6.3 Robert Williams: il potere alla pupilla

Timothy Leary. Caos e Cibercultura — 6. Arte guerrigliera

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La materia dagli sfuggenti atomi agli ingombranti pianeti è composta da grappoli congelati di elettroni in stato di continua e rapida fusione e dissoluzione, che si fondono per formare ciò che nell’esperienza umana costituisce il caos.

Quando si parla di «caotica» mi viene sempre in mente Robert Williams, perché la sua stregoneria ottica, il suo lirismo filosofico-retinale e i suoi eleganti ed attraenti scolarismi costituiscono l’esposizione più chiara e reale, in carne e ossa, della dinamica quantistica, della neurologia quantistica e della stessa teoria del caos. Il caos cromatico disseminato da Williams è dotato di quanta più maestria sia possibile nel mondo della carta stampata.

Einstein ha eliminato lo spazio-tempo. Così anche Robert Williams.

Robert Williams e il ruggente secolo XX

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Funzione storica dei maghi informatici del Secolo XX (artisti, poeti, psicologi, filosofi, musicisti, linguisti) fu quella di popolarizzare, personalizzare, pubblicizzare, realizzare, attualizzare, visualizzare, animare le implicazioni e le applicazioni paurose, scioccanti, paradossali della dinamica quantistica, come:

1. Il cervello umano è una rete composta da cento miliardi di neuroni, ognuno dei quali è più complesso di un computer mainframe. Il cervello viene formattato e programmato da icone visive che attraggono i nostri pigri bulbi oculari e fanno opera di imprinting sulle nostre pigre curiose menti, determinando le realtà nelle quali abitiamo e che manteniamo insieme ad altri che hanno analoghe dipendenze visive

2. Coloro che controllano l’illuminazione e il suono, che determinano ciò che colpisce le nostre retine e i nostri timpani, sono coloro che programmano le «realtà autorizzate» della nostra cultura. Del potere della pupilla, Robert Williams dice:

«La «supremazia retinale» e il «potere dittatoriale della visione», e ancora la «vista come strumento dominante dell’input», e «l’evoluzione… è largamente determinata dall’apparenza», e «il mistero è nutrimento del bulbo oculare che è capace di mangiarne mille milioni di tonnellate ogni giornoAi guardoni vengono consegnate le chiavi dell’osservatorio.»

3. Le percezioni dei solidi mondi esterni, cosiddetti «normali», delle razionalità, sono di tipo locale e consensuale. Sono allucinazioni autorizzate tenute sotto la gelosa custodia dei guardiani dei nostri bulbi oculari.

4. Marshall McLuhan ci ha insegnato come, per cambiare la cultura, sia necessario cambiare i media, le modalità di comunicazione. I panorami mentali delle immagini della «realtà autorizzata» possono essere decostruiti, sfocati, demodulati in frammenti caotici e ricombinati in modo creativo a opera di uno speciale ceppo umano composto da maghi, ingegneri del caos, progettisti di «realtà non autorizzate».

I fumetti

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Nei decenni prima della TV, i fumetti per ovvi motivi neurologici rappresentavano un medium altamente efficace per esprimere pensieri «non autorizzati»,

1 Le pubblicazioni a fumetti sono visive, colorite, non verbali, fantastiche, non serie, irriverenti. Attraggono quei giovani e gli adulti che cercano di sfuggire alle realtà serie, rispettabili, autorizzate.

È tutto colpa di Felix il Gatto

Guardando indietro dall’età di 72 anni trovo un certo imbarazzo nello scoprire come il mio canovaccio o programma biologico di base, fin giù nei minimi particolari, sia stato fondato su un protagonista dei fumetti nato, come me, nel 1920.

Il gatto Felix era un personaggio allegrò, pimpante, in nero su bianco dalla cuinbocca uscivano note musicali. Viaggiava fischiando sulla strada della vita.

La sua mano reggeva spesso una sigaretta e un bicchiere di champagne.

Quella era l’era della Proibizione: il Felice Gatto quindi si indulgeva pubblicamente in una droga illegale.

Felix finiva continuamente nei guai cozzando contro le «realtà autorizzate» cui erano dedicate le altre pagine, stampate in grigio su bianco, del giornale. In quei momenti sopra la testa del gatto si illuminava una lampadina elettrica e «si pensa va» la strada per estrarsi dal guaio.

Fumetti e pittura a olio

Sebbene il suo lavoro sia emerso nella stampa contro-culturale degli anni Sessanta e Settanta, Williams si considera pittore più che fumettista. Anch’io.

Vi prego di non lasciarvi trarre in inganno dall’apparenza fumettistica, birichina, da ragazzi. Williams avvolge tipicamente le proprie pitture di spiegazioni precise, sofisticate, scientifiche.

Se non è stato accettato dal serio Establishment dell’arte della costa orientale degli Stati Uniti, i motivi sono ovvi.

Da Tiziano a Warhol la pittura a olio è stata usata tradizionalmente per programmare i bulbi oculari e i cervelli del pubblico in generale in modo che creassero «realtà autorizzate». Olii, tele e parole scritte sono i sacri utensili, per secoli monopolio di papi, re, autorità e utilizzati per programmare le realtà autorizzate.

Poi ecco che a un certo punto arriva Robert Williams, che scarabocchia graffiti sui Soffitti del Vaticano e negli Uffici Ovali della nostra mente.

I dipinti di Williams disturbano il «pubblico in generale», ma deliziano e ispirano il «pubblico in specifico», quei milioni che godono della caotica fuzzy del cervello destro e che sono affamati di «realtà non autorizzate».

Le sue prefazioni a Low BrowArt e a Visual Addiction sono brillanti eventi letterari. Come i suoi dipinti, gli scritti di Williams avvengono su piani molteplici fondono satira mordace, umorismo, infocata sfida libertaria, con una profonda comprensione della psicologia della percezione ottico-visiva.

Ingegnere del caos e progettista di realtà non autorizzate

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Come Geiger, il mago svizzero, Williams combina il meccanico con il corporeo. Gli oggetti più banali e più familiari si fondono si combinano fino a formare mucchi disordinati di sgargianti pile di pensieri, icone, immagini.

Williams si è impadronito della scattante e confusionale arte di mischiare realismi focalizzati del cervello sinistro. Ci sconvolge, fa venire il capogiro constringendoci a mettere a fuoco gli occhi prima sulle figure in primo piano e poi sullo sfondo.

Una tela di Robert Williams è esplosivamente piena di dozzine di immagini, oggetti, eventi che afferrano l’occhio, resi con urli irresistibili di colore.

Ogni commento su Robert deve rendere omaggio anche a sua moglie Suzanne; bella, elegante, spiritosa, a sua volta progettista brillante di pitture cromatiche geometriche.

Io lo considero tra i comunicatori più informati e più efficaci che esistono.

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Graduated in European history in Florence, he started working in publishing soon after having come across a Mac computer in 1984

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