Che cosa Steve Jobs e Leonardo da Vinci hanno in comune

Intervista a Walter Isaacson di Adam Grant

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Walter Isaacson è presidente e CEO dell’Aspen Institute. È stato presidente e CEO della CNN e redattore capo della rivista TIME. È l’autore delle biografie di Benjamin Franklin, Albert Einstein, Steve Jobs e, più recentemente, Leonardo da Vinci.

Adam Grant è uno psicologo delle organizzazioni. È professore alla Wharton School dell’Università della Pennsylvania e autore di Originals: How Non-Conformists Move the World. I due si sono recentemente seduti per discutere di quello che ha reso Leonardo da Vinci e Steve Jobs così brillanti, e di cosa possiamo fare per seguire il loro esempio.

Grant: Sei stato il biografo di alcuni dei più grandi innovatori della storia umana. Il tuo nuovo libro è su da Vinci; perché da Vinci?
Isaacson: Ho iniziato con Ben Franklin, ho continuato con Einstein e poi con Steve Jobs. Erano tutti innovatori e creativi. Mi sono chiesto: “Ebbene, quale modello c’è dietro. Perché il modello non è che fossero intelligenti, perché ho incontrato un sacco di persone intelligenti anche se non sono molte. Il modello tende ad essere la curiosità tra le differenti discipline.
Ben Franklin è andato su e giù per la costa occidentale dell’America per osservare come i vortici d’aria assomigliavano ai vortici delle tempeste del nord-est. Di lì ha scoperto la Corrente del Golfo. Lo stesso vale per Leonardo, che cerca i modelli nella natura. Steve Jobs concludeva sempre le presentazioni dei suoi prodotti con l’intersezione tra arte e tecnologia. Ha detto che quella intersezione è il carburante della creatività. E ha detto che Leonardo è stato il più bravo! Per la capacità, non solo di collegare arte e scienza, ma, come nel caso di Leonardo, di non fare alcuna distinzione tra la bellezza dell’arte e la scienza. Ecco perché è stato l’ultima montagna da scalare in questa serie di biografie che ho scritto.

Credo che ci siano un sacco di cose che possiamo imparare dal da Vinci. Penso anche, però, che appare ingiusto. Vorrei vivere nell’epoca di Leonardo, perché allora nessuno sapeva nulla! Potevi essere un architetto, uno scienziato e un grande pittore e raggiungere l’eccellenza in ognuno di questi campi molto più velocemente di quanto si possa fare oggi. È troppo tardi per essere un uomo o una donna del Rinascimento
Beh, Leonardo era un disadattato. Lui e Steve Jobs hanno passato anni come disadattati e ribelli. Chiodi rotondi in buchi quadrati. Leonardo era illegittimo, che è stato un bene per lui. Nato fuori dal matrimonio, non poteva essere un notaio come suo padre, suo nonno e suo bisnonno. Era gay. Era mancino. Era vegetariano. Era un radicale, ed era amato nella città di Firenze. Lo avevano accettato. E pensavano, come Leonardo, che si potesse imparare tutto quello che si voleva su tutto quello che si desiderava.
Possiamo ancora farlo, per rispondere alla tua domanda. Ma siamo troppo compartimentizzati, siamo troppo specializzati. L’aspetto più importante è quello di rimanere curiosi su tutto, un stato che io e te avevamo a dieci anni, ma abbiamo perduto con la maturità
Perché il cielo è blu? Perché i pesci nuotano più velocemente in acqua di quanto uccelli volano nell’aria? Leonardo si svegliò una mattina e disse: “Devo sapere che aspetto ha la lingua di un nibbio”. Non perché ne aveva bisogno per studiare il volo degli uccelli. Non ne aveva bisogno per dipingere. Ne aveva bisogno perché voleva imparare. Voleva solo sapere tutto quello che si poteva sapere su tutto quello che esisteva.
Voglio dire, pensava: “Va bene, voglio fare macchine volanti”, e quindi faceva studi sui voli degli uccelli. Poi pensava: “Mi voglio occupare di macchine militari”, poi: “Mi interessa la progettazione di edifici sacri”. Poi iniziava con il disegno anatomico perché voleva dipingere San Girolamo, e non riusciva a sistemare i muscoli del collo. Ma dopo un po’ di tempo, non stava solo studiando i muscoli del collo, stava studiando il cuore, il fegato. Analizzava ogni possibile campo di studio.
Bill Gates una volta disse che il da Vinci era l’ultima persona nella storia ad aspirare a sapere tutto quello che c’era di conoscibile. Non sono sicuro che sia del tutto vero. Ben Franklin aspirava a farlo, e sai cosa, io e te possiamo aspirare a farlo, con Wikipedia e internet. Rimanere curiosi è la lezione principale di queste esperienze.

