1981–1990: La presa del potere di Microsoft

Da MsDos a Windows in groppa a IBM

di Carlo Gubitosa

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Nel 1981 fu lanciato il PC Ibm. Il sistema operativo era l’MSDos fornito in modo piuttost fortunoso da Microsoft. Questa può essere la data a cui far iniziare l’impero Microsoft.

La grande occasione

Per Microsoft la grande occasione arriva nel luglio del 1980, quando Bill Gates viene contattato da Ibm (International Business Machines), nota anche come “Big Blue”, l’azienda che in quegli anni esercitava un dominio incontrastato nel settore dell’informatica aziendale. In un secondo incontro, un mese più tardi, Gates firma un contratto di consulenza per la realizzazione di un sistema operativo da utilizzare per i futuri PC di Ibm, una “missione” segretissima battezzata con il nome in codice “Project Chess”.

Le motivazioni che spingono “Big Blue” a legare la nascita dei nuovi “personal computer” ad un’azienda relativamente giovane, e guidata da un ragazzino appena venticinquenne, sono tuttora avvolte da un fitto mistero.

Mamma Gates

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Mary Maxwell Gates, la made del co-fondatore di Microsoft Bill Gates, sembra abbia svolto un ruolo importante nell’orientare IBM verso l’azienda del figlio

L’unico dato di fatto riguarda le attività della madre di Bill Gates, Mary, personaggio di spicco degli ambienti di Seattle. Proprio nei giorni antecedenti all’accordo che avrebbe reso miliardario il suo figliolo, Mary Gates curava gli affari di famiglia in qualità di membro del consiglio di amministrazione di un’impresa della United Way, nota catena di enti di beneficienza sparsa sull’intero territorio statunitense. Un altro dei membri illustri di quel consiglio di amministrazione era il signor John Opel, un uomo d’affari che contemporaneamente rivestiva il ruolo di Ceo (Chief Executive Officer) all’interno di Ibm, praticamente la più alta carica direttiva dell’azienda.

Secondo alcuni, l’ossessione di Opel per la realizzazione di un nuovo prodotto Ibm con cui raggiungere e sorpassare la Apple potrebbe aver trovato uno sbocco naturale nelle prospettive di successo che Mary Gates era disposta a garantire a nome del suo geniale pargolo.

È possibile che una buona parola da parte di mamma Gates sia stata l’elemento decisivo che ha determinato le decisioni di Ibm, un gigante dell’informatica che all’epoca era troppo impacciato per muoversi nel settore dei personal computer con l’agilità necessaria per sostenere il ritmo frenetico dell’innovazione tecnologica di quegli anni.

L’occasione perduta

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Gary Kildall con il suo aereo privato. La passione per il volo gli costò un contratto decisivo con IBM che invece si aggiudicaò Bill Gates. Questa la versione ufficiale. Ben differente quella dello stesso Kildall.

Un’altra azienda candidata alla realizzazione del “Project Chess” è la Digital Research di Gary Kildall, che già da tempo aveva sviluppato CP/M, “Control Pogram for Microcomputers”, un sistema operativo perfettamente in grado di funzionare anche sui nuovi personal computer Ibm.

Il mancato accordo tra Ibm e Gary Kildall, spesso definito come la più grande occasione persa nella storia dei PC, è descritto in maniera diversa a seconda di chi lo racconta. In base alla versione dei fatti fornita da Ibm, che è anche la più diffusa e conosciuta, Kildall si stava dilettando con il suo bimotore mentre la moglie riceveva la visita dei dirigenti Ibm incaricati di proporre lo stesso accordo che avrebbe fatto la fortuna di Bill Gates e Microsoft.

Dopo una lunga attesa, costoro si sarebbero seccati di aspettare, tornando a casa e mandando a monte l’affare. Secondo la ricostruzione dell’episodio fatta dallo stesso Kildall, invece, il suo non era un volo di piacere, ma di affari, e nei successivi contatti con Ibm le condizioni proposte sarebbero state talmente restrittive da impedirgli di accettare l’offerta, dal momento che Ibm voleva cavarsela con un semplice pagamento forfettario per l’acquisto del sistema operativo, rifiutandosi di concedere a Kildall una percentuale per ogni copia venduta del suo CP/M. Questo stallo nella trattativa avrebbe lasciato via libera a Microsoft.

Il “problemino” di Gates e soci

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Una volta concluso l’accordo, il grosso problema di Microsoft è la realizzazione del sistema operativo promesso a “Big Blue”, un incarico che Gates e soci non sarebbero mai stati in grado di portare a termine da soli, rispettando le scadenze strettissime e i vincoli sulla qualità del prodotto.

