Bauhaus: alle origini dell’ossessione di Steve Jobs per il design

Il design della Apple è una filiazione del Bauhaus?

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Da sinistra in ordine di apparizione: la ghiera della radiolina portatile Braun del 1958 e la ghiera dell’Apple iPod (2001) Seguono. L’Apple iMac del 2007 e il Braun Lei Speaker del 1959. Il progettista di entrambi i prodotti della Apple è Jonathan Ive. Il progettista di quelli Braun è Dieter Rams.

Arte e tecnica: una nuova unità

I principi fondativi e gli oggetti del Bauhaus hanno impresso nella mente di Steve Jobs un’impronta indelebile e duratura. Questa impronta è diventata il marchio distintivo della Apple. L’intersezione tra arte e tecnologia, uno di quei principi, è stata l’idea-guida della teoria e della pratica del co-fondatore della Apple, sino dai suoi esordi nell’industria del computer.

Un altro principio fondamentale dell’impianto teorico del Bauhaus, che è percolato profondamente nella visione di Jobs, è che la forma di un oggetto deve seguirne la funzione. Nel 1926 Walter Gropius si espresse con queste parole:

Il Bauhaus attraverso una sistematica indagine teorica e pratica delle discipline formali, tecniche ed economiche, aspira a dedurre la forma di un oggetto dalle funzioni e dai limiti che gli sono naturalmente propri.

Queste due idea-guida, cioè la confluenza tra arte e tecnologia e la forma dell’oggetto dedotta dalla funzione, si sono trasformate in una ossessione vera e propria per il design da parte di Jobs. Ossessione che si è incontrata con quella di un altro designer di stampo bauhausiano, Jonathan Ive. Jobs e Ive hanno costruito un importante punto di intersezione tra arte, tecnologia, spirito imprenditoriale. Una combinazione che avrebbe mandato in solluchero il vecchio Walter Gropius.

Infatti, nell’estate del 1923 si tenne a Weimar l’Esposizione del Bauhaus, durante la quale fu presentata la casa-prototipo, detta Am Horn, progettata da Georg Muche. Per l’occasione Gropius definì la linea che la scuola avrebbe seguito. La frase cruciale fu questa: “Arte e tecnica: una nuova unità”.

Una linea che avrebbe fatto un lungo e importante cammino. Forse è una coincidenza che il Bauhaus e la Apple siano nati lo stesso giorno, il 1 aprile, e sotto lo stesso segno, l’ariete. Il primo nel 1919, la seconda nel 1976.

Paul Jobs nel suo laboratorio

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La casa della famiglia Jobs a Mountain View, oggi demolita. Sul lato sinistro si può notare in garage dove Paul Jobs, padre adottivo di Jobs, aveva installato un laboratorio meccanico.

La stessa formazione di Steve Jobs l’ha spinto nel solco della linea teorica del Bauhaus.

Il padre adottivo di Steve, Paul Jobs, aveva, nel garage di casa, un laboratorio ben attrezzato e ordinato dove aveva riservato un tavolo a Steve. È in questo spazio che l’artigiano Paul trasmise al figlio la passione per il lavoro fatto a regola d’arte. Ed è in questo spazio che Wozniak costruì l’Apple I (anche se Woz ha sempre messo in discussione il “mito” del garage di Jobs)..

Della predisposizione del padre per il lavoro di precisione, ne ha parlato lo stesso Steve Jobs al suo biografo Isaacson:

Gli piaceva fare le cose bene. Si premurava di fare bene anche le parti che non erano visibili a nessuno.

Il padre insegnò a Steve anche l’arte della trattativa, un’attività in cui il figlio avrebbe eccelso. Ricorda sempre Steve:

Era bravissimo a tirare sul prezzo, perché conosceva il valore dei pezzi di ricambio meglio dei commessi del negozio.

Sebbene Steve Jobs non avesse lo stesso interesse del padre per il bricolage e la meccanica, interiorizzò i concetti della progettazione, della usabilità, delle rifiniture degli oggetti e del lavorare secondo lo stato dell’arte. Un’etica del lavoro che osservava quotidianamente nel laboratorio del padre. Si tratta di lasciti duraturi nella formazione della personalità.

Joseph Eichler nella Bay area

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Una delle abitazioni costruite secondo i criteri spaziali e abitativi definiti dall’immobiliarista Joseph Eichler. Notare la integrazione tra esterno e interno e l’uso di materiali leggeri, trasparenti e a vista. Ricorda qualche Mac?

C’era un altro modello simil-bauhausiano che il giovane Jobs aveva sotto gli occhi ogni giorno. Erano le abitazioni che l’immobiliarista Joseph Eichler aveva fatto costruire nella Bay Area. In una di queste, probabilmente un’imitazione, a Mountain View si era trasferita la famiglia Jobs. Si trattava di villette unifamiliari in cui interno ed esterno erano progettati come un unicum. Si faceva vasto uso di materiali come il legno e il vetro e parte importante del design e dell’arredamento erano le piante. Molti impianti erano a vista disegnando dei percorsi visivi specifici. Il riscaldamento era sotto il pavimento. Il tepore si distribuiva in tutto l’ambiente e invita a sedersi per terra, soprattutto i bambini.

