2.3 Diamo il boot al nostro cervello

Timothy Leary. Caos e Cibercultura — 2. Cibernetica e ingegneria del caos

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Se ci pensate, l’ultima parola in fatto di contraddizioni terminologiche è l’espressione religione organizzata. Immaginate un gruppo di uomini appassionati del controllo che si mettano insieme e dicano, «Abbiamo deciso di imporre il nostro ordine sui caotico processo evolutivo che è in atto da quindici miliardi di anni su questo pianeta. Imporremo le regole di una burocrazia che ci manterrà al potete.»

Il cervello umano, che è il complesso sistema di sapere, infinitamente e immaginativamente complesso, dispone di cento miliardi di neuroni, e ciascuno di questi ha lo stesso potere di elaborazione del sapere di un potente calcolatore. Il cervello umano ha più collegamenti di (pianti siano gli atomi nell’universo. Ci sono voluti migliaia di anni perché arrivassimo a renderci conto delle proprietà caotiche di questa complessità. Il cervello umano è in grado di elaborare oltre cento milioni di segnali al secondo.

Il modo migliore di comprendere l’evoluzione della razza umana è nei termini della misura in cui abbiamo imparato a gestire il funzionamento del nostro cervello. Se ci pensate, siamo fondamentalmente dei cervelli. Il nostro corpo è presente per spostare il cervello da un punto a un altro; è attrezzato di tutti gli input sensoriali e di porte di output per il trasporto delle informazioni per il neurocomputer. Solo negli ultimi dieci anni la nostra specie ha moltiplicato per mille la propria capacità di usare il cervello.

Il modo di sapere con quanta efficienza stai usando il tuo cervello consiste nel misurarne la velocità in realtà al minuto (RPM, realities per minute). Soltanto in base a questo parametro, posso dire che il mio cervello, oggi, funziona a cento volte le rpm del 1960.

Quando eravamo ancora nella caverne circa un milione di anni fa, stavamo appena imparando a scheggiare le pietre per cominciare a fabbricarci degli utensili. Abitavamo in un pianeta in cui tutto era naturale. Non c’era quasi niente che fosse artificiale e neppure fatto a mano. Eppure avevamo gli stessi cervelli.

Ciascuno dei nostri antichi antenati portava in giro con sé un cervello enormemente complesso che era destinato a compiere la fissione dell’atomo, a mandare uomini sulla luna e a creare videoclip di musica rock. Allora avevamo gli stessi cervelli ma non facevamo uso delle abilità.

Se il cervello è come un computer, allora il segreto sta nel saper formattare il proprio cervello, nel saper mettere su sistemi operativi per gestire il cervello.

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L’imprinting è un input multimediale di dati. Per un neonato è il calore della mamma, la morbidezza, il suono, il sapore del seno. Questo sia chiama il boot, o la formattazione. Ora il cervello del pupo è agganciato alla Mamma e quindi naturalmente dalla Mamma al Babbo, al cibo, e così via; ma è il file Mamma che costituisce il primo imprinting.

C’è la possibilità di dare il boot o di aggiungere nuove directory. L’attivazione del cervello si chiama yoga o psichedelia. Trasmettere ciò che è nel cervello è cibernetico. Il cervello, ci dicono i neurologi, dispone di qualcosa come settanta o cento pulsanti detti siti recettori, in grado di attivare circuiti diversi. Certi prodotti biochimici (in genere botanici) attivano quelle particolari parti del cervello.

Nei tempi tribali, prima del linguaggio scritto, la comunicazione aveva luogo tramite la voce umana, tramite piccoli gruppi e tramite i movimenti del corpo. La maggior parte delle tribù pagane avevano rituali che celebravano il tempo del raccolto, in primavera o al tempo della luna piena. La tribù si radunava e attivava un sistema di boot collettivo. Collegavano tutti i loro computer allo stesso linguaggio tribale. Questo comportava spesso l’uso di piante o vegetali psichedelici.

Visto nei termini dei moderni computer e congegni elettronici, questa sarebbe una cerimonia multimediale di imprinting. Il fuoco era il centro della luce e del calore. C’erano oggetti simbolici, come piume e ossi. Questa esperienza clava il boot al cervello di ognuno dei partecipanti in modo che potessero tutti condividere lo stesso sistema tribale di base. Ma ognuno poteva avere una propria ricerca di visione. Poteva ululare come un lupo, gridare come una civetta, strisciare come un serpente. Ciascun membro della tribù imparava come attivare, controllare, dare il boot e accettare l’unicità del proprio cervello.

