3.5 Culture elettroniche

Timothy Leary. Caos e Cibercultura — 3. Controculture

Vai agli altri capitoli di Caos e Cibercultura di Timothy Leary

Image for post
Image for post

Fate circolare la parola, fra amici e nemici, che stiamo passando la torcia a una nuova generazione.
J.F.K., discorso inaugurale, 1960

Questa appassionata retorica rappresenta la prima volta in cui un leader di una superpotenza o impero abbia mai usato il potente meme «generazione». J.F.R. fu un agente memetico, intento a creare, letteralmente, una razza nuova!

Gli scrittori di discorsi che nel 1960 passarono a Kennedy queste celebri parole intuivano quel che stava per succedere? Prevedevano che i due decenni successivi avrebbero prodotto, per la prima volta nella storia umana, una base di potere politico ed economico chiamato «cultura della gioventù»?

Negli anni Cinquanta questa nuova generazione del boom demografico stava girando le manopole di un nuovo dispositivo di realtà elettronica denominata televisione per sintonizzarsi su programmi come Lascia o raddoppia, Fantastico o Carosello. E venivano guidati amorevolmente in case sicurissime da genitori devoti che avevano memorizzato il Common-Sense Guide to Child Care, del Dr. Benjamin Spock. Tema fondamentale di questo manuale (noi genitori arrivammo addirittura a chiamarlo bibbia) è:

Trattate i vostri figli come individui

Sarebbe difficile sopravvalutare questo evento. Questi ragazzi divennero la prima generazione di consumatori elettronici e prima che avessero dieci anni i loro cervelli stavano elaborando ogni giorno più realtà di quante i loro genitori non elaborassero in un anno.

Importanza dei media domestici parentali

Image for post
Image for post

Nel 1950 l’umile televisore in bianco e nero segnò la nascita della cultura elettronica. Improvvisamente gli umani avevano sviluppato la tecnologia elettronica e il know- how necessari alla riprogrammazione della mente umana.

Dal punto di vista neurologico, la situazione è la seguente: L’imprinting dei circuiti linguistici del cervello ha luogo tra l’età di tre e di otto anni. I media utilizzali nell’ambiente domestico formattano il cervello di questi bambini. Gli psico-linguisti (come Noam Chomsky o Piaget) hanno dimostrato come l’imprinting delle lingue avvenga durante questo breve intervallo di sensibilità.

Ciò significa che i media domestici utilizzati dalla famiglia formattano i file di pensiero (mente del cervello sinistro). Il cambiamento della mente (riformattazione) potrebbe aver luogo soltanto in condizioni che duplicassero la «cultura domestica.»

Se i genitori non leggono, e se in casa non ci sono giornali, riviste o libri i ragazzi si trovano di fronte a un tremendo svantaggio quando timidamente (o baldanzosamente) entrano nella paurosa e impersonale aula della Prima elementare. (La maggior parte degli insegnanti bravi capisce questa cosa e converte l’aula in un ambiente simile a quello domestico.)

Sentiamo anche le implicazioni che può avere la riformattazione dei file mentali (attività una volta nota come lettura rimediale). Le culture e gli individui che desiderino cambiare debbono usare media linguistici diversi. Per l’analfabeta In delinquente membro di una gang, offriamo un ambiente di massima sicurezza, simile a una casa e pieno di allenatori mediali. Malcolm X. per esempio. ha imparato a leggere grazie a una severa e amorevole figura parentale in una prigione del Massachusetts.

E il resto lo dovreste sapere!

Le fasi dell’umanizzazione

Mentre ripenso ai miei settanta e oltre anni come Agente di Cambiamento e Scout evolutivo autonominato, questo punto di vista mi si rende sempre più chiaro. In sette decenni la nostra specie ha fatto surf su onde di cambiamento cerebrale più grandi, più veloci, più complesse di quante ne avesse mai incontrate nei 25.000 anni precedenti.

Numero di generazioni (tribali) dalle pitture rupestri alla scrittura e all’arte pubblica su grande scala degli Egizi 3200 a.C.?

»» Circa 1500.

Numero di generazioni (feudali) dalle piramidi alla cattedrale di Nôtre Dame, alla pittura a olio e alla lettura di libri?

»» Circa 320.

Numero di generazioni dai primi libri stampati in fabbrica (primi media domestici) ai telefoni, radio, giradischi, film del 1950 d.C.?

»» Circa 23.

Numero di generazioni tra la TV passiva in bianco e nero (1950) alla progettazione interattiva digitale dello schermo multicanale e multimediale?

»» 3.

La questione generazionale

Image for post
Image for post

Ogni generazione a partire dal 1950 è l’equivalente di un’età, di un’epoca o di un’era della storia passata. Ciascuna ha avuto accesso a strumenti linguistici elettronici vieppiù potenti. Per la prima volta riusciamo a comprendere la meccanica dell’evoluzione — il linguaggio e la tecnologia. Finalmente l’evoluzione del potere cerebrale umano sta giungendo al ritmo ottimale di mutazione. Gli strumenti elettronici cerebrali cambiano con tanta rapidità che ogni quindici o venti anni la nuova generazione ne crea una razza nuova.

Ogni fase della cultura umana definisce l’evoluzione memetica in termini dei propri media, del proprio linguaggio. E i media e i linguaggi delle culture determinano la possibilità che esse si evolvano attivamente o che restino passive e immutate.