Nel settembre del 1980, di fronte alla prospettiva di un fallimento dell’accordo, Gates decide di giocare d’astuzia, acquistando dalla Seattle Computer Products, per la modica somma di 50.000 dollari, un sistema operativo “veloce e sporco”, QDos, “Quick and Dirt Operating System”. Il quale, opportunamente modificato, si trasforma d’incanto nel più famoso Microsoft Dos (Ms-Dos), destinato a diventare uno standard nell’ambito dei personal computer grazie alla potenza economica di Ibm e al senso degli affari di Bill Gates, che negli anni seguenti avrebbe costruito la sua fama di programmatore geniale e la sua fortuna economica a partire dalla rivendita di un prodotto realizzato da altri.

Gates ottiene da Tim Paterson, il programmatore che aveva realizzato il Q-Dos, un accordo di licenza non esclusivo, che prevedeva la possibilità di rivendere il prodotto, senza lasciarsi sfuggire che tra i clienti intenzionati alla rivendita del Q-Dos c’era nientemeno che Ibm. La segretezza era ulteriormente garantita da una clausola del contratto in base a cui “nulla obbliga Microsoft a identificare il cliente”. In seguito questa chiuderà il cerchio acquisendo la Seattle Computer Products e assumendo lo stesso Paterson.

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I due floppy da 5 pollici e un quarto con la versione 3.0 del CP/M. Siamo nel 1983

Una copia del CPM?

Ricostruendo con attenzione l’albero genealogico dell’Ms-Dos, inoltre, è possibile che il primo “capostipite” della famiglia non sia il Q-Dos di Tim Paterson, ma addirittura lo stesso CP/M di Gary Kildall, che potrebbe essere il “vero” sistema operativo a partire dal quale, attraverso modifiche successive, è stato realizzato il prodotto definitivo consegnato a Ibm. Una versione molto dettagliata del rapporto tra il CP/M e il Q-Dos è contenuta all’interno del libro Bill Gates, una biografia non autorizzata, scritto da Riccardo Staglianò per le edizioni Feltrinelli. Secondo il suo resoconto:

Quando fu chiaro che Microsoft avrebbe fornito a Ibm il sistema operativo sviluppato da Tim Paterson, Gary Kildall, l’uomo che arrivò in ritardo all’appuntamento con la sua fortuna, telefonò imbestialito al programmatore, anticipando querele: “Hai copiato il mio CP/M: ti denuncerò! ”. “Non ho mai guardato il codice di Kildall”, si è sempre difeso Paterson, “solo il suo manuale”.

Gli indizi a favore di Kildall sono davvero numerosi, e in più di un’occasione alcuni esperti di informatica si sono divertiti a “smontare” il Dos di Microsoft, riscontrando molte somiglianze con il codice scritto da Kildall. La stessa Ibm, secondo la ricostruzione di Staglianò, avrebbe cercato di mettere a tacere la vicenda offrendo a Kildall ottocentomila dollari per rinunciare ad ogni rivendicazione sulla paternità di Ms-Dos.

Gary Kildall muore il 6 luglio del 1994, all’età di cinquantadue anni, dopo aver lottato fino alla fine contro lo strapotere commerciale di Microsoft e Ibm, usando come armi la qualità e la robustezza del suo Dr-Dos, il sistema operativo nato dall’evoluzione dello sfortunato CP/M.

La vita di Kildall si spegne a causa di una banale rissa scoppiata in un bar di Monterey, la città californiana dove viveva, perché alcuni avventori del locale, più rispettosi delle loro motociclette che della vita altrui, non gradiscono le toppe del giubbotto di pelle di Kildall, che rappresentavano delle moto Harley Davidson. Una tragica fine per un uomo geniale, che con un pizzico di fortuna in più avrebbe potuto sedersi al posto di Bill Gates sulla poltrona di uomo più ricco del mondo, un pioniere dell’informatica che con tutta probabilità è l’unico vero autore di un sistema operativo che ci ha permesso per anni di lavorare, scrivere e comunicare attraverso il computer.

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Il tentativo di Big Blue di costruire un’alternativa a Windows di Microsoft, fallisce piuttosto clamorosamente e segna l’uscita di IBM dal mercato dei Personal Computer. Il banco se lo aggiudica coppia d’assi Windows-Intel.