È strano. Leonardo stava lavorando a tutte queste cose, ma era frustrato. Com’era essere il da Vinci?
Beh, prima di tutto era un essere umano. Faceva errori di matematica, lasciava le cose incompiute, progettava balestre che non potevano mai sparare, carri armati che non possono mai rullare.
E si disperava. Più e più volte nei quaderni, scriveva questa frase: “Dimmi, dimmi, dimmi, ho mai fatto qualcosa? Dimmi, dimmi, dimmi, ho mai fatto qualcosa?”.

Sono rimasto sorpreso quando ho letto per la prima volta che era un temporeggiatore.
Quando Leonardo dipingeva L’ultima Cena, ormai famoso, aveva un già un proprio pubblico. Entrava dalla porta del refettorio del monastero, si fermava, dava una sola pennellata e poi se ne andava! E il duca disse: “Ehi, e il mio quadro? E Leonardo gli spiegò: “A volte, quando sei creativo, realizzi di più quando lavori di meno, perché rifletti sulle cose e le lasci entrare. Elabori quello che devi fare”.

Non è solo una scusa per non lavorare?
Sì, è così. Non finì alcuni dipinti. Ma terminò un sacco di quadri, e L’ultima cena è piuttosto buono. Ma lo ha procrastinato così tanto, che la pittura ha iniziato a sfogliarsi sulla parete, perché quando si fa un affresco, si suppone che lo si faccia quando l’intonaco è bagnato.

Penso che abbia funzionato bene per la sua carriera, tutto sommato. Cos’altro c’è di rilevante per noi oggi?
Beh, mi piace il fatto che l’immaginazione e la fantasia abbiano avuto un ruolo così importante nella sua vita. Perché quello che facciamo è prendere un bambino di dieci anni, che è straordinariamente curioso di ogni genere di cose, e lo regimentiamo. Passeggiavo all’aeroporto di Filadelfia e un bambino ha chiesto a suo padre: “Perché è fatto in questo modo” e “Cos’è questo?”. Infine, il padre, come ogni padre ad un certo punto fa, gli ha detto: “Smetti di fare tante domande stupide”. E questo ragazzo alla fine, all’età di quindici anni, chiuderà gli occhi e smetterà di fare domande.
Il messaggio che riceviamo è “Smettetela di sognare ad occhi aperti”. Leonardo ha sempre sognato ad occhi aperti. Quando aveva vent’anni, il suo lavoro principale era fare i costumi per rievocazioni storiche e rappresentazioni teatrali. La gente pensa: “Ma non ha inventato l’elicottero?” Perché hanno visto il famoso disegno. Beh, in origine era stato fatto per far scendere gli angeli dal soffitto in un’opera teatrale. La sua immaginazione sfidvaa la realtà e così andava avanti a cercare di progettare macchine volanti.
Allo stesso modo, a volte, lasciate che la vostra immaginazione vi spinga un po’. Non abbiate paura di sognare ad occhi aperti, a provare l’impossibile.

