Artisti, Artigiani o Operai?

Artisti!

di Nicolò Lewanski e Federica Russo

Vai agli articoli della serie “I 100 anni del Bauhaus

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Gropius non era il primo hipster della storia. In realtà per lui occorre ribadire l’importanza dell’artigianato, del fare pratico, ma come un mezzo per sviluppare la competenza tecnologica. A cui va affiancata, necessariamente, la teoria.

La riscossa dell’artigiano

Segui un corso di ceramica? Calligrafia? Pirografia? Rilegatura a mano? Hai appena ordinato una collana su Etsy o un paio di scarpe fatte artigianalmente da una piccola startup? O una cravatta di seta sartoriale? O un maglione in cashmere lavorato ai ferri? Non sei l’unico. Anche se pensi di esserlo.

In questi tempi di riscossa del making a piccola scala, di amore spassionato per l’oggetto e di alto rispetto per i processi di produzione artigianale, non siamo sicuri che il movente di questo branco di salmoni (che poi siamo noi tutti) che nuotano controcorrente, sia la conscia opposizione al mondo industriale.

L’avocazione delle macchine

Reyner Banham in Theory and Design in the First Machine Age analizza la relazione tra il mondo del design e delle arti applicate e l’industrializzazione, dall’Inghilterra dell’Arts and Crafts Movement fondato a fine ottocento, a Muthesius in Germania con il Deutscher Werkbund, passo preliminare e necessario per la nascita del Bauhaus di Gropius.

La domanda era sempre la stessa, che sembra ritornare stancamente oggi: siamo pronti a lasciar andare tutto il sapere sviluppato in secoli, le nostre tradizioni della fabbricazione e del saper fare, e produrre tutto tramite le macchine, per sempre? Per decine di artigiani che potranno dimenticare come produrre una scarpa, ci basterà programmare una sola macchina.

Ci sono stati momenti in cui questa possibilità ha generato entusiasmo e ottimismo, altri in cui è stata accettata come ineluttabile o guardata con sospetto o rifiutata con resistenza, e via di nuovo, senza mettere a fuoco la vera questione: la necessità di trasformare il sapere artigianale in un’entità nuova capace di entrare in una relazione produttiva con la società industriale prima e digitale adesso.

Tornare nei laboratori

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Disegno della sedia Wassily di Marcel Breuer

Gropius si era posto questo interrogativo e aveva cercato una risposta. Nel manifesto dell’Aprile 1919 parla dell’importanza del fare pratico, dell’artigianato, dell’artista come artigiano esaltato — definito poi anche da Loos uprooted –, del ritorno ai laboratori. Forse questo è stato frainteso. Gropius non era il primo hipster.

In Teoria ed Organizzazione del Bauhaus troviamo una chiave di lettura a proposito. Gropius parla dell’importanza della destrezza manuale come fondazione dello sforzo creativo, dice agli artisti di lasciare gli atelier e tornare nei laboratori, perché solo lì, collegandosi al mondo reale e ai processi produttivi, potranno esercitare un ruolo di avanguardia e trasformare la società industriale in modo da liberare l’intelletto dal lavoro meccanico.

Nella sua visione, l’insegnamento dei processi e la comprensione dei materiali non è il punto di arrivo, serve solo a sviluppare la competenza tecnologica.

L’artigianato è artista o non è

Il Bauhaus crede che la macchina sia il moderno mezzo di produzione e prova a venire a patti con questo fatto, per quanto non crede che il ruolo dell’artista sia di rimanere nel mondo dell’industria e ristabilire il contatto perduto. La conoscenza del processo produttivo è un mezzo non è la soluzione. A questo va affiancata una profonda preparazione teorica nelle leggi del design.

L’istruzione del saper fare, Werklehre, è affiancata all’istruzione dei problemi formali, Formlehre: osservazione, rappresentazione, composizione.

L’artigianato non è una comoda via d’uscita ai difficili problemi che la disciplina del design, a qualsiasi scala, non aveva e non ha ancora risolto nel suo rapporto con la civiltà industriale. La teoria, spesso trascurata dal designer di oggi, rimane la compagna indispensabile. Questo è l’insegnamento che Gropius ci lascia.

Ogni volta che il mondo ha un cambiamento storico significativo, le cose per tenere il passo cambiano o di forma o di significato. La nostra società, vittima della nostalgia, tende a cercare nell’artigianato la stessa forma di un tempo e a preoccuparsi poco di quale senso quel gesto si trova oggi ad assumere.

Siate artisti, non solo operai o artigiani.

Tratto da “Sentieri Selvaggi”, n. 2, marzo-aprile 2019, pag. 36

Nicolò Lewanski, architetto, laureato in Architettura presso l’Università di Ferrara, ha conseguito un master in advanced architectural design presso la Columbia University di New York. Twitter: @NicoloLewanski

Federica Russo, architetto e scrittrice freelance, collabora con diverse testate d’architettura. Ha già collaborato come architetto in vari studi tra cui Massimiliano Fuksas Architetto. È Coautrice del blog TheNewArchinTown dedicato ai più importanti eventi di design e architettura.

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Graduated in European history in Florence, he started working in publishing soon after having come across a Mac computer in 1984

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