4.5 MDMA: droga degli anni ottanta

Timothy Leary. Caos e Cibercultura — 4. Info-chimica e guerre della droga

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I sociologi ci dicono che ogni fase della cultura umana produce la propria arte, la propria musica, le proprie modalità letterarie, stile sessuale, gergo e droga cerimoniale.

Prendiamo come esempio gli anni Ottanta. Lo stile di questo decennio viene dal nostro condottiero Ronald Reagan, che ci ha dato uno stile sessuale inibito, un’estetica nostalgica degli anni Cinquanta, come sport pubblico, una truce paranoia da Guerra fredda e un’etica poco caritatevole di egoismo corporativo.

Come antidoto a questo decennio di dura retorica è emerso un nuovo tipo di droghe empatogene il cui nome fa riferimento a un chiaro stato di chiara empatia e di compassionevole comprensione nel cervello dell’utente. [Più tardi è entrato nell’uso anche il termine «entattogeno», ‘tocco interiore’ — N.d.R].

Una versione precedente di questa droga fu l’MDA, la «droga dell’amore» degli anni Settanta. La versione attuale più diffusa è una versione dall’azione più breve nota come MDMA, Ecstasy, XTC, X, Adam, Venus o Zen.

Ammontano a dozzine i ricercatori che hanno descritto sentimenti di profondo benessere, di intuito, comprensione, empatia, facilità di comunicazione attivati da MDMA. L’eminente psicologo cileno Claudio Naranjo, ha pubblicato un rapporto sugli effetti, molto simile, dell’MDA:

Al suo culmine, l’esperienza tipica dell’MDA è la sensazione che il momento attuale diventa intensamente gratificante in tutta la sua realtà circostanziale. Il sentimento dominante è di calma e di serenità, come di amore incastonato nella calma.
Non cambia la percezione di persone e di cose; alla vita normale si sostituisce l’accettazione incondizionata. È simile all’amor fati di Nietzsche: amore della sorte, delle proprie circostanze — The Healing Journey, 1976.

Afrodisiaco sensuale

Thomas Pynchon, eminente psicologo dell’Università Cornell suggerisce che «i circuiti cerebrali che mediano reazioni di allarme, paura, fuga, desiderio e paranoia territoriale vengono temporaneamente scollegati. Si vede tutto con una chiarezza totale non distorta dagli impulsi animali. Si raggiunge uno stato dagli antichi chiamato Nirvana, gioia onniveggente».

Gli effetti raggiungono in genere il culmine dopo un paio di ore e durano per circa cinque ore. Non c’è distorsione della realtà e potete — se vorrete — svolgere funzioni normali. Ma chi ha voglia di giocare a tennis o di guidare la macchina quando è seduto sulla montagna della gioiosa saggezza?

Pericoli dell’ecstasy

A sentire descrivere una droga con tanti superlativi, chi abbia un po’ d’esperienza si sente spinto a domandare: «Ma andiamo, quali sono i lati negativi?»

I rapporti clinici indicano che circa il venticinque per cento degli utenti va incontro, la prima volta, a un breve periodo di leggera nausea, di mascelle che si stringono, occhi che ballano, prima di andare oltre verso Nirvana.

L’esperienza è tanto potente che tutti si sentono un po’ svuotati il giorno dopo. La maggior parte degli utenti prende la droga durante il pomeriggio, così che verso mezzanotte siano pronti per un sonno meraviglioso e rinfrescante, preferibilmente fra le braccia di una persona amata.

L’MDMA non è un afrodisiaco genitale. La straordinaria sensualità dell’esperienza è diffusa per tutto il corpo.

Legalità

Al momento in cui scrivo MDMA e altre droghe simili sono legali. Perché? Perché non si sono verificati abusi. Non dà assuefazione né distorce la realtà né conduce a comportamenti antisociali o distruttivi. Non esistono rapporti di trip andati a male. [Ma nel 1986, l’MDMA, malgrado le proteste dei terapeuti che avevano conseguito ottimi risultati con MDMA, e contro le indicazioni del giudice federale che aveva ascoltato le testimonianze, fu classificata come «Schedule 1», ‘Protocollo 1’, e fu posta fine a ogni ricerca. Nel 1994 erano noti alcuni casi di brutti trip, in genere dovuti all’uso eccessivo, all’impurezza del prodotto o alla disidratazione. — N.d.R.]

Un motivo della risposta positiva all’MDMA è da ricercarsi nelle aspettative del consumatore. È passata parola che accentua l’amore e la pace. Se sei un motociclista violento o un attaccabrighe da bar, l’ultima droga che avrai voglia di prendere è l’MDMA.

Tipica esperienza dell’ecstasy

E dopo il matrimonio dei nostri cervelli nel 1978 abbiamo osservato dozzine di nostri amici che hanno fatto la stessa esperienza.

I successi avvengono nel novanta per cento dei casi se si assume per i motivi giusti e nel posto giusto. Certamente le cose vanno meglio se parti con il sincero desiderio di arrivarci, ed è necessario prenderla insieme a una persona che si desideri amare.

Nell’autunno del 1978 ero a New York con mia moglie Barbara. Una sera un amico, Brian, ci parlò di una meravigliosa «droga dell’amore», e ce ne regalò alcune pasticche. Debbo subito precisare che Brian non era uno spacciatore e che non agiva in gran segreto in qualche vicolo buio, ma un noto psicologo che usava MDMA nella sua attività di psicoterapeuta. Ci consigliò di provare il prodotto a stomaco vuoto e senza aver bevuto alcoolici.