Un essere umano è fondamentalmente una persona tribale, più a suo agio quando appartiene a piccoli gruppi che facilitino lo stare insieme e la comprensione tra individui. Le forme successive di civiltà hanno screditato l’individualismo. La storia dell’evoluzione dello spirito umano ha a che fare con nuovi tipi di media, comunicazioni o linguaggi. Circa cinquemila anni fa, dopo che la specie era diventata abbastanza abile con gli strumenti e con le costruzioni, da qualche parte in Medio Oriente o forse in Cina, la gente cominciò a fare segni su conchiglie e su fogli di papiro. Questo consentiva di comunicare a distanza.

La scrittura, che collegò tra loro centinaia di migliaia di persone, diede il potere totale alle persone che sapevano controllare la scrittura. Marshall McLuhan ci ha ricordato come, in tutta la storia umana.

Chiunque controlli i media controlla anche il popolo. Questa è la semiotica francese.

Una tipica organizzazione feudale come la Chiesa cattolica limitava a una specialissima classe di hacker, chiamati monaci, la possibilità di inviare un messaggio di questo tipo. A loro e soltanto a loro era permesso di toccare il mainframe — i codici miniati conservati nel castello del duca o del cardinale. Ma per gli altri, non importa quale fosse l’importanza di una persona nel villaggio o nella città, la parola discendeva dall’Alto.

Una volta che la gente ha cominciato a organizzarsi in grandi gruppi, di migliaia, o di centinaia e migliaia, non è stato più possibile controllare la situazione tribale. Se centomila persone sono tutte collegate insieme, come in un’arnia o in un formicaio, deve esistere qualche organizzazione centrale che tenga tutto quanto in piedi.

Con migliaia di persone che portano pietre per costruire una piramide, o che costruiscono chiese per il Papa, una società feudale non funziona se i lavoratori accedono ai programmi dei loro cervelli singolari. Per illustrare il potere di controllo totalitario nella situazione feudale, considerate la metafora fondamentale del «pastore» e delle «pecore»

«Il Signore è mio pastore, nulla mi manca: in pascoli verdi mi fa riposare.» Dunque, se il Signore è tuo pastore, chi cazzo sei tu? Bah! Ancora oggi quando il Papa prende il volo e va in qualche Paese del Terzo mondo, parlano del Papa e del suo «gregge».

Altro esempio di come il controllo sul cervello impedisca all’individuo di accedere al proprio computer, nel primo capitolo della Bibbia. Il testo iniziale del Libro della Genesi ce lo presenta chiaro e tondo; Dio dice:

Ho creato io i cieli, ho creato io i pianeti, ho creato io la Terra, ho creato io l’acqua, ho creato io la Terra, ho creato io le cose che strisciano e che brulicano, ho creato io te, Adamo, a mia immagine e secondo la mia somiglianza.
Potrai fare tutto quel che vorrai. Sto per tirarti via una costola per darti un’aiutante come una piccola sguattera, chiamata Eva. Potrai fare tutto quel che vorrai
Adamo. Qui siamo in Paradiso.
Esistono però due regolamenti dell’FDA. Vedi quell’albero laggiù? È l’Albero dell’Immortalità. Offre crionica e clonazione. Non devi mangiare il frutto di quello altrimenti diventerai un Dio come me e vivrai per sempre. Vedi quell’altro albero da quella parte? Quello è ancora più pericoloso. Non ne devi mangiare il frutto perché quello è l’albero della Conoscenza. Offre espansioni della coscienza.

La Genesi rende chiaro come tutto l’universo sia posseduto, gestito controllato e fabbricato da un solo Dio, e come questo sia grosso, permaloso e maschio. Ecco perché c’è una guerra contro le droghe mentali.

L’unica cosa che nessuna società massificata è in grado di sopportare è l’individualismo, e i piccoli gruppi che vanno a imparare come programmare, riprogrammare, dare il boot, attivare e formattare il proprio cervello.

Le società effettuarono l’imprinting su milioni di persone perché dedicassero totalmente le loro vite a essere animali da gregge. Immaginate di vivere in una fattoria a cinque chilometri da San Gimignano durante il Cinquecento. La domenica fate cinque chilometri a piedi per arrivare in un paesino, dove il prete vi dice: «Ascoltate, tra sei mesi andremo tutti a Siena. Ci sarà una grande cerimonia perché ci sarà l’Arcivescovo.»

