4.2 Sociologia dell’LSD

Timothy Leary. Caos e Cibercultura — 4. Info-chimica e guerre della droga

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Nel 1973 l’agenzia federale per la droga stimava in sette milioni gli Americani che avevano utilizzato LSD. Quando un tale numero di persone giovani e/o influenti si dà a un’attività che viene appassionatamente denunciata da ogni organo rispettabile della società come pericolosa, caotica, immorale e illegale, ci troviamo di fronte a un fenomeno sociale meritevole di essere studiato.

Una novità affascinante, un nuovo peccato! Una nuova controcultura. Un nuovo malvagio crimine.

Spero che le osservazioni che seguono possano incoraggiare antropologi e sociologi a intraprendere un’analisi più sistematica di questo comportamento di massa. Perfino un sondaggio Gallup che consentisse agli utenti di descrivere l’effetto sulla loro vita dei trip con LSD potrebbe produrre dei dati provocanti — sempre che noi siamo disposti ad accettare i fatti.

Era soltanto uno di quei momenti storici

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La generazione del baby boom postbellico, che divenne adolescente durante gli anni Sessanta fu con ogni probabilità il gruppo più benestante, con più fiducia in sé e più viziato della storia umana. Molte forze sociali cospirarono per incoraggiare questo gruppo ad aspettarsi, e ad esigere, di più dalla vita. I ragazzi degli anni Sessanta erano liberi dalle paure economiche che avevano dominato la vita dei loro genitori segnati dalla grande depressione. L’America era in un periodo di espansione, di crescita. Ai campus universitari i talent scout delle grandi aziende facevano la fila per implorare gli studenti di prendere in considerazioni posti di lavoro ben pagati! Si erano placate le paure nucleari che erano state la peste degli anni Cinquanta.

La nuova psicologia dell’umanesimo della crescita personale, sviluppata da Carl Rogers, da Abraham Maslow, dai gruppi d’incontro e da altre diramazioni del movimento del potenziale umano, riattivarono i vaiori fondamentali di auto-esplorazione, dell’autonomia personale, del trascendere le ortodossie ispirate dalla paura. Il mondo dell’arte, da sempre seminale nei cambiamenti controculturali, era in fermento sotto gli effetti di espressionismo, improvvisazione, individualismo. Ingegneria del caos. Anche nelle sobrie scienze fisiche esplodevano teorie di relatività Einsteiniane, di realtà alternative Heisenbergiane, di universi in espansione.

Era già accaduto in passato. Nei momenti analoghi della storia in cui le culture avevano raggiunto stati simili di sicurezza nazionale, di prosperità e di fiducia imperiale, il passo successivo, inevitabile, è stato quello di guardarsi dentro. Una controcultura incoraggia nuove forme d’arte e nuovi stili di vita, tollera la ricerca da parte dell’individuo di nuovi significati; auto-indulgenza in contrasto con la schiavitù della sopravvivenza e dell’indulgenza coercitiva dei governanti d’élite. Precisamente in questi periodi in cui la filosofia, la scienza, l’arte, la religione vibrano di energie trascendenti, è frequente che accadano due cose: l’esplorazione esteriore in aree geografiche sconosciute, e quella interiore con l’ausilio di droghe atte a favorire il cambiamento cerebrale.

Il primo libro dei Veda, il più antico testo spirituale d’Occidente emerso al momento della conquista ariana d’India, definì la droga soma come strumento fondamentale d’indagine filosofica.

Navigatori pionieri furono gli Ateniesi: fiduciosi, empirici, antidogmatici. Il culto greco del Mistero eleusino per secoli invigorì il pensiero mediterraneo; faceva uso nelle cerimonie annuali di rinascita di una sostanza analoga all’LSD derivata dalla segale cornuta.

L’eruzione rinascimentale di individualità e di libero pensiero fu ispirazione di grandi esplorazioni a est e a ovest, e gli esploratori riportarono con sé erbe, spezie, unguenti che diedero impulso ai movimenti edonistici del periodo.

R. Gordon Wasson, Richard Evans Schultes, Jonathan Ott, Terence McKenna, e altri studiosi di etnobotanica hanno suggerito che alla radice della maggior parte delle grandi religioni mondiali vi sia stata l’esplorazione interiore con sostanze vegetali atte a favorire il cambiamento cerebrale. Per oltre un secolo il commercio dell’oppio servì a sostenere l’Impero britannico e la cosa era da mettersi in relazione al fiorire in Inghilterra del pensiero romantico, mistico e trascendentale. Darwin, per esempio era ipocondriaco cronico e oppiomane di tutto rispetto.

