di René Prédal

I film di Robert Bresson nella critica del tempo
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Due bambini, Marie la basca e Jacques il parigino, trascorrono le vacanze in un villaggio con un asinello che hanno battezzato Balthazar.

Molti anni dopo, il padre di Marie diventa gestore della proprietà del padre di Jacques mentre Marie protegge Balthazar. Ma, accusato ingiustamente di peculato, il padre di Marie non accetta gli accordi proposti da Jacques che era ritornato per po’ di tempo al villaggio. L’asino viene affidato a Gérard, aiutante del fornaio e capo di una banda di teppisti.

Viene maltrattato dal…


I film di Robert Bresson nella critica del tempo
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La santità di Balthazar. «E poi è un santo», dice di lui la madre di Maria.

«Ho sempre pensato di fuggire.»
Maria

«È il film totale di Bresson.»
Jean-Luc Godard

Tullio Kezich


Ancora un’ultima cosa…

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2011–2021

Per il decennale della scomparsa di Jobs mi sarebbe piaciuto portare a termine uno studio, al quale ho lavorato un paio di anni fa, e farne un libro. Si tratta della storia dell’esperienza di NeXT, prima NeXT Computers (1986–1992) e poi NeXT Software (1992–1996). Dieci anni veramente speciali (the wild years li definisce il biografo di Jobs) nella vita e nell’azione del co-fondatore di Apple. Per dirne una: la tecnologia di NeXT è diventata la tecnologia dell’iPhone.

Non…


Nietzsche, Schumpeter e gli indici di Borsa

Estratto da: Giorgio Arfaras, La storia non è finita. Dalle origini del capitalismo alle varianti occidentale e orientale, Guerini (con goWare per la versione digitale), 2021, pp. 78–81

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Nell’anno 3978, l’esule umano George Taylor fugge dalla Città delle scimmie con la sua nuova compagna, Nova. Vagando sin un paesaggio desolato, Taylor crede di essere in un mondo alieno. Seguendo un litorale, però, si imbatte nella testa insabbiata della Statua della libertà. Si rende allora conto di essere ancora sul pianeta Terra. Una verità ancora più amara lo attende: deduce che gli umani della sua epoca hanno annientato il loro dominio sul mondo consegnandolo a scimmie evolute. Il tronco di statua è così l’unico simbolo della società umana pre-apocalittica. In effetti si è realizzata davvero la fine della storia.

E se un giorno …

Giorgio Arfaras, economista con esperienza diretta nell’industria e nella finanza, ci consegna questo libro dal titolo assertivo, La storia non è finita, tanto era assertivo il punto di vista di uno dei maggiori politologi del pianeta, Francis Fukuyama, che dopo la caduta dell’Unione sovietica mandò alle stampe un libro dal titolo…


di Theodor W. Adorno

✎ Think|Tank. Il saggio del mese [giugno 2021]

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L’espressione «industria culturale» dovrebbe essere stata usata per la prima volta in Dialettica dell’illuminismo, il libro che Max Horkheimer e io pubblicammo ad Amsterdam nel 1947. Nelle prime stesure si parlava di cultura di massa. Sostituimmo questa espressione con quella di «industria culturale» per escludere subito l’interpretazione gradita ai suoi difensori: che si tratti di qualcosa come una cultura che scaturisce spontaneamente dalle masse, della forma che assumerebbe oggi l’arte popolare.

L’industria culturale si…


di Ross Douthat

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A sinistra lo scorcio di una manifestazione degli studenti durante il maggio di Parigi del 1968 e a destra un rally dei sostenitori di Donald Trump nel 2020. Naturalmente entrambi sono un fotomontaggio.

Biopolitica e cultura di sinistra

Una delle stranezze dell’ultimo anno nel dibattito politico in Occidente è questa: solo raramente è venuto fuori il nome del defunto filosofo Michel Foucault.

Non certo per mancanza di occasioni. Uno dei concetti chiave di Foucault, la “biopolitica”, una teoria che riguarda la capacità del sistema di potere statuale moderno di entrare nella vita biologica dei suoi cittadini, si è ampiamente attuata nelle risposte dei governi alla pandemia del Covid-19.

È stato il momento nel quale la cultura di sinistra, all’interno…


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Cette familiarite avec un surnaturel palpable

“Entretien avec Robert Bresson et Jean Guitton”, Études cinématographiques, n. 18-19, 3e trimestre 1962

Le 2 mars 1962, invités par l’association d’Hulst, Robert Bresson et Jean Guitton, auteur d’un récent essai sur Jeanne d’Arc, dialoguaient à bâtons rompus au centre catholique des intellectuels français. Mme Edwige Chevrillon, présidente de l’association d’Hulst, a eu la gracieuse amabilité de nous communiquer le texte de cet entretien.

Edwige CHEVRILLON — Robert Bresson, voulez-vous nous entretenir de votre film?

Robert BRESSON —…


di René Prédal

I film di Robert Bresson nella critica italiana del tempo
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La vecchia madre di Giovanna d’Arco legge la richiesta che apre il processo di riabilitazione. Titoli di testa.

Tutto il resto del film alterna interrogatori in tribunale a scene nella cella di Giovanna: nessuna indicazione temporale, ma solo la successione dei capi d’accusa in sequenze brevi (le voci, le sue profezie, le sue false guarigioni, la venerazione per i poveri, la sua verginità, la riconoscenza del re, i suoi vestiti da uomo…).

Parallelamente si tramano i giochi di potere tra…


di René Prédal

I film di Robert Bresson nella critica italiana del tempo
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Un giovane, Fontaine, tenta di fuggire da una macchina della Gestapo. Viene raggiunto e picchiato. Portato su una barella e sanguinante in una cella, cerca subito di comunicare attraverso il vasistas. Il giorno dopo, inizia a parlare con Terry, un altro detenuto che, dal cortile, gli passerà diversi oggetti e gli permetterà di scrivere.

Un giorno, Fontaine viene cambiato di cella e si ritrova all’ultimo piano del carcere. La sua vita è ormai ritmata dalle discese in cortile per svuotare i secchi e…


I film di Robert Bresson nella critica italiana del tempo
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«Cambiatevi d’abito e io vi accorderò questa grazia.»
L’inquisitore a Jeanne d’Arc

«Dio viene prima,
Dio mi ha mandato.»
Jeanne D’Arc agli inquisitori

Un piccolo capolavoro di Bresson che in Italia è stato doppiato appositamente per la televisione. È il processo alla santa guerriera con inserti inediti del regista. Molto brava l’attrice che dopo il film è diventata una scrittrice.

Adelio Ferrero e Nuccio Lodato

Mario Mancini

Laureatosi in storia a Firenze nel 1977, è entrato nell’editoria dopo essersi imbattuto in un computer Mac nel 1984. Pensò: Apple cambierà tutto. Così è stato.

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