Tre ore dopo Barbara e io, alticci, finivamo di mangiare un pasto da re in un ristorante da cinque stelle, Chez Estuvay. Rilassata, Barbara mi guardò con quel certo sguardo negli occhi… Che scelta avevo? I maggiori successi della mia vita sono dovuti all’aver detto di sì agli inviti di Barbara.

Prendemmo una pastiglia a testa. Passò circa mezz’ora, e… Boing!

Barbara mi guardò e rise. «Che fortunato che sei!» sospirò. «Ti sale sempre per primo!»

Presto mi sentivo meglio di quanto mi fossi mai sentito in tutta la vita (e mi sono sentito molto bene parecchie volte). Intanto arrivavano anche a Barbara le stesse squisite sensazioni. Senza perdere un istante ci spogliammo e ci mettemmo a letto. Mi misi supino e Barbara si sedette su di me, testa e petto a contatto con i miei. Luccicavano i nostri corpi, una pellicola profumata come un fior di loto copriva la pelle.

Ci guardammo negli occhi e sorridemmo. C’eravamo. Entrambi capivamo tutto. Erano in stato di sospensione tutte le difese, le protezioni, le abitudini emotive. Ci rendemmo conto con gioia della perfezione progettuale dei nostri corpi. Sembrava che l’unica cosa da fare fosse accarezzarci a vicenda.

L’esperienza continuò a lungo. Quando dopo tre ore cominciava a scemare ne abbiamo preso una seconda dose. Accaddero delle cose strane, chiacchieravamo come due Buddha neonati appena scesi dal cielo. Il giorno dopo tornammo a Hollywood e tre giorni dopo ci sposammo.

A questo punto l’osservatore cinico apre la bocca per dire, «E quindi avete dovuto prendere altro Ecstasy per tornare a quello stato di beatitudine narcotizzata.»

Oh no. Non funziona in questo modo. La droga sembra attivare nel cervello il circuito empatia-chiarezza. Una volta che questo sia accesso, resta attivo. È come dare il boot al proprio computer personale.

Barbara e io abbiamo assunto MDMA circa dodici volte negli ultimi sei anni. Possiamo ritornare a quello stato di beata fusione senza la droga — basta sdraiarci l’uno accanto all’altra, o semplicemente guardarci in un ambiente sereno.

E dopo il matrimonio dei nostri cervelli nel 1978 abbiamo osservato dozzine di nostri amici che hanno fatto la stessa esperienza. I successi avvengono nel novanta per cento dei casi se si assume per i motivi giusti e nel posto giusto. Certamente le cose vanno meglio se parti con il sincero desiderio di arrivarci, ed è necessario prenderla insieme a una persona che si desideri amare.

L’Ecstasy non è uno stimolante per le feste, non è uno sballo ricreativo, non è una droga da strada. [Lo è diventato, però, una volta messo al bando e disponibile soltanto presso i chimici underground, per un determinato segmento dell’utenza. È diventato elemento fisso della cultura rave già verso la fine degli anni Ottanta nel Texas, e poco dopo si è esteso al resto degli Stati Uniti e all’Europa. — N.d.R.]

«Sindrome del matrimonio istantaneo»

Negli ultimi sei anni abbiamo sentito testimonianze entusiaste da tutti i luoghi più sballati del Paese: Manhattan, Maui, San Francisco, Santa Fe, Austin, Ann Arbor, eccetera. Molti psicologi New-Age usano MDMA con i loro pazienti. In fondo la calma e la chiarezza sono il traguardo di ogni progetto di auto-miglioramento. Questa droga sembra offrire benefici particolari a chi soffra di traumi e a chi riceva terapia del rapporto.

È emerso un problema di tipo «nuovo»: la sindrome del matrimonio istantaneo.

Molte persone hanno condiviso l’esperienza senza essersi conosciute molto bene in precedenza. Si sono attivati i circuiti amore-empatia e si sono precipitati a sposarsi il giorno dopo. In certi casi, col disperdersi dei fumi tinti di rosa, queste coppie si sono accorte che anche se per un momento hanno condiviso il regno più alto dell’amore, i lato pratici delle loro vite non erano compatibili.

A Boulder nel Colorado le cose sono arrivate a tal punto che si diffusero autoadesivi e T-shirt con il messaggio:

“Dopo l’ecstasy, non sposatevi per un mese e mezzo.”

È applicabile la regola fondamentale del buon senso neurologico: non prendete nessuna droga se la persona che la fornisce non vi sembra degna di fiducia, di ammirazione. Esistono poche probabilità che possiate ottenere MDMA attraverso i canali normali della droga. Ai gangster colombiani e ai pusher della Mafia non interessa affatto vendere una droga dell’amore, della pace e della saggezza.

Affrontiamo la verità. Stiamo parlando di un’esperienza da élite. L’MDMA è una droga conosciuta per sentito-dire da persone sofisticate spinte dal desiderio di giungere a un alto livello di comprensione di sé e di empatia. Si tratta quindi di cercatori dedicati che si sono meritati un po’ di estasi. Se volete provare questa esperienza cominciate a frequentare persone intelligenti e spiritual- mente ambiziose che nel loro comportamento presentino le qualità promesse dalla droga. Anche se non vi interessa l’MDMA, ci sono cose peggiori dell’essere alla ricerca di persone e di luoghi che presentino questo chiarore.

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Graduated in European history in Florence, he started working in publishing soon after having come across a Mac computer in 1984

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