Hai citato Steve Jobs un paio di volte. Nel caso del libro che hai scritto su di lui, avete passato molte, molte ore insieme, e tu hai coinvolto anche molte persone che lo conoscevano bene. Com’è stato conoscere la persona che molte persone considerano il più grande innovatore del nostro tempo?
Beh, era una persona profondamente spirituale, molto intensa, spigolosa e a volte anche brutale. Ma, pur facendo impazzire la gente, la gente sarebbe stata disposta a passare attraverso un muro per lui. Li spingeva a fare cose che non sapevano di poter fare.
Lavorando con lui, ero incline a vederlo come una personalità molto “mercuriale”, come ha detto di se stesso. Ed era difficile stare con lui, soprattutto quando era chiaro che non avrebbe sconfitto il cancro. Era arrabbiato per gli antidolorifici e diceva cose crudeli su persone che erano suoi amici, persone molto vicine a lui. E questo presentava un dilemma per me, perché per tutta la mia vita ho cercato sempre di far dire alla gente cose incoraggianti ed eccitanti.
Ci sono un sacco di cose meschine che ha detto e che ho deciso di lasciare fuori dal libro. Ho dovuto trovare un equilibrio tra quanto sarebbe stato illuminante per il lettore e quanto, invece, sarebbe stato offensivo per le persone di cui parlava. E inoltre, non sono sicuro che lo pensasse davvero. C’era una rabbia alla fine della sua vita e un dolore fortissimo. E così, è stato un inferno scrivere, molto più duro di scrivere di Ben Franklin o di Leonardo.

Penso che entrambi conosciamo un discreto numero di imprenditori che considerano Jobs come il loro modello e dicono: “Ascolta, non era certo il ragazzo più carino del mondo. Ma questa è la prova che a volte è così che bisogna essere”. Ha avuto successo nonostante la sua crudeltà o a causa della sua crudeltà?
Quando ho iniziato a lavorare su Steve Jobs, Wozniak mi ha detto: “La domanda principale a cui dovrai rispondere è: Doveva essere così cattivo?”. Alla fine del libro ho chiamato Woz e ho detto: “Dimmi cosa ne pensi”. Ha detto: “Beh, se avessi gestito io la Apple, sarei stato molto più gentile. Non avrei urlato alla gente così tanto”. E poi Woz si è interrotto e ha detto: “Se avessi gestito io la Apple, probabilmente non avremmo fatto il Macintosh”. La maggior parte di chi lo ha conosciuto dice: “Non doveva essere così cattivo, ma io ho finito per attraversare i muri per lui”.
E quando ho chiesto a Steve: “Dovevi essere così crudele con la gente”, lui mi ha detto: “Quando la gente fa qualcosa che fa schifo, devo dire loro che è di merda, perché cerco di essere sicuro di non avere giocatori di serie B nella mia squadra. Non posso permettermi di essere gentile “.
Non voglio rispondere completamente alla tua domanda. Voglio che ogni lettore del libro su Steve Jobs si risponda da solo. Credo che la mia risposta a posteriori è no, non è necessario che tu sia così crudele. Non devi essere crudele con le persone. Devi essere duro, e devi essere intellettualmente onesto. Bezos lo è, Bill Gates lo è. Ma sono fondamentalmente meno crudeli.