Le culture statiche dispongono di ferree protezioni linguistiche contro il cambiamento. I loro media-linguaggi si autoreplicano tramite la ripetizione, l’imparare a memoria, eccetera, glorificano la morte come il passo verso la vita eterna in ben pubblicizzale e perfettamente gestite comunità di riposo note come Paradiso, eccetera. Questi media-linguaggi impediscono che queste culture siano esposte, infette o fecondale da altri linguaggi.

Per illustrare l’importanza del linguaggio nel contesto della solidarietà culturale, citiamo il caso degli ayatollah sciiti d’Iran che hanno messo «sulla testa» dello scrittore Salman Rushdie una taglia di cinque milioni di dollari a causa di poche parole tabù in un romanzo pubblicato nella lontana Inghilterra. Potremmo anche citare il caso di quei Cristiani militanti d’America che vorrebbero costringere il governo a sovvenzionare con le tasse scuole per l’insegnamento del creazionismo biblico.

Le culture si evolvono solo quando i loro media-linguaggi incorporano programmi per:

1. Scoraggiale l’autoreplicazione automatica;

2. Stimolare l’autocambiamento tramite umorismo-choc, controcultura irrriverente, caotica, eccetera;

3. Invitare la fusione con altre culture e con altri media-linguaggi.

Era delle informazioni (1950–20I0)

Nell’era delle informazioni l’evoluzione si definisce in termini di potenza cerebrale.

• Capacità di far funzionare il cervello: attivare, dare il boot, accendere, accedere a neurocanali.

• Capacità di riformattare e di riscrivere file mentali.

• Capacità di ricevere, elaborare, inviare messaggi alla velocità della luce.

• Capacità di comunicare in modalità multimediale, di inventare dizionari e grammatiche audiografici.

Da un secolo all’altro durante la cultura feudale la potenza cerebrale cambiava di poco. Nella cultura meccanica le macchine mediali come il telefono e la radio raggiunsero la casa dell’uomo qualunque pochi decenni dopo la loro invenzione. Quando invece si tratta di fare la cronistoria dell’esplosione del potere cerebrale dal 1950 al 1995 è necessario specificare con precisione le date di nascita di ciascuna delle generazioni.

Image for post
Image for post

Le quattro culture e controculture elettroniche

Image for post
Image for post

Nell’accelerazione esponenziale della potenza cerebrale possiamo individuare con precisione le date di nascita delle culture postmeccaniche.

Gli Americani che avevano dai tre agli otto anni intorno al 1950 costituirono la prima primitiva cultura elettronica. Sedevano da bambini davanti al televisore e impararono ad accendere, a sintonizzare e a spegnere. Lo slogan era «Dì Ike ti puoi fidare e lasciateli guardare Carosello» e talvolta i loro genitori venivano definiti conformisti.

Felici, erano. Ma non hip. La loro blanda passività rese necessario l’antidoto perfetto; la controcultura, che comincia ad apparire durante il periodo di apertura verso l’imprinting socio-sessuale noto come adolescenza.

Beat! Hipster! Ribelli! Fumavano erba e si facevano le pere. Disprezzavano la Tv. Erano spaventosamente istruiti. Scrivevano poesie d’avanguardia e prosa poetica, onoravano il jazz degli Afroamericani ultra-hip. Erano sperimentatori sessuali.

È utile notare come siano cambiate le cose quando sono diventati più grandi i ragazzi degli anni Cinquanta. Negli anni Quaranta, quando avevano dai tre agli otto anni, i loro media domestici erano stati radio, film, dischi e libri. Questi 76 milioni del baby boom divennero i telespettatori degli anni Cinquanta e si evolvettero fino a diventare gli hippie degli anni Sessanta. Danarosi, pieni di fiducia in sé, e viziati consumatori, erano pronti a usare le loro capacità radiotelevisive per farsi fare imprinting accendendo Bob Dylan, sintonizzandosi sui Beatles, spegnendo le canzoni dei loro genitori e mettendo a punto la sintonizzazione degli schermi a colori.

La generazione del Nintendo degli anni Ottanta diventò un gruppo di cibernauti pionieri; furono i primi umani a fare zap attraverso la finestra del Paese delle Meraviglie e a modificare gli schemi elettronici dall’altra parte dello schermo. Essi opereranno nel Ciberspazio, nell’ambiente elettronico del Secolo XXI.

Follia millennale (caos in arrivo)

Image for post
Image for post

I prossimi incontrollabili quindici anni (1995–2010) accelereranno questa vorticosa espansione di potenza cerebrale. I resti frammentali dei sistemi sociali centralizzati delle civiltà feudale e industriale si sbriciolano.

Il secolo Ventesimoprimo vedrà una nuova cultura globale popolata da nuovi ceppi umani che onoreranno l’individualità, la complessità e il potenziale della nostra specie; saranno immortali illuminati in grado di comunicare alla velocità della luce e di progettare le tecnologie necessarie alla loro rianimazione scientifica.

Written by

Graduated in European history in Florence, he started working in publishing soon after having come across a Mac computer in 1984

Get the Medium app

A button that says 'Download on the App Store', and if clicked it will lead you to the iOS App store
A button that says 'Get it on, Google Play', and if clicked it will lead you to the Google Play store