Eichler aveva rielaborato in modo assolutamente originale il razionalismo di Frank Lloyd Wright e il minimalismo del Bauhaus.

Le case volute da Eichler erano pensate per la classe media americana e, per questo, accessibili anche in termini di prezzo. La semplice e cristallina eleganza di queste dimore costituì una fonte di ispirazione visuale per Jobs. “È stata la visione da cui sono partito per la Apple. È quello che abbiamo cercato di fare con il primo Mac. È quello che abbiamo fatto con l’iPod”, così si è espresso Jobs con Isaacson a proposito di un’altra ricorrente ossessione del co-fondatore della Apple. Cioè quella di fare dei prodotti di eccellenza per il mercato di massa, come aveva fatto l’immobiliarista della casa in cui abitava da adolescente.

Herbert Bayer ad Aspen

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Il nuovo centro dedicato ad Herbert Bayer, che nel 2022 aprirà nel campus dell‘Aspen Institute progettato dallo stesso Bayer.

Nel 1981 Steve Jobs iniziò a partecipare all’International Design Conference ad Aspen che si teneva, ogni anno dal 1951, nella località turistica del Colorado. L’evento era stato pensato come un forum per i designer. Un forum dove discutere e diffondere gli ultimi sviluppi nei settori delle arti grafiche, del design industriale e dell’architettura. Ogni anno un tema differente era all’ordine del giorno. Nell’evento del 1981, a cui prese parte Jobs per la prima volta, il tema era il design italiano.

E proprio ad Aspen ebbe modo di imbattersi nel lavoro di uno degli artisti più poliedrici della filosofia funzionale del Bauhaus, Herbert Bayer. Nel 1925 dopo il trasferimento del Bauhaus da Weimar (la Turingia era caduta nelle mani dell’estrema destra avversa alla scuola) a Dessau, Walter Gropius aveva affidato Herbert Bayer la responsabilità del laboratorio di grafica e pubblicità dell’istituto. Dopo la chiusura della scuola, Bayer si era trasferito negli Stati Uniti.

Operò soprattutto ad Aspen facendone una dei grandi hub del design americano. Vi lavorò per tre decenni (dal 1946 a metà degli anni settanta) lasciando una traccia veramente indelebile nell’architettura, nella grafica, nella pittura e anche nella tipografia, un’altra grande passione di Jobs. Una testimonianza significativa del lavoro grafico di Bayer è oggi al museo di Denver a cui l’artista donò 8mila delle sue opere.

Il lavoro grafico di Bayer divenne uno dei modelli di Jobs nell’elaborare il packaging, la manualistica, le schede tecniche, i materiali pubblicitari e le campagne della Apple.

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Una rara foto di Steve Jobs durante la sua prolusione alla Design Conference di Aspen del 1983.

Aspen, Design Conference, 1983

Nel 1983 Steve Jobs intervenne direttamente alla Conferenza sul design che aveva come tema “Il futuro non è più quello di una volta”. Il discorso integrale di Jobs — con un audio al limite della comprensione (ci si può però aiutare con la trascrizione per comprenderne ogni parte) — si trova su YouTube.

Li per lì non sembra il solito Steve Jobs, sicuro, assertivo, squillante. Si capisce che l’argomento, il luogo e il pubblico suscitano una certa non consueta soggezione al punto che Jobs apre il suo discorso con una nota alquanto greve, parlando del suo papillon e del compenso ricevuto per la prolusione. Però, l’imbarazzo viene superato ben presto. Colpisce subito l’audience, probabilmente non giovanissima e composta di affermati professionisti che partecipavano a un evento costoso sotto un grande tendone, con uno strike.

Dice:

Il computer ha appena 36 anni di vita, ma succederà qualcosa di travolgente. Succederà che per la generazione che nascerà adesso il computer diventerà il mezzo predominante di comunicazione, come la televisione lo è divenuta per la vostra e la radio per quella precedente e i libri per quella precedente ancora.

Ci saranno computer in tutti gli ambienti di lavoro, nelle scuole, nelle famiglie. La gente spenderà sempre più tempo interagendo con questo strumento, vi impiegherà più tempo di quanto lo avrebbe impiegato guidando la propria auto, guardando la televisione o ascoltando la radio.

È tempo di dedicarsi al design dei computer

Sarebbe successa anche un’altra cosa degna di nota, continuò Jobs. Nel 1986 si sarebbero venduti più computer che automobili. E che cosa stava succedendo? Mentre c’era un esercito di designer che lavorava alla progettazione delle auto, nessuno ancora, nel mondo dei professionisti, si era occupato del design dei computer.