Dopo un pellegrinaggio di una settimana arrivate nella piazza di Siena. Alzate gli occhi e vedete una chiesa più alta di qualsiasi albero, quasi come una montagna, con le finestre di vetro colorato e le statue e tutta quella gente di cui vi aveva parlato il prete, tutti alti due metri e passa. Entrate, guardate le arcate che si ergono verso l’alto, ascoltate le musiche d’organo e i canti, sentite l’odore d’incenso.

Altro che imprinting multisensoriale, multimediale! Se pensate che lo spettacolo delle luci dei Grateful Dead sia una cosa eccezionale, pensate come per quasi duemila anni i maghi della Romana Chiesa cattolica abbiano messo in scena uno spettacolo della Madonna! Il profumo, le candele, il canto sempre più forte, poi improvvisamente appare il Vescovo, coperto di gioielli e trasportato su un grande trono d’oro. Non avete mai visto una cosa del genere giù al paese.

OK, tutti in ginocchio e ripetete dopo di me: ‘Tuo il Regno, il potere e la gloria.’ Ora voglio che andiate tutti in Medio Oriente a uccidere pagani in nome di Cristo.
Certo, qualunque cosa dica Lei.

Un più antico rito di imprinting multimediale aveva luogo già prima della nascita di Cristo, vicino ad Atene. Il Mistero eleusino era un rito religioso annuale durante un periodo di oltre mille anni. Al tempio di Eleusis venivano sia i saggi che le persone normali, per partecipare alla cerimonia segreta. Tutti gli iniziati bevevano una bevanda simile all’LSD, a base di segale cornuta, e uno spettacolo sfarzoso con una potente messa in scena dava luogo a un’esperienza di gruppo del Caos e alla rinascita per tutti i partecipanti.

Non a caso i filosofi, i drammaturghi e i poeti greci hanno lasciato un retaggio incredibile di autoespressione creativa e di politeismo.

Quando Socrate disse che la funzione della vita umana consiste nel conoscere sé stessi, e che l’intelligenza è virtù, invocava quell’idea greca dell’umanesimo che in epoche più recenti avrebbe influenzato il Rinascimento e il periodo Romantico.

Molto più che dalle armi, la società è controllata dall’imprinting multimediale e neurologico.

Quando Gutenberg ha inventato la stampa con caratteri movibili, questa diede a cardinali e a duchi il potere di stampare e di distribuire migliaia di Bibbie e di storie della Monarchia. Nel giro di pochi decenni molti Europei stavano imparando a fare ciò che prima era stato riservato ai monaci. Gutenberg aveva creato quel dispositivo che era indispensabile per la futura civiltà industriale — la produzione di massa per il consumatore.

Nell’era industriale la persona virtuosa era buona, disponibile, affidabile, efficiente, finalizzata e, naturalmente, sostituibile. I Capi non possono permettere che la gente sulla linea di montaggio diventi troppo creativa, come nel film di Cheech e Chong in cui le macchine arrivano lungo la linea di montaggio.

«Ehi, Cheech, Ora vado a mangiare.»

«Non puoi, non ancora.»

«Perché no?»

«Non puoi, finché non suona la campanella.»

«E va bene, andiamo a dipingere ad arcobaleno la prossima macchina.»

Non è possibile condurre una società industriale con troppa individualità e con troppi accessi alle capacità multimediali del cervello.

Verso il 1900 Einstein è venuto fuori con l’idea che spazio e tempo esistono soltanto in un campo interattivo, e Max Planck elaborò una teoria secondo la quale gli elementi di base dell’universo sono particelle di informazione. Poi da Heisenberg arriva la dimostrazione che ognuno crea la propria realtà.

Nasce una nuova filosofia, detta fisica quantistica, che suggerisce che la funzione dell’individuo sia quella di informare e di essere informato.

A cosa serve il cervello? Perché abbiamo questo strumento incredibile? I nostri cervelli vogliono essere collegati con altri cervelli. Il mio cervello è soltanto in funzione quando sta scambiando byte e bit di informazioni. Intercomunicazione multimediale.

Il sogno fondamentale e originale dell’umanità è che l’individuo comprenda in sé la divinità. Esiste un potere enorme all’interno del bio-computer che è il nostro cervello. Dovremo imparare a usare questo potere, a dargli il boot.

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Graduated in European history in Florence, he started working in publishing soon after having come across a Mac computer in 1984

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