Lo sgambetto a IBM

Il 12 agosto 1981 il primo personal computer di Ibm, basato sul microprocessore 8086, fa il suo ingresso trionfale sul mercato, con una presentazione in grande stile al salone delle feste del Waldorf Astoria di New York. Il modello base ha una Ram di 16Kbyte (l’equivalente informativo di una decina di cartelle di testo) e un lettore per dischetti da 5 pollici e un quarto, il tutto per la modica cifra di 1.565 dollari. Il sistema operativo utilizzato è, ovviamente, il Microsoft Dos.

Il 20 novembre 1985 Microsoft mette in commercio Windows 1.0, esattamente due anni e dieci giorni dopo la presentazione del prodotto, avvenuta in grande stile e con tutta l’enfasi che contraddistingue le campagne pubblicitarie dell’azienda di Redmond. È l’inizio della “scalata al potere” del sistema operativo più famoso del mondo.

Nel 1989, in occasione del Comdex di Las Vegas, il salone annuale dell’informatica statunitense, gli operatori del settore attendono un annuncio strategico di Bill Gates e James Cannavino, responsabile del settore personal computer di Ibm. Tutto risale al 2 aprile 1987, quando “Big Blue” lancia la nuova linea di personal, i PS/2, dotati di un nuovo sistema operativo, OS/2, frutto del lavoro congiunto dei tecnici Ibm e Microsoft.

Da questa alleanza avrebbe dovuto nascere il nuovo standard dei sistemi operativi, e per lo sviluppo di OS/2 gli accordi prevedevano che Microsoft avrebbe messo da parte Windows. Tuttavia Gates mantiene aperte entrambe le strade, riservandosi di decidere all’ultimo momento se appoggiare OS/2 o Windows. Lo sgambetto a Ibm arriva proprio in occasione del Comdex, con un discorso di Gates che smentisce tra le righe Jim Cannavino, dopo che aveva ingenuamente confermato l’appoggio di Microsoft nell’alleanza per OS/2.

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La prima release di Windows che in realtà era una shell del MsDos.

Arriva Windows, si salvi chi può!

Il 22 maggio del 1990 viene presentata la versione 3 di Windows, con una teleconferenza mondiale da tre milioni di dollari, che mobilita seimila giornalisti con grandi schermi installati a Città del Messico, Londra, Madrid, Milano, Parigi, Singapore e Stoccolma.

Il “matrimonio d’interesse” tra il colosso dei mainframe e il nuovo gigante del software giunge al capolinea nel marzo 1992, quando il mondo dell’informatica è scosso dall’annuncio della rottura dei rapporti commerciali tra Ibm e Microsoft. È la fine di un lungo decennio durante il quale Microsoft riesce a imporre i propri pacchetti software come standard “de facto” e “Big Blue” afferma la propria potenza economica nel mondo dei personal computer, schiacciando Apple e tutte le piccole imprese come Atari, Commodore, Sinclair e Texas Instruments. Aziende fiorite grazie al lavoro appassionato dei primi “hacker dell’hardware” ed entrate molti anni prima di Ibm nel settore dei personal e home computer, ma senza i mezzi finanziari e la spregiudicatezza che hanno caratterizzato la lotta spietata dei due colossi informatici contro ogni forma di concorrenza.

Le strade delle due aziende si separano, e il 24 agosto 1995, con due anni di ritardo sulle scadenze di consegna, il nuovo sistema operativo Windows 95 viene lanciato sul mercato con un investimento pubblicitario di 250 milioni di dollari, più di 400 miliardi di lire. Due anni più tardi, l’11 aprile 1997, 14 milioni di computer sparsi in tutto il mondo vengono lasciati “orfani” da Ibm, che in un comunicato annuncia la fine dei progetti di sviluppo del sistema operativo OS/2, che oggi sopravvive solamente nelle biglietterie automatiche di Trenitalia e in altre applicazioni aziendali.

Carlo Gubitosa è un giornalista e saggista italiano. È tra i fondatori del portale satirico Mamma!, la prima rivista italiana di giornalismo a fumetti. Ha pubblicato, tra gli altri, Elogio della Pirateria (Terre di Mezzo, 2005), Hacker, scienziati e pionieri (Stampa Alternativa, 2007), Hacking miracles (Jaico Publishing, 2011), con il disegnatore Giuliano Cangiano il fumetto Ilva. Comizi d’acciaio (Becco Giallo, 2013), Heil Beppe!1! Manuale libertario contro un partito autoritario (Altrinformazione, 2014). Il suo ultimo lavoro è Il giornalismo a fumetti. Raccontare il mondo col linguaggio della nona arte (NPE 2018).

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Graduated in European history in Florence, he started working in publishing soon after having come across a Mac computer in 1984

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