E per è questa ragione che sono qui — aggiunse –, sono a chiedere il vostro aiuto. Se guardate ai computer oggi sembrano dei bidoni dell’immondizia. I designer stanno elaborando nuovi modelli di auto o progettando edifici sempre più evoluti, ma nessuno di loro sta lavorando sui computer.

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Steve Jobs alla presentazione del Mac, sempre nel 1983, indossa la stessa cravatta a farfalla che ha esibito ad Aspen.

Il design industriale di queste macchine, il design del software e il modo in cui la gente avrebbe interagito con questi strumenti (cioè l’interfaccia utente) “deve ricevere — asseriva Jobs — la stessa considerazione che riceve il design delle automobili”.

Il design industriale americano che aveva perduto terreno nei confronti del design dei paesi concorrenti, poteva riassumerne la leadership con una nuova ondata di creatività che poteva esprimersi nell’industria del computer. Nel suo complesso l’industria del computer con il suo indotto pubblicitario e le sue elevate necessità di comunicazione poteva divenire per i professionisti della grafica e del design più importante e redditizia del settore delle auto.

Al pubblico di Aspen, che iniziava a immaginare le proprie vite messe a soqquadro dalla rivoluzione del computer che veniva descritta in modo suggestivo, Jobs parlò della strategia di Apple.

La strategia di Apple è molto semplice — disse –. È quella di mettere un computer incredibile nella dimensione di libro che si può portare con sé e che si può iniziare ad usare in pochi minuti. E vogliamo fare questo in questa decade… E non vogliamo dare un bidone della spazzatura come fanno i nostri concorrenti. Noi vogliamo dare un pezzo di design che migliori il lavoro delle persone.

La Apple stava cercando, proseguì Jobs, di liberare il mondo dalla programmazione, perché la gente non desidera programmare i computer, ma utilizzarli per i loro scopi pratici.

Il design è estetica, ma prima di tutto funzionalità

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Una sedia da soggiorno progettata da Charles Eames, un artista poliedrico la cui attività attraversava vari campi. Una sedia di Eames era uno dei pochi arredi della mansion dove abitava il giovane Jobs all’epoca del discorso di Aspen.

L’idea del design di Jobs collimava con quella dichiarata da Walter Gropius nel Manifesto del Bauhaus del 1919.

Jobs guardava a un esempio realizzato della sua idea di design industriale. Come abbiamo visto anche nel discorso ad Aspen, Jobs era l’industria dell’auto. Aveva una certa passione per le auto e ne possedeva diversi modelli di differenti costruttori. Chi fosse interessato alla collezione di auto di Jobs può leggere questo post. Rifacendosi ancora una volta all’industria dell’auto, com’era accaduto durante la prolusione ad Aspen, individuò nel design Mercedes il modello di riferimento. Una Mercedes-Benz SL55 AMG era anche l’auto che Jobs guidava all’epoca. Ecco che cosa dice in proposito:

Guardate il design Mercedes, la proporzione fra i dettagli netti e le linee fluide. Negli anni hanno ammorbidito il design, ma asciugato i dettagli. È esattamente ciò che dobbiamo fare con Macintosh.

Molti anni dopo, nel 1997, in una intervista a “Wired”, avrebbe precisato meglio qual era la sua idea di design

Design è una parola buffa. Alcuni pensano che corrisponda all’aspetto di qualcosa. Ovviamente però, se scavi più a fondo, in realtà equivale a come funziona. Il design di Mac non era il suo aspetto, pur essendone una componente. Principalmente, era il suo funzionamento. Per realizzare un ottimo design di una cosa, devi capirla. Devi cogliere appieno ciò di cui si tratta. Ci vuole un impegno appassionato per capire davvero a fondo qualcosa, masticarla, non limitarsi a inghiottirla di botto. La maggior parte delle persone non si prende il tempo per fare questa cosa.

Qualche hanno più tardi, nel 2000, dopo aver lavorato con Jonathan Ive sui prodotti che avevano rilanciato la Apple, precisò ancora meglio il suo concetto di design:

Nel vocabolario della maggioranza delle persone, design significa rivestimento. È la decorazione d’interni. È il tessuto delle tende e del divano. Per me, invece, nulla potrebbe essere più distante dal significato di design. Il design è l’anima essenziale di una creazione umana che finisce per esprimersi negli strati sovrapposti del prodotto o del servizio, uno dopo l’altro.

Sempre nell’intervista a “Wired” del 1997 menzionò ancora un’azienda tedesca a cui, dopo un travagliato processo di scelta che il suo biografo ci racconta in dettaglio, si era rivolto per rifornirsi di una lavatrice che la moglie insisteva per acquistare. Si trattava della Miele elettrodomestici. Ecco che cosa dice delle lavatrici della Miele

Questi ragazzi hanno davvero studiato meticolosamente il processo. Hanno fatto un grande lavoro progettando le loro lavatrici e asciugatrici. Mi hanno entusiasmato più di qualunque prodotto tecnologico che abbia visto in questi anni”.

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Graduated in European history in Florence, he started working in publishing soon after having come across a Mac computer in 1984

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