Il Sud invade il Nord con agenti botanici

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L’ingresso delle droghe psichedeliche nella cultura degli Americani degli anni Sessanta costituisce un’accettazione dei riti religiosi delle latitudini tropicali. Tutte le droghe psichedeliche derivano da piante tropicali — la psilocibina viene da funghi, l’LSD dalla segale cornuta, la DMT e l’ayahuasca da corteccia d’albero e da viti, e naturalmente c’è la marijuana, la più antica pianta coltivata del pianeta.

Non sono questi gli euforizzanti, gli energizzanti, gli intossicanti preferiti dagli abitanti delle città. Gli psichedelici producono stati di possessione, di trance, di delizioso caos, di coscienza espansa, di illuminazione spirituale; potenti empatie mistiche con forze naturali. Queste esperienze, meta delle antiche religioni umaniste e pagane, rappresentano i peggiori incubi delle religioni organizzate.

La cosiddetta «cultura della droga» degli anni Sessanta non fu una moda dei campus, era un rinascimento a livello mondiale delle religioni più antiche. Gli hippie intuivano questa cosa mentre giravano orgogliosamente a piedi nudi e suonavano il flauto.

Il paganesimo divenne importante nei campus.

Gli psichiatri, la polizia e i politici presero automaticamente per scontato che le esperienze psichedeliche altro non erano che attacchi autoindotti di malattia mentale di massa, ovverosia di psicosi allucinatoria. Non esistevano nella tradizione intellettuale occidentale né termini né paradigmi in grado di spiegare questo bizzarro e caotico desiderio di «andar fuori di testa».

È d’interesse sociologico che la cultura della droga in America e nell’Europa occidentale (e più recentemente in parti dell’Europa orientale) abbia rimesso in scena i riti dei pagani e dei politeisti pre-cristiani. Tra il 1960 e il 1980 milioni di abitanti delle nazioni industriali hanno usato psichedelici nel contesto di pratiche religiose induiste, buddiste e pagane. Le droghe psichedeliche venivano assunte in gruppo e in celebrazioni pubbliche. Le prove dell’acido, il love-in, le comuni. Il bisogno di unione sociale e di rito tribale fu accettato intuitivamente dalla maggior parte degli utenti di droghe psichedeliche.

L’importanza del sostegno di gruppo espresso nelle esperienze pagano-psichedeliche è d’importanza inestimabile. La cultura psichedelica sbandierava orgogliosamente l’uso di droghe perché aveva lo scopo di produrre esperienze di amore della natura, di solidarietà tribale, di umanesimo. Il primo Be-In di San Francisco fu pubblicizzato come «Raduno delle tribù». Ciò accade ancora oggi ai concerti dei Grateful Dead, quando ventimila Deadhead si uniscono come per routine in celebrazione danzante.

Spazio interiore ed esteriore

È un caso che il nostro programma spaziale, proteso verso le stelle, abbia avuto luogo precisamente nel momento in cui erano al culmine i viaggi interiori ispirati da LSD? Quando il senso di orgoglio nazionale e di fiducia diminuirono durante gli anni nixoniani, si ridussero sia l’esplorazione interiore che quella esteriore. Ciò non sorprenderà nessuno studente dell’evoluzione culturale.

Potrebbe una qualsiasi storia seria della nostra specie non prendere in considerazione gli effetti della controcultura della droga sull’evoluzione dell’arte e del sapere? È ancora troppo presto pensare a un esame da parte degli studiosi della nostra attuale cultura della droga, con antecedenti e conseguenze? Ebbene: facciamo un modesto primo passo.

Perché calò il boom dell’LSD?

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Abbiamo appena finito di prendere in considerazione alcuni dei fattori che conducono all’emergere di una cultura edonistico-filosofico della droga. I conservatoli hanno gioco facile nel far presente che i movimenti trascendentali e autoindulgenti conducono usualmente alla caduta delle civiltà. Non furono i bagni caldi, le droghe orientali e i culti mistici a ridurre il vigore marziale della Roma imperiale?

Probabilmente sì. Dobbiamo però precisare subito che era naturale e giusto che Roma cadesse. Nel corso dell’ininterrotta migrazione di intelligenza e di libertà individuale da est verso ovest, Roma ha avuto il suo posto al sole. Ma vorreste, oggi, che il mondo fosse governato da Roma? Le alte civiltà non cadono: fioriscono e mandano verso occidente i loro pollini seminali. I discendenti degli acuti italiani di Sicilia non hanno forse piantato oggi le loro radici a Hollywood e a Las Vegas.