Sì. ad un certo punto ti è stato chiesto: “Qual è l’unico consiglio che avresti dato a Jobs?”. E tu hai detto: “Avresti potuto essere più gentile”. E questo ha significato molto per me. Un grande capo è come un grande genitore — deve essere esigente, ma anche di sostegno. Non ho mai incontrato Jobs, ma ho parlato con molte persone che hanno lavorato a stretto contatto con lui. E ho capito che ha trascurato molto la parte di sostegno, e a volte ha spinto la parte dell’impegno troppo lontano.
A un certo punto gli portano il circuito stampato del Mac e lui dice agli ingegneri: “Il circuito stampato fa schifo. È brutto”. Loro gli rispondono: “Steve, è in una custodia sigillata. Nessuno lo vedrà, nessuno lo saprà”. E lui dice: “Sì, ma tu lo saprai, e hai fatto un gran casino. Hai fatto qualcosa che fa schifo”. Così il rilascio del Mac viene posticipato fino a quando non hanno reso bella la scheda madre all’interno del contenitore.
Alla fine, quando tutti hanno fatto quello che ha chiesto, dice a tutti di metter una firma su un foglio, tutti e trenta gli ingegneri del team Mac. E lo incidono all’interno del Mac. E Jobs dice: “I veri artisti firmano il loro lavoro”.
Torniamo a Leonardo per un secondo, al quadro più grande di tutti i tempi. È la moglie di un mercante di stoffe a Firenze. Il mercante di stoffe non ebbe mai il quadro, perché Leonardo lo conservò per sedici anni. Stava mettendo ancora delle piccole pennellate per ottenere le labbra giuste. Così, a volte, bisogna lasciare che il perfetto sia nemico del buono.
Steve diceva sempre: “I veri artisti firmano il loro lavoro, i veri artisti non lo lasciano andare finché non è perfetto”. Ma quando è tornato ad Apple alla fine degli anni ’90, gli hanno dato un piccolo cartello con scritto: “Real artists ship”. Il che significa che, a volte, il maledetto prodotto deve uscire dalla porta.

Penso che sia incoraggiante quando vedi queste persone così diverse e pensi: “Ok, forse non sono come Jobs, ma posso vedere alcune qualità in altri grandi innovatori”. Quali sono alcune delle differenze più evidenti che hai visto nel loro modo di agire?
Gli innovatori e i creativi tendono ad essere molto diversi e le persone più innovative e di successo si rendono conto che bisogna mettere insieme un team di gente con stili e talenti diversi. Il più grande contributo di Ben Franklin, come padre fondatore, non è stato quello di essere il padre fondatore più intelligente, perché c’erano Jefferson e Madison. Non era il più appassionato perché c’era John Adams e suo cugino Samuel. C’era un uomo con una grande gravitas come Washington. Ben Franklin sapeva, però, come mettere insieme una squadra.
Quando stava morendo, ho chiesto a Steve Jobs: “Qual è stato il tuo prodotto migliore? Pensavo che avrebbe detto il Mac o l’iPhone. Invece ha detto: “No, creare un Mac o un iPhone è difficile, ma creare una squadra che si trasformerà in Mac e iPhone: questa è la parte difficile”.
Devi avere il Johnny Ive, con il suo temperamento, dovere e senso di corpo. Devi avere Tim Cook, che sa come mantenere in funzione la filiera dei fornitori. Tutte queste persone devono essere messe in squadra. Non puoi fare tutto da solo, quindi la domanda è: come si fa ad avere intorno a sé una squadra che innova?

Una delle cose più interessanti che avete fatto all’Aspen Institute è stata quella di cercare di immaginare il futuro dell’innovazione e dell’istruzione. Le arti spesso mancano dall’istruzione tecnica. Dove stiamo andando?
Beh, se guardi Steve Jobs, cosa ha preso dal Reed College prima di lasciare l’università? Calligrafia, danza, poesia, design… Bill Gates può certamente programmare molto bene, ma quando entrambi costruiscono un lettore di musica, Bill Gates produce lo Zune e Steve produce l’iPod. E siccome Steve aveva una sensibilità per le scienze umane, sapeva che la bellezza era importante. Quindi penso che se ti limiti a percorrere la strada del “Ho bisogno di conoscere il C+++ meglio di chiunque altro”, non troverai le connessioni creative che ti renderanno un innovatore.
I critici d’arte dicono: “È un peccato che da Vinci abbia perso così tanto tempo a studiare anatomia, astronomia, matematica, macchine volanti e ingegneria, perché tutto questo lo ha distratto, quando avrebbe potuto finire più dipinti”. Sì, avrebbe potuto finire più dipinti, ma non sarebbero stati così buoni. La Monna Lisa è nata da una vita passata ad essere curioso verso tutto ciò che si può sapere, compresa la lingua di un nibbio.

