma di massima: “L’Ohio deve essere un Stato religioso, che sostiene la famiglia e promuove i Bitcoin”.

In effetti, è da tempo che esiste una robusto collegamento tra i Bitcoin e la nuova destra — che evoca quello storico tra il mondo conservatore e l’oro. Ma oggi l’infatuazione per i Bitcoin è ancora più forte di quella per l’oro.

A che cosa si deve questo fenomeno?

Ora, il fatto che molti entusiasti dei Bitcoin li usino per discorsi stravaganti, di per sé, non significa che le criptovalute siano una cosa cattiva. La gente può sostenere cause giuste per ragioni sbagliate.

Ad esempio, sono sicuro che molte persone accettino l’unanime sostegno della scienza ai vaccini non perché siano convinte dei risultati della ricerca scientifica, ma perché sono affascinati da persone in camice bianco che lavorano nei laboratori e che parlano in modo difficile.

Per questo è importante comprendere le motivazioni che stanno alla base del culto delle criptovalute.

La moneta digitale c’è già!

Prima di tutto un po’ di economia.

Mi si ricorda continuamente che viviamo in un’epoca digitale e che dunque dovremmo usare denaro digitale. Ma lo facciamo già! Come parecchi di voi, io pago la maggior parte delle cose con un clic del mouse, utilizzando una carta di credito o premendo un pulsante sul telefono. Ero solito tenere nel portafoglio qualche banconota da un dollaro per comprare frutta e verdura nelle bancarelle che punteggiano i marciapiedi di New York, ma adesso anche loro accettano PayPal.

Tutti questi pagamenti si basano sulla fiducia: le persone accettano carte di credito come Apple Pay, VISA perché sotto c’è su un conto corrente garantito dalla banca.

Lo scopo dei Bitcoin, come dichiarato nel “libro bianco” che li ha istituiti nel 2008, è stato proprio quello di eliminare quel tipo di garanzia fiduciaria: essi avrebbe validato i pagamenti utilizzando metodi crittografici — cioè attraverso una stringa di codice.

I Bitcoin miravano a creare un sistema di pagamenti pear-to-pear, totalmente indipendente da qualsiasi mediazione finanziaria di terze parti.

Perché i Bitcoin?

Ma perché introdurre una cosa del genere? Forse le banche sono così prive di fiducia? Ho partecipato a molti incontri nei quali gli scettici delle criptovalute hanno chiesto, nel modo più rispettoso possibile, dei semplici esempi di cose che si possono acquisire più efficacemente con le criptovalute che non con altre forme di pagamento. Ancora non ho ricevuto un solo esempio chiaro che non contempli attività illegali — che possono, ad essere onesti, essere portate avanti più facilmente se si usano criptovalute.

E la verità è che, sebbene i Bitcoin siano in circolazione da molto tempo stando agli standard di Internet — ben 13 anni! –, essi e le altre criptovalute hanno fatto davvero pochi progressi come monete, cioè come mezzi di scambio per acquistare beni e servizi. Le cifre precise non ci sono, ma sembra che una larga parte di transazioni in criptovaluta riguardino le attività speculative piuttosto che gli affari ordinari della vita.

A che servono i Bitcoin?

Tuttavia i Bitcoin e i suoi competitor hanno oggi raggiunto una valutazione di mercato superiore a mille miliardi di dollari. Allora, quali obiettivi si pensano di raggiungere con le criptovalute?

Uno potrebbe essere quello di trovare riparo dalla erosione della ricchezza da parte del governo. Come notato in un recente articolo di Bloomberg, alcuni miliardari stanno acquistando criptovalute nel caso che il valore del denaro “vada in fumo”.

In effetti, nel mondo ci sono state ben 57 iperinflazioni. Tuttavia, tutte si sono verificate nel bel mezzo di un caos politico e sociale. Ora qualcuno può pensare davvero che in un tale contesto si potrebbe andare online e riscuotere i propri Bitcoin?

C’è poi il FOMO — che sta “fear of missing out–paura di restare esclusi”. I Bitcoin hanno colto una sorta di punto debole del mercato: assomigliano a qualcosa di altamente tecnologico e futuristico, e al tempo stesso danno sfogo ad alcune paranoie politiche.

Il successo dei Bitcoin ha portato molti investitori apolitici a scendere in politica, ed ha anche indotto personaggi pubblici come Eric Adams, il nuovo Sindaco di New York, a promuovere i Bitcoin perché si immaginano che li faccia apparire lungimiranti.

Ma queste logiche confuse e incoerenti insite nei Bitcoin condurranno all’implosione di questa tecnologia? Non necessariamente. Dopo tutto, l’oro ha smesso di funzionare come mezzo di scambio da generazioni, ma il suo valore non è collassato.

E non dovremmo neanche sottovalutare l’importanza delle attività illegali. Ci sono circa 1.600 miliardi di dollari in circolazione in banconote da 100 dollari che costituiscono l’80 per cento di tutta la valuta degli Stati Uniti. È molto difficile che le banconote di grosso taglio siano usate dai consumatori comuni. Cosa pensate che la gente stia facendo con tutti quei “bigliettoni”?

L’alleanza tra bitcoin e destra

Ma lasciamo da parte le previsioni di mercato e chiediamoci come si possa spiegare l’alleanza sempre più stretta tra i Bitcoin e la nuova destra che appoggia Trump e il suo programma?

La risposta, direi, è che i Bitcoin si prefiggono di creare un sistema monetario e di pagamento che prescinda dalla fiducia in una istituzione — e la destra moderna mira a promuovere la sfiducia. Il Covid è una bufala; le elezioni sono state scippate; gli incendi nelle foreste della California non hanno niente a che vedere con il clima, ma sono stai provocati dai laser spaziali controllati dai Rothschild.

In questo contesto è perfettamente naturale per i politici di destra chiedere la fine di un sistema monetario che funziona tramite le banche — sappiamo tutti chi le controlla, vero? — e che si basa su una valuta che è collegata al sistema istituzionale. Anche se non c’è alcuna prova di abusi monetari generalizzati, per l’estrema destra ciò non è molto importante.

Il punto, allora, è che mentre ci sono temi economici reali connessi con le criptovalute, la loro crescita ha molto a che fare con il folle contesto politico più generale che tiene la democrazia americana sull’orlo di un precipizio.

Da: Paul Krugman, The Strange Alliance of Crypto and MAGA Believers, The New York Times, 10 gennaio 2022

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Laureatosi in storia a Firenze nel 1977, è entrato nell’editoria dopo essersi imbattuto in un computer Mac nel 1984. Pensò: Apple cambierà tutto. Così è stato.

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Mario Mancini

Mario Mancini

Laureatosi in storia a Firenze nel 1977, è entrato nell’editoria dopo essersi imbattuto in un computer Mac nel 1984. Pensò: Apple cambierà tutto. Così è stato.

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