Secondo autorevoli osservatori, quali Kissinger, Herman Kahn, il Reverendo Falwell, e lo Scià d’Iran, la nostra attuale cultura edonistica della droga rappresenta una sofisticata corruzione dell’etica puritana degli Americani. Ma nel loro zelo autoprottettivo verso il ripristino dell’antica morale questi imperialisti non riconoscono che i movimenti edonisti attraversano prevedibili fasi di crescita esattamente come gli altri fenomeni sociali, e che l’attuale trascendentalismo americano è appena cominciato.

Gli hippie furono i primi bambini ingenui, innocenti, idealisti della nuova società neurologica-informatica, consumatori passivi com’erano della nuova tecnologia, utopisti infantili che credevano che jeans e T-shirt stinti, concerti dei Grateful Dead e slogan sull’amore rappresentassero i fiori massimi dell’evoluzione.

L’ondata hippie subì il declino perché i suoi accoliti erano troppo passivi, andavano a comprarsi l’illuminazione dal primo rivenditore che trovavano. È normale che la pubblicità preceda la produzione nello sviluppo di nuove tecnologie atte a cambiare la cultura, e sono disposto ad accettarne la responsabilità, ma non la colpa. Quando una specie ha bisogno di un utensile evolutivo, nel corso di un paio di generazioni l’otterrà. Nel 1970 c’erano circa sette milioni di pigri consumatori che si aspettavano di ricevere un biglietto facile per il cambiamento del cervello. Intanto i Federali avevano eliminato i pochi produttori affidabili e prevedibilmente il Paese è stato inondato di acido inaffidabile di bassa qualità. Insieme si misero dilettanti dotati di buona volontà e mascalzoni privi di scrupoli per distribuire un prodotto scadente.

Ed ecco la causa del benefico declino nell’uso di LSD, che ha avuto esattamente l’effetto che era necessario nella cultura della droga. Svegliatevi, fratelli e sorelle! Basta ingenuità, utopismo. Fu lanciata la sfida, irresistibile per qualunque chimico che si rispettasse, della produzione di LSD di buona qualità.

La terza generazione di droghe cerebrali

La tecnologia psichedelica di prima generazione riguardava la preparazione primitiva di prodotti botanici: rollare «canne» di marijuana o hashish, cilom, hookah, bong. La seconda riguardava la sintesi di mescalina, psilocibina, LSD, STP, MDA — tutta roba primitiva da fratelli Wright o da Ford Modello T.

Ora comincia a presentarsi in quantità abbondante la terza generazione di droghe per la trasformazione cerebrale. Così come i computer di oggi costano meno e sono più affidabili di quelli di trent’anni fa, così è anche con le droghe nuove. L’addomesticamento dei funghi ne è un esempio simpatico.

Le procedure per la sintesi dell’LSD, che un tempo erano scomode, complesse, delicate e richiedevano molto tempo, sono state rese più snelle, e dai rapporti di polizia sugli arresti e dalle osservazioni sociologiche emerge che si usa oggi più LSD che negli anni Sessanta. Non c’è pubblicità o quasi, perché Fuso di droghe non è più un argomento di moda né per politici né per giornalisti.

Oggi abbiamo problemi nuovi — petrolio, l’economia, il crack, la nuova Guerra fredda. Non arrivano quasi mai notizie di trip andati male, perché l’acido è puro e gli utenti sono sofisticati. Il teenager medio di città, oggi, conosce meglio gli effetti delle droghe cerebrali di quanto ne sapevano la maggior parte dei dotti ricercatori di vent’anni fa. La proliferazione del sapere ha luogo sempre così.

La socializzazione delle droghe ha seguito lo stesso ritmo dell’uso e dell’abuso di automobili, aerei, computer.

Nel prossimo decennio vedremo emergere dozzine di droghe psicoattive nuove, migliorate, più forti e più sicure. Ogni chimico intelligente sa che esiste un mercato enorme, composto da una cinquantina di milioni di Americani che acquisterebbero con gioia un euforizzante sicuro, uno psichedelico preciso dalla durata breve e dell’effetto prevedibile; si tratterebbe di un incrementatore efficace dell’intelligenza, un energizzatore innocuo, un ingranditore della sensualità. Un afrodisiaco! Da millenni, le persone intelligenti che subiscono gli effetti dell’invecchiamento si sognano un afrodisiaco efficace.