Mi sembra giusto. Che dici della sfida di incoraggiare le persone a diventare eclettici, non solo curiose di molte cose, ma con una reale intenzione ad agire. Hai raccomandazioni su come possiamo introdurre questa forma mentis nelle imprese e nelle università?
Non credo che si debba padroneggiare ogni materia, ma penso che si sappia apprezzare la bellezza, proprio come Einstein quando si occupava di relatività generale. Quando fronteggiava problemi di calcolo intensivo, tirava fuori il suo violino e suonava Mozart. Diceva che lo collegava alle armonie delle sfere, e lo ispirava a comprendere la bellezza delle onde in movimento.
Noi di formazione umanistica facciamo sempre la lezione di come quanto è bello essere umanisti. E riceviamo dei grandi applausi quando lo diciamo.
Ma dobbiamo anche incontrarci a metà strada e imparare a riconoscere la bellezza della matematica. Perché la gente mi dice: “Non posso credere che qualcuno non conosca la differenza tra Mozart e Haydn, o la differenza tra Lear e Macbeth”. E io dico: “Sì, ma conosci la differenza tra una resistenza e un transistor? Conosci la differenza tra un’equazione integrale e un’equazione differenziale?”. Dicono: “Oh, no, non faccio matematica, non faccio scienza”. Io dico: “Sì, ma sai cosa, un’equazione integrale è bella come una pennellata della Monna Lisa”. Devi imparare che sono tutte cose belle.

Quando pensi ai diversi innovatori che hai descritto, come hanno raggiunto il successo? Cosa cercavano?
Non erano in cerca di soldi. Steve Jobs avrebbe potuto fare molti più soldi alla Apple.
Ti farò un piccolo esempio. Il Mac, che è uscito nel 2000, aveva una maniglia. Alcuni osservarono: “Questa è una macchina desktop. Non abbiamo bisogno del manico: le persone non devono spostarlo. Ci costerà altri sessanta dollari per computer”. E Steve replicò: “La maniglia rende la macchina accessibile. Mia madre ha paura del suo computer, ma se c’è una piccola cosa dove può mettere la mano, dove può toccarlo e sa che non si romperà, questo piccolo particolare la collegherà emotivamente al computer”. E aveva ragione. Ma è costato soldi, e quel Mac non è andato così bene.
Allo stesso modo, Leonardo non consegnava la Monna Lisa al commerciante di stoffe. Non consegnava l’adorazione dei Magi alla chiesa. Li faceva e li conservava. Quindi, che siate nel consiglio di amministrazione di una compagnia aerea o che stiate creando una società, a volte dovete dire: “Non possiamo avere la nostra stella polare nel ritorno sugli investimenti, nei profitti e nei relativi margini. Una stella polare deve essere: “Stiamo facendo un prodotto che la gente amerà?” Bezos lo fa, Steve Jobs lo ha fatto, Leonardo lo ha fatto.

In conclusione, ci sono altri consigli da offrire o miti da sfatare?
Risponderò con un dettaglio insignificante. La lingua di un picchio è tre volte più lunga del becco. Quando il picchio colpisce la corteccia sviluppa una energia il cui contraccolpo ucciderebbe un essere umano, allora la lingua avvolge il cervello e lo protegge.
Non c’è motivo pratico di saperlo. È un’informazione totalmente inutile, proprio come lo era per Leonardo. Ma di tanto in tanto è bene sapere qualcosa, solo per pura curiosità.

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Graduated in European history in Florence, he started working in publishing soon after having come across a Mac computer in 1984

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