Solo di recente ci siamo resi conto come l’organo di piacere più importante — l’unico — sia il cervello, un enorme sistema edonistico da cento miliardi di cellule che chiede solo di essere attivato.

Gli ultimi due decenni hanno appena stuzzicato l’appetito dell’umanità in attesa di tecnologie per attivare e dirigere il funzionamento del proprio cervello. È appena cominciato il movimento della droga.

Risorge il buon vecchio LSD

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L’utilizzo più diffuso dell’acido è il precursore dell’avvenire e c’è molto da imparare dal suo ritorno in auge. Ora che si è placato l’isterismo non è ovvio come l’LSD, quello puro, sia semplicemente la migliore droga-passatempo che c’è in giro? Intanto sembra verificarsi una curiosa inversione della legge di Gresham. Se è disponibile droga buona, sarà preferita; se c’è carenza di droga buona, verrà usata quella cattiva. La droga buona caccia via quella cattiva.

Durante la recente carestia di LSD non abbiamo assistito a un aumento scandaloso dell’alcoolismo minorile? Non vi ricordate come erano disprezzati gli sbronzoni negli anni Sessanta? L’orrenda mania del PCP è provocata direttamente dalla mancanza di acido, e così è anche per la mania della cocaina, l’epidemia dell’eroina del dopo-Scià. Se si esaminano i sostituti scadenti disponibili, non c chiaro come le droghe psichedeliche siano precisamente quanto è risultato dalle nostre ricerche di Harvard negli anni Sessanta?

Doni meravigliosi offerti dal regno vegetale a quello animale, attivatori di quei circuiti cerebrali che conducono verso l’esame filosofico, verso la curiosità scientifica, la consapevolezza somatica, lo stile di vita edonistica, il distacco divertito, percezioni tolleranti ad alto livello, erotica del caos, sensibilità ecologica comunione utopica. In retrospettiva, gli anni Sessanta non erano forse un decennio di splendore, ottimismo, idealismo, coraggio personale, innovazione estetica, meraviglia spirituale, esplorazione, ricerca? Come avrebbe potuto dire il Presidente Reagan, non eravamo più felici nel confronto con gli altri e più ottimisti in quei tempi alti?

Nel periodo Rambo degli anni Ottanta le droghe venivano spacciate, assunte e studiate in gran segreto. Spesso in solitudine.

L’uso di droga diventa abuso quando viene praticato in narcisistica solitudine. Nel 1988 trenta milioni di Americani hanno usato senza correre rischi droghe illegali, mentre cinquanta milioni hanno usato in moderazione l’alcool. I riti di gruppo proteggono contro l’abuso. Oktoberfest, cocktail. Fumare erba o mangiare funghi con gli amici.

È importante notare come l’unico programma efficace per la riabilitazione di chi faccia abuso di alcool o di altre droghe sia l’Anonima alcoolisti. Le finalità e le strategie dichiarate di AA sono pagano-spirituali. Arrendersi a una potenza superiore in un contesto intenso di supporto di gruppo. Niente chiese, niente funzionari governativi, niente stipendi, niente fondi, solo sostegno di gruppo come in un villaggio.

Inverno di paura e di scontento

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I nostri progetti di ricerca sulla droga, a Harvard e in seguito a Millbrook, hanno affrontato con vigore il compito di sviluppare metodi di trasformazione cerebrale atti a eliminare l’ignoranza e la sofferenza umane. Sapevamo che si poteva fare e che prima o poi qualcuno l’avrebbe fatto. Le conoscenze biochimiche verranno applicate alla gestione dei sistemi sinaptici che mantengono gli individui impantanati nell’inermità ripetitiva. Il controllo cerebrale autogestito verrà.

Questa osservazione sembrava così ovvia e sensata, nel 1962, che era per noi difficile capire come chiunque avesse una mente aperta potesse opporsi all’accesso pianificato a stati alterali di coscienza. Anche se si trattava di terreno vergine e di una valanga di dati che poteva portare alla confusione, i paragoni con la scoperta del microscopio o del telescopio erano talmente ovvi che, ingenuamente, non eravamo preparati al rifiuto istintivo opposto da tanti scienziati intelligenti quanto eminenti posti di fronte al concetto di modificazione cerebrale.

Alan Watts, da sempre ironico studioso della storia, non si stancava mai di ricordarci che gli astronomi del Vaticano si rifiutarono sempre di guardare attraverso i telescopi di Galileo.

II nostro idealismo romantico dei primi tempi fu presto moderato dalla costatazione che esistono potenti meccanismi genetici, rafforzati da fattori sociali, pronti a reagire con la paura all’avvicinarsi del nuovo. Questa neofobia ha ovviamente mi valore nella lotta per la sopravvivenza. In ogni fase dell’evoluzione ogni pool genetico ha avuto la protezione delle persone il cui sistema nervoso fosse organizzato a gridare al pericolo.

L’evoluzionista che propone il cambiamento dice: «Non c’è niente da temere tranne la paura stessa.» Il sopravvivenzialista risponde: «C’è tutto da temere tranne la paura stessa.» Nella maggior parte delle fasi della storia umana hanno avuto ascendenza chi promuoveva la paura. Quando esaminiamo ogni altra forma vivente vediamo come uno stato d’allerta nervosa e scattante sia un’ossessione costante.

In certi momenti dell’emergere della civiltà umana gli agenti di cambiamento ottimisti, che credono nel progresso, riescono a spingere la nostra specie verso nuove avventure.

Poi, inevitabilmente, le forze della cautela, della ragionevolezza, della tradizione, impongono ancora la paura per conservare quanto hanno creato gli agenti del cambiamento.

Fin dalla sua nascita l’America ha rappresentato un’avanguardia ottimista quanto progressista della razza umana. Il nostro Paese fu fondato da irrequieti visionari del Vecchio mondo che avevano deciso che qualsiasi cosa andava meglio dello status quo. Le persone di questo tipo sono programmate geneticamente per sollevare eccitazione, avventure e scoperte conturbanti.

Questa ricerca della libertà e della felicità da stelle e strisce, a mio avviso, ha raggiunto un culmine negli anni Sessanta. Una generazione di giovani Americani ha gettato la cautela ai quattro venti e ha respinto spericolatamente i sistemi imposti dalla paura che hanno mantenuto la società umana nel solco della sopravvivenza: l’etica del lavoro, il dominio maschile, razzismo conformismo nello stile di vita, inibizione della sensualità e dell’autoindulgenza, fiducia nelle autorità.

Alla paura, da sempre la colla che tiene insieme le arnie umane, si sostituì provvisoriamente la fiducia audace e sorridente verso un futuro autogestito.

Dal momento che set e setting determinano l’andamento dell’esperienza di uno stato alterato, trasmettevamo sempre segnali intelligenti e rassicuranti:

«Fidati del tuo sistema nervoso, lasciati andare col flusso; l’universo è in fondo un posto bello e sicuro.»

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Fummo attoniti nell’osservare come tante persone da ogni altro punto di vista aperte e intelligenti facessero tutto quanto potevano per istillare paura, per gridare al pericolo, per calunniare il cervello con la negatività. Ricordiamo il pesce d’aprile perpetrato dal direttore del Pennsylvania Hospital, che inventò la bugia secondo la quale otto pazienti erano stati accecati per aver guardato il sole mentre erano in acido.

Le bugie sulla rottura dei cromosomi; gli eserciti di funzionari di polizia che andavano in visita ai licei per avvertire che fumare LSD conduceva alla violenza carnale e all’assassinio. Fummo costretti a un certo punto a giungere alla conclusione che sì, è vero che l’LSD provoca il panico e la pazzia temporanea — nei burocrati che non l’hanno mai toccato.

Ci confortava l’osservazione della storia della scienza. Ogni nuova tecnologia che costringa a un cambiamento nello stile di vita o nella comprensione della natura umana richiede sempre una generazione per diventare parte addomesticata della società. Più erano furenti gli attacchi contro l’LSD e più ci convincemmo che era in atto un importante processo di mutazione.

Quel che andava perduto in tutto questo furore era ogni tentativo razionale di spiegare quanto stava accadendo. Furono pochi gli Americani, per esempio, che si resero conto che la cultura della droga era creatura di uno straordinario gruppo di studiosi che lavoravano insieme, in modo informale, per favorire il cambiamento cerebrale autogestito:

Aldous e Laura Huxley, Gerald Heard, R. D. Laing, Thelma Moss, Alan Watts, Adelle Davis, Gordon e Valentina Wasson, Stanislaus Grof, Joan Halifax, Ken Kesey, Allen Ginsberg, Paul Bowles, John e Louis Aiken, Huston Smith, Cary Grant.

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Come pure le brigate di musicisti-filosofi che usavano le parole delle canzoni per insegnare, gli eserciti di scrittori e di redattori di giornali underground, i cineasti, i chimici. Mai, forse, dopo Atene e dopo il Rinascimento, tante persone culturalmente influenti si erano unite intorno a un concetto filosofico.

Scartato nella controversia era ogni tentativo di tenere i conti. Certamente, molte persone con disturbi mentali hanno preso l’acido e hanno in seguito attribuito alla droga la colpa della loro instabilità genetica, ma non ci fu mai nessun censimento comparato.

Ora che si è diradato il fumo, possiamo vedere come al boom delI’LSD, lungi dall’indurre i salti dalle finestre e l’autodistruzione, corrispondesse un calo del numero dei suicidi tra i giovani. Il suicidio dipende dalla noia e dalla mancanza di speranze, e certamente gli anni Sessanta hanno visto una riduzione di questi fattori.

È evidente come gli psichedelici, compresa la canapa, riducano la violenza. Al giorno d’oggi si verificano in un solo weekend più episodi di violenza indotta da alcool che nei vent’anni di uso di droghe psichedeliche. Più ragazzi vengono uccisi e resi invalidi in un fine settimana qualsiasi grazie alla guida di automobili in combinazione con l’uso di alcool, che in due decenni di consumi psichedelici. Non esistono prove a sostegno dell’ipotesi che l’LSD abbia ridotto drasticamente la sensibilità del tripper verso il pericolo fisico.

Fu il Vietnam a uccidere oltre cinquantamila giovani Americani e svariati milioni di Vietnamiti. L’acido è probabilmente l’attività ricreativa più sana mai inventata da esseri umani. Il jogging, il tennis e lo sci sono ben più pericolosi. Se non siete d’accordo, presentatemi i vostri dati statistici.

Questo però non vuol dire che fossero esagerati i reali pericolo dell’acido. Le droghe alteratrici della coscienza cambiano le idee e sciolgono gli attaccamenti. Il cambiamento scatena intense reazioni di paura.

L’acido può fare paura.

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Nessuno aveva detto che sarebbe stato semplice; ecco un’altra complicazione. L’acido non va assunto da persone spaventate o in un ambiente di paura. L’America, oggi, è un paese che ha paura. La voce della casta genetica che grida al pericolo urla forte. Mai nella nostra storia l’umore nazionale è stato cosi pauroso e pessimista. La causa di ciò è ovvia: il cambiamento provoca paura, e il ritmo di cambiamento aumenta oltre ogni comprensione o controllo. Il caos! Tìitte le familiari comodità di ieri si erodono con una velocità minacciosa. Mentre aumenta la popolazione, crolla ogni indice di intelligenza, ogni traguardo educativo, ogni rapporto sociale ogni sicurezza fisica ed economica. Paradossalmente al contempo la nostra élite scientifica va eliminando tutte le cause fondamentali ed eterne dall’inermità umana.

La genetica e l’immunologia promettono passi giganteschi contro malattia, invecchiamento e morte. Il programma spaziale ha aperto una nuova frontiera di energia illimitata, di materie prime illimitate, di spazi illimitati per la migrazione. La nuova società delle informazioni fondata su computer e centri di comunicazione domestici moltiplica le capacità dell’intelligenza umana. Siamo inondali di droghe nuove e migliori per il cambiamento cerebrale. L’unico modo di comprendere e di tenere il passo a questa accelerazione del sapere consiste nell’accelerare il funzionamento cerebrale. Si propongono tre soluzioni a questa situazione ingrovigliata e volatile che dobbiamo affrontare.

— Risposta religiosa: dato che l’Apocalisse è inevitabile, non ci resta che pregare.

— I politici ci dicono che l’unica cosa da fare è afferrare quel che puoi e proteggere quel che hai.

— Risposta scientifica: aumentare l’intelligenza, espandere la coscienza, fare metodicamente surf sulle onde del cambiamento caotico.

Il futuro girerà in modo sempre più vorticoso e selvatico, statene sicuri. Se non vi piace l’acido sarà difficile che vi piaccia il futuro. Ora più che mai dobbiamo organizzare per i nostri cervelli la molteplicità, la complessità, la relatività, il cambiamento. Chi sa gestire l’acido saprà gestire più comodamente l’avvenire.

Nota personale

Spesso mi si chiede se, in retrospettiva, rifarei tutto quanto come prima. La mia risposta, in prospettiva è: piaccia o no, lo stiamo già rifacendo. E meglio.

Written by

Graduated in European history in Florence, he started working in publishing soon after having come across a Mac